Nautilus n. 9 - Marzo 2022


Quando le fonti orali sono importanti: una brevissima panoramica


di Giovanni Contini

Le fonti orali si sono rivelate molto utili quando utilizzate insieme alle fonti coeve agli eventi, scritte, orali o visive. In alcuni casi illuminano oscurità o falsità contenute nei documenti prodotti in situazioni ambigue e incerte, che si riflettevano nel testo. In altri casi, non di rado, ampliano le informazioni ricavabili dalle fonti tradizionali. E sempre forniscono il punto di vista particolare dei soggetti della storia, permettendoci di capire non solo cosa era avvenuto, ma anche cosa le persone pensavano che stesse accadendo, allora, e spesso pensano ancora oggi. 

Ci sono però ambiti per i quali le fonti orali sono indispensabili, perché uniche o perché capaci di mostrare una verità opposta, o comunque infinitamente più ricca, rispetto a quella fornita dalle fonti scritte. 

Penso, ad esempio, alla ricca esperienza di vita delle famiglie mezzadrili, che i libri colonici conservati allo scrittoio della fattoria riescono a descrivere solo in minima parte. 

Nautilus n- 9 Marzo 2022

Testimoniare il Lager 

Parole di Dante, memoria condivisa 

 

di Marina Riccucci 

 

A volte bisogna trovare le parole giuste per tradurre la memoria più dolorosa in testimonianza condivisa. È il caso del ricordo della Shoha così come emerge dalla voce dei sopravvissuti ai campi di concentramento nazisti, voci che in più occasioni recuperano parole dall’opera di Dante Alighieri, eleggendo termini ed espressioni dell’Inferno a vocabolario della  propria testimonianza: il  “dovere della parola”, come abbiamo scritto in un libro recente. 

Quello della testimonianza è stato - ed è per i pochi che ancora vivono -, comunque per tutti che coloro che, salvati, se la sono sentita, un dovere: un dovere che in molti è giaciuto, doloroso e violento, nel fondo dell’anima, per decenni, prima di farsi voce, prima di trasformarsi in memoria riferita, in racconto di fatti subìti, sia in prima persona che da tanti, troppi, altri che dal Lager non erano tornati.. 


 
Nautilus n- 9 Marzo 2022 

Vivere Casa Cervi


 di Albertina Soliani  

 

Vive oggi Casa Cervi, il luogo della memoria della vita di una famiglia i cui 7 figli maschi sono stati catturati e fucilati dai fascisti il 28 dicembre 1943.

Vive la Casa dove i 7 Fratelli, i genitori Genoeffa e Alcide, le sorelle e le nuore hanno vissuto dagli anni Trenta in poi coltivando il podere dei Campirossi, studiando e cambiando l'agricoltura. Ben presto, in pieno regime fascista, hanno cominciato a cambiare la storia diventando antifascisti.

Dal 1972 l'eredità dei Cervi, materiale e morale, è stata affidata all'Istituto che porta il nome del padre, Alcide Cervi. E accanto alla casa, diventata anche Museo, hanno trovato sede la Biblioteca e l'Archivio di Emilio Sereni, antifascista e studioso dei movimenti dei contadini, delle trasformazioni delle campagne, del paesaggio agrario italiano. 

Nautilus n- 9 - Marzo 2022

La memoria del 25 aprile

di Paolo Pezzino
 

Cosa ricordiamo e cosa celebriamo ogni 25 aprile? In questa data ricordiamo la fine della guerra e la sconfitta dell'esercito tedesco ad opera degli alleati, che nella campagna d’Italia riportarono oltre 300.000 perdite, e celebriamo il sacrificio dei tanti, civili e combattenti, morti in quegli anni lottando contro il regime fascista, nonché l'inizio di una nuova fase nella storia del paese, che vide i suoi momenti fondanti nel referendum istituzionale del 2 giugno 1946, che sanzionò il distacco degli italiani dalla monarchia complice dei crimini del fascismo, e nella Costituzione della Repubblica italiana del 27 dicembre 1947, che ha garantito in questi cinquanta anni, e garantisce tuttora, le libertà civili e il progresso sociale...

 
Nautilus n- 9 Marzo 2022 

La democrazia e la sua memoria

di Giovanni Cerchia
 

Democrazia è una parola antica, con significati che cambiano a seconda delle epoche e dei contesti. Evoca l’idea di un coinvolgimento popolare nel governo di una comunità, ma non specifica di per sé né i meccanismi di decisione, né i contenuti, né i criteri attraverso i quali si è inclusi o esclusi dall’assemblea chiamata a decidere. 

Democrazia era quella ateniese, considerata un po’ impropriamente come l’origine della moderna cittadinanza europea, che identificava la polis con gli uomini in armi. Pertanto, come ci ricordava Luciano Canfora, il cittadino ateniese era necessariamente il maschio libero, purosangue, abile alla guerra e necessariamente possidente (cioè in grado di pagarsi l’armamento). 
Fu solo la nascita della flotta e la conseguente esigenza di reclutare gli equipaggi a estendere la cittadinanza anche ai nullatenenti.