NavigAzioni tra locale e globale

Nautilus è una rivista mensile che non parla solo di cultura ma è cultura: nella narrazione di ciò che accade, partendo dai territori locali per spingersi e confrontarsi con altri luoghi, fisici o immateriali, si propone di raccontare le vie che la cultura intraprende attraverso le molteplici vesti con le quali si manifesta, con lo scopo di offrire una visione multidimensionale dei processi e di proporre una mappa dei problemi e delle opportunità del patrimonio e delle attività culturali.


 

Di volta in volta, si viaggerà nel tempo e nello spazio, cercando di costruire ponti metaforici tra passato, presente e futuro, tra locale e globale, tra centro e periferia, tra competenze diverse, tra punti di vista plurali per offrire, in ciascun numero, non una fotografia dell’esistente bensì un’immagine in movimento di ciò che sta accadendo, che sia foriera di nuove prospettive. 

Sommario n. 3  settembre 2021


I Fiori di Kabul

In questo caldo autunno, se il Covid lo consentirà, riapriranno in Italia finalmente le Università tornando in presenza. Intanto a Kabul i talebani hanno concesso, salvo ripensamenti, alle donne afghane di frequentare l’università con regole molto rigide: dovranno indossare l’abaja, un abito che nasconde tutto il corpo, o il niqab, il velo che copre capelli e volto lasciando liberi solo gli occhi. Saranno abolite le classi miste e le ragazze potranno avere solo insegnanti femmine.
Però nelle strade le donne cominciano a ribellarsi. Dopo venti anni in cui potevano accedere liberamente al diritto allo studio non sarà facile ridurle al silenzio.
“A Ferragosto, quando gli eventi sono precipitati – commenta Eraldo Ridi di Arci Samarcanda – mi sono messo subito a cercare tutto quello che a Piombino e in Val di Cornia abbiamo realizzato in questi ultimi venti anni. Azioni  di microcredito,” Microcredito progetti per una nuova vita” per dare autonomia economica alle donne, attivato dalla fondazione Pangea in collaborazione con l’Associazione “Porto Franco – Toscana: terra di popoli e di culture” e “Samarcanda”;  il Progetto “Migrando – oltre il velo “ nel 2000;  la mostra fotografica “Un fiore per le donne di Kabul” ; la Cittadinanza Onoraria nel settembre 2002 a Zaja Gathol, militante di Rawa, associazione rivoluzionaria delle donne afghane assegnata dall’allora sindaco Luciano Guerrieri.”
Tante iniziative importanti di cui riprendere le fila per sostenere i nuovi fiori di Kabul che rischiano di essere calpestati per sempre. (
E.P.) 


Futuro femminile

di Monica Pierulivo

Il filosofo ed economista inglese John Stuart Mill parlava di libertà nella seconda metà dell’Ottocento, intendendo con questo concetto non la libertà dell’individuo dalla politica, bensì la libertà dell’individuo che si esprime anche attraverso la partecipazione alla vita politica. Una partecipazione che includeva anche le donne secondo una visione secondo la quale la vita politica era pubblica manifestazione di opinioni per la conquista di maggioranze parlamentari. Di qui il valore della sua battaglia per l’emancipazione femminile.
Si capisce pertanto come l’equa partecipazione di donne e uomini all’attività politica sia una condizione importante per avere una democrazia e un buon governo efficaci. Oltre a rafforzare e migliorare il sistema democratico, la partecipazione di un maggior numero di donne al processo decisionale politico presenta molti effetti positivi sulla società, che possono aiutare a migliorare la vita di tutti: società più eque e governance inclusiva, tenori di vita più elevati, uno sviluppo positivo nel campo dell’istruzione, della sanità e delle infrastrutture, una diminuzione della corruzione politica. 
Il cammino però è ancora molto lungo...

Un tempo tutto per sé

Intervista a Graziella Civenti e Gianna Stefan
promotrici dell’autoinchiesta Vivere soli, a Milano, ai tempi del Covid 19


di Benedetta Celati

A Graziella e Gianna abbiamo chiesto di raccontarci come è nata questa indagine e quali riflessioni ne sono scaturite

In verità, parte tutto da lontano, da quando Graziella ha svolto la sua prima ricerca che ha dato origine al libro “Una casa tutta per sé. Indagine sulle donne che vivono da sole” (https://www.francoangeli.it/Ricerca/Scheda_Libro.aspx?ID=22615).
In quell’occasione, Gianna conosce Graziella e l’aiuta a diffondere i suoi questionari. Si ritrovano, poi, a Milano, una sera di agosto 2020, dopo il primo lockdown, e dal confronto sulle reciproche esperienze di come avevano vissuto, abitando sole, quel lungo periodo passato in casa a causa del Covid-19, traggono lo spunto per sviluppare un nuovo progetto condiviso.

 Graziella aveva già elaborato un questionario, senza però essere integrata in una ricerca istituzionale, ma solo sulla base dell’esigenza, avvertita da entrambe, di fare qualcosa riguardo a un tema così rilevante eppure così poco analizzato, anche nell’ambito degli studi condotti sul lockdown e i suoi effetti. A quel punto occorreva solo partire.
L’iniziativa prende avvio, a settembre del 2020, dalla diffusione del questionario, in versione cartacea e online, rivolto a uomini e donne, dai 40 anni in su, residenti o domiciliati nel Comune di Milano, che avevano trascorso il periodo di confinamento in casa da soli o da sole.
La ricerca è guidata dal principio della cittadinanza attiva.  A condurla sono quattro cittadini milanesi: oltre a Graziella e Gianna, ne fanno parte Alessandro Magni (operatore culturale) e Orleo Marinaro (data scientist) ...


  • L’IRPET http://www.irpet.it (Istituto Regionale per la Programmazione Economica della Toscana) di cui Lei è direttore da poche settimane ma presso il quale presta servizio e svolge ricerca da molti anni, è da sempre attento allo studio della condizione economica e lavorativa delle donne in Toscana, e più in generale all’analisi delle varie dimensioni tramite cui il cosiddetto Gender Gap si manifesta. A questo proposito, quali elementi e dati è importante comprendere, e quali riflessioni ne scaturiscono? 


 


Per motivare l’attenzione che Irpet dedica da sempre al tema delle donne, rispondo partendo anche io da una domanda. E’ utile avere un approccio di genere nell’analisi economica e sociale? La risposta è sì, perché nonostante evidenti miglioramenti rispetto al passato continuiamo ad osservare uno squilibrio del lavoro di cura, dei familiari e della casa, nella ripartizione fra i generi. Inoltre le donne scontano, in generale, minori opportunità di partecipazione al lavoro e di carriera...


L’eccezionalismo demografico italiano 

 

di Cecilia Tomassini & Francesco C. Billari 

La demografia, per il nostro Paese, è un tema inevitabilmente rilevante nel dibattito culturale, scientifico e di policy, a livello nazionale come locale. D’altra parte, è giusto che sia così. La demografia non può non essere al centro della nostra attenzione, perché le tendenze della popolazione italiana degli ultimi anni sono eccezionali, spesso estreme quando comparate a livello internazionale. 
D’altro canto, il dibattito culturale sulla popolazione non ha ancora sortito un impatto adeguato sulla formulazione di politiche. L’Unione Europea ha preceduto l’Italia nell’indicare la centralità della questione demografica con la nomina nella commissione Von der Leyen, nel 2019 di una commissaria preposta ai temi della «Democrazia e Demografia», Dubravka Šuica, con l’obiettivo di «assicurare che nessuna regione e nessun individuo siano lasciati indietro». 

 L’Italia si caratterizza per livelli demografici estremi appunto «eccezionali»...

Donne della campagna 

Da lavoratrici invisibili a imprenditrici 

 
di Alessandra Martinelli

Nei secoli scorsi l’Italia era un paese prevalentemente rurale dove le contadine costituivano la maggioranza delle donne in condizione professionale (erano ancora il 58,8% nel 1936, per scendere al 31% solo nel 1966), tuttavia erano sottostimate nei documenti pubblici, analfabete o semi-analfabete, socialmente poco considerate. Le loro occupazioni in campo agricolo si diversificavano a seconda delle caratteristiche geografiche del luogo, del tipo di economia e di contratto economico in uso; le accomunava però una bassa retribuzione, precarietà, invisibilità e una più bassa qualifica rispetto a quella maschile. Svolgevano una pluralità di mansioni, combinandole tra loro e pagando come conseguenza la mancanza di professionalità e un notevole sovraccarico di impegni: cercavano di sopperire alla loro ipotetica minorità fisica aumentando la loro produzione e prolungando i tempi di attività... 

 Lei Disse Sì 

Un film di Ingrid Lamminpää, Maria Pecchioli, Lorenza Soldani
Regia Maria Pecchioli 


"Lei Disse Sì" è il racconto di due donne che si amano. Una storia d’amore fatta di musica, di rifiuto e abbandono, di accoglienza e condivisione, di imprevisti, speranze, amici e parenti, testimoni allegri di un sogno che si avvera. Un frammento di Italia, di boschi e laghi svedesi ed una festa dove il menù di nozze è a base di diritti civili.
Nel giro di pochi anni è diventato uno dei progetti più importanti in termini di diritti civili in Italia e contribuisce tutt’oggi a sensibilizzare la comunità sui diritti lgbti. 

Il film ha vinto l’Edizione 2014 del Biografilm Festival di Bologna ed è stato selezionato in svariati festival internazionali e nazionali. Alla vigilia della discussione di legge Cirinnà che regola le unioni civili in Italia il film è stato proiettato alla camera dei deputati in proiezione speciale.

È stato distribuito nelle sale italiane da I Wonder Pictures e SKY ARTE HD e film della giornata delle donne 8 Marzo per circuito UCI nel 2015.


di Lorenza Soldani
Io e Ingrid stiamo insieme dal 2005 e nel dicembre del 2012 abbiamo deciso di sposarci. In Italia non era possibile e, considerata la doppia cittadinanza di Ingrid, abbiamo iniziato le pratiche per poterlo fare in Svezia, dove dal 1995 esistono le unioni per le persone dello stesso stesso e dal 2009 il matrimonio egualitario... 

Alta moda etica made in Calabria: il brand Cangiari 


di Francesca Passeri

La moda risponde sempre più a un crescente bisogno di sostenibilità; una moda che sia più lenta, con minore impatto sull’ambiente, maggiore rispetto per i lavoratori coinvolti nel processo produttivo, utilizzo di materiali sostenibili. 

Problematiche che oramai non sono più ignorabili ed anzi, rappresentano la grande sfida per mantenere la fedeltà e l’attenzione di un consumatore sempre più consapevole delle scelte compiute dai brand di moda. 

Ma l’idea che proprio la moda potesse perseguire valori positivi come la responsabilità sociale ed ambientale è sembrata da principio particolarmente azzardata, visto che tra i vari tipi di consumo quello di moda è sempre stato superficialmente liquidato come il più superfluo e eticamente riprovevole (Hilton 2004) (https://www.researchgate.net/publication/305712310_Cultura_materiale_e_nuovi_valori_il_caso_della_moda_etica)...

Donne, turismo ed enogastronomia

Competenza, passione e pazienza: le qualità delle donne, che le portano a sviluppare nuove professioni e ad affermarsi nel settore del turismo enogastronomico

 

 di Roberta Garibaldi

Il turismo enogastronomico italiano vede oggi l’ascesa di una componente femminile che, grazie a specifiche competenze, capacità e sensibilità, contribuisce sempre più ad arricchire un settore in forte crescita, spingendolo verso un ulteriore sviluppo e verso l’innovazione. 

Lavoratrici che portano avanti quotidianamente, con passione, dedizione e pazienza, aziende agricole familiari; donne che hanno saputo reinventarsi e reinventare il proprio lavoro, creando nuovi format turistici di successo; personalità che ricoprono posizioni di leadership e, grazie al loro lavoro, diventano fonte di ispirazione.
 Tutte contribuiscono e arricchiscono un settore in costante crescita nel nostro Paese. Il Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano 2021 (Garibaldi, 2021) mostra che il 55% dei turisti italiani ha svolto almeno un viaggio con motivazione primaria l’enogastronomia negli ultimi tre anni; nel 2016 erano “solo” il 21%, a dimostrazione di un interesse sempre più forte e trasversale. Che, nei prossimi anni, vedrà i viaggiatori sempre più desiderosi di scoprire e vivere l’enogastronomia in modo consapevole e sostenibile...

Chiare, fresche e dolci parole 


di Elena Pecchia
“Le parole sono importanti” ricordava Nanni Moretti non ancora in crisi d’età e ispirazione. 

E’ partito a metà settembre il nuovo anno scolastico, il terzo di una pandemia che sembra non finire più e, al di là delle mascherine e dei Green Pass, il carrozzone scolastico è ripartito su una strada piena di buche, peggiori di quelle romane. Perché insegnanti, studenti, presidi, genitori non si capiscono più fra loro né all’interno del proprio “insieme”. Non possiamo qui sciorinare un elenco completo delle parole e parolazze che circolano nella scuola, ma possiamo riportare qualche esempio. 

Competenza La scuola italiana si vanta di essere una scuola delle competenze, che significa non conoscere quello di cui si parla – le nozioni sono il Diavolo! – ma piuttosto conoscere il know how, saper fare e mettere in pratica… cosa? L’infinito di Leopardi o l’uomo è ciò che mangia di Feuerbach o un calcolo algebrico complesso (!?!). 

Il digitale un Totem della scuola contemporanea, tanto più con la DAD che è stata inevitabile ma di cui si sono già visti i risultati deleteri...


L'altra metà del pop

L'emancipazione femminile rappresentata nelle più belle copertine dei dischi

di Paolo Mazzucchelli

“… I nuovi media consentono di gestire la comunicazione come un flusso continuo, di interagire con il pubblico in tempo reale mostrando l’artista in ogni momento della sua vita – da quello esaltante di un concerto a quello più banale della vita domestica – mentre l’immagine stampata della copertina rappresenta un “punto fermo”, un prodotto grafico destinato a durare nel tempo e a scandire in modo indelebile i momenti della sua carriera...
La comunicazione in rete consente la creazione di sodalizi più o meno durevoli, il monitoraggio dell’umore e della sensibilità del pubblico, la correzione in corso d’opera dei contenuti e dei registri comunicativi. All’opposto, l’immagine di una copertina contiene un messaggio univoco e assoluto, rivela un aspetto saliente della personalità e dell’indole dell’artista, lo collega al mondo in maniera più vincolante”. 

Riprendo questo breve estratto dalla prefazione di Grazia Di Michele al mio lavoro “L’ALTRA META’ DEL POP – l’emancipazione femminile rappresentata nelle più belle copertine dei dischi” (Stampa Alternativa 2021), perché ritengo sia una delle chiavi di lettura del mio approcciare alla grafica applicata alle copertine dei dischi, approccio che da anni utilizzo per analizzare e divulgare questa forma d’arte. Perché di forma d’arte si tratta, oltre ad essere ovviamente un mezzo di espressione e comunicazione, prima destinato ad un pubblico più ristretto e poi ad una platea sempre più vasta...

Le donne nelle narrazioni oscure: final girl e orchidee nere 


 di Beatrice Galluzzi

Spesso, quando si pensa alle donne nelle narrazioni thriller e horror, la parola che viene in mente è vittima. Perseguitata da un serial killer, inseguita, uccisa o, nella migliore delle ipotesi, sopravvissuta, la donna protagonista difficilmente ricopre il ruolo di persecutrice o, in genere, di cattiva – cattiva in senso gratuito, e non per reagire a un torto subito. Se torniamo indietro di qualche decennio, troveremo la rivalsa del genere femminile negli horror, le final girl, ovvero le ragazze apparentemente ingenue che si dimostrano vincenti, riuscendo a sconfiggere il cattivo di turno e arrivare vive alla fine del film – pensiamo a Laurie Strode in “Halloween”, Nancy Thompson in “Nightmare”, Ellen Ripley in Alien”...

Ali di carta, eppur si vola


di Patrizia Lessi

È una donna pakistana la vincitrice più giovane del Nobel per la pace. Una blogger che nel 2010, a soli tredici anni, ha quotidianamente documentato per la BBC le vessazioni subite dai talebani a Mingora, nel distretto di Swat. Ma Malala Yousafzai è diventata celebre a livello mondiale per l’attentato subito alcuni anni dopo mentre stava tornando a casa da scuola. Colpevole di appoggiare i valori degli infedeli e una visione oscena della religione e del ruolo sociale della donna, Malala è stata colpita da uno sparo alla testa sullo scuolabus assaltato dai suoi attentatori, in mezzo a bambini e bambine che lottano ogni giorno per il diritto di studiare. Sopravvissuta e curata fuori dai confini della sua terra, Malala è oggi un’attivista che contribuisce a non spengere il riflettore sulle condizioni di minorità, ignoranza e paura in cui versano coloro che finiscono sotto il regime talebano. E non è l’unica donna, né la prima, ad aver rivendicato il diritto di movimento ed espressione che nella possibilità di apprendere trova uno dei suoi veicoli più potenti...