NavigAzioni tra locale e globale

Nautilus è una rivista mensile che non parla solo di cultura ma è cultura: nella narrazione di ciò che accade, partendo dai territori locali per spingersi e confrontarsi con altri luoghi, fisici o immateriali, si propone di raccontare le vie che la cultura intraprende attraverso le molteplici vesti con le quali si manifesta, con lo scopo di offrire una visione multidimensionale dei processi e di proporre una mappa dei problemi e delle opportunità del patrimonio e delle attività culturali.

Di volta in volta, si viaggerà nel tempo e nello spazio, cercando di costruire ponti metaforici tra passato, presente e futuro, tra locale e globale, tra centro e periferia, tra competenze diverse, tra punti di vista plurali per offrire, in ciascun numero, non una fotografia dell’esistente bensì un’immagine in movimento di ciò che sta accadendo, che sia foriera di nuove prospettive. 

Sommario 

Marzo 2024  n. 33

Editoriale

La cultura è salute


«….Vedemmo che, dal momento in cui davamo risposte alla povertà dell’internato, questi cambiava posizione totalmente, diventava non più un folle ma un uomo con il quale potevamo entrare in relazione. Avevamo già capito che un individuo malato ha, come prima necessità, non solo la cura della malattia ma molte altre cose: ha bisogno di un rapporto umano con chi lo cura, ha bisogno di risposte reali per il suo essere, ha bisogno di denaro, di una famiglia e di tutto ciò di cui anche noi medici che lo curiamo abbiamo bisogno...»
(Franco Basaglia e Franca Ongaro)
[1]

 
La cultura fa bene alla salute, sia nell’accezione di acquisizione di strumenti e consapevolezza e per generare cambiamento, sia come partecipazione ad attività culturali. Un’alleanza imprescindibile, necessaria a creare una giusta connessione con il mondo.
Nel centenario dalla nascita di Franco Basaglia, riformatore della psichiatria italiana e una delle figure che più hanno guidato il cambiamento nella storia del nostro Paese, è importante partire da questa consapevolezza, per declinare il tema del ben-essere sotto diversi punti di vista. 

La cultura è infatti un’esperienza che agisce sulla dimensione cognitiva ed emotiva, è profondamente connessa allo sviluppo umano, alla crescita delle persone e delle comunità...


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 Più un nemico da cui difendersi che uno dei grandi piaceri della vita. Il cibo oggi è oggetto di una disinformazione prodotta spesso dalla pubblicità, dal marketing e da studi e articoli allarmistici che di scientifico hanno ben poco. Non sempre le risposte da dare sono facili, ma è importante capire come fare per sfatare molti luoghi comuni.

Dario Bressanini, chimico e divulgatore scientifico, saggista e docente universitario presso l’Università dell’Insubria, nei suoi libri affronta questi temi, offrendo una serie di strumenti basati sul metodo scientifico per evitare di cadere nella trappola della disinformazione. 

 1.     Il tema della corretta informazione, soprattutto quando si parla di consumi alimentari ma non solo, è molto importante e sentito oggi, ed è stato da lei affrontato anche nel suo ultimo libro “Fa bene o fa male? “.  Oggi, infatti, vengono dette molte cose sui cibi, anche attraverso la pubblicità e il marketing, che molte volte non hanno alcun fondamento. 

C’è bisogno di applicare un metodo scientifico per capire meglio ed essere informati correttamente ma cosa vuol dire applicare il metodo scientifico nella scelta dell’informazione?

Prima di tutto vorrei premettere che in questo caso io faccio un discorso generale per coloro che non hanno particolari problemi di salute, se si ha un problema di tipo medico, è necessario rivolgersi a uno specialista, che sia un nutrizionista o altro. 

Detto questo, noi siamo bombardati ogni giorno da informazioni su quello che mangiamo, con evidenti pressioni a mangiare alcuni cibi o ad evitarne altri.  Per capire meglio e per sapersi districare in questo mare magnum del mondo informativo, una delle cose da fare è applicare il principio dello scetticismo. Durante la mia giornata anch’io sono bombardato da informazioni e anch’io non ho il tempo di verificare tutte le informazioni che vengono date. Allora se non ci sono le fonti che posso ritenere affidabili, dobbiamo fare riferimento almeno uno studio scientifico fidato, perché se non ho la possibilità di verificare chi è l’autore di una determinata teoria, quale esperimento sia stato fatto a sostegno di questa, dove è stata pubblicata e quando, per me questa informazione non esiste. È un principio che qualcuno può ritenere estremo ma qualsiasi affermazione non supportata da fonti scientifiche è falsa a priori. 


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Esperienze alimentari nell’infanzia, fra il locale e il globale

di Giusi D’Urso

Un nuovo fenomeno si sta diffondendo con rapidità fra i bambini in età scolare, preoccupando le famiglie e producendo molti sprechi nelle mense scolastiche. Si tratta del comportamento alimentare selettivo che, soprattutto dopo la recente pandemia, si manifesta in alcuni bambini dai quattro agli undici anni circa, con il progressivo rifiuto nei confronti di categorie alimentari sempre più numerose. Il fenomeno ricalca, in modo più rigido e grave, la neofobia fisiologica, cioè la paura dei nuovi assaggi che tutti i bambini sperimentano durante il divezzamento, nel passaggio da un’alimentazione totalmente lattea a una semisolida, solida e varia. Quando la neofobia fisiologica non si risolve nei primissimi anni di vita può cronicizzare e diventare un ostacolo alla copertura dei fabbisogni nutrizionali, rendere difficile il momento della condivisione del pasto, condizionare la socialità in famiglia, a scuola e in altri luoghi di aggregazione.

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Mindful eating: la scelta di mangiare consapevolmente

di Ingrid Lamminpää

Nota alle lettrici e ai lettori: mindful e mindfulness vengono tradotti in italiano con l’aggettivo consapevole e il sostantivo consapevolezza senza esplicitare il potenziale di azione che vi è contenuto: mindfulness descrive più propriamente l’atto di concentrarsi sul presente, su quel che viviamo qui e ora.

 

Avere la consapevolezza di quello che mangiamo, è diventato negli ultimi decenni un tema cruciale per preservare l’ambiente e la salute di tutti gli esseri viventi. La consapevolezza di cui parliamo da consumatori è quella che ci fa controllare se il prodotto sia biologico, se provenga da una filiera locale a km zero, o per alimenti che non sono locali, se provengano da un commercio equo e solidale. Eppure nessuna di queste azioni coglie completamente il significato del mangiare consapevolmente. Pur facendo una spesa attenta, infatti potremmo non essere così presenti quando consumiamo i nostri pasti. Per una certa parte della popolazione mondiale, poter accedere più volte al giorno ad un cibo da consumare è quasi una certezza, tanto da essere necessario un esercizio di attenzione per accorgersi di ciò che si mangia e di quello che succede al nostro corpo e alla nostra mente mentre mangiamo.

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La persona al centro del processo di cura

 di Antonella Golino


La concezione di salute costituisce un intricato concetto in costante mutamento, plasmato in relazione al contesto sociale circostante. Quest’ultimo ha il compito di riformulare e affrontare le esigenze mediche e sanitarie che si manifestano nel corso del tempo, contribuendo così a ridefinire il significato stesso di salute.

La salute dipende dalla sua definizione teorica, dagli strumenti che si adottano per osservarla e misurarla e dai modelli analitici che si impiegano per spiegarla e comprenderla. È dunque un concetto sociale, in quanto fortemente dipendente dal contesto socio ambientale in cui viene a modellarsi. Il concetto di salute evolve infatti, ad opera di coloro che sono più attivi istituzionalmente nell’ambito e cambia nel tempo, a causa degli attori sociali che, all’interno della divisione sociale del lavoro, tendono occuparsi di quelle indispensabili funzioni di sopravvivenza e riproduzione biologica e psicologica della società, ovvero i medici e gli esperti (Sarti, Terraneo, 2023).

La relazione che s’istaura tra il cittadino e il professionista della salute, o meglio, il rapporto tra medico e paziente, nel corso del tempo ha abbandonato il tono paternalistico che lo connotava, e recentemente, l’orientamento biomedico, per indirizzarsi sul paziente diventato sempre più persona.


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La vecchietta e il sistema della salute

 di Marco Giovagnoli


 In tenera età (negli anni 60 del Novecento) capitava che a volte soffrissi di una indisposizione che allora chiamavano torcicollo e che ora credo avrebbe una definizione molto più ‘scientifica’; alla bisogna, dunque, le donne di casa – madre e nonna – chiamavano una vicina ai miei occhi molto anziana (abitavamo in una città non grandissima e in un condominio ‘popolare’) la quale veniva ad applicarmi un impacco fatto con erbe a me ignote (oggi direi anche camomilla, ma forse è una sovrascrittura postuma) che aveva effetti miracolosi. Il dolore passava e il ricorso alla farmacia, o addirittura al medico ‘di famiglia’, non era in quel caso contemplato. Tornano a volte in mente quei frangenti nella mia occasionale rilettura degli scritti di Ivan Illich ed anche, devo dire, nelle riflessioni su cosa sia successo negli ultimi anni nel campo della salute pubblica, sia locale che globale, con particolare riferimento allo ‘spartiacque’ della vicenda della pandemia da SARS-CoV-2, ai destini della sanità pubblica (in Italia in particolare) e alla frattura sociale tra sostenitori e oppositori delle misure straordinarie adottate in quell’occasione. 


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One Health e diritto: sono rose e fioriranno

 di Flaminia Aperio Bella 

 

Il termine One Health (OH) è diventato “mainstream” nel dibattito pubblico, specialmente dopo la pandemia da Covid-19. Inizialmente noto solo tra epidemiologi, medici e veterinari, il termine ha fatto irruzione nel linguaggio dei politici, dei documenti di policy e anche della legge, in combinazione con la crescente consapevolezza che esiste una sola salute che lega tutti gli abitanti del nostro Pianeta e, dunque, che la salute umana non può più essere considerata (né tutelata, come si vedrà) isolatamente, senza tenere conto delle connessioni con quella animale e degli ecosistemi. 

L’idea che le minacce per la salute debbano essere affrontate valutando l’interrelazione tra la dimensione umana, animale e ambientale non è affatto nuova nelle scienze naturali. Le radici del concetto possono farsi risalire addirittura a Ippocrate, che già prospettava l’idea che tutte le creature viventi condividessero la stessa anima (Zinsstag, 2020). 

 
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Filiera etica della salute

di Marco Tagliaferri

Nella nostra realtà contemporanea le parole non sempre vengono interpretate nel loro reale significato. Troppo spesso vengono usate o, meglio abusate, per significare interpretazioni soggettive, creando una confusione comunicativa che apre la porta ad incompatibilità di dialogo.

Per evitare ciò mi permetto una scomposizione interpretativa del titolo di quanto andrò ad esplicitare. 

Innanzitutto, il termine Etica che rappresenta un “Sapere ben definito”, che non è innato, ma si acquisisce nel corso della vita, e che si interroga su cosa è più giusto fare per non crearsi un danno. 

Quindi non un sapere soggettivo costruito a proprio piacimento ma una esperienza oggettiva in grado di rispondere e discernere tra ciò che ci fa bene e ciò che ci fa male. 

È il fondamento del cibo come valore etico in quanto custode di una potenzialità intrinseca di bene e di male, e di conseguenza proattivo di salute e di malattia.

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Salute e sanità

di Massimo Catarini 

 

Queste due parole vengono spesso utilizzate come sinonimi ma non lo sono, perché nonostante siano legate l'una con l'altra esprimono due concetti ben distinti e con differenze significative. La salute è insita nel concetto di umanità, mentre la nascita della sanità come sistema organizzato e diffuso su tutto il territorio, che dà risposte alla malattia e promuove la salute dei cittadini, avviene a cavallo tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900.

 

Evoluzione del concetto di salute

Il concetto di salute risente della cultura e delle conoscenze della natura da parte dell'umanità e si evolve nei periodi storici. Nelle popolazioni antiche è predominante la concezione magica della salute, che viene considerata dono degli Dei; nel MondoGreco è l'armonia tra micro e macrocosmo (Epicuro), per Galeno, che instaura il metodo osservazionale filosofico-razionale, la salute entra in una fase di separazione con la malattia; Catone, nella Roma imperiale, identifica la malattia come prova e la salute è considerata un bene comune, in particolare quella dei soldati che va perseguita; in Occidente, nel Medioevo, prevale l'influsso religioso: la malattia viene identificata come volontà di Dio.


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La borsa del medico

di Stefano Lucarelli

 
L'acqua di San Giovanni è uno dei più antichi rimedi che si trovino nelle comunità rurali e di campagna in genere. Nella notte del Solstizio d'Estate che porta dal 23 al 24 giugno si mettono nell'acqua, fuori di casa, dentro una ciotola, preferibilmente di vetro, diversi tipi di erbe tra cui salvia, rosmarino, iperico, artemisia, trifoglio, ginestra, sambuco e fiori di campo colti al tramonto in aree non contaminate.

La ciotola così preparata, viene lasciata tutta la notte all'aperto in modo che venga bagnata dalla rugiada, quest'acqua va poi utilizzata la mattina del 24 giugno per lavarsi viso, occhi e corpo.

Era un rimedio "medico" e "leggendario" che proteggeva i raccolti e le persone allontanando calamità naturali, malattie e attirando fortuna e prosperità.

Alcuni medici di "frontiera", appunto, cominciarono e consigliarne l'uso verificando più volte l'effetto benefico narrato. 

Altri, stanno proseguendo la loro opera.

Il suo predecessore svolgeva il suo lavoro come una missione: girava e rigirava visitando tutti i suoi pazienti, da quelli in cima al paese a quelli situati nei poggi più scalcinati.

Lei usa il computer.

Lui parlava e ascoltava tutto quello che i malati avevano da dire: le lamentele, le difficoltà e solo dopo si passava ai clisteri e alle iniezioni pronte dopo la bollitura della siringa sul fuoco.

Lei ascolta i messaggi nella segreteria telefonica o sul gruppo su whatsapp che ha appositamente creato.

Lui accoglieva in ambulatorio decine e decine di persone e non se ne andava fino a che non aveva finito e nessuno aveva di che preoccuparsi...


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La sicurezza è rock!

Di Stefano Pancari 


 Benessere, ovvero stare bene. Non è forse il minimo comun denominatore dei desideri di tutte le persone? A prescindere da quali siano le modalità e gli obiettivi con cui lo perseguiamo, questo è il nostro scopo più profondo dal momento in cui ci alziamo fino alla fine della nostra giornata, lavoro compreso. Perché lavoriamo? I motivi sono tanti e ognuno di noi ha una classifica diversa, ma di sicuro lavoriamo per onorare i nostri bisogni economici primari come un affitto, mangiare, le bollette, facendoci sentire al sicuro da eventuali preoccupazioni. Lavoriamo per senso di responsabilità, per garantirci uno stile di vita dignitoso, per soddisfare i bisogni di figlie e figli, i loro studi e per supportarli nel loro percorso verso l’età adulta. Lavoriamo per toglierci qualche sfizio, sia esso una vacanza, una cena con gli amici, un’automobile, l’abbonamento allo streaming tv, piuttosto che il corso di cucina. Da ultimo, ma non per ultimo, lavoriamo per avere soddisfazioni personali, di crescita, di contributo per la società e, in ogni caso, per dare un senso alla nostra vita e per sentirci realizzati. 

 


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Il progetto BES dell’Istat per la misura del benessere equo e sostenibile

 di
Luigi Costanzo (*), Alessandra Ferrara (*)

 

 Il progetto BES (Benessere Equo e Sostenibile) è stato avviato in Italia nel 2011, su iniziativa congiunta di Istat e CNEL[1], sulla scia del dibattito internazionale sul tema going beyond the GDP, con l'obiettivo di "misurare e valutare il progresso della società italiana" mettendo in atto, nell'ambito delle statistiche ufficiali, la produzione regolare di un insieme di indicatori di benessere, da affiancare alla misura classica del Prodotto interno lordo (PIL). Il progetto muove dai risultati della Commissione sulla misurazione della performance economica e del progresso sociale (Commissione Stiglitz, 2008).[2]
Alla fine del 2011 è stata istituita una Commissione scientifica, aperta ai rappresentanti di un'ampia gamma di organizzazioni della società civile, e nel marzo 2013 è stato pubblicato un primo rapporto sul "benessere equo e sostenibile in Italia".[3]

L'idea alla base del progetto è che il PIL venga impropriamente utilizzato ben oltre il suo scopo originario, basandosi sul presupposto che il benessere di una popolazione sia una funzione lineare della sua produzione di beni e servizi. Per una serie di ragioni, dopo la Seconda Guerra Mondiale il PIL è diventato il principale parametro di riferimento per la definizione delle politiche a livello mondiale, nonostante persino l’economista[4] che per primo lo aveva proposto nel 1934, aveva messo in guardia contro il suo utilizzo come misura del benessere... 

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La ricerca del benessere: alle radici del turismo

 di Annunziata Berrino


Più si studia la storia del turismo, più emerge con chiarezza che la ricerca della salute e del benessere giocò un ruolo importante nella diffusione di molte di quelle pratiche di viaggio e di soggiorno che a metà Ottocento, con il potenziamento dei servizi, maturarono in turismo.

Conclusa l’età napoleonica, in un continente politicamente stabilizzato, nei mesi invernali il bisogno di caldo e di sole spinse tanti uomini e donne dei Paesi del Nord a effettuare lunghi soggiorni climatici nelle località del Mediterraneo. Quella pratica vide l’Italia tra le mete più desiderate e frequentate, tanto che fino ai primi del Novecento la stagione per antonomasia fu l’inverno, perché nei mesi più freddi chi poteva fuggiva dai climi rigidi del Nord e cercava il benessere del tepore mediterraneo.


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Storia delle istituzioni manicomiali e della psichiatria

di Paolo Giovannini

Come recitano i dolenti versi di una poesia di Alda Merini, echeggiante la sua lunga esperienza di internata, «il manicomio è una grande cassa di risonanza/e il delirio diventa eco/l’anonimità misura, /il manicomio è il monte Sinai, /maledetto, su cui tu ricevi/le tavole di una legge/agli uomini sconosciuta».

In effetti l’istituzione manicomiale, sin dalle sue origini, fra la fine del ‘700 e i primi decenni dell’800, viene a svolgere funzioni ambivalenti, se non contraddittorie, proponendosi da un lato come strumento terapeutico, come luogo deputato al risanamento delle menti malate o “disturbate” (anzi essa stessa terapia per eccellenza, attraverso la segregazione) e alla costruzione del sapere psichiatrica, dall’altro come dispositivo disciplinare e correttivo, nonché come “contenitore” nel quale rinchiudere (più o meno a lungo) le scorie della società, delle trasformazioni sociali ed economiche di volta in volta in atto, dove isolare gli improduttivi, gli “inutili”, dove internare coloro che non riescono oppure rifiutano di adattarsi alle morali dominanti e al mutare dei contesti storici.


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NELLA STIVA

LETTURE, NOTIZIE E SEGNALAZIONI

Simona Lo Iacono,
Virdimura
Guanda, 2024


Sicilia, 1376. Accade l’impensabile: a una donna dal nome bizzarro, Virdimura, viene concesso di fare il medico. In pieno Medioevo si supera un divieto apparentemente invalicabile, si sancisce un diritto che aprirà a tutte le porte della medicina. Lo certifica la licentia curandi del 7 novembre di quell’anno conservata all’archivio di Stato di Palermo, poche rivoluzionarie righe nella storia delle donne.

Chi è Virdimura? Come ha imparato l’arte della cura? Come ha convinto la commissione che la esaminava ad andare oltre i pregiudizi e a valutare sulla base della preparazione e dei risultati? Simona Lo Iacono, siciliana, già autrice di storie femminili di riscatto (La tigre di Noto, 2021; La storia di Anna, 2022), racconta la vita della protagonista calandoci nella Catania di quegli anni, «un groviglio di mercanti, di compagnie di venturieri, di armigeri, di maestri giustizieri», dove gli ebrei – nel ghetto della Giudecca – coesistevano con musulmani, arabi e cristiani. 
Ebrea era anche Virdimura, la identificano nel nome il verde del muschio e la forza delle mura della città. I capelli sono rossi e ribelli come la sua indole, assecondata dal padre Urìa. Uomo illuminato, è medico e unico punto di riferimento per la figlia (che non ha conosciuto la madre, morta di parto). È lui a insegnarle ogni cosa, a trasmetterle il sapere teorico e quello operativo della medicina. ..
I

Maria Rescigno,
Microbiota geniale. Curare l'intestino e guarire la mente, Vallardi 2023

Dalla scienziata italiana considerata uno dei massimi esperti di microbiota a livello internazionale, il libro che spiega come la ricerca d'avanguardia sul microbiota stia rivoluzionando la prevenzione e la cura delle alterazioni dell'umore, disturbi alimentari, malattie degenerative, disturbi neurologici.  Alla luce delle più recenti scoperte sulla relazione tra apparato intestinale e cervello, alcune delle quali fatte proprio da Maria Rescigno, sappiamo sempre più a fondo le interconnessioni di un organo sull'altro e viceversa. In questo libro la scienziata di fama mondiale autrice di pubblicazioni su riviste prestigiose come "Science e Nature" ci spiega in modo chiaro come l'asse intestino-cervello sia regolato dal microbiota: guidandoci tra le ultime scoperte e i possibili sviluppi avveniristici, l'autrice ci insegna a «modulare» il microbiota – grazie a probiotici e postbiotici specifici, metaboliti batterici, cibi fermentati, trapianto di microbiota – per preservare e ricostruire una barriera intestinale sana, così da prevenire e curare le patologie collegate ai suoi squilibri.












 

Boris Groys, Filosofia della cura, 

Timeo Palermo, 2023

Il lavoro di cura è quello che più contraddistingue il presente: dagli asili ai musei, dalle scuole agli ospedali, dalle farmacie alle biblioteche, un enorme complesso macchinico è dietro alla conservazione dei nostri corpi fisici e simbolici. Il sistema politico, amministrativo e finanziario ha costruito un’istituzione totalizzante che pretende il nostro coinvolgimento assoluto, sia in quanto partecipanti attivi del sistema di cura in atto, sia in quanto malati perpetui, pazienti schedati e inseriti sin dalla nascita in un apparato medico che già prevede per noi una terapia di cui in quell’istante si conosce solo l’esito finale.

Il tema della cura – di sé, degli altri, delle cose, dell’arte – ha una lunga tradizione filosofica, di cui questo libro ripercorre le tracce. Da Platone ad Alexander Bogdanov, attraverso Hegel, Heidegger, Bataille e fino a Groys stesso, Filosofia della cura affronta una questione centrale del presente: chi dovrebbe essere il soggetto della cura? Dovrei fare da me o fidarmi degli altri, del sistema, delle istituzioni? In questo pamphlet denso e illuminante il concetto di cura di sé diventa un principio rivoluzionario che ci costringe a fare i conti col meccanismo di controllo dominante.

Simone Sarti, Marco Terraneo, Studiare la salute.  Le prospettive per la sociologia, Carocci 2023

 

La salute è un concetto complesso, in continua evoluzione, che si determina in relazione al contesto sociale di riferimento e alle necessità medico-sanitarie che storicamente si presentano. L'obiettivo del volume è proporre definizioni, strumenti e modelli esplicativi in grado di migliorare la comprensione del fenomeno da un punto di vista sia teorico – che cos'è la salute – sia empirico – come si studia la salute. Inoltre, la descrizione e l'analisi dei processi che stanno alla base della configurazione della salute e della sanità intendono suscitare una discussione pubblica attorno a questi temi e sollecitare interventi correttivi in grado di contenere o, meglio, ridurre le persistenti e sistematiche disuguaglianze di salute che ancora oggi connotano la nostra società. Si tratta, pertanto, di un agevole testo introduttivo che, adottando una prospettiva sociologica, permette non solo agli studenti universitari ma anche a un pubblico più ampio di riflettere sulla salute e sulle sfide globali che è chiamata ad affrontare.









La sinfonia danzante del corpo


Risvegliare la vitalità
Attraverso linguaggi diversi,  Yoga , Danza, Teatro, Meditazione, Scrittura creativa, Laboratori esperienziali.
Un progetto esperienziale dedicato alle donne fino a Maggio 24.

Incontri di aprile e marzo:

24 marzo - danza
21 aprile - scrittura
26 maggio - teatro

Info: https://www.centroahimsa.it/la-sinfonia-danzata-del-corpo/
Centro Ahimsa
Via Verga, 4 - 57023 Cecina - LI
cel: 347.8732230
[email protected]
www.centroahimsa.it