NavigAzioni tra locale e globale

Nautilus è una rivista mensile che non parla solo di cultura ma è cultura: nella narrazione di ciò che accade, partendo dai territori locali per spingersi e confrontarsi con altri luoghi, fisici o immateriali, si propone di raccontare le vie che la cultura intraprende attraverso le molteplici vesti con le quali si manifesta, con lo scopo di offrire una visione multidimensionale dei processi e di proporre una mappa dei problemi e delle opportunità del patrimonio e delle attività culturali.


 

Di volta in volta, si viaggerà nel tempo e nello spazio, cercando di costruire ponti metaforici tra passato, presente e futuro, tra locale e globale, tra centro e periferia, tra competenze diverse, tra punti di vista plurali per offrire, in ciascun numero, non una fotografia dell’esistente bensì un’immagine in movimento di ciò che sta accadendo, che sia foriera di nuove prospettive. 

Sommario 

Ottobre 2022  n. 16

Editoriale 

Generazioni e RigenerAzioni

 
Nel suo romanzo “I vecchi e i giovani”, ambientato nella Sicilia dei Fasci di fine Ottocento,  Luigi Pirandello ci introduce a un contrasto di concezioni e di ideali che si risolve nello scontro tra due generazioni: quella che ha fatto l’Unità d’Italia  e che vede perduta l’eredità del Risorgimento, e quella dei più giovani, che nel gretto conservatorismo dei padri scorge solo la difesa di interessi nazionali. L’analisi del conflitto generazionale ritorna nella Russia degli anni Sessanta dell’Ottocento in “Padri e figli” di Turgenev, in un mondo diviso, pieno di contraddizioni e ambiguità.
Si tratta di una questione di grande rilievo che nella letteratura e non solo, è stata affrontata più volte e in modi diversi.
Lo scenario che abbiamo di fronte oggi si presenta in termini di forte discontinuità con il passato, anche recente. La perdita di un nucleo di valori sicuri e condivisi e la frammentazione dei modelli tradizionali di riferimento dai quali si generavano gli orientamenti e la produzione di significato dell'esistenza stessa, sono causa di incertezze e difficoltà a fare progetti a lunga scadenza per le nuove generazioni. Questo significa, per esempio, che il periodo della formazione non si concentra ed esaurisce più tutto all'inizio dell'esistenza, bensì si frammenta lungo tutto l'arco della vita, alternandosi con i periodi lavorativi....

La transizione demografica, nei Paesi europei e nelle altre economie avanzate, ha portato a un progressivo invecchiamento della popolazione, a fronte di un livello sempre più elevato di denatalità. Eppure, le generazioni future sono, oggi, le protagoniste indiscusse delle agende politiche nazionali, europee – emblematico è in tal senso il piano di ripresa “Next Generation Eu” – e internazionali.
Gli studi demografici rivestono, dunque, un’importanza sempre più cruciale per la costruzione di politiche e interventi rivolti al futuro (“a prova di futuro” secondo il linguaggio delle Istituzioni europee).
Come sottolinea la professoressa Chiara Daniela Pronzato, che insegna Demografia, Economia e Statistica nell’Università di Torino «La diminuzione demografica in sé non costituisce un problema, quello che conta è la relazione tra le generazioni

Occorre soprattutto considerare il c.d. indice di dipendenza, indicatore con il quale si misura il rapporto tra la parte giovane della popolazione, che va ancora a scuola, quella anziana, che non può più partecipare alla produzione di beni e servizi e la parte “adulta”, che deve, invece, prendersi cura delle prime due. Tale indicatore, che calcola il numero degli individui in età non attiva ogni 100 in età attiva, ci mostra evidenze alquanto preoccupanti: se, nel 2021, per l’Italia erano 57 le persone di cui, ogni 100 adulti, era necessario prendersi cura, nelle prospettive future, il numero sale a 73 (di cui solo 29 sarebbero i giovani). Essere consapevoli di un simile scenario è essenziale per realizzare interventi di policy adeguati alle esigenze della società...


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La cultura è la base da cui partire per produrre cambiamenti reali e innovativi.
In particolare, riferendosi a una società sempre più disgregata, emerge la necessità di ricostruire una cultura del legame.  In tutto questo, due istituzioni principali come la scuola e la famiglia non sembrano rappresentare più dei riferimenti, la loro importanza si è affievolita, si sono rotte delle alleanze fondamentali. Cosa ne pensa?


Mi sono occupato dei temi della famiglia sin dall’inizio della mia attività, dalla fine degli anni ‘80 nell’ambito della rivista “la famiglia” (editrice La Scuola), una rivista con taglio scientifico divulgativo a diffusione nazionale. Attraverso questa esperienza ho cominciato a percepire la
distanza che intercorre tra pensiero e realtà, anche attraverso la mia esperienza personale.
Leggevo testi e articoli bellissimi ma poi, guardando al contesto personale e sociale, mi dicevo: è fondamentale che questi pensieri si trasformino in realtà, cioè in pratiche e cultura.
In Europa il modello organizzativo ricorrente della famiglia era quello orizzontale, aggregativo.
Un modello che in alcuni paesi, come il Belgio, era diventato così forte da determinare realtà associative in grado di condizionare persino la scelta dei ministri per la famiglia. Tutto ciò grazie al fatto che, attraverso una rete vastissima di servizi organizzati dalle famiglie verso le famiglie,
questa associazione (Ligue des familles) può aggregare un numero enorme di famiglie.

Attraverso questa esperienza ho cominciato a percepire la distanza che intercorre tra pensiero e realtà, anche attraverso la mia esperienza personale.
Leggevo testi e articoli bellissimi ma poi, guardando al contesto personale e sociale, mi dicevo: è fondamentale che questi pensieri si trasformino in realtà, cioè in pratiche e cultura.
In Europa il modello organizzativo ricorrente della famiglia era quello orizzontale, aggregativo.
Un modello che in alcuni paesi, come il Belgio, era diventato così forte da determinare realtà associative in grado di condizionare persino la scelta dei ministri per la famiglia. Tutto ciò grazie al fatto che, attraverso una rete vastissima di servizi organizzati dalle famiglie verso le famiglie,
questa associazione (Ligue des familles) può aggregare un numero enorme di famiglie.
Il modello italiano invece era e sostanzialmente è ancora diverso: aggrega le famiglie dove c’è la condivisione di una problematica particolare (per esempio le famiglie di diversamente abili), o una
particolare appartenenza (religiosa o altro), altrimenti le rappresenta secondo un modello verticale o sindacale, avendo con ciò meno capacità aggregativa e dunque meno forza politica e anche
trasformativa della realtà...

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L’abitare implica la capacità di stare nei luoghi e nelle situazioni, di esplorarli, di soffermarsi su di essi con la presenza del corpo, delle idee, dei pensieri e delle emozioni. I bambini, attraverso l’esplorazione e la conoscenza degli spazi dei loro quartieri e delle loro città, riescono ad adattare lo spazio che li circonda alla misura del loro corpo e delle loro necessità, indubbiamente diverse da quelle di un adulto, vivendo in prima persona la gioia e la curiosità della creazione, della riappropriazione e condivisione del mondo, la conferma e la meraviglia di esserne parte e di prenderne cura.

Ne parliamo con Federica Cicu, coordinatrice del progetto Abitare la città, avviato nel 2021 a Milano coinvolgendo sette classi di due scuole primarie dell’Istituto “Antonio Scarpa” di via Clericetti e via Pini, zona Lambrate, e realizzato con il coinvolgimento di insegnanti, genitori e abitanti del quartiere.

 




Come è nato questo progetto e in quale contesto?

Io sono una psicomotricista in ambito terapeutico ed educativo e faccio parte dell’associazione culturale Caracol con la quale lavoro da anni promuovendo progetti con le scuole primarie e dell’infanzia nell’ambito della formazione. 

Dopo la pandemia abbiamo sentito l’esigenza di avviare una grossa riflessione sul tema degli spazi, soprattutto di quelli esterni, per cercare di reagire anche al lungo periodo di segregazione e chiusura che avevamo vissuto e ritrovare un equilibrio in questo.

Nel novembre 2020, durante la fase pandemica, abbiamo quindi organizzato un convegno in collaborazione con il Movimento di Cooperazione Educativa e con l’Università Bicocca, al quale abbiamo invitato a partecipare Francesco Tonucci, fondatore del progetto internazionale “La Città delle bambine e dei bambini”, altri docenti universitari e non solo. 

 
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La libertà di generare

I colloqui del Tonale

di Velio Abati

Generazione. Ottimo memento, in questo tempo di creazioni posticce che, se appena le graffi, mostrano la coazione angosciosa dell’identico, un eterno presente cui sembra contrapporsi solo la nostalgia del passato più luttuoso. 

La radice, dal greco ‘ghennao’, ha un unico significato su due diversi ambiti del reale: biologico (‘faccio nascere’) e antropologico (‘creo’), sia questo in senso fisico o spirituale.
In entrambi i versanti indica un movimento particolare che nella sua forma più generale le "Confessioni" di Agostino d’Ippona definiscono così: “il mondo non era, dove sarebbe stato creato, prima che fosse creato, affinché fosse”.
Ora, l’interessante in tale formulazione radicale del concetto è che palesa come l’atto di generare, la generazione appunto, sia determinazione essenziale della libertà (ognuno può vedere quanto la libertà di creare sia superiore alla libertà di scegliere tra ciò che già c’è) e, insieme, in quanto movimento, determinazione del tempo.
In altre parole, il generare, la libertà umana e il tempo storico (non quello biologico, dal momento che nessuna volontà o nolontà umana può opporsi al mutamento che conduce alla morte) sono tre determinazioni prese in una circolarità causale non unidirezionale...

 

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Il paesaggio agrario: una prassi di generazioni 

di Rossano Pazzagli

 

C’è un rapporto stretto tra il paesaggio e il succedersi delle generazioni. Generazioni di agricoltori, di pastori, di boscaioli che nel tempo per necessità hanno impresso al territorio forme che poi si sono rivelate durature, sensibili o resistenti.

“Una prassi di generazioni, lontane o vicine che siano”, scrisse Emilio Sereni aprendo la sua magistrale Storia del paesaggio agrario italiano (Laterza, 1961). Lo stesso Sereni specificava il significato di paesaggio agrario come “quella forma che l’uomo nel corso ed ai fini delle sue attività produttive agricole, coscientemente e sistematicamente imprime al paesaggio naturale”. Non pare – aggiungeva – che in una tale accezione per l’Italia si potesse parlare di paesaggio agrario anteriormente all’età della colonizzazione greca e del sinecismo etrusco...

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Chiamatemi ricercatrice e ora professoressa

 di Donatella Loprieno

 
Un paio di anni fa, uno stimato collega, nonché carissimo amico, scrisse un post su facebook ringraziandomi per un evento verificatosi forse otto prima. Ero stata invitata dal collega a tenere una relazione ad un convegno e sulla locandina era stato scritto: Donatella Loprieno, Ricercatore Unical.  Al momento della presentazione, davanti ad una aula gremita di studentesse e studenti, colleghi e colleghe, fu reiterato il Donatella Loprieno, ricercatore. Prima di iniziare la mia relazione e ringraziare per l’invito, precisai che non ero un ricercatore ma una ricercatrice. Qualcuno, forse, si risentì leggermente e altri si lanciarono in risolini imbarazzati. “Ecco la solita femminista”, immagino abbiano pensato...

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Invecchiamento e denatalità

Come affrontare le difficoltà del futuro

di Stefano Benvenuti Casini

 
L’invecchiamento in buona salute è certamente una grande conquista che fa dell’Italia uno dei paesi più longevi al mondo: la speranza di vita alla nascita ha oramai superato gli 80 anni (85 per le donne) tanto che oramai la soglia oltre la quale si diventa anziani viene spostata ai 75 anni.

Una conquista, ma anche un problema perché per quanto le condizioni di vita e di salute siano decisamente migliorate rispetto al passato, con l’avanzare dell’età affiorano le malattie -spesso croniche- che in alcuni casi compromettono la stessa autonomia dell’anziano, con disagi e costi a carico delle famiglie e della Pubblica amministrazione... 



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Raccontare paesi, raccontare un Paese

di Francesco Falaschi


Da alcuni anni si susseguono regolari appelli da parte di personaggi molto noti del cinema e della televisione affinché si pensi al cinema come materia scolastica curriculare

Ben vengano queste  prese di posizione, ma forse si rischia di non tenere  conto che dal 2018, tra le molte altre attività di cultura cinematografica nelle scuole, ne esiste una diffusa in modo capillare riguardo all’educazione all’audiovisivo, e si chiama  “Cinema per la scuola”, con sezioni dedicate ai Laboratori  sul linguaggio filmico e alle “Visioni fuori luogo”, con produzione di audiovisivi su zone  marginali o problematiche...

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Generazione Z: schermi, anomia e ribellione 

di Marco Bracci 

 

Nel 16° rapporto CENSIS sulla comunicazione (indagine condotta nel biennio 2017-2019) emergeva che la Generazione Z – nati tra la fine e l’inizio del XXI secolo - preferiva “incontrarsi dov’è l’immagine a farla da padrona” e che essere connessi (nel senso di connessione online) era il principale veicolo di socializzazione, intesa sia come processo di costruzione di relazioni sociali, sia come processo di acquisizione di norme e valori necessari a vivere nella società.  

Sempre CENSIS, questa volta più recentemente, metteva in evidenza l’utilizzo dello screen per la maggior parte degli italiani (“L’Italia multiscreen del post pandemia” ), sostenendo che 

la digital life non è un modo di vivere e di pensare circoscritto a Millennials e Generazione Z, ma è fenomeno strutturale, che coinvolge tutti gli italiani, destinato a restare e ad incrementare qualità della vita e benessere di tutti.”

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Sono un ragazzo fortunato 

di Elena Pecchia 

 

 “E il futuro ci spaventa più di ogni altra cosa/ E la fine ci spaventa più di ogni altra cosa/ il fallimento ci spaventa perché i vincitori sono gli unici che scriveranno la storia”
Poco prima del lockdown nel 2019 un duo musicale italiano, gli Psicologi, esce con un testo rap che ha avuto un gran fortuna e una felice intuizione del futuro prossimo venturo per il mondo e, in particolare, per la Generazione Z.
Il futuro li avrebbe spaventati più di ogni altra cosa con il suo carico di malattie, disastri climatici, guerre, libertà negate, minacce nucleari, in una sequenza spaventosa e inimmaginabile.
E loro? Come hanno reagito le ragazze e i ragazzi di oggi con le loro piccole paure adolescenziali di fronte alle grandi paure che incombono su tutti noi?...

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Generazioni nella diaspora 

intervista a Fred Charap

di M. Cristina Janssen

 

Oggi i rapporti tra generazioni sono spesso da ridefinire, reinventare. Pensiamo, ad esempio, al fenomeno dei figli unici: si perde il legame con fratelli e sorelle e quello con zii e cugini. L’assenza di altri bambini in famiglia modifica la relazione con gli adulti. 

Un altro fenomeno importante è quello delle migrazioni. Le persone che a causa della migrazione vivono fuori dal proprio territorio geografico e culturale sono oltre cento milioni. Cento milioni.

Le migrazioni incidono fortemente sulla qualità e sulla tipologia di legami familiari. In Italia abbiamo circa 16.000 minorenni stranieri non accompagnati. Non sempre trovano altri parenti o comunità legate al paese di origine che offrono loro accoglienza e appartenenza. Anche nelle seconde generazioni di migranti assistiamo ad un sovvertimento di modalità e valori nei rapporti familiari.

Molte comunità si sforzano di mantenere la propria cultura. Questo permette di mantenere un’identità e un legame con il proprio luogo d’origine, diversamente da altre comunità che scelgono il percorso dell’assimilazione nel paese d’accoglienza...

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Vivere l'Arno: generazioni a confronto

di Alessandra Martinelli


Nel 2018 l’Istituto di Ricerca sul Territorio e l’Ambiente-Leonardo, di cui faccio parte, si occupò di un progetto, su incarico della Provincia di Pisa, dal titolo “partecipARNO”. Si trattava di uno studio pilota promosso dalla Regione al fine di avviare un processo territoriale partecipato, volto a elaborare un Contratto di Fiume dell’Arno per la Provincia di Pisa. Il progetto ha comportato la realizzazione di interviste a persone a vario titolo interessate alla questione, tra le quali anche molti anziani interpellati al fine di recuperare, fra l’altro, la memoria della vita delle comunità legate al fiume. Sono stati inoltre diffusi questionari, svolte indagini di vario tipo, organizzati incontri e studi per ricostruire la storia dell’Arno. L’interesse delle comunità e la partecipazione sono stati alti, a dimostrazione di quanto questo tema sia sentito...


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Giovani inquieti

Le nuove generazioni alla prova del tempo

di Piero Ceccarini

 

 Durante un suo concerto, Fabrizio de André pronunciò una frase su cui vale la pena riflettere: "C'erano morali nel Medioevo o nel Rinascimento che oggi non sono più assolutamente riconosciute. Vedo che c'è un gran tormento sulla perdita dei valori: bisogna aspettare di storicizzarli".

Il cantautore genovese si riferiva a tutti coloro che, appartenenti alla vecchia generazione, non vedevano futuro né alcuna positività nei giovani, ponendo tra loro e se stessi una barriera invisibile ma concreta.
Oggi la nostra gioventù inquieta si muove verso uno stato di totale disperazione, generato dalla noia, quella del possesso, del consumo...


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Al PAN di Napoli The Passenger di Andrew Kent

Fino al 29 gennaio la splendida mostra sul Bowie del 1976

di Donato Zoppo

 

Station To Station incessante, inesorabile, magnetica.
La versione dal vivo, quella del Live Nassau Coliseum, 26 marzo 1976, una delle date chiave dell’Isolar Tour.
Si entra in mostra accolti da un brano solenne e incisivo, uno dei pezzi chiave di uno dei tour più interessanti della lunga storia di David Bowie, che è al centro di David Bowie the Passenger by Andrew Kent, la mostra prodotta da Navigare Srl e Show Bees Srl, a cura di Vittoria Mainoldi e Maurizio Guidoni per ONO
ARTE, in corso al PAN di Napoli fino al 29 gennaio 2023, dopo l’esposizione agli Arcimboldi a Milano.
Contrariamente alle iniziative che individuano e analizzano momenti o fasi più eclatanti, pensiamo all’era Ziggy o al fondamentale periodo berlinese, the Passenger è incentrato sui quattro mesi di Isolar Tour, una vicenda cruciale per
la storia di Bowie.


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