Nautilus n. 59 - giugno 2026

Le tartarughe marine del Mediterraneo 

Nidificazione e schiusa della Caretta caretta

di Giacomo Di Fraia

Delle sette specie di tartarughe marine esistenti sulla Terra in questo momento, tre frequentano attivamente il Mediterraneo e sono la Dermochelys coriacea, la Chelonia mydas e la Caretta caretta. Chelonia mydas e Caretta carettaappartengono alla stessa famiglia, che è quella delle Chelonidi, mentre Dermochelidi è la famiglia di appartenenza della Dermochelys coriacea.

 

Quest’ultima è facilmente riconoscibile rispetto alle altre in quanto, oltre alla diversa colorazione (bluastra con macchie bianche), è anche estremamente grande. Dermochelys coriacea può infatti raggiungere fino a 3 metri di lunghezza e arrivare a pesare oltre i 500 kg. Sono solitamente considerate delle campionesse di immersioni poiché possono raggiungere anche 1000 m di profondità. A questi livelli la pressione sarebbe tale da schiacciarle se non fosse per la struttura del loro carapace. Infatti, la più grande differenza che esiste tra la Dermochelys coriacea e le Chelonidi è data proprio dal carapace: nelle Chelonidi si tratta di un carapace osseo, mentre nelle Dermochelidi è un carapace dermico, come dice la parola. Più nello specifico la Dermochelys presenta 5/6 creste ossee che decorrono in senso antero-posteriore e 5 carene, ovvero porzioni di derma inspessito che permettono alla tartaruga in questione di raggiungere profondità così elevate. 

Nautilus n. 59 - giugno 2026

Il talitro:

semi-sconosciuto abitante degli ecosistemi sabbiosi costieri

di Alberto Ugolini

Molti anni fa, all’inizio degli anni ’50, un professore di zoologia dell’Università di Pisa, mentre passeggiava lungo la battigia della spiaggia sabbiosa del Gombo (oggi Tenuta del Parco di San Rossore), notò molti piccoli crostacei che, disturbati dai suoi passi, si allontanavano velocemente, saltellando, in direzione opposta a quella del mare per poi fare ritorno alla fascia di sabbia umida dopo poche decine di secondi.

Ma chi sono questi crostacei (i talitri)? Probabilmente la maggior parte dei lettori li conosce: sono le “pulci della sabbia”. Non sono vere pulci, non fanno niente a nessuno, sono assolutamente innocui. Sono più parenti di gamberetti e granchi che non di insetti e sono molto diffusi. Varie specie appartenenti a diversi generi, sono presenti sui litorali sabbiosi marini di latitudini temperate settentrionali e meridionali e tropicali. E sono bravi! Sono bravi perché riescono a sopravvivere in un ambiente, quello litorale, sottoposto a numerosi fattori di stress di origine biotica (come la predazione) e abiotica, prevedibili e periodici e imprevedibili, aperiodici (e.g. variazioni di temperatura, salinità, illuminazione, irraggiamento, moto ondoso). Fra gli adattamenti che ne consentono la vita in ambiente litorale ve ne sono di tipo anatomico, fisiologico e, non ultimi, di tipo comportamentale. 

Nautilus n. 59 - giugno 2026

Via la Posidonia? Così perdiamo una difesa naturale

Posidonia oceanica, il tesoro nascosto del Mediterraneo

di Luisa Nicoletti

Dopo una mareggiata, molte spiagge del Mediterraneo si ricoprono di grandi accumuli di foglie brune. Per molti bagnanti rappresentano soltanto sporco da rimuovere: un ostacolo all'immagine ideale della spiaggia perfetta, fatta di sabbia dorata e battigia immacolata. Eppure, quelle distese vegetali raccontano una storia antichissima e custodiscono uno dei più importanti alleati delle nostre coste.

Quelle che comunemente vengono scambiate per alghe sono in realtà le foglie di Posidonia oceanica, una pianta marinaesclusiva del Mediterraneo. Non si tratta di un'alga, ma di una vera pianta superiore, una fanerogama, dotata di radici, rizomi, foglie, fiori, frutti e semi. Una distinzione apparentemente tecnica che rivela una straordinaria vicenda evolutiva.

Nautilus n. 59 - giugno 2026

Come nasce una spiaggia

di Enzo Pranzini

In pochi si chiedono da dove sia venuta tutta quella sabbia che forma la spiaggia su cui sono stesi a prendere il sole, e molti, per fortuna, si sono dimenticati quanto gli è stato insegnato a scuola, ossia che è stata prodotta dall’erosione dei promontori da parte delle onde. Se questo processo avesse davvero la rapidità necessaria a formare le spiagge e a mantenerle in vita, molte torri costiere costruite secoli fa sui promontori, per avvistare navi nemiche e contrabbandieri, sarebbero già crollate in mare! 

In realtà solo una piccola parte della sabbia deriva direttamente dall’erosione delle falesie, e solo in tratti di costa formati da rocce particolarmente tenere. La maggior parte della sabbia nasce invece molto lontano dal mare, sulle montagne e sulle colline. È lì che pioggia, gelo e variazioni di temperatura disgregano lentamente le rocce, e i granelli così formatisi vengono portati a valle dal ruscellamento superficiale; qui vengono presi in carico da fiumi e torrenti che li trasportano fino alla foce, dove, per una riduzione della velocità della corrente, vengono depositati. Solo le particelle più fini, limi e argille, restano in sospensione nell’acqua e vengono disperse al largo, spesso con pennacchi giallastri visibili dall’aereo o sulle immagini rilevate dai satelliti, per depositarsi poi molto lentamente sui fondali lontani dalla costa. 

Nautilus n. 58 - maggio 2026

Comunicare danzando

Come le api indicano la strada 

di Rita Cervo

Quando pensiamo alla comunicazione tra gli animali, immaginiamo spesso richiami vocali più o meno melodiosi, particolari posture del corpo, livree appariscenti dalle forme esagerate o dai colori variopinti, e anche segnali odorosi. Eppure, nel mondo degli insetti sociali esiste una forma di comunicazione così sofisticata e straordinaria da lasciare sbalorditi: si tratta della cosiddetta danza dell’ape.

Le api mellifere sono infatti capaci di trasmettere alle compagne informazioni precise sulla posizione di un luogo che queste non hanno mai visitato in precedenza e nel quale si trovano risorse importanti per la colonia.

Molti animali sono capaci di dirigere altri individui della propria specie verso un luogo particolare e, per farlo, utilizzano sostanzialmente tre strategie.

Alcune specie possono semplicemente guidare direttamente i compagni fino alla risorsa. È il caso di certe formiche che praticano la cosiddetta “corsa a tandem”: una formica esperta conduce una compagna lungo il percorso verso il cibo. Si fa quindi semplicemente seguire. Una forma più evoluta di questa modalità di comunicazione è quella utilizzata da termiti e molte formiche, che lasciano sul terreno tracce odorose prodotte da ghiandole dell’addome o, in alcuni casi, dal contenuto dell’intestino. Le compagne seguono poi questa pista odorosa fino alla risorsa di interesse.

Nautilus n. 58 - maggio 2026

Il linguaggio delle cellule

di Erica Pranzini

È metà mattina, sei nel bel mezzo di una riunione con il tuo capo. Un attimo di silenzio… e all’improvviso un brontolio sommesso si propaga nella stanza: è il tuo stomaco che manda un messaggio forte e chiaro, hai fame! Ma perché proprio in quel momento? Chi ha deciso che fosse ora di mangiare? Di certo non tu, visto che fino a un secondo prima non ci stavi nemmeno pensando. In effetti questa decisione non nasce davvero da una scelta consapevole. Quella sensazione è il risultato finale di una lunga conversazione tra i tuoi organi, uno scambio complesso di segnali che vengono infine raccolti e interpretati dal sistema nervoso.

È la voce dello stomaco vuoto, che rilascia specifiche molecole nel sangue per segnalare al cervello il bisogno di essere riempito. È la voce dell’intestino, che comunica in tempo reale all’intero organismo cosa sta arrivando, in quale quantità e con quali proprietà nutritive. È la voce del fegato, capace di monitorare le riserve di zucchero e informare il cervello sullo stato delle risorse energetiche disponibili. Persino il microbiota intestinale (i miliardi di batteri che vivono nel nostro intestino) partecipa a questa conversazione, influenzando i segnali che raggiungono il sistema nervoso centrale.

Nautilus n. 58 - maggio 2026

IA: sembra quasi che capisca

di Massimiliano Paino

C’è un momento, quando osserviamo un sistema di intelligenza artificiale rispondere a una domanda complessa, in cui “si ha l’impressione che qualcosa di profondamente umano stia accadendo”. Una frase ben costruita, un ragionamento coerente, un’immagine generata con sorprendente sensibilità estetica: tutto sembra suggerire che la macchina capisca davvero. È un’illusione potente, che ci costringe a interrogarci su cosa significhi comprendere, pensare, essere intelligenti.

Per affrontare questa domanda bisogna partire da un elemento spesso trascurato: la curiosità. È una forza antica, “il desiderio di capire”, che accompagna l’essere umano fin dall’infanzia e che ha guidato l’evoluzione cognitiva dei Sapiens. La curiosità non è solo un impulso emotivo: è un motore cognitivo che accende l’attenzione, facilita l’apprendimento, spinge a esplorare, a cambiare prospettiva e a porre domande nuove. È uno dei migliori predittori della crescita dell’intelligenza nel tempo. È qualcosa che ad oggi le macchine non possiedono.

Nautilus n. 53 - dicembre 2025

Frankenstein o il moderno Prometeo:

scienza, tecnologia e responsabilità umana nel XXI secolo

di Monica Pierulivo

Pubblicato anonimo nel 1818 e rielaborato in modo significativo nell’edizione del 1831, Frankenstein o il moderno Prometeo è l’opera prima di Mary Shelley, scritta quando l’autrice aveva appena vent’anni. Fin dalla sua apparizione il romanzo suscitò grande risonanza, imponendosi come uno dei testi più emblematici della letteratura moderna. Dietro la veste gotica e fantastica, l’opera propone una riflessione ancora oggi attualissima sul rapporto tra l’uomo, la scienza e i limiti etici del progresso.

Il sottotitolo scelto da Mary Shelley rimanda esplicitamente al mito di Prometeo, figura centrale della tradizione classica. Nelle Metamorfosi di Ovidio, il titano modella l’uomo dall’argilla e gli infonde la vita; in un’altra versione, ricordata da Eschilo nel Prometeo incatenato, egli ruba il fuoco agli dèi per donarlo agli uomini, violando l’ordine stabilito da Zeus. Per questa colpa viene condannato a una pena eterna: incatenato a una rupe, un’aquila gli divora quotidianamente il fegato. Prometeo diviene così simbolo della ribellione, dell’ingegno umano e del progresso, ma anche della hybris, l’arroganza di chi osa oltrepassare i limiti imposti dalla natura o dal divino.

Nautilus n. 52 - novembre 2025

Utopia o rivoluzione digitale?

di Giacomo Nalli

Gli uomini di ogni era sono da sempre spasmodicamente attratti dal desiderio di creare un umano, non troppo umano, artificiale, ma abbastanza intelligente da aiutarci a vivere la vita di ogni giorno. 

Mitologia, letteratura, cinema, musica ed ogni tipo di arte ci raccontano di uomini e donne desiderosi di dar vita a creature artificiali.   

Talo nelle Argonautiche, Pigmalione nelle Metamorfosi, Frankenstein di Mary Shelley, Terminator di James Cameron, Klara di Kazuo Ishiguro sono tutti esempi - come ricorda recentemente F. Raimondi nel suo Percettroni al timone (Polyhistor Ed, 2024) - di creature metaumane create dall’uomo, e non senza pentimenti, per aiutare, accompagnare ovvero sostituire l’agire umano.

Ed è con questo desiderio, che nella seconda metà del XX secolo, i ragazzi della Silicon Valley, gli “argonauti digitali”, Bill Gates e Steve Jobs, in tempi e modalità diversi, consegnano al mondo lo strumento più sensazionale del loro secolo: il personal computer (pc). 

Nautilus n. 49 - luglio/agosto 2025

Quando il caldo diventa un allarme climatico

Il meteo e il clima nel recente libro di Roberto Buizza

di Monica Pierulivo

Ogni anno, con l’arrivo dell’estate, il sole si fa più intenso e le giornate si allungano, regalando momenti di svago e relax. Ma negli ultimi tempi, questa stagione sembra trasformarsi in una prova sempre più dura da affrontare: ondate di caldo estremo, temperature record e siccità prolungate stanno diventando la nuova normalità. Questi segnali non sono semplici capricci del meteo, ma campanelli d’allarme di una crisi climatica che avanza inesorabile, mettendo a rischio non solo il nostro benessere quotidiano, ma anche l’equilibrio dell’intero pianeta.

 

Roberto Buizza, fisico e climatologo di rilievo della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, affronta nel suo nuovo libro Il meteo e il clima. Conoscerli per prevederli (Carocci editore 2025), la grande questione climatica partendo da una delle distinzioni più fraintese eppure fondamentali della scienza atmosferica: quella tra meteo e clima. L’autore si propone di guidare il lettore – anche non esperto – alla comprensione dei fenomeni meteorologici e climatici, chiarendo come si possano prevedere e quali siano le implicazioni delle loro variazioni su scala locale e globale.

Nautilus n. 48 - giugno 2025

Saper fare (con) l’informatica

di Rocco Oliveto

Oggi “saper fare” non significa solo avere abilità manuali: significa sapersi muovere con intelligenza in un mondo dove il digitale influenza ogni gesto quotidiano. L’informatica non è più una competenza per pochi, ma una lingua universale. È la grammatica del presente: dalla vita quotidiana allo studio e al lavoro.

In un’epoca in cui l’intelligenza artificiale (IA) può scrivere testi, generare immagini o fornire consigli, le competenze digitali sono diventate una condizione fondamentale per essere cittadini consapevoli e attivi. Saper usare la tecnologia ci rende più autonomi, più critici, più liberi. In altre parole, citando Michele Mezza, o impariamo a essere calcolanti, cioè capaci di comprendere e governare gli algoritmi, oppure resteremo calcolati, guidati da logiche che non controlliamo.

Nautilus n. 41 - novembre 2024

Attratti dalle api

di Federico Beconi

Era una bella mattina di maggio, il sole non ancora alto scaldava già a sufficienza la porticina di volo delle arnie che mi stavo apprestando a visitare, speranzoso di trovare i melari già colmi di miele da portare in laboratorio per smielare il primo miele dell’anno.

Era una tiepida sera di agosto, il sole ormai basso non bruciava più la pelle e i tappi di lamiera delle arnie potevano essere rimossi senza guanti. Mi apprestavo a visitare le famiglie di api a cui avevo tolto i melari qualche giorno prima per capire la popolosità delle famiglie.

Era un caldo mezzogiorno di gennaio, il sole abbastanza caldo e luminoso mi sembrava perfetto per il volo di liberazione dagli escrementi delle api dopo i brutti giorni ventosi e freddi appena passati. Avrei dovuto verificare la consistenza delle scorte di miele e se troppo lontane dal centro dell’arnia avvicinare i telaini più a portata delle api.

Nautilus n. 40 - ottobre 2024

Il cambiamento climatico globale attuale

di Carlo Bisci

Non c’è giorno che, più o meno correttamente, non si senta parlare del cambiamento climatico, dei suoi effetti, delle sue cause e delle possibili contromisure da dottare, per cui provo a sintetizzare in modo semplice alcuni punti chiave.

Che a livello globale da alcuni decenni il clima si stia modificando molto più rapidamente di quanto sia mai avvenuto nelle ultime centinaia di migliaia di anni è ormai confermato da innumerevoli osservazioni strumentali e completamente accettato da tutta la comunità scientifica, così come è unanimemente riconosciuta la pericolosità dei suoi effetti. Le uniche incertezze riguardano solo le previsioni sull’entità delle modificazioni che dobbiamo aspettarci nel prossimo futuro, data da un lato l’enorme complessità dei modelli e dall’altro la variabilità delle misure che potrebbero essere prese.

Nautilus n. 40 - ottobre 2024

Agricoltura e mitigazione dei cambiamenti climatici: una nuova sfida per la sostenibilità

di Angelo Marucci e Luigi Mastronardi

Il cambiamento climatico è un tema di grande interesse e rappresenta un fenomeno di forte preoccupazione a livello globale per gli effetti prodotti sull’ambiente, sui sistemi sociali ed economici e sulla salute umana. Le emissioni di Anidride Carbonica (CO2) e di altri gas ad effetto serra quali Metano (CH₄) ed il Protossido di Azoto (N₂O), associate all’aumento dei picchi di temperatura, alle precipitazioni irregolari ed agli eventi climatici estremi (eccessiva siccità e piovosità), hanno degli effetti negativi sulle produzioni agro-zootecniche e mettono a rischio la sicurezza alimentare. In ogni caso, l’agricoltura in particolare quella intensiva è contestualmente causa e vittima del cambiamento climatico e di altre emergenze ambientali, ad esempio della perdita di biodiversità.

Nautilus n. 40 - ottobre 2024

La fragilità delle dune, tra terra e mare

di Luca Sbrilli

L’ Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) è il principale organismo internazionale per la valutazione dei cambiamenti climatici istituito nel 1988. L’IPCC è un organo intergovernativo aperto a tutti i Paesi membri delle Nazioni Unite e della WMO (World Meteorological Organization), e attualmente ne fanno parte 195 Paesi. Sin dalle prime pubblicazioni del Report Annuale di questa organizzazione mondiale, redatte attraverso l’uso dei primi modelli previsionali basati sulla produzione eccessiva di CO2 e il conseguente riscaldamento globale, si capisce bene come gli allarmi del mondo scientifico siano stati pressoché ignorati dalle classi politiche di tutti gli Stati del mondo. Anche il tentativo di porre rimedio a questo stato di cose attraverso i vari COP (conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici) sebbene un importante momento di confronto, sino ad oggi ha portato pochi benefici, limitandosi alle buone intenzioni. Anche la prossima COP29, a Baku capitale dell’Azerbaigian dopo la COP28 di Dubai (entrambi Paesi produttori di petrolio) si appresta a mantenere lo standard oramai consolidato di basso profilo nelle decisioni da intraprendere a livello globale.  

Nautilus n. 40 - ottobre 2024

Produzione di cibo e cambiamento climatico

di Francesco Sottile

Dopo molti anni in cui ci si è sforzati di scrivere e parlare affinché anche i più scettici potessero essere consapevoli della crisi climatica in atto, adesso l’obiettivo è sostanzialmente mutato. Non è più importante che credano nel collasso del clima ma che lo comprendano realmente imparando a leggere la documentazione scientifica prodotta con sempre più provata consapevolezza. Quegli scienziati che riconoscono che il sistema sta raggiungendo il punto di non ritorno validando modelli che già dalla seconda metà del secolo scorso lanciavano segnali allarmanti. L’inquinamento, visto come l’effetto dell’emissione di gas serra (o climalteranti) in atmosfera, ha risposto in modo proporzionale alla sempre più spinta industrializzazione che ha garantito uno stile di vita sempre più agevole nascondendo il prezzo pagato dall’ecosistema. 

Nautilus n. 40 - ottobre 2024

Storia della climatologia e riscaldamento globale

di Gianluca Lentini

Il clima è sempre cambiato” si sente talvolta affermare nel tentativo di sminuire la portata del riscaldamento globale degli ultimi secoli. Eppure, la scienza non ha mai avuto le idee così chiare: a essere “inequivocabile” non è solo il cambiamento climatico, ma anche l’influenza umana su di esso. 

Ce lo dicono i dati, ce lo dicono le leggi della fisica e della chimica, e ce lo dicono anche i modelli climatici. Ma da quanto tempo siamo in grado di parlare del cambiamento climatico? Come si è evoluta la nostra conoscenza delle leggi che regolano il clima e il suo cambiamento?

L’umanità è da sempre stata affascinata dai fenomeni nel cielo e dal cielo, e i primi a provvedere a una istituzionalizzazione del ruolo dell’osservatore di fenomeni meteorologici sono stati i Babilonesi, per i quali l’osservazione di fenomeni quali i venti e le piogge, sistematica e con procedure precise, serviva per trarre presagi circa le sorti di un regno o di un sovrano. 

Nautilus n. 35 - maggio 2024

Amaro è salutare

Studiare le piante per capire il territorio

di Sara Franceschelli

Anche una pianta, un fiore o una radice possono essere simbolo dell’identità di un territorio. Ecco perché lo studio delle piante, del loro uso e delle loro proprietà va ben oltre l’aspetto botanico o scientifico per assumere un valore più ampio di conoscenza territoriale e ambientale.

Prendiamo ad esempio le caratteristiche e i benefici della Genziana. 

La Gentiana lutea L. (Genziana maggiore, Gensara, Genziana gialla, Ensiana, Erva biunnina, Giansana, Argiansana) è una pianta di montagna, diffusa in tutta Italia, fortemente radicata nella storia e nella tradizione dell’entroterra Abruzzese. Fusti eretti e fiori gialli caratterizzano le specie di genziana; tuttavia, la droga ufficiale è costituita da rizomi e radici essiccati. L’appellativo specifico deriva dal latino “luteus-a-um”, giallo, riferendosi al colore dei fiori. Le radici vengono raccolte in autunno e l’essiccazione subito dopo la raccolta è essenziale per evitare processi di fermentazione responsabili della riduzione del contenuto di estratto. Il materiale appena raccolto si presenta all’interno bianco-giallastro ma, durante l’essiccazione, diventa più scuro e sviluppa il suo caratteristico odore.

Nautilus n. 33 - marzo 2024

Mindful eating: la scelta di mangiare consapevolmente

di Ingrid Lamminpää

Nota alle lettrici e ai lettori: mindful e mindfulness vengono tradotti in italiano con l’aggettivo consapevole e il sostantivo consapevolezza senza esplicitare il potenziale di azione che vi è contenuto: mindfulness descrive più propriamente l’atto di concentrarsi sul presente, su quel che viviamo qui e ora.

 

Avere la consapevolezza di quello che mangiamo, è diventato negli ultimi decenni un tema cruciale per preservare l’ambiente e la salute di tutti gli esseri viventi. La consapevolezza di cui parliamo da consumatori è quella che ci fa controllare se il prodotto sia biologico, se provenga da una filiera locale a km zero, o per alimenti che non sono locali, se provengano da un commercio equo e solidale. Eppure nessuna di queste azioni coglie completamente il significato del mangiare consapevolmente. Pur facendo una spesa attenta, infatti potremmo non essere così presenti quando consumiamo i nostri pasti. Per una certa parte della popolazione mondiale, poter accedere più volte al giorno ad un cibo da consumare è quasi una certezza, tanto da essere necessario un esercizio di attenzione per accorgersi di ciò che si mangia e di quello che succede al nostro corpo e alla nostra mente mentre mangiamo. 

Nautilus n. 33 - marzo 2024

Esperienze alimentari nell’infanzia, fra il locale e il globale

di Giusi D'Urso 

Un nuovo fenomeno si sta diffondendo con rapidità fra i bambini in età scolare, preoccupando le famiglie e producendo molti sprechi nelle mense scolastiche. Si tratta del comportamento alimentare selettivo che, soprattutto dopo la recente pandemia, si manifesta in alcuni bambini dai quattro agli undici anni circa, con il progressivo rifiuto nei confronti di categorie alimentari sempre più numerose. Il fenomeno ricalca, in modo più rigido e grave, la neofobia fisiologica, cioè la paura dei nuovi assaggi che tutti i bambini sperimentano durante il divezzamento, nel passaggio da un’alimentazione totalmente lattea a una semisolida, solida e varia. Quando la neofobia fisiologica non si risolve nei primissimi anni di vita può cronicizzare e diventare un ostacolo alla copertura dei fabbisogni nutrizionali, rendere difficile il momento della condivisione del pasto, condizionare la socialità in famiglia, a scuola e in altri luoghi di aggregazione.

Nautilus n. 29 - novembre 2023


Verso l'infinito e oltre

 di Francesco Viegi

"Perche' scali le montagne?" chiesi.
"Perche' sono li'" mi disse Stefano.
In questa risposta c'e' una intima descrizione di cosa sia il genere umano e della sua continua tensione verso l'oltre.
"Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza" scrive Dante nella Divina Commedia, parlando di Ulisse che aveva attraversato le colonne d'ercole.
Colombo con le sue caravelle, Marco Polo ed il suo incredibile viaggio raccontato nel Milione, David Livingstone che attraversando l'Africa nera diceva: "I will go anywhere, provided it be forward".
Persino Buzz Lightyear proclama con orgoglio: "Verso l'infinito ed oltre".
Questa tensione verso l'ignoto, questa voglia di oltrepassare il confine per scoprirne un altro, e' una delle caratteristiche che piu' propriamente ci rendono Umani.
Avremmo potuto rimanere semplicemente sui rami e vivere in armonia con la natura ... ma siamo scesi, abbiamo acceso il fuoco, scheggiato la selce, creato la ruota, scalato montagne (appunto), dipinto caverne, solcato i mari ed imparato a volare.
E' perfettamente ovvio che conquisteremo anche lo spazio.
Abbiamo gia' iniziato a farlo. E' solo molto complicato.
Le difficolta' sono enormi, basti pensare al fatto che si tratta di un ambiente in cui non potremmo sopravvivere: niente ossigeno, niente calore, niente di niente ... lo Spazio, appunto.