Nautilus, n. 13/14 - Luglio/Agosto 2022

Il porto come luogo sociale aperto al futuro

di Marco Bracci

 

Passaggio, ingresso. Questo il significato della parola porto; un luogo di transito, di partenza e di arrivo. Per noi turisti-consumatori del viaggio contemporaneo, il porto è quell’ambiente fisico cui si accede per salire a bordo di un’imbarcazione al fine di raggiungere una meta, o che, una volta sbarcati, si attraversa per dirigerci da qualche parte; il porto è percepito come uno spazio fisico cui non sono attribuiti particolari significati, tranne il caso in cui si crei una situazione di forzata, imprevista e prolungata attesa (leggasi: ritardo), uno stato di sospensione temporanea del movimento che dapprima provoca irritazione, poi noia, fino a sfociare nell’attesa. 

Ma c’è un problema: le nostre vite frenetiche e i ritmi cui siamo oramai abituati ci hanno diseducato a coltivare una virtù particolare, tipica delle società del passato e tradizionali, vale a dire la capacità di saper aspettare, ed è veramente strano che proprio all’interno di un porto abbiamo la possibilità di impararlo di nuovo. 

Nautilus, n. 12 - Giugno 2022

In difesa di una storia del turismo

di Annunziata Berrino


In queste settimane di tarda primavera e inizio estate del 2022 il turismo ha ripreso la sua corsa dopo due lunghi e difficili anni di pausa, causata dal Covid-19. Si parla di effetto rimbalzo, di overtourism, di numero chiuso, di questioni balneari e di tanto altro.


Il turismo: un fenomeno complesso della modernità occidentale, sintesi puntuale e talvolta anticipatrice di pratiche, modelli, mode, tendenze; un fenomeno di cui ciascuno di noi si sente legittimato a parlare, così come si può parlare di che tempo farà, dell’amore, di internet… esprimendo giudizi in cui turismo di massa, turismo mordi e fuggi, turismo buono e cattivo sono denominazioni e classificazioni gettate lì.

Nautilus, n. 12 giugno 2022


Il miglior turismo? È il non-turismo


di Rossano Pazzagli


Alla crescita dell’industria turistica si sono accompagnate negli ultimi anni crescenti preoccupazioni per gli impatti che essa genera sulla vita delle comunità residenti, con il moltiplicarsi di conflitti in rapporto all’uso del territorio e alla vivibilità dei luoghi.

Sono quindi emerse le problematiche legate all’overtourism, alle politiche di gestione dei flussi, alla trasformazione delle dinamiche abitative e alle tematiche inerenti la sostenibilità ambientale, spingendo verso un approccio critico alle conseguenze della turistificazione dei territori.

Il turismo del futuro sarà il turismo dell’esperienza e della saggezza e si orienterà verso luoghi che saranno capaci di resistere all’affollamento e all’omologazione: un non-turismo che attrarrà i turisti di domani e che già vanta esperienze significative.

 
Nonturismo”, ad esempio, è il titolo di una collana dell’editore Ediciclo dedicata ai viaggiatori che al tour preconfezionato preferiscono l’incontro autentico con lo spirito dei luoghi: un progetto di guide innovative scritte dalle comunità locali per promuovere il turismo consapevole; di particolare interesse la guida dedicata a Ussita, nel parco nazionale dei Monti Sibillini. .

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Nautilus, n. 12 Giugno 2022 

Comunicare l’immagine dell’Italia nel mondo

Il ruolo e le strategie di Enit – Agenzia nazionale del turismo

di Roberta Garibaldi

Il momento storico sta portando anche il turismo fuori dagli schemi e il processo di normalizzazione investe su nuove attitudini turistiche. L'impianto rivisitato della direzione e della percezione del mondo si orienta verso un processo di maggiore sensibilizzazione, un nuovo modo di sentire, vivere l’esperienza. E il turismo non è estraneo a queste logiche, anzi. Anche il viaggio chiama in causa la connessione diretta dei rapporti tra ambiente, ecosistema e scelte sociali, politiche ed economiche.
 
Enit intercetta, amplifica e coordina questa grande cabina di regia con il sistema Italia sul comparto e promuove l’immagine della penisola nel mondo. Al contempo sviluppa le strategie di potenziamento del turismo sia interno che dall’estero. Con la pandemia il modo di viaggiare mette a fattor comune i rapporti fra innovazione, sostenibilità e il viaggio, invocando l’attenzione dei decisori pubblici affinché si avvalgano nelle proprie scelte di un' interdisciplinarietà valoriale. 

Si fa strada, quindi, un'interconnessione e l'assunzione di responsabilità finalizzata al mantenimento della community di viaggio considerata nella propria complessità, senza l'adagio di flussi continui. 

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Nautilus, n. 12 Giugno 2022 

La Governance  per un nuovo turismo


di Ermanno Bonomi

 Il momento storico sta portando anche il turismo fuori dagli schemi e il processo di normalizzazione investe su nuove attitudini turistiche. L'impianto rivisitato della direzione e della percezione del mondo si orienta verso un processo di maggiore sensibilizzazione, un nuovo modo di sentire, vivere l’esperienza. E il turismo non è estraneo a queste logiche, anzi. Anche il viaggio chiama in causa la connessione diretta dei rapporti tra ambiente, ecosistema e scelte sociali, politiche ed economiche.

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Nautilus, n. 12 Giugno 2022

Turismo del gusto, gusto del turismo

di Marco Petrella


Domandarsi se il turismo gastronomico esista davvero è diventato oggi un interrogativo retorico. Non solo perché l’espressione è ormai diffusamente affermata nella letteratura scientifica e nella pubblicistica ma in quanto mangiare bene e gustare il territorio appaiono elementi sempre più rilevanti tra le motivazioni che portano alla mobilità turistica in tutto il mondo. Imperniato su un atto alimentare che assume i tratti di una vera e propria incorporazione, il turismo gastronomico colloca il piacere della tavola al centro delle pratiche turistiche e media la scoperta e la conoscenza del territorio attraverso il gusto, che diventa la motivazione prevalente per lo spostamento di un numero sempre più elevato di persone.

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Nautilus - n. 11 Maggio 2022

Tra politica e politiche. Il ruolo della partecipazione

di Massimo Morisi


«…esporsi a sollecitazioni politiche; votare; avviare una discussione politica; cercare di convincere un altro a votare in un certo modo; portare un distintivo politico; avere contatti con un funzionario o con un dirigente politico; versare offerte in denaro a un partito o a un candidato; partecipare a un comizio o a un’assemblea politica; contribuire con il proprio tempo a una campagna politica; diventare membro attivo di un partito politico; partecipare a riunioni in cui si prendono decisioni politiche; sollecitare contributi in denaro per cause politiche; diventare candidato a una carica elettiva; occupare cariche pubbliche o di partito»: questi, secondo una celebre tipologia (proposta da L.W. Milbraith, Political participation, Chicago, 1966) i diversi gradi di partecipazione politica o di coinvolgimento nella vita politica registrabili presso il pubblico di una società del mondo occidentale in pieno ‘900 “democratico”.


Nautilus - n. 11 Maggio 2022


Il voto e la partecipazione

Chi sono gli elettori astensionisti e perché non votano?


di Antonio Floridia
 

Puntualmente, ad ogni occasione elettorale in cui si registra una caduta dei livelli di partecipazione, si alzano alte grida di allarme e preoccupazione, che tuttavia vengono ben presto archiviate e rimangono prive di una qualche reale conseguenza. E, soprattutto, spesso mancano delle reali analisi sulle cause del fenomeno, rifugiandosi piuttosto ad una serie di luoghi comuni sempre meno significativi (la “disaffezione”, il “distacco”, ecc.). 

In realtà, i fattori che agiscono sulle motivazioni del voto, così come quelle del non-voto, sono molto complesse: vi agiscono elementi “sistemici” (i caratteri generali del sistema politico, il sistema dei partiti, le leggi elettorali, le “fratture” (cleavages) politico-sociali e territoriali, che dividono una comunità politica; ma anche fattori più contingenti (la struttura specifica del contesto in cui si svolge la competizione: le condizioni dell’economia, la rilevanza dei temi al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica, il “posizionamento” dei partiti rispetto a questi temi “salienti”, l’immagine del leader rispetto ad esse)...

Nautilus - n. 11 Maggio 2022


IL GIARDINO DEGLI INCONTRI
Rigenerazione urbana partecipata tra inclusione sociale e giustizia spaziale


di Camilla Perrone

Il testo descrive un progetto in corso che raccorda ricerca e progettazione urbanistica partecipata per la redazione di un “Piano Guida” per la costruzione condivisa (con le comunità locali) di un progetto integrato di rigenerazione urbana basato sulla valorizzazione delle risorse ambientali, economiche, sociali e spaziali, e orientato al superamento delle criticità esistenti (in particolare l’isolamento, la frammentazione morfologica, il degrado fisico e sociale) nell’area sud ovest di Firenze al confine con il comune di Scandicci dove insistono le strutture carcerarie (Sollicciano-Gozzini). L’obiettivo finale è la definizione di una nuova centralità metropolitana. ..

Nautilus - n. 11 Maggio 2022
 

E-participation: i contributi delle tecnologie dell'informazione nella partecipazione dei cittadini ai processi di policy-making 

Livelli, modi e soggetti coinvolti

di Francesca Passeri

 

L’interattività è una proprietà della tecnologia, mentre la partecipazione è una proprietà della cultura (Henry Jenkins).

Gli strumenti tecnologici vengono sempre più utilizzati dai governi nazionali per migliorare la qualità e l’affidabilità dei servizi offerti ai cittadini. Allo stesso modo le tecnologie consentono la partecipazione attiva dei cittadini alle decisioni e alle azioni intraprese dai pubblici poteri, con lo scopo ultimo di dare realizzazione alla Società dell’Informazione.
La cultura partecipativa offre molte opportunità alla collettività di impegnarsi in dibattiti civici e partecipare attivamente alla vita delle comunità e alle scelte compiute dalle pubbliche istituzioni...


Nautilus - n. 10 Aprile 2022


Il capitalismo umanistico di Brunello Cucinelli


di Francesca Passeri

“Agisci in modo da considerare l’umanità sia nella tua persona sia nella persona di ogni altro, sempre come nobile fine, mai come semplice mezzo” (I. Kant). 

Questa è una delle tante citazioni che circondano il borgo di Solomeo, vicino Perugia, quartier generale del brand del lusso Brunello Cucinelli, un modello di capitalismo umanistico e di sostenibilità umana che pone l’uomo al centro dell’impresa. 

Brunello Cucinelli, l’uomo e il suo sogno, come recita un breve documentario dedicato al fondatore, definito il re del cashmere; abbellire l’umanità attraverso i valori di un’impresa fondata sul rispetto delle culture, sul rispetto della dignità dell’uomo, sull’idea che la bellezza sia qualcosa di speciale e che possa contribuire ad abbellire l’umanità, coniugare lo stile con il benessere, come ha ricordato lo stesso imprenditore nel corso di una recente intervista. 

Adriano Olivetti negli anni Trenta sviluppò un modello organizzativo che concepiva l’impresa come un’organizzazione sociale, un luogo in cui, oltre al profitto, si mirava anche al benessere delle persone che vi lavorano. 



Nautilus  n. 9 - Marzo 2022

Memento memoria

di Marco Vichi

La parola Memoria è un “contenitore” assai ampio, come tutte le parole importanti… Amore,
Desiderio, Sofferenza, Cultura,
e molte altre che hanno più declinazioni e che non è possibile comprimere
dentro un unico significato. Da questa parola si diramano molte strade, in direzioni diverse, con scenari e
suggestioni differenti.

Ad esempio, la Memoria Storica, eterno terreno di conquista dove si combatte all’ultimo sangue per affidare significati diversi a ciò che è accaduto, a volte addirittura per occultare o inventare eventi storici, al fine di proteggere o modificare il presente, usando appunto la Memoria come fondamento e giustificazione di visioni attuali, come scudo o arma negli attacchi politici, per calmare o infiammare gli animi, per
mantenere vivi dei sacrosanti valori o al contrario per sostenere la falsa retorica per fini di propaganda...

Nautilus  n. 9 - Marzo 2022

La memoria come patrimonio antropologico

 di Katia Ballacchino

“Ricordare è come un po’ morire”, ripeteva come un mantra il brano di Morricone, colonna sonora della straordinaria pellicola di Tornatore “Una pura formalità” del 1994, che celebra il complesso processo del ricordare, semplificando mirabilmente la potente e spesso inquieta forza che accompagna l’emergere della memoria individuale. 

La memoria è sempre stata elemento distintivo dell’uomo, come individuo e membro di un gruppo sociale, portatore di valori culturali, ma le modalità del ricordare sono mutate profondamente, col passaggio dall’oralità alla scrittura e, poi, dalla memoria individuale a quella collettiva.
Connerton (1999) si riferiva alla memoria come una facoltà culturale individuando il valore delle tradizioni; nelle dimensioni comunitarie, infatti, la trasmissione intergenerazionale della memoria culturale si costruisce selezionando gli elementi valoriali in cui gruppi e istituzioni si riconoscono. 

Si impara a ricordare fin dalla nascita tramite un apprendistato che passa per l’acquisizione del linguaggio, l’interiorizzazione del pensiero e la condivisione di momenti commemorativi privati e pubblici. 
La memoria è parziale e incompleta perché selettiva in base al punto di vista dell’individuo o del gruppo che la tiene in vita; e attraverso la memoria si veicola il rapporto tra soggettività individuali – collettive e il passato ritenuto identificante e creatore di senso di appartenenza...

Nautilus  n. 9 - Marzo 2022

Imitazione, Fantasia, Memoria


di  Alfonso Maurizio Iacono
 
 I bambini apprendono a costruire i mondi intermedi, imparano a entrarvi e ad urscirne e lo fanno soprattutto attraverso il gioco. Lo abbiamo visto e vissuto da genitori con i nostri figli quando erano bambini. Ma noi adulti siamo debitori del nostro stesso essere stati bambini, perché ciò che viviamo come naturale, l’entrare ed uscire in mondi di senso che costruiamo con gli altri in modo cooperativo e sociale, lo abbiamo appreso in quel mondo diverso che è l’infanzia e abbiamo aiutato i nostri figli ad apprenderlo. Non a caso torniamo a ricordarla quando siamo vecchi, perché la distanza di tempo può diventare memoria solo quando la diversità del nostro essere stati bambini viene da noi accettata come una struggente, meravigliosa, irreversibile diversità e alterità.
Mi ha sempre dato da pensare il frammento di Eraclito che suona così: “ho indagato me stesso”...

Nautilus  n. 9 - Marzo 2022


Il gioco delle perle di vetro. Condannati a dimenticare?


di Federico Valacchi

 

La lunga metamorfosi binaria della nostra società porta con sé, tra le sue molte conseguenze, anche la questione centrale della conservazione degli oggetti digitali che produciamo senza pace.
Serpeggia il dubbio sul futuro della memoria, se vogliamo usare questa espressione ormai consunta. 

Il problema va ben oltre gli incerti confini delle discipline documentarie e sarebbe davvero banale ricondurlo solo ad aspetti di natura tecnologica. Si inserisce piuttosto in un percorso culturale ed antropologico che oscilla tra due tratti caratterizzanti della modernità. Si colloca, potremmo dire, tra ipermnesia e società postmnemonica, cioè tra la nostra ubriacante superfetazione informativa e la tendenza subliminale a distruggere le tracce degli avvenimenti subito dopo il loro passaggio.


Nautilus  n. 9 - Marzo 2022


DOC – Nelle tue mani

La memoria ritrovata, la memoria narrata

 

di Marco Bracci

 

Una serie TV RAI di enorme successo, Doc nelle tue mani,  i cui diritti sono stati venduti all’estero (USA inclusi), è giunta alla fine della seconda stagione. 

Se nella prima stagione la dimensione individuale era il framework di riferimento della narrazione, con storie di identità private e intime e quelle professionali che si intrecciavano con il flusso di pensieri e le azioni stentate di Andrea Fanti, il Doc protagonista della serie (Pierdante Piccioni, il doc “vero” ), alla ricerca del proprio passato (dopo aver perso 12 anni di ricordi...), la seconda stagione gioca tutta sui continui rimandi tra memorie individuali e memoria collettiva, per offrire, prima nel suo genere in Italia e nel mondo, una chiave di lettura molto situata sugli accadimenti del primo lockdown del 2020 nella società italiana ma soprattutto nell’ospedale lombardo (nella finzione “Policlinico Ambrosiano”), campo di battaglia tra la vita e la morte di medici e sanitari che si trovarono a navigare a vista, senza bussola alcuna, tra le onde perigliose del Covid-19....


Nautilus  n. 9 - Marzo 2022


Una cattiva memoria 

Last Feminism, Cancel Culture e chiamata alle armi del politically correct 


di Patrizia Lessi
 

Ha fatto a suo tempo discutere la decisione di HBO, storica emittente via cavo statunitense, di cancellare dal palinsesto Via col vento, capolavoro che Victor Fleming diresse nel 1939 consacrando nell’immaginario collettivo la Rossella O’Hara dell’allora semisconosciuta Vivian Leigh.  Prima di dare un’occhiata ai motivi che hanno portato la dirigenza della rete a fare questa scelta vale la pena ricordare cosa ha rappresentato HBO fin dalla sua fondazione nel 1972: una piattaforma controcorrente in cui fruire di prodotti televisivi irriverenti, senza censure su temi come sesso, famiglia, società e showbiz americano. Dalle stand-up comedy politicamente scorrette a serie come Sex and the city che negli anni ’90 sdoganò modelli femminili e maschili di rottura rispetto a quelli tradizionali, HBO si è fatta paladina di racconti alternativi, controversi, in grado di narrare la realtà anche nei suoi aspetti più pruriginosi e sgradevoli, quelle contraddizioni e piccolezze che altre emittenti preferivano nascondere sotto a un tappeto di sani valori e storie in grado di incarnare ancora il sogno americano.


Nautilus  n. 9 - Marzo 2022

Fomà Fomic 

Quando la Memoria e la Cultura si dissociano dalla Realtà 


di Elio Vernucci

“Le parole sono importanti ma ribadirne la centralità non è sufficiente se le parole vengono staccate dall’azione.  Parole, società e realtà non possono essere disunite” Vera Gheno, di cui sono fedele lettore. Questa frase mi ha fatto trovare una delle possibili strade che portano a un termine difficile che mi ha sempre affascinato: l’enantiosemia. Fantasma che si para in maniera orribile davanti a una parola, per cui essa viene ad assumere un significato opposto al primitivo.  Per esempio, rimanendo in campo gastronomico “Ho spolverato i mobili” cioè ho tolto la polvere “Ho spolverato la torta con zucchero a velo” cioè   ho aggiunto polvere (di zucchero ma sempre di polvere si tratta).

Penso allora che se la parola perde il suo contatto con le due realtà di cui parla la Gheno con più facilità può imboccare la strada paludosa che la porta senza potersene nemmeno accorgere davanti al fantasma orribile dell’enantiosemia.

Faccio queste considerazioni dopo l’ultima lettura della Gheno su Nautilus, perché mi sto domandando se le parole Memoria e Cultura si stiano disunendo dalla società e dalla realtà di Piombino e stiano camminando senza compagnia...


Nautilus  n. 8 - Febbraio  2022

Parole, Società e Realtà


di Vera Gheno
Non posso fare a meno di sentire un brivido lungo la schiena, quando ascolto una persona pronunciare la frase “Le parole sono importanti”. Non perché non creda alla veridicità dell’enunciato, ma al contrario, proprio perché lo prendo tremendamente sul serio, e conosco purtroppo cosa succede alle parole stesse quando diventano degli slogan: tendono a svuotarsi di significato, a non possedere più quella “scintilla che sprizzi dallo scontro delle parole con nuove circostanze”, come scriveva Italo Calvino in “Lezioni Americane” (1986); scintilla, peraltro, che è necessaria affinché esse lascino un’impronta in noi.
Perché è assolutamente vero: le parole sono importanti, ma non di per sé, non se vengono staccate dalle azioni, dalla realtà, dalle persone...

Nautilus  n. 8 - febbraio 2022

#Chinonlegge


di
Sasha Naspini
Quando uscì la bella iniziativa #ioleggoperché – la grande raccolta di libri a sostegno delle biblioteche scolastiche (ad oggi sono stati donati oltre un milione di volumi) – mi divertii a capovolgere il concetto. Insomma, l’affermazione “Io leggo perché…” dà per assunto che ci sia quel gesto, è divertente provare a dare un nome a una certa spinta, specie per incoraggiare i bambini. Mi chiesi: e chi non legge com’è? Cosa fa? Provai a buttare giù un post scherzoso (ma neanche tanto) in quel senso, che poi dilagò sulle pagine di qualche giornale, fu rilanciato da alcune riviste. Ebbi perfino la tentazione di creare un sito apposito, che contenesse quel fiume di definizioni da parte degli utenti, alcune geniali, ma si rivelò subito un lavoraccio. Lasciai perdere.

Però è un pallino che resta: cos’è che impedisce a tanta gente di farsi un regalo del genere? I dati sulla lettura in Italia sono sempre tra i peggiori in Europa… 

Nautilus - n. 8 - febbraio 2022

Cosa c'è tra di noi?


di Maddalena Bergamin
Che cosa c’è tra di noi? Questa è la domanda in lettere al neon che da diversi mesi viene posta a chiunque passi davanti al Centre Pompidou, il più importante museo di arte moderna e contemporanea di Parigi. Si tratta dell’installazione dell’artista inglese Tim Etchells (1962). 

Una domanda particolarmente diretta, che quasi ci mette a disagio, quando ce la vediamo di fronte e siamo in compagnia di qualcuno.
Passato l’imbarazzo, ricorriamo, nella nostra mente, a risposte il più possibile credibili: tra di noi c’è amicizia, una relazione amorosa, c’è antipatia o antipatia, tra di noi c’è una storia travagliata, svariati affetti.
Tuttavia, credo che l’installazione di Etchells faccia appello a una dimensione diversa da quella del tempo, convocando piuttosto il concetto di spazio. Il suo “tra di noi” significa letteralmente “in mezzo a noi”, nello spazio d’aria (reale o mediatico che sia) che separa due o più individui incastonati nelle proprie rispettive realtà...

Nautilus - n. 8 - febbraio 2022

Lavoro 


di Tiziano Arrigoni
Certe volte ci sono romanzieri che ci dicono molto più sul nostro paese di alcuni saggisti. Uno di questi è Luciano Bianciardi , conosciuto da molti per il suo romanzo più famoso, La vita agra, e di cui quest'anno ricorre il centenario della nascita.
Bianciardi è stato testimone attento dei cambiamenti della società italiana durante gli anni del miracolo economico e ne ha visto i tarli e le contraddizioni, aldilà di un facile ottimismo imperante, pur senza nutrire nostalgie inutili per un “mondo che fu”, spesso duro per vivere.
Uno degli aspetti che fa da filo conduttore nelle sue opere è proprio il lavoro. Da una parte c’è il lavoro tradizionale, quello dei braccianti, quello dei minatori di Maremma, fatto di fatica, sudore, sfruttamento, voglia di riscatto, insomma il modello che fu in buona parte travolto dall’Italia del boom; dall’altra invece c’è il lavoro intellettuale, compreso quello creativo e qui i paragoni con l’oggi si fanno più stimolanti, anche se il contesto varia molto. 

Bianciardi nel 1954 passò da una città provinciale come Grosseto a una Milano in piena espansione per lavorare nell’industria culturale (nel suo caso alla Feltrinelli)...

Nautilus - n. 8 - febbraio 2022

PASTORE
femminile plurale


di
Anna Kauber
Pastore: femminile plurale. Questo il titolo che ha accompagnato il mio viaggio di ricerca delle presenze femminili nel mondo della pastorizia italiana, tradizionalmente di cultura maschile e spesso anche patriarcale.
Un’indagine di genere, dunque, già evidenziata nell’apparente ambiguità linguistica della parola “pastore”, che nella grammatica italiana identifica sia il sostantivo maschile singolare sia il sostantivo femminile plurale. 
In questo gioco di analisi grammaticale della nostra lingua avevo di fatto trasferito la premessa e l’impalcatura concettuale dell’intero progetto di ricerca. Nei due anni di viaggio il tempo dedicato all’incontro con ciascuna è stato il mio grande alleato e lo strumento indispensabile per porre e via via consolidare le basi per uno scambio sincero e spontaneo tra noi...

Nautilus - n. 8 - febbraio 2022

Digitale


di Filippo Bruni
Rivoluzione digitale, mondo digitale, strumenti digitali, competenze digitali, comunicazione digitale: sono solo alcuni esempi d’uso di un termine legato a fenomeni che hanno trasformato la vita di ciascuno di noi. Digitale: dall’inglese, contare, ma anche dal latino, dito, usato con la stessa funzione.
Il cambiamento avvenuto, sicuramente epocale come ricorda Floridi, è appunto legato al numero e al codice binario. Immagini, testi, musica, video prima prodotti e fruiti tramite strumenti e supporti differenti sono stati tutti trasformati una serie di zero e di uno rendendo possibile la loro gestione in un unico oggetto, che poi sia computer, tablet o smartphone diventa secondario. Il modo di comunicare è cambiato: dalle mail si è passati alle chat, ai social network aggiungendo (o forse in alcuni casi sostituendo) alla rete delle relazioni fisiche la rete delle relazioni virtuali realizzando un intreccio dalle sfumature infinite.    


n. 6-7 Dicembre 2021/Gennaio 2022

Cib'aria 

Un progetto per viaggiare nel mondo rimanendo in Italia


 di Elena Pontil

Nasce a Firenze una rassegna di scambi culturali per tutte le anime curiose che la attraversano. In un periodo di chiusure causate da Covid, diffidenze dovute a politiche di integrazione miopi nasce un progetto che va contro corrente con l’obiettivo di aprire le città a nuove conoscenze, nuove ricette e nuove storie. 

Si tratta di serate dedicate alla cucina, ma che spaziano tra musica e letture provenienti da lontano con l’obbiettivo di avvicinare la città di Firenze al mondo. Il paradosso è infatti quello di essere considerata una meta internazionale conosciuta in tutto il globo grazie al turismo di massa che la attraversa ogni anno, ma rimanendo una città con poca familiarità con le lingue del mondo. 

Proprio per rovesciare questa situazione, le protagoniste del progetto sono donne entusiaste delle loro origini e molto attive nel tessuto cittadino che condividendo le ricette d’infanzia, un ballo e un ricordo ad alta voce, si fanno ambasciatrici di futuro e di una nuova Firenze...

n. 6-7 Dicembre 2021/Gennaio 2022

Un vaccino chiamato SlowFood 

 

di Rita Salvatore 

Seppur di natura metaforica, il virus che - ormai più di trent’anni fa – preoccupava un gruppo di intellettuali non era meno epidemico di quello che attualmente sta minacciando il mondo intero.
Era il virus della “fast life” che, a partire da una esasperata interpretazione della civiltà industriale, come in una sorta di autofagia globalmente estesa, stava conducendo le nostre vite vorticosamente all’interno di ritmi sempre più accelerati, finendo col confondere l' efficienza con la frenesia, l’alimentazione con la fagocitazione, il tempo con la velocità.
Di fronte al dilagare impetuoso di questa “ideologia dominante”, un gruppo di dodici amici illuminati tra cui Carlo Petrini e Folco Portinari, fondatori di quello che da un po’ di anni si è imposto come il più ampio e riconosciuto Food Movement,  elaborarono e sottoscrissero il Manifesto dello Slow-food, come appello rivolto “a tutti coloro che vogliono vivere meglio”.
In modo provocatorio, e per certi versi anche un po’ goliardico, i firmatari vedevano proprio nella proposta dello Slow-food una sorta di vaccino in grado di prevenire e di curare tutti gli effetti collaterali della fast-life....

n. 6-7 Dicembre 2021/Gennaio 2022


Della tipicità …sotto “el capanon” 


di Danilo Gasparini

Sandrigo, Vicenza, anno di grazia 1650, 3 maggio, festa dei patroni San Filippo e Giacomo: lungo le vie del centro sfila la processione con le statue dei santi preceduta con solennità dalla locala Confraternita del Santissimo Sacramento. I confratelli sono tutti vestiti con mantellina rossa e cappa bianca. 
Settembre 2021, in tempi di Covid, per le vie del paese, sfilano i confratelli della Confraternita del baccalà alla vicentina: la cappa in velluto bruno-argenteo che simboleggia le squame del merluzzo, la mantellina gialla, colore della polenta, e il collare con il medaglione riproducente il logo della Venerabile Confraternita.  Qualcosa è cambiato!
 Ed ora quando si dice Sandrigo ma anche Vicenza si pensa al baccalà alla vicentina e quando si pensa al baccalà alla vicentina si pensa a Sandrigo e a Vicenza...

n. 6-7 Dicembre 2021/Gennaio 2022

Elogio di un piccolo seme

Una geografia alimentare tra simbolo, cinema e territorio 

 

di Elio Vernucci 

Credo che quasi  tutti abbiano visto “Rocco e i suoi fratelli” di Luchino  Visconti. E’ considerato forse il suo film più riuscito e uno  dei migliori film italiani e di tutta la cinematografia. 
Il Morandini lo definisce “Il più generoso dei film di Visconti”. E sicuramente è stato generoso con me perché ha significato una ricerca di libertà  e il passaggio all’età adulta! Per essere più precisi lo sono stati i minuti che vanno dal ventiseiesimo al trentaduesimo. Quando  entra, anzi dovrei dire prorompe, in scena Annie Girardot. E’ semplicemente splendida. Con la sua fresca carnalità sottolineata dal sofisticato uso della fotografia in  bianco e nero di Giuseppe Rotunno, abbagliava la fredda e cupa cucina in cui veniva  accolta e calamitava su di sé  lo sguardo dei fratelli  di Rocco Parondi, nel contempo  catalizzava e canalizzava i primi pruriginosi vaporosi sconosciuti  impulsi di noi adolescenti, e  “Il corpo questo sconosciuto”, come ha detto un grande analista, “ attraverso le emozioni e le sensazioni  sparse che da esso provengono si presentava alla nostra mente“. ..

(Nell'immagine, fioritura di lenticchie di Castelluccio -PG)

n. 6-7 Dicembre 2021/Gennaio 2022

La cultura culinaria italiana sul piccolo schermo, fra tradizione e innovazione

di Marco Bracci

 

“Non c’è qualità nell’ingrediente se non c’è qualità nella persona che lo produce”

Corrado Assenza

 

La recente rappresentazione mediale della cultura italiana del cibo che emerge da programmi TV in onda su canali dedicati e da docu-serie originali online è quella di un universo fantastico e contemporaneamente reale, in cui tradizione e innovazione sono lo yin and lo yang, energie opposte ma necessarie che si completano a vicenda, dove l’esistenza dell’una dipende dall’esistenza dell’altra, e insieme costituiscono un equilibrio dinamico....sempre in costante movimento, così come in movimento e in mutamente è la cultura gastronomica del nostro Paese. 

In che modo è raccontata la tradizione (culinaria) italiana? Come uno stimolo a osservare il mondo intorno, il territorio locale, per imparare a comprenderlo, traendo ispirazione dal passato ma andando oltre gli standard “imposti” da decenni, e spesso secoli segnati da azioni ripetute sempre allo stesso modo secondo ricette oramai entrate nell’immaginario collettivo culinario italiano e poi internazionale...

n. 6-7 Dicembre 2021/Gennaio 2022

Dietland


di Patrizia Lessi
In un numero dedicato al cibo in tutte le sue declinazioni può essere interessante guardare a ciò che lievita in rete, con particolare attenzione all’attivismo intersezionale e ad una terminologia inedita e sempre più diffusa: fat-shaming, fat-acceptance, body positivity non hanno in sé un riferimento diretto a ciò che mangiamo, ma rimandano al complicato rapporto fra cibo e corpo che lungi dall’essere una novità è però oggi riflesso da piattaforme come Instagram in numerosissime sfumature.

Da una parte si ha il fenomeno del food porn, la pratica cioè di condividere nei post i piatti che stiamo per svuotare a casa o al ristorante condendoli con ashtag acchiappa like, dall’altra mostriamo il percorso che ci porta attraverso il cibo sano, sminuzzato, liquefatto e trasformato a raggiungere o mantenere il peso forma, o come dice soprattutto il femminismo di ultima ondata, il corpo conforme...

n. 6-7 Dicembre 2021/Gennaio 2022

L'ingrediente segreto 

 
di Elena Pecchia

Un po' di metagiornalismo. Un giornalista ha appena fondato una rivista dal nome misterioso e intrigante "Ulapino" quando incappa nella morte improvvisa dell'impresario che doveva lanciare la pubblicazione. Il romanzo giallo si intitola "Cous Cous Blues" e l'autore, Dario La Rosa, muove il suo investigatore in una Palermo fascinosa e da leccarsi i baffi alla ricerca dell'assassino, tra una pasta con i ricci di mare e salsicce al pepe rosa.
 
Così il legame tra cibo e giallo impreziosisce uno degli ultimi successi  di Marco Malvaldi, "Il borghese Pellegrino". In un castello isolato, location comune nelle detective stories,  il grande chef Pellegrino Artusi si mette sulle tracce di un omicida che ha ucciso,  tra grandi cene e convivialità, uno degli ospiti.
 
Ma c'è qualcosa che lega il cibo al colore giallo della letteratura di intrattenimento?  Partiamo per una piccola indagine...


Non solo buono

Quando moda, lusso e cibo si incontrano 


di Francesca Passeri

 Sono molteplici le contaminazioni fra cibo, moda, design e lusso.
Il cibo prende le forme della moda, del logo, sviluppando strategie di co-branding o visionarie modalità di dialogo che fanno riflettere sulla necessità di essere costantemente alla “moda” fino a sfiorare esagerazione e talvolta provocazione.
 
Il fenomeno del fashion food design, ad esempio, unisce palato e moda; il mondo dei social è diventato palcoscenico privilegiato di questa “conversazione”, in cui i food bloggers si sono trasformati in veri e propri influencers, e i cosiddetti Foodies, appassionati di cibo, divengono sempre più presenti sul web e in televisione e assurti ormai al rango di celebrità. Il marketing continua pertanto a puntare sull’esperienza, parola chiave per catturare l’attenzione di un consumatore sempre più attento ed esigente.
Ne è un esempio il connubio fra Gucci e Massimo Bottura, anima dell’Osteria Francescana a Modena, che ha dato vita, all’interno del Gucci Garden a Firenze, alla Gucci Osteria, oggi sotto le sapienti mani di Karima Lopez...

Nautilus  n. 5 Novembre 2021

Città o parchi di divertimento?


di Marco Bracci

Guardare una città dall’alto, magari da una ruota panoramica, così tanto di moda negli ultimi tempi in Toscana (come non ricordare la polemica sorta nel febbraio 2020 a Piombino?) O la recentissima notizia apparsa sui media riguardante Firenze (https://firenze.repubblica.it/cronaca/2021/11/11/news/ruota_panoramica_firenze_patron_catena_pizza_vince_bando-326020616/)? 

Una vista mozzafiato, un’esperienza unica, un panorama da fotografare: le nostre città stanno diventando sempre più instagrammabili, lo devono essere affinché i turisti possano goderne appieno le bellezze e possano diffonderle tramite i social media, producendo visibilità internazionale, nuovi arrivi e milioni di soggiorni,  attivando così un potenziale ed economicamente remunerativo circolo virtuoso. Virtuoso? Siamo proprio sicuri? Non c’è il rischio che le città d’arte (ma non solo) siano trasformate in parchi di divertimento da consumare in pochi giorni – sempre più spesso in poche ore – senza che l’esperienza del turista sia realmente arricchita dalla visione delle “attrazioni” divenuta oltremodo superficiale, sfuggente, distratta? 

N. 4 - ottobre 2021

La casa al centro

Riflessioni sull’abitare come gesto politico 


di Benedetta Celati

Il lungo periodo del confinamento imposto dalla pandemia ha reso la casa, intesa come luogo nel quale le persone abitano, oggetto di una rinnovata attenzione. Il lockdown ha, in questo senso, stimolato lo sviluppo di una riflessione sulle implicazioni sociali dell’abitare, che, nella sua dimensione materiale e biografica, assume una valenza collettiva oltre che soggettiva. Non si tratta solo di aver modificato, per un tempo alla fine circoscritto, i propri stili di vita, quanto semmai di aver compreso, in maniera tangibile, come sottolinea Emanuele Coccia, che «la casa ha incluso così tanto mondo e così tanto «pianeta» da non lasciare più alcuno spazio residuo», divenendo essa stessa “un pianeta”...

N. 4 - ottobre 2021

Lo spazio vissuto


di M. Cristina Janssen
 Quando si pensa all’architettura, si pensa alla materialità del costruire. Ogni cultura e ogni epoca si differenzia negli stili architettonici, nell’uso dei materiali, talora si predilige l’aspetto estetico, in altre situazioni, quello pratico, o quello difensivo. 
Gli spazi nei quali vivere, lavorare, stare insieme, sono pensati e realizzati in modi diversi, e in modi differenti vengono utilizzati i materiali locali. E ogni cultura, al suo interno, costruisce abitazioni diverse in base ai chi le abiterà, e al significato sociale che gli edifici rivestiranno. 

Pensiamo allo straordinario esempio di diversità architettonica di una cittadina come Rosignano Solvay, le cui case e i cui edifici (bellissimi, a mio avviso) ancora oggi mostrano le differenze di ceto sociale e di ruolo lavorativo dei loro primi abitanti...

 
N. 4 - ottobre 2021 

Il terzo paesaggio


di Patrizia Lessi

 Shabby chic, Industrial style, Eclectic style sono alcuni dei modi in cui l’interior design degli ultimi anni ha definito la scelta di modellare l’interno di una casa su suggestioni e richiami del passato. Se con shabby si intende tutto ciò che richiama l’oggetto invecchiato, ma di pregio, quel trasandato chic fatto di mobili recuperati nei mercatini, o suppellettili lavorate per evocare il passaggio del tempo su legno o tessuto, ...


N. 4 - ottobre 2021

Moda, architettura e arte. Dalla boutique agli spazi architettonici 


di Francesca Passeri

 Se alcune creazioni di moda possono senz’altro essere definite vere e proprie architetture per la complessità delle lavorazioni e la maestosità del design, occorre altresì tenere presente il significato che la moda assume grazie al dialogo con il mondo dell’architettura. 

Giovanni Battista Giorgini, per lanciare il brand Made in Italy, sceglie Firenze, nello specifico una splendida dimora, Palazzo Pitti, al cui interno, nella ormai celeberrima Sala Bianca organizza la prima vera e propria sfilata di moda, sancendo ufficialmente la nascita della moda italiana e l’affermarsi di uno dei country branding più conosciuti e desiderati al mondo ...

n. 3 - Settembre 2021


Lei Disse Sì 

un film di Ingrid Lamminpää, Maria Pecchioli, Lorenza Soldani - regia Maria Pecchioli 


"Lei Disse Sì" è il racconto di due donne che si amano. Una storia d’amore fatta di musica, di rifiuto e abbandono, di accoglienza e condivisione, di imprevisti, speranze, amici e parenti, testimoni allegri di un sogno che si avvera. Un frammento di Italia, di boschi e laghi svedesi ed una festa dove il menù di nozze è a base di diritti civili.
Nel giro di pochi anni è diventato uno dei progetti più importanti in termini di diritti civili in Italia e contribuisce tutt’oggi a sensibilizzare la comunità sui diritti lgbti. 

Il film ha vinto l’Edizione 2014 del Biografilm Festival di Bologna ed è stato selezionato in svariati festival internazionali e nazionali. Alla vigilia della discussione di legge Cirinnà che regola le unioni civili in Italia il film è stato proiettato alla camera dei deputati in proiezione speciale.

È stato distribuito nelle sale italiane da I Wonder Pictures e SKY ARTE HD e film della giornata delle donne 8 Marzo per circuito UCI nel 2015.

di Lorenza Soldani

Io e Ingrid stiamo insieme dal 2005 e nel dicembre del 2012 abbiamo deciso di sposarci. In Italia non era possibile e, considerata la doppia cittadinanza di Ingrid, abbiamo iniziato le pratiche per poterlo fare in Svezia, dove dal 1995 esistono le unioni per le persone dello stesso stesso e dal 2009 il matrimonio egualitario... 

n. 3 - Settembre  2021

Alta moda etica made in Calabria: il brand Cangiari


di Francesca Passeri

La moda risponde sempre più a un crescente bisogno di sostenibilità; una moda che sia più lenta, con minore impatto sull’ambiente, maggiore rispetto per i lavoratori coinvolti nel processo produttivo, utilizzo di materiali sostenibili.

Problematiche che oramai non sono più ignorabili ed anzi, rappresentano la grande sfida per mantenere la fedeltà e l’attenzione di un consumatore sempre più consapevole delle scelte compiute dai brand di moda.

Ma l’idea che proprio la moda potesse perseguire valori positivi come la responsabilità sociale ed ambientale è sembrata da principio particolarmente azzardata, visto che tra i vari tipi di consumo quello di moda è sempre stato superficialmente liquidato come il più superfluo e eticamente riprovevole (Hilton 2004) (https://www.researchgate.net/publication/305712310_Cultura_materiale_e_nuovi_valori_il_caso_della_moda_etica)...

n. 3 - Settembre  2021


Donne, Turismo ed  Enogastronomia

Competenza, passione e pazienza: le qualità delle donne, che le portano a sviluppare nuove professioni e ad affermarsi nel settore del turismo enogastronomico

 

 di Roberta Garibaldi
Il turismo enogastronomico italiano vede oggi l’ascesa di una componente femminile
che, grazie a specifiche competenze, capacità e sensibilità, contribuisce sempre più ad arricchire un settore in forte crescita, spingendolo verso un ulteriore sviluppo e verso l’innovazione. 

Lavoratrici che portano avanti quotidianamente, con passione, dedizione e pazienza, aziende agricole familiari; donne che hanno saputo reinventarsi e reinventare il proprio lavoro, creando nuovi format turistici di successo; personalità che ricoprono posizioni di leadership e, grazie al loro lavoro, diventano fonte di ispirazione.

n. 3 - Settembre 2021


Ali di carta, eppur si vola

 

di Patrizia Lessi
È una donna pakistana la vincitrice più giovane del Nobel per la pace. Una blogger che nel 2010, a soli tredici anni, ha quotidianamente documentato per la BBC le vessazioni subite dai talebani a Mingora, nel distretto di Swat. Ma Malala Yousafzai è diventata celebre a livello mondiale per l’attentato subito alcuni anni dopo mentre stava tornando a casa da scuola. Colpevole di appoggiare i valori degli infedeli e una visione oscena della religione e del ruolo sociale della donna, Malala è stata colpita da uno sparo alla testa sullo scuolabus assaltato dai suoi attentatori, in mezzo a bambini e bambine che lottano ogni giorno per il diritto di studiare. Sopravvissuta e curata fuori dai confini della sua terra, Malala è oggi un’attivista che contribuisce a non spengere il riflettore sulle condizioni di minorità, ignoranza e paura in cui versano coloro che finiscono sotto il regime talebano. E non è l’unica donna, né la prima, ad aver rivendicato il diritto di movimento ed espressione che nella possibilità di apprendere trova uno dei suoi veicoli più potenti...


n. 2 Agosto 2021


Cambiano le maree..

La storia di Norina Fabbri

Su Nora di Maria Cristina Janssen, 2021, La Bancarella editrice

di Patrizia Lessi
Uno degli aspetti salienti del femminismo storico, o della terza ondata femminista,  dopo le lotte per l'emancipazione e la costruzione di un ruolo sociale autonomo e forte, è certamente dato dall'attività di ricerca in campo filosofico e storico di figure femminili nascoste, se non del tutto cancellate, dalla storia ufficiale. In Italia è grazie al pensiero della differenza e al lavoro della società italiana delle storiche (SIS) se sono emerse identità rimaste per moltissimo tempo in fondo al mare magnum degli eventi generali ...

n. 2 Agosto 2021

La comunicazione responsabile come antidoto all’individualismo e all’egoismo


 di Marco Bracci
Vivere in una società consumistica significa navigare tra le onde dell’individualismo, dell’egoismo, del narcisismo, dell’insoddisfazione continua, e dell’emulazione come se fossimo sempre in una gara che nella maggior parte dei casi siamo destinati a perdere; vivere in una società consumistica significa anche seguire falsi miti, come quello della ricerca della felicità a tutti i costi, con il rischio di adagiarsi su un presente senza prospettiva storica e con il pericolo di trasformarsi in tante micro isole che faticano a dialogare tra loro, incapaci di costruire ponti dotati di empatia, ...

n. 2 Agosto  2021

Gli arcipelaghi della moda. Una nuova definizione di Made in Italy


di Francesca Passeri
La moda Made in Italy ha da tempo recepito l’importanza di rispondere alle crescenti richieste di una maggiore responsabilità da cui il fattore estetico non può ormai prescindere.

Sempre di più le scelte dei consumatori si rivolgono verso aziende e prodotti in cui l’attenzione ai valori di sostenibilità, inclusione, responsabilità sociale risulta parte integrante di quegli aspetti tangibili e intangibili che caratterizzano il brand Made in Italy.

In tale scenario molte aziende hanno deciso di optare per scelte maggiormente etiche, ...

 n. 1 Luglio 2021

Social Media e Moda: non solo influencers. La cultura della moda nella società digitale


di Francesca Passeri

 La moda è da sempre un fattore di cambiamento sociale, rappresentando un fenomeno complesso strettamente collegato ai profondi cambiamenti economici, sociali e culturali che caratterizzano la società contemporanea. 

Occorre non solo soffermarsi sul lato strettamente estetico della moda, ma anche su quegli aspetti comunicativi e identitari che consentono di affrancarla dall’essere percepita comunemente come un settore frivolo ed effimero. ..

n. 1 Luglio 2021

Binocoli e lenti di ingrandimento 

di Patrizia Lessi 

 Si deve a Ronald Robertson e Zygmunt Bauman la traduzione e popolarità di un termine divenuto negli anni di uso comune nel mondo occidentale a fronte dell’origine giapponese e al modo in cui questa lingua definì negli anni ’80 il complesso rapporto andatosi a creare fra globalizzazione e realtà locali. Col termine Dochakuka il Giappone evocava la natura ibrida del mondo globale in cui a distanza di quarant’anni adesso viviamo pienamente.  L’apertura di Tokyo a cultura, estetica e mercato oltreconfine non aveva determinato ...