Quanto vale una spiaggia
La fragilità, la bellezza e il futuro delle nostre coste
di Monica Pierulivo
Ci sono luoghi che crediamo di conoscere perché li frequentiamo da sempre. La spiaggia è uno di questi. La visitiamo d'estate, la desideriamo d'inverno, la ricordiamo con quella nitidezza selettiva che appartiene solo ai luoghi felici. Eppure, proprio perché ci sembra familiare, tendiamo a darla per scontata — a non vederla davvero, a non chiederci quanto sia preziosa, quanto sia fragile, quanto possa durare.
Questo numero di Nautilus nasce da una scommessa: che valga la pena fermarsi a guardare la spiaggia — non da un ombrellone, ma da dentro. Guardarla come la guarda il geologo, il biologo, lo storico, il giurista, l'antropologo, il narratore. Scoprire che dietro ai granelli di sabbia c'è una storia lunga come il Mediterraneo, e davanti ci sono domande che non possiamo più permetterci di rimandare.
Un patrimonio più piccolo di quanto pensiamo
Partiamo dai dati, perché i dati in questo caso sorprendono. L'Italia è il secondo Paese dell’Unione europea per estensione costiera, dopo la Grecia, con oltre ottomila chilometri di litorale che toccano quindici regioni su venti. Una costa frastagliata, varia, straordinaria nelle sue forme — dai promontori liguri alle lunghe distese sabbiose dell'Adriatico, dalle pocket beach incastonate tra le scogliere sarde alle spiaggette vulcaniche delle isole minori.
Le spiagge — secondo ISPRA 2024 — occupano circa 3.400 km, il 41% del litorale totale, per una superficie complessiva di appena 120 km². Meno del territorio del solo municipio di Ostia, a Roma.
È questa la superficie totale delle spiagge italiane, calcolata per la prima volta con precisione dal censimento ISPRA del 2024. Un numero che cambia la prospettiva: ci rivela che quello che consideriamo un bene abbondante è, in realtà, uno spazio straordinariamente limitato. Su quei 120 chilometri quadrati si concentra ogni estate una pressione turistica di proporzioni enormi.
Nei soli mesi di giugno, luglio e agosto 2025, nelle località balneari italiane si attendevano 110 milioni di presenze turistiche, con un giro d'affari stimato di oltre 22 miliardi di euro. (Fonte: CST – Assoturismo Confesercenti / Ministero del Turismo). Tutto questo su 120 km quadrati di spiaggia.
La matematica di questo rapporto racconta, da sola, la natura del problema.
Una fragilità che si aggrava
Ma il problema non è solo la pressione. È che la spiaggia, mentre la carichiamo di turisti, ombrelloni, stabilimenti e costruzioni, si sta restringendo. L'erosione costiera è un'emergenza reale e in accelerazione: secondo i dati ISPRA, circa 934 chilometri di costa hanno subito un arretramento della linea di riva tra il 2006 e il 2020.
Il cambiamento climatico intensifica il fenomeno con l'innalzamento del livello del mare e con la crescente frequenza di eventi meteo estremi: l'Osservatorio Città Clima di Legambiente ne ha registrati 816 nelle aree costiere dal 2010 a giugno 2024, il 14,6% in più rispetto all'anno precedente.
Entro il 2050, secondo uno studio 2024 dell'Università La Sapienza, il 20% delle spiagge italiane rischia di essere sommerso. Entro il 2100, la percentuale potrebbe salire al 45%. Sardegna, Campania, Lazio e Puglia perderanno oltre la metà delle loro spiagge attrezzate.
A tutto questo si aggiunge il riscaldamento del mare italiano: nel periodo 1926–2025, la temperatura delle acque ha registrato un aumento di +1,9°C, il secondo valore più alto tra i mari che bagnano i Paesi dell'Unione Europea.
Il mare che si scalda modifica la posidonia, disturba le tartarughe marine, altera la chimica dell'acqua e dei fondali. La spiaggia non è solo la striscia di sabbia che vediamo: è un ecosistema complesso, e ogni sua parte dipende dalle altre.
Cinque prospettive
In questo numero abbiamo quindi chiesto a diciannove voci diverse di portarci dentro la spiaggia dal proprio punto di osservazione. Ne è uscita una mappa in cinque prospettive.
La prima è quella scientifica: come funziona davvero una spiaggia, cosa la tiene in vita, cosa la distrugge — dall'origine dei sedimenti alle tartarughe marine, dalla posidonia agli effetti già visibili del cambiamento climatico.
La seconda prospettiva è storica: la spiaggia non è sempre stata il luogo del desiderio. Per secoli il mare era temuto, e la sua trasformazione in spazio del tempo libero è una costruzione recente, che il ventennio fascista ha contribuito a modellare in modo decisivo, disciplinando corpi e paesaggi costieri come strumento di identità nazionale.
La terza è politica: chi decide cosa succede sulla spiaggia, chi ne ha diritto, chi ne paga il prezzo. Le concessioni balneari, la sicurezza, la governance delle coste — e la memoria delle comunità rivierasche che il turismo ha trasformato o cancellato, con la domanda su cosa rimane quando la stagione finisce.
La quarta è quella degli sguardi: come percepiamo la spiaggia, come la rappresentiamo, come la desideriamo e la mitizziamo, dall'illusione della cartolina alla colonna sonora estiva, dall'iconografia da copertina all'antropologia ironica della contemporaneità balneare.
Un bene comune che dobbiamo imparare a vedere
"Le nostre coste italiane sono quindi in una condizione di forte fragilità", ha detto Sebastiano Venneri di Legambiente presentando il Rapporto Spiagge 2024. "Una riflessione sul loro futuro non è più rinviabile."
Siamo d'accordo. Ma riteniamo che una riflessione sul futuro non possa prescindere da una comprensione del presente e del passato. La spiaggia che rischiamo di perdere non è uno sfondo neutro per le nostre vacanze: è un ecosistema, è un archivio storico, è uno spazio di conflitto politico, è un luogo di memoria collettiva, è uno dei pochi spazi pubblici che ancora ci appartengono tutti o almeno, che dovrebbero appartenerci.
Questo numero di Nautilus è un tentativo di restituire alla spiaggia la complessità che merita. Di guardarla con gli occhi di chi la studia, di chi la difende, di chi la racconta. E di convincere chi legge che valga la pena proteggerla — non solo per l'estate che viene, ma per tutte quelle che vogliamo che vengano.
Fonti dei dati: ISPRA 2024; CST – Assoturismo Confesercenti / Ministero del Turismo; Legambiente Rapporto Spiagge 2024; Università La Sapienza 2024; ANSA / Ministero del Mare 2026.