L’Africa e la sua voglia di ritrovo della cultura tradizionale ancestrale
di Claude Magloire Kwaye
Lo sviluppo dell’Africa passa attraverso la sua cultura, i suoi valori tradizionali legati al culto degli anziani. A lungo isolato dal resto del mondo, il continente africano ha coltivato un profondo patrimonio culturale che si riflette nei rituali religiosi, nella danza e nella musica. Le performance artistiche sono onnipresenti durante festival ed eventi festivi.
L’Africa è un grande continente, ricco di diversità di popoli e tradizione. Per questo motivo in questo articolo ci soffermeremo nel presentare l’importanza della cultura tradizionale nell’Africa centrale dove vivono a maggioranza due gruppi linguistici: I Bantu e semi-Bantu.
Il termine Bantu si riferisce a un vasto gruppo etno-linguistico dell'Africa subsahariana, che comprende oltre 400 etnie distribuite dal Camerun all'Africa meridionale. Le lingue parlate da queste etnie sono chiamate lingue bantu, e sono un sottoinsieme delle lingue Niger-Congo.
I Semi-Bantu sono invece gruppi etnici che presentano caratteristiche miste, derivanti da influenze sia bantu che sudanesi, in particolare nell'Africa occidentale. Il termine ‘semi-Bantu’ non è una categoria linguistica o etnica ufficiale, ma può riferirsi a gruppi etnici che condividono alcune caratteristiche con i Bantu, pur non appartenendo completamente al gruppo principale perché venuti da zone geografiche diverse. Questi popoli pure diversi hanno in comune le più importanti delle cinque caratteristiche distintive di una cultura. Gli elementi culturali fondamentali importanti che hanno in comune sono:
il culto degli antenati – I Bantu e Semi-Bantu attribuiscono grande importanza ai loro antenati, credendo che veglino sulla comunità e siano coinvolti nella vita quotidiana dei vivi;
il ruolo della famiglia e della comunità – ci sono eventi familiari e comunitari in cui tutti si riuniscono per esprimere il proprio dolore, condividere il proprio sostegno e onorare i defunti;
il simbolismo dei rituali – le manifestazioni culturali sono ricche di simbolismo, tra cui danze, canti, costumi tradizionali e l'uso di maschere.
Con la colonizzazione nel XIX secolo, alcuni elementi di questa cultura tradizionale nell’Africa centrale sono stati vietati e/o saccheggiati, portando i popoli a perdere la loro identità culturale a vantaggio di quello di un altro popolo, nello specifico quello occidentale. La cultura tradizionale africana era considerata ‘iconoclasta’, portando a un atteggiamento molto critico nei confronti della cultura tradizionale in sé e dei suoi simboli. Questo si è manifestato in diverse forme, come la critica di pratiche religiose o sociali, o la ricerca di nuove forme di espressione artistica che si discostano dalla tradizione. Infatti, per citarne una, c’era il rifiuto di rappresentazioni antropomorfiche di divinità in alcune tradizioni religiose.
Oggi questi valori sono a mano a mano reintegrati in tutto quello che possiamo chiamare manifestazioni culturali e religiose. Infatti, la Chiesa cattolica, che fu artefice principale nel considerare la cultura africana ancestrale come profana, ha incoraggiato questo ritorno nel corso del pontificato di Giovanni Paolo II.
Papa Giovanni Paolo II ha indirizzato la propria sollecitudine pastorale verso l’Africa e il ruolo della Chiesa cattolica nel continente ha subìto una ridefinizione pastorale, avviando un processo di africanizzazione. Per favorire i processi di evangelizzazione e di inculturazione, Karol Wojtyla promosse il primo Sinodo dei Vescovi dell’Africa e del Madagascar (1994), un evento che per la prima volta veniva convocato a livello continentale. Fondamentale per le riflessioni sui diversi aspetti della vita della Chiesa in Africa (evangelizzazione, inculturazione, dialogo), il Sinodo favorì una presa di coscienza dell’episcopato africano sui nuovi problemi del continente e agevolò lo sviluppo di una nuova e più incisiva azione pastorale.
Di recente ho assistito a una messa cattolica organizzata nel mio villaggio, nelle montagne dell’ovest del Camerun, in occasione di una manifestazione culturale tradizionale in memoria dei nostri defunti in famiglia. Queste manifestazioni culturali, comunemente chiamate ‘i funerali’, sono cerimonie importanti che segnano il passaggio del defunto nel mondo dei suoi antenati. Queste cerimonie, spesso anche chiamate ‘rimozione del lutto’, includono riti religiosi (messa) e pratiche culturali specifiche della tradizione Bamiléké.
Il mio villaggio si trova nel territorio Bamiléké, maggiormente popolato da Semi-Bantu, dove la messa funebre è parte integrante dei rituali funebri, ma è spesso integrata da tradizioni ancestrali locali come il culto degli antenati e danze rituali.
Noi famigliari dei defunti, gli abitanti del villaggio e i rappresentanti religiosi e politici ci siamo immersi in un complesso miscuglio di pratiche religiose cristiane e rituali funebri tradizionali, a testimonianza della ricchezza e della diversità culturale di questo popolo semi-bantu.
L’Africa, continuando nella via del ritrovamento della sua cultura tradizionale ancestrale, potrà a questo proposito ritrovare la propria identità, che è uno dei fattori chiave dello sviluppo socio-economico. Non per niente molti Paesi africani e organizzazioni internazionali chiedono la restituzione delle opere d’arte e dei manufatti sottratti durante il periodo coloniale e anche il riconoscimento delle malversazioni fatte durante il periodo di decolonizzazione. Il motivo principale della richiesta di restituzione di questi beni, è che vengono considerati parte integrante del patrimonio culturale e simbolo della storia e identità africana.