Nautilus

NavigAzioni tra locale e globale

Dal 2021 · Rivista di cultura e territorio

Nautilus è una rivista mensile che non parla solo di cultura ma è cultura: nella narrazione di ciò che accade, partendo dai territori locali per spingersi e confrontarsi con altri luoghi, fisici o immateriali, si propone di raccontare le vie che la cultura intraprende attraverso le molteplici vesti con le quali si manifesta, con lo scopo di offrire una visione multidimensionale dei processi e di proporre una mappa dei problemi e delle opportunità del patrimonio e delle attività culturali.

Di volta in volta, si viaggerà nel tempo e nello spazio, cercando di costruire ponti metaforici tra passato, presente e futuro, tra locale e globale, tra centro e periferia, tra competenze diverse, tra punti di vista plurali per offrire, in ciascun numero, non una fotografia dell’esistente bensì un’immagine in movimento di ciò che sta accadendo, che sia foriera di nuove prospettive. 

Giugno  2026  n. 59

Spiagge

Sommario 

Editoriale

Quanto vale una spiaggia

La fragilità, la bellezza e il futuro delle nostre coste

di Monica Pierulivo

Ci sono luoghi che crediamo di conoscere perché li frequentiamo da sempre. La spiaggia è uno di questi. La visitiamo d'estate, la desideriamo d'inverno, la ricordiamo con quella nitidezza selettiva che appartiene solo ai luoghi felici. Eppure, proprio perché ci sembra familiare, tendiamo a darla per scontata — a non vederla davvero, a non chiederci quanto sia preziosa, quanto sia fragile, quanto possa durare.

Questo numero di Nautilus nasce da una scommessa: che valga la pena fermarsi a guardare la spiaggia — non da un ombrellone, ma da dentro. Guardarla come la guarda il geologo, il biologo, lo storico, il giurista, l'antropologo, il narratore. Scoprire che dietro ai granelli di sabbia c'è una storia lunga come il Mediterraneo, e davanti ci sono domande che non possiamo più permetterci di rimandare.

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L'intervista

Ripartire dal mare e dalle spiagge

Intervista a Rossella Muroni sulla sfida di una nuova politica per le coste 

a cura di Benedetta Celati


Rossella Muroni, già presidente nazionale di Legambiente e vicepresidente della Commissione ambiente della Camera, attualmente presidente dell’associazione Nuove Ri-Generazioni, ha incrociato il tema del mare e delle coste da più prospettive: l’esperienza in Legambiente, il lavoro parlamentare sulla SalvaMare – legge 17 maggio 2022, n. 60, recante “Disposizioni per il recupero dei rifiuti in mare e nelle acque interne e per la promozione dell’economia circolare”, che assorbe e rilancia una sua proposta sul fishing for litter – e oggi l’impegno su sostenibilità, comunità e rigenerazione. 

Questo numero di Nautilus è dedicato alle spiagge intese come ecosistemi fragili e, insieme, come luoghi dell’economia turistica. Per questo ci sembrava importante sentire la tua voce.

Da giurista, credo sia importante partire proprio dalla SalvaMare: ha una genesi articolata, ma anche un cuore pulsante – il fishing for litter – già contenuto in una tua proposta, poi abbinata al disegno di legge presentato dall’allora ministro Sergio Costa.

La mia prima domanda è quindi un bilancio: a quattro anni dall’approvazione della legge, cosa ha funzionato, cosa resta scoperto e cosa manca ancora per proteggere davvero le coste?

La SalvaMare è stata, dal mio punto di vista, un traguardo fondamentale. È una legge di provenienza ministeriale, ma ispirata nel suo cuore a una mia proposta che in realtà nasce da Legambiente: da parlamentare ho portato alla Camera vent’anni di lavoro mio e delle associazioni ambientaliste. Il merito principale è aver riconosciuto un’importanza strategica alla risorsa mare. Sembra una banalità, soprattutto per un Paese con 8.000 chilometri di coste, ma la verità è che il mare resta il grande assente. Paradossalmente, nonostante quest’ultimo governo gli abbia dedicato un ministero – accorpato a quello della Protezione civile (Ministero per la Protezione Civile e le Politiche del mare), con un criterio che non ho ben compreso – il mare continua a essere misconosciuto. Da questo punto di vista la legge ha avuto un impatto culturale e strategico importante.


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ECOLOGIA

Come nasce e come funziona una spiaggia: geomorfologia, ecosistema, fauna marina, invertebrati, clima

Come nasce una spiaggia

di Enzo Pranzini

In pochi si chiedono da dove sia venuta tutta quella sabbia che forma la spiaggia su cui sono stesi a prendere il sole, e molti, per fortuna, si sono dimenticati quanto gli è stato insegnato a scuola, ossia che è stata prodotta dall’erosione dei promontori da parte delle onde. Se questo processo avesse davvero la rapidità necessaria a formare le spiagge e a mantenerle in vita, molte torri costiere costruite secoli fa sui promontori, per avvistare navi nemiche e contrabbandieri, sarebbero già crollate in mare! 

In realtà solo una piccola parte della sabbia deriva direttamente dall’erosione delle falesie, e solo in tratti di costa formati da rocce particolarmente tenere. La maggior parte della sabbia nasce invece molto lontano dal mare, sulle montagne e sulle colline. È lì che pioggia, gelo e variazioni di temperatura disgregano lentamente le rocce, e i granelli così formatisi vengono portati a valle dal ruscellamento superficiale; qui vengono presi in carico da fiumi e torrenti che li trasportano fino alla foce, dove, per una riduzione della velocità della corrente, vengono depositati. Solo le particelle più fini, limi e argille, restano in sospensione nell’acqua e vengono disperse al largo, spesso con pennacchi giallastri visibili dall’aereo o sulle immagini rilevate dai satelliti, per depositarsi poi molto lentamente sui fondali lontani dalla costa. 


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Via la Posidonia? Così perdiamo una difesa naturale

Posidonia oceanica, il tesoro nascosto del Mediterraneo

di Luisa Nicoletti

 

Dopo una mareggiata, molte spiagge del Mediterraneo si ricoprono di grandi accumuli di foglie brune. Per molti bagnanti rappresentano soltanto sporco da rimuovere: un ostacolo all'immagine ideale della spiaggia perfetta, fatta di sabbia dorata e battigia immacolata. Eppure, quelle distese vegetali raccontano una storia antichissima e custodiscono uno dei più importanti alleati delle nostre coste.

Quelle che comunemente vengono scambiate per alghe sono in realtà le foglie di Posidonia oceanica, una pianta marina esclusiva del Mediterraneo. Non si tratta di un'alga, ma di una vera pianta superiore, una fanerogama, dotata di radici, rizomi, foglie, fiori, frutti e semi. Una distinzione apparentemente tecnica che rivela una straordinaria vicenda evolutiva.


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Le tartarughe marine del Mediterraneo 

Nidificazione e schiusa della Caretta caretta

di Giacomo Di Fraia


Delle sette specie di tartarughe marine esistenti sulla Terra in questo momento, tre frequentano attivamente il Mediterraneo e sono la Dermochelys coriacea, la Chelonia mydas e la Caretta caretta. Chelonia mydas e Caretta carettaappartengono alla stessa famiglia, che è quella delle Chelonidi, mentre Dermochelidi è la famiglia di appartenenza della Dermochelys coriacea.

 

Quest’ultima è facilmente riconoscibile rispetto alle altre in quanto, oltre alla diversa colorazione (bluastra con macchie bianche), è anche estremamente grande. Dermochelys coriacea può infatti raggiungere fino a 3 metri di lunghezza e arrivare a pesare oltre i 500 kg. Sono solitamente considerate delle campionesse di immersioni poiché possono raggiungere anche 1000 m di profondità. A questi livelli la pressione sarebbe tale da schiacciarle se non fosse per la struttura del loro carapace. Infatti, la più grande differenza che esiste tra la Dermochelys coriacea e le Chelonidi è data proprio dal carapace: nelle Chelonidi si tratta di un carapace osseo, mentre nelle Dermochelidi è un carapace dermico, come dice la parola. Più nello specifico la Dermochelys presenta 5/6 creste ossee che decorrono in senso antero-posteriore e 5 carene, ovvero porzioni di derma inspessito che permettono alla tartaruga in questione di raggiungere profondità così elevate. 


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Influenza del clima e delle attività umane nell’evoluzione delle nostre spiagge

di Carlo Bisci

Le spiagge, essendo progressivamente erose dal moto ondoso che erode e assottiglia i detriti per poi trasportarli al largo, devono la loro fondamentale esistenza al continuo rifornimento di materiale sabbioso o ghiaioso, eroso dai versanti vallivi e portato dai corsi d’acqua fino alle foci, dalle quali lo stesso moto ondoso provvede a ridistribuirlo lungo le coste limitrofe.

La disponibilità di sedimenti che vanno a sostituire quelli trasportati al largo dai marosi dipende quindi soprattutto dall’erodibilità dei terreni presenti nei bacini idrografici, che è massima quando questi non sono protetti dalla vegetazione.

In assenza di interventi antropici, pertanto, sono le condizioni climatiche a determinare la dinamica delle coste basse, dato che quando, come ora in Italia, il clima è favorevole si ha una buona protezione vegetale dei versanti (biostasia) a cui corrisponde arretramento della linea di riva. Quando invece si hanno condizioni di eccessivo freddo e/o aridità (resistasia) i suoli esposti e rapidamente erosi producono notevoli quantità di detriti che consentono l’avanzamento delle spiagge.

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Il talitro:

semi-sconosciuto abitante degli ecosistemi sabbiosi costieri

di Alberto Ugolini

 

Molti anni fa, all’inizio degli anni ’50, un professore di zoologia dell’Università di Pisa, mentre passeggiava lungo la battigia della spiaggia sabbiosa del Gombo (oggi Tenuta del Parco di San Rossore), notò molti piccoli crostacei che, disturbati dai suoi passi, si allontanavano velocemente, saltellando, in direzione opposta a quella del mare per poi fare ritorno alla fascia di sabbia umida dopo poche decine di secondi.

Ma chi sono questi crostacei (i talitri)? Probabilmente la maggior parte dei lettori li conosce: sono le “pulci della sabbia”. Non sono vere pulci, non fanno niente a nessuno, sono assolutamente innocui. Sono più parenti di gamberetti e granchi che non di insetti e sono molto diffusi. Varie specie appartenenti a diversi generi, sono presenti sui litorali sabbiosi marini di latitudini temperate settentrionali e meridionali e tropicali. E sono bravi! Sono bravi perché riescono a sopravvivere in un ambiente, quello litorale, sottoposto a numerosi fattori di stress di origine biotica (come la predazione) e abiotica, prevedibili e periodici e imprevedibili, aperiodici (e.g. variazioni di temperatura, salinità, illuminazione, irraggiamento, moto ondoso). Fra gli adattamenti che ne consentono la vita in ambiente litorale ve ne sono di tipo anatomico, fisiologico e, non ultimi, di tipo comportamentale. 


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Enzo Pranzini, Granelli di sabbia

Una guida per camminare sul bordo del mare, Pisa, Pacini editore 2021

Recensione a cura di Guido Morandini

Ci sono libri che si apprezzano di più dopo averli letti e altri che si rimpiange di non aver avuto con sé prima di partire. Granelli di sabbia di Enzo Pranzini appartiene decisamente alla seconda categoria. Durante il mio viaggio in barca a vela lungo le coste del Mediterraneo occidentale mi sono trovato più volte a pensare che molte delle cose che osservavo ogni giorno – spiagge, lagune, foci, dune, canali di marea – mi sarebbero apparse più chiare se avessi letto prima queste pagine.

 

Per la maggior parte di noi – velisti, bagnanti o semplici vacanzieri – la sabbia è soprattutto il luogo dove stendere l'asciugamano e prendere il sole. Eppure, come ci racconta Enzo Pranzini in questo volume affascinante e sorprendente, ogni granello di sabbia ha una storia lunghissima alle spalle: arriva da lontano, ha viaggiato per secoli trasportato da fiumi, correnti e mareggiate, e continua ancora oggi il suo incessante cammino.

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STORIA

LA SPIAGGIA COME COSTRUZIONE CULTURALE
Storia del turismo, Fascismo Industria balneare

Dalla riva temuta alla spiaggia desiderata:

breve storia del turismo balneare

di Annunziata Berrino


Per quanto si dica che oggi il turismo abbia mille immaginari, di fatto la spiaggia paradisiaca, sabbiosa, deserta, con la palma e con l’acqua cristallina domina indiscussa tanti sogni di vacanza.

È ormai ben noto che l’idea della spiaggia associata alla vacanza, al riposo e al piacere del corpo e al sole, è in realtà una costruzione culturale relativamente recente. Per secoli, la linea di costa non fu pensata come uno spazio di svago, ma come un margine instabile: luogo di lavoro, di approdo, di fatica, di naufragi e di pericoli. Pescatori, marinai, mercanti e comunità costiere vivevano la spiaggia come soglia produttiva, non come paesaggio da contemplare. Il mare, nelle culture antiche e premoderne, poteva essere una via di comunicazione e fonte di ricchezza, ma anche elemento minaccioso, imprevedibile, spesso caricato di significati religiosi e simbolici.


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Le spiagge del Ventennio:

osservazioni sul litorale toscano

di Mirella Scardozzi

Basta accostare due foto, una precedente e l’altra successiva alla Grande Guerra, per rendersi conto del cambiamento repentino del modo di vivere la spiaggia: da una parte rari gruppi a passeggio, dall’altra corpi stesi al sole. Il confronto potrebbe continuare con quadri o testimonianze letterarie, ma il punto è che dal primo dopoguerra la spiaggia assunse un’inedita centralità nel turismo balneare italiano

Tra le due guerre cambiò il significato corrente del termine “bagni”, senza più confusione tra quelli marini e quelli termali, perché, come gli storici hanno poi ricostruito, la statistica attestava il superamento delle presenze nelle località di mare rispetto a quelle nei centri termali.

Un’emergenza ancora più significativa fu la diffusione delle colonie. La filantropia ottocentesca degli ospizi marini impallidisce rispetto alle nuove realtà, strumenti della costruzione dell’Italiano Nuovo del fascismo. Le colonie comparvero in tutta Italia, ma specialmente sulla costa romagnola e su quella toscana. In Toscana appunto, in località Calambrone al confine tra il comune di Pisa e quello di Livorno, tra il 1920 e il 1940 ne furono realizzate ben sette, contigue, tutte di grandi dimensioni e costruite direttamente sulla spiaggia. 


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Fascismo e industria turistico-balneare

di Paolo Giovannini

Già dagli ultimi decenni del XIX secolo le vacanze al mare avevano iniziato a rappresentare una consolidata abitudine della borghesia italiana, con scopi ludici e di benessere fisico. Sullo sviluppo di tale settore, negli anni immediatamente successivi alla marcia su Roma, investe il capo indiscusso del fascismo pesarese Raffaello Riccardi, deciso a utilizzare il controllo del potere locale come base per la sua ascesa politica a livello nazionale, oltre che come strumento per lasciarsi alle spalle una condizione economica finora oltremodo precaria.

Nell’ottobre del 1924 nasce a Pesaro la Società anonima industria bagni e alberghi (Saiba), con un capitale sociale effettivamente versato di un milione, aumentabile fino a due, sottoscritto in larghissima parte da un numero ristretto di persone, «che furono le iniziatrici e l’anima dell’impresa e che ne ebbero nelle mani l’indirizzo e l’amministrazione».

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SOCIETÀ  

Politica - diritti - comunità

Memoria e comunità, economia, sicurezza.

La spiaggia e le spiagge

Breve e incompleta riflessione a partire dall’isola d’Elba

di Franco Cambi

Nella mia più remota infanzia, all'Elba, c'erano la spiaggia e le spiagge. La prima si identificava con la spiaggia cittadina de Le Ghiaie, dove la borghesia locale affittava la cabina per potersi spogliare e l'immancabile ombrellone con le due canoniche sdraio in legno e stoffa. La spiaggia con gli anni ‘60 diventò anche uno dei luoghi che più contribuirono alla diffusione della cultura musicale. Non so quando venne inventato il jukebox né quando si diffuse in Italia ma sono certo che sia esistita una relazione diretta tra questo supporto elettrico e sonoro e la spiaggia come spazio sociale. Ho assistito, ancora bambino, al passaggio dal rock'n'roll di importazione ai due sconvolgenti “Je t’aime, moi non plus” e “A Whiter Shade of Pale” e da Gianni Morandi a Lucio Battisti. Nella spiaggia si percepivano i passaggi vertiginosi dei paesaggi sociali.

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La misura del mare

Spiagge, concorrenza e comunità

di Viviana Di Capua


Il mare, in Italia, è molto più di una linea d’acqua. È paesaggio, lavoro, memoria, economia quotidiana; è il luogo in cui il bene pubblico diventa esperienza concreta, accessibile, condivisa. Per questo la disciplina delle concessioni balneari tocca una materia sensibile: stabilire come si affida un tratto di costa significa decidere in che modo una comunità custodisce, organizza e rende fruibile una parte del proprio patrimonio collettivo. Quando il diritto europeo interviene su questo equilibrio, la questione esce dal perimetro della tecnica amministrativa e investe il rapporto tra concorrenza, territorio e responsabilità pubblica. Al centro vi è una domanda semplice solo in apparenza: a chi appartiene il litorale, e secondo quali regole può essere affidato a chi lo usa per svolgere un’attività economica?

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Le spiagge italiane e i loro pericoli

di Dario Giorgio Pezzini 


Si può leggere una spiaggia in molti modi. Le forme assunte da questo ambiente così particolare possono essere valutate diversamente dal geologo che è interessato alla sabbia o da chi che, come me, non è tanto la sabbia che lo interessa quanto la gente che ci cammina sopra.  Da sempre – sono nato in uno stabilimento balneare a Viareggio (1952) – mi occupo di sicurezza delle spiagge. Ultimo di 6 figli, ho fatto il bagnino, il capo spiaggia, il gestore e il direttore di stabilimenti balneari. Presidente di una cooperativa di bagnini, ho gestito il servizio di salvataggio su una ventina di spiagge e, alla direzione della Società Nazionale di Salvamento (Genova) - un’associazione che forma i futuri bagnini di salvataggio – ho preparato i piani collettivi di salvamento per molti comuni del sud.  Potrei dire, come potrebbe dire il mio amico Enzo Pranzini, che contribuisce anche lui con un articolo a questo numero di NautilusRivista, che conosco gran parte dei litorali italiani, anche se in una prospettiva molto diversa dalla sua. In una vita in parte parallela, ho insegnato scienza della politica a Pisa e oggi, in pensione, mi occupo soprattutto di epidemiologia degli annegamenti


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SGUARDI 

Percezione visiva, Iconografia e musica, Cultura Pop e musica, letteratura 


L’illusione della cartolina: 

la percezione turistica del materiale organico spiaggiato e la sua importanza ecologica

di Maria Carla De Francesco


L’immaginario collettivo contemporaneo ha cristallizzato l’idea di spiaggia da ‘influencer’: una distesa infinita di sabbia dorata o bianchissima, lambita da acque cristalline e rigorosamente priva di imperfezioni. Questa visione, portata avanti dall'industria turistica e amplificata dai media e dai social network, ha trasformato la costa da ecosistema dinamico a prodotto di consumo. Di conseguenza, quando il bagnante medio si imbatte in cumuli di alghe o altro materiale organico degradato come il legname depositato dalle mareggiate, la reazione immediata non è di meraviglia di fronte a un processo naturale, ma di fastidio e di conflitto verso una sorta di mancata gestione del territorio. Quel materiale viene classificato come "rifiuto", perciò da rimuovere per ripristinare il decoro e l'igiene della battigia. Questa distorsione percettiva evidenzia un importante analfabetismo ecologico, in cui l’estetica artificiale prevale sulla funzionalità biologica.

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Cerco l’estate tutto l’anno

di Marco Giovagnoli

Paolo Conte (con Pallavicini) aveva probabilmente in mente uno dei desiderata più in voga al tempo del boom economico postbellico, ossia la conquista della vacanza estiva al sole ristoratore dopo la guerra, le nebbie invernali perenni, i giorni in fabbrica o in ufficio, l’angustia della routine quotidiana, la pervasività dei persuasori occulti della nuova società dei consumi. Comunque sia, “lei è partita per le spiagge”, dov’è naturale andare nella Italia vacanziera degli anni Sessanta del secolo scorso. In vacanza in montagna, a quell’epoca, ci andavano sostanzialmente gli Agnelli e consorteria, perché di norma dalle montagne chi ci viveva scappava via, erano luoghi di stenti e non di piste da sci o escursioni; men che mai si faceva agriturismo, stessa cosa della montagna, via dalle cascine dove umani e animali ancora vivevano assieme. La spiaggia, il mare, avevano l’aura del jet set, erano ancora i luoghi del buen ritiro estivo per chi di case ne aveva più di una, o di chi vi arrivava ben scortati da servitù e tutto l’occorrente.

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Ciò che spiaggia non è

di Patrizia Lessi

Una spiaggia ai limiti di una città che potrebbe rappresentarne mille, sullo sfondo un incendio che non si spenge mai e tre persone in cui potremmo identificarci in molti: la Donna, il Viaggiatore, l’Uomo che cammina. Non ci sono altri elementi di rilievo nel romanzo breve L’amore[1] della scrittrice e regista francese Marguerite Duras. Sulla riva del mare tutto è rarefatto, in bilico fra sogno e realtà. Man mano che andiamo avanti nella lettura per conoscere chi sono i tre personaggi, cosa sono stati gli uni per l’altra e cosa ci fanno lì, il linguaggio si fa sempre più frammentato, volatile, sfuggente. La spiaggia è il punto di non ritorno della storia. Ci sono una città immaginaria e immaginata come un ricordo che si addentra nella terra, il mare immenso che promette il futuro senza farci sapere se intende realizzarlo oppure no e la spiaggia senza tempo e senza nome a stagliarsi in mezzo. Così i tre personaggi progressivamente ammutoliscono sospesi fra l’impossibilità di tornare indietro e quella di andare avanti rimanendo in un limbo in cui il paesaggio è sempre uguale a sé stesso, un luogo dove le parole non incidono segni, ma si perdono e amalgamano eternamente nella sabbia.

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Spiagge da copertina

di Paolo Mazzucchelli

Quale modo migliore per cominciare una carrellata sul tema odierno applicato alle copertine dei dischi se non partendo da un gruppo che la spiaggia ha deciso di metterla nel proprio nome? Anche se col passare degli anni le copertine dei loro album si sono via via intrise di altre suggestioni, quelle del primo (1962) e del terzo (1963) album dei Beach Boys ben rappresentano quell’immaginario di una California tutta sole, mare, surf, belle ragazze, sorrisi a trentadue denti e, ovviamente, spiagge.

Un immaginario che nel frattempo celebrava la spiaggia non solo come luogo di relax e sport ma anche come polo di aggregazione e divertimento per una generazione che non vedeva l’ora di lasciarsi alle spalle il triste ricordo del secondo conflitto mondiale tanto quanto le tensioni della guerra fredda. Sono anni, i primi sessanta, in cui il Beach Party occupa titoli e artworks di diversi album, da quelli dell’attrice e teen idol Annette Joanne Funiciello (in arte Annette).


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Romance on the beach

di Allan T. Williams
(tradotto e adattato da
Enzo Pranzini)


 Il Romanticismo: cosa evoca questa parola? Tutto sembra racchiuso ne Il bacio di Auguste Rodin, ispirato agli incontri amorosi tra Paolo Malatesta e Francesca da Rimini narrati da Dante nella Divina Commedia. Gli amanti vengono trafitti dal marito geloso di Francesca, Gianciotto, e condannati a vagare eternamente nell’Inferno. Anche Gustav Klimt, con il dipinto omonimo Liebespaar, raffigura gli stessi amanti: il mantello dorato che avvolge la coppia trasmette amore, desiderio e intimità. Il quadro, simbolo dello Jugendstil europeo, aveva inizialmente proprio il titolo Francesca da Rimini. Numerosi libri e film hanno ripreso questo tema, tra cui The Kiss di Kathryn Harrison.

Oppure il Romanticismo può essere riassunto nel poema di Shelley del 1819, Filosofia dell’amore (Hutchinson, 1909), che celebra il legame tra gli amanti:

E la luce del sole stringe la terra
E i raggi della luna baciano il mare:
Quanto vale tutto questo dolce lavoro,
Se tu non mi baci?

Molti credono di sapere cosa sia il romanticismo, ma definirlo è difficile: amore, passione, desiderio, erotismo, avventura. È un termine che richiama un mondo poetico e idealizzato, fatto di intensa attrazione e sensualità.


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NARRATIVA

L’ultima spiaggia

di Stefano Lucarelli


La spiaggia ci riconduce inevitabilmente al mare, all’estate, allo scherzo sberleffo, ai diversi spostamenti o viaggi per raggiungere località, aspettate tutto l’anno, dove respirare e stendersi in mezzo alla meraviglia. 

D’inverno è più solitaria, ferma, apparentemente immobile, in attesa di accogliere la risacca più violenta dell’acqua più grigia, ora, ma ugualmente attraente, filosofica ai pensieri, anche.

La spiaggia è l’ultimo lembo di terra prima di staccare il passo verso l’ignoto.

La spiaggia è l’ultimo bacio prima del rientro a casa.

La spiaggia, spesso, è l’ultima…

 

Il cerchio intorno al fuoco scalda cuori e miagola versi in rima intorno alla chitarra in accompagnamento. 

È tardi e il sole ha smesso di bruciare il giorno e la pelle.

Si vuole tirare fino al mattino in attesa dell’alba che sorgerà direttamente da dentro il mare, uno spettacolo irrinunciabile, anche se, da questa parte dello stivale si saluta il tramonto, semmai.


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NELLA STIVA

LETTURE, NOTIZIE E SEGNALAZIONI

Perché facciamo la differenza?

 

Alex Giuzio, Turismo insostenibile. Per una nuova ecologia degli spazi del tempo libero, Altreconomia, 2024 

A partire da un'analisi storica del turismo, Giuzio traccia l'evoluzione delle pratiche e delle abitudini dei viaggiatori, mostrando come l'overtourism sia sinonimo di coste antropizzate, città sovraffollate e borghi mercificati, e proponendo strategie concrete — dalla rinaturalizzazione delle spiagge ai limiti alla mobilità inquinante. Il volume più diretto sul tema dell'iperturismo balneare. 




Legambiente, Rapporto spiagge 2024, luglio 2024  

Secondo il rapporto, la superficie complessiva delle spiagge italiane misura appena 120 km², meno del territorio del solo municipio di Ostia, con spiagge che hanno una profondità media di circa 35 metri e occupano il 41% delle coste. Non è un libro in senso stretto ma è il documento di riferimento più aggiornato e citabile su erosione, eventi estremi e governance costiera — già usato come fonte nell'editoriale.


Olimpia Vaccari, Stefano Casini. Benvenuti, Mirella Scardozzi, Storia illustrata della costa toscana, Pisa Pacini editore,2019

Nell'iconografia più diffusa a disegnare il paesaggio toscano sono le colline, non la costa. I frequenti richiami storici al Rinascimento spesso non contemplano questa parte importante della regione. Lo stesso decollo dell'economia, avvenuto nella seconda metà del secolo scorso, viene attribuito al modello distrettuale, che ha avuto come protagonisti i sistemi di piccola impresa localizzati in larga misura nelle aree centrali della Toscana. Questa assenza produce una percezione incompleta del nostro territorio e non restituisce pienamente il senso dell'identità toscana. La costa è invece un pezzo fondamentale dell'identità della regione. La sua storia, legata in larga misura al mare, è parte integrante del paesaggio, della società e dell'economia della Toscana.  

 


Annunziata Berrino, Storia del turismo in Italia, Il Mulino 2011

Che cosa porta la società occidentale fra Otto e Novecento a elaborare la categoria culturale del turismo? Che cosa legittima quella condizione leggera, quasi beata, propria dei turisti, nella quale è consentito allontanarsi dal quotidiano e, talora, persino spogliarsi della propria identità? Questo libro racconta la storia del turismo in Italia attraverso la descrizione dell'immaginario e delle pratiche di viaggio e di soggiorno, e ricostruisce la contemporanea evoluzione del sistema dei servizi, delle istituzioni e delle politiche turistiche dall'inizio dell'Ottocento a oggi. Nelle infinite località turistiche italiane - città d'arte o termali, in montagna, al mare o ai laghi - processi culturali, mode, organizzazioni e consumi si trasformano a ritmo incalzante, fino all'impetuosa diffusione del turismo di massa, che rende oggi questo settore una delle realtà economiche cruciali del nostro paese.

Collaborano con noi:

Velio Abati
David Abulafia
Diego Accardo
Ilaria Agostini
Debora Angeli
Leonardo Animali
Flaminia Aperio Bella
Gennaro Avallone
Pupi Avati
Antonella Balante
Fabio Baldassarri
Simone Baleani
Tina Balì
Katia Ballacchino
Alberto Barausse
Giuseppe Barbera
Massimo Bastiani
Alessandra Bazzurro
Patrizia Becherini
Federico Beconi
Gianluca Becuzzi
Matteo Bellegoni
Marinangela Bellomo
Stefano Benvenuti Casini
Maddalena Bergamin
Cristina Berlini
Annunziata Berrino
Jacopo Bertocchi
Giuliana Biagioli
Raffaella Biagioli
Anna Bigi
Francesco C. Billari
Carlo Bisci
Riccardo Bocci
Antonio Bonatesta
Gabriella Bonini
Lorenza Boninu
Ermanno Bonomi
Barbara Borgi
Arianna Brazzale
Sonia Bregoli
Dario Bressanini
Alessandra Broccolini

Filippo Bruni
Daniela Bruno
Adriano Bruschi
Roberto Buizza
Federico M. Butera
Marco Cadinu
Mario Calidoni
Franco Cambi
Federico Campagna
Fabio Canessa
Luciano Canfora
Maurizio Canovaro
Mathias Canapini
Stefano "Cocco" Cantini
Luca Caprara
Enrico Caracciolo
Mauro Carrara
Adolfo Carrari
Massimo Catarini
Francesco Catastini
Alessandra Casini
Piero Ceccarini
Carlo Cecchi
Carlo Cellamare
Giovanni Cerchia
Roberto Cerri
Rita Cervo
Fred Charap
Lucia Checchia
Maddalena Chimisso
Maria Chimisso
Federica Cicu
Diana Ciliberti
Angelo M. Cirasino
Augusto Ciuffetti
Graziella Civenti
Pietro Clemente
Giovanni Contini
Ilic Copja
Paolo Coppari
Paolo Corbini
Gabriella Corona
Lauretta Corridoni
Luigi Costanzo
Marta Cristianini
Antonella Cucinotta
Francesca Curcio
Francesca Curradi
Maria D'Agostini
Carlo D'Angelo
Laura D'Angelo
Giancarlo Dall’Ara
Roberto Danovaro
Simone D'Ascola

Stefano D'Atri
Claudio Davoli
Mitia Davoli
Enrico Deaglio
Marzia De Donno
Roberta De Iulio
Antonio De Lellis
Aurora Delmonaco
Davide Maria De Luca
Hervé Defalvard
Maria Carla De Francesco
Antonella De Marco
Cristina De Vita
Gianluca De Vito Franceschi

Marco Del Francia
Rossella Del Prete

Sergio De La Pierre

Maurizio Dell'Agnello
Claudia Della Valle
Vezio De Lucia
Antonella De Nisco
Viviana Di Capua
Giacomo Di Fraia
Andreina Di Girolamo
Annalisa Di Nuzzo
Lamyner Diouf
Mirco Di Sandro
Federica Di Sarcina
Yasmin Doghri
Daniele Donati
Giusi D'Urso
Silvia Duranti
Michele Ercolini
Alessandro Fabbrizzi
Sara Fabrizi
Elena Falaschi
Francesco Falaschi
Mauro Falciani

David Fanfani
Paolo Favilli
Luigi Ferrajoli
Alessandra Ferrara
Angelo Ferrara
Maurizio Ferrari
Gianfranco Ferraro
Fabrizio Ferreri
Francesco Ferrini
Giulio Ferroni
Maria Fiano
Simone Ficicchia
Gianluca Fiorentini
Silvia Fioretti
Patrizia Fiori
Vinzia Fiorino
Antonio Floridia
Giovanni Luigi Fontana
Fiore Fontanarosa
Marco Formaioni
Sergio Fortini
Marina Foschi
Maria Adelaide Frabotta
Sara Franceschelli
Antoine Fratini
Tiziano Fratus
Francesca Gabbriellini
Nicola Gabellieri
Alessandro Gagliardi
Sarah Gainsforth
Domenico Gallo
Beatrice Galluzzi
Roberta Garibaldi
Danilo Gasparini
Maria Pia Gasperini
Angela Gavazzi
Catia Eliana Gentilucci
Manuela Geri
Andrea Ghelfi
Vera Gheno
Cristina Ghirardini
Michele Giacco
Manuela Giobbi
Stefano Giommoni
Chiara Giorgi
Andrea Giotti

Marco Giovagnoli
Beatrice Giovannetti
Paolo Giovannini
Massimo Giuliani
Antonella Golino
Chiara Gorini
Massimiliano Grava
Vittorio Graziosi
Corradino Guacci
Jennifer Guerra
Luciano Guerrieri
Sara Guiati
Gianluca Guidotti
Alfonso Maurizio Iacono
Barbara Imbergamo
Paola Imperatore
Fabio Indeo
Matteo Innocenti
Erminia Irace
Marco Jacoviello
M. Cristina Janssen
Ben Kamuntu
Anna Kauber
Claude Magloire Kwaye
Sabrina Lallitto
Luisa Lama
Ingrid Lamminpää
Mario Lancisi

Giuliano Landini

Patrizia Lattarulo
Gianluca Lentini
Giovanna Lenzi
Emanuele Leonardi
Rosario Lerro
Toby Lester
Marta Letizia
LIBERA
Norberto Lombardi
Vincenzo Lombardi
Donatella Loprieno
Micaela Lottini
Leonardo Lovati
Stefano Lucarelli
Michele Lungonelli
Gordiano Lupi
Giuseppe Lupo
Irene Macalli
Stefano Maggi
Simone Mangani
Enrico Mannari
Marco Marchetti
Gianni Maragno
Paolo Mare
Maria Rosaria Marella
Enrico Mariani
Michele Mariani
Nunzio Marotti
Alessandra Martinelli
Luca Martinelli
Angelo Marucci
Marco Masoni
Catia Mastantuono
Luigi Mastronardi
Michele Mazzi
Paolo Mazzucchelli
Giuseppe Melucci
Emanuele Menietti
Francesco Merloni
Michele Mezza
Serena Milano
Manuela Militi
Chiara Missikoff
Maria Molinari
Antonio Monte
Guido Morandini
Marco Moroni
Rossella Moscarelli
Alessandro Moscatelli
Nicoletta Moschini
Rossella Muroni
Museolab6
Micheline Mwendike Kamate
Frida Nacinovich
Tiziana Nadalutti
Giacomo Nalli
Alessandra Narciso

Sacha Naspini
Luisa Nicoletti
Fausto Carmelo Nigrelli
Simonetta Noè
Marica Notte
Antonello Pasini

Franco Novelli
Federico Oliveri
Rocco Oliveto
Francesco Orazi

Michele Padovano
Sergio Paglialunga
Cinzia Pagni
Massimiliano Paino
Maurizio Pallante
Luca Pallini
Gianni Palumbo
Vito Palumbo
Stefano Pancari
Anna Paolella
Caterina Paparello
Letizia Papi
Vincenza Papini
Roberto Parisi
Valeria Parrini
Giorgio Pasquinucci
Alberto Pellai
Ivan Pereira
Giulia Perfetto
Gloria Peria
Camilla Perrone
Matteo Petracci
Marco Petrella
Luciana Petrocelli
Dario Giorgio Pezzini

Paolo Pezzino

Paolo Piacentini
Gennaro Pica
Leonardo Piccini
Martina Pietrelli
Manuel Vaquero Piñeiro
Vittorio Pineschi
Alessandra Pioggia
Piombino gioca
Carlo Pistolesi
Daniela Poli
Luca Policastri
Elena Pontil
Anna Pramstrhaler 
Enzo Pranzini
Erica Pranzini
Federico Prestileo
Antonio Prete
Gabriele Proglio
Chiara Daniela Pronzato
Alberto Prunetti
Fernanda Pugliese
Lorenzo Ramacciato
Omerita Ranalli
Sofia Randich
Silvia Ranfagni
Letizia Ravagli
Marco Refe
Giuseppe Restifo
Fabrizio Ricciardelli
Marina Riccucci
Eraldo Ridi
Stefano Rinaldi
Luciana Rocchi
Andrea Rolando
Rudy Rossetto
Donatella Rostagno
Florindo Rubbettino
Antonio Ruggieri
Enrico Russo
Paulina Sabugal
Severino Saccardi
Rita Salvatore
Giampiero Sammuri
Giacomo Sanavio
Enrica Sangiovanni
Giuseppe Santarelli
Antonio Santoro
Claudio Saragosa
Stefano Sarzi Sartori
Iride Sassi
Luca Sbrilli
Cinzia Scaffidi
Enzo Scandurra
Mirella Scardozzi
Vincenzo Scaringi
Matteo Scatena
Rossella Schiavonea Scavello
Nicola Sciclone
Anna Segre
Giuliano Serges
Francesco Serino
Salvatore Settis
Alessandro Simonicca
Federico Siotto
Lorenza Soldani
Albertina Soliani
Alessandra Somaschini
Catia Sonetti
Omar Sosa
Francesco Sottile
Gianna Stefan
Enrico Tabellini
Marco Tagliaferri

Francesco Paolo Tanzj 

Alberto Tarozzi
Vito Teti
Cecilia Tomassini
Emidio Ranieri Tomeo
Nicholas Tomeo
Guido Tonelli
Francesco Paolo Tanzj
Cristiana Torti
Aurora A. Totaro
Niandou Touré
Luca Trapanese
Laura Trappetti
Adolfo Turbanti
Agata Turchetti
Giulia Ubaldi
Elisa Uccellatori
Alberto Ugolini
Franco Vaccari
Olimpia Vaccari
Gianpiero Vaccaro
Giorgio Vacchiano
Federico Valacchi
Daniele Valeri
Maurizio Vanni
Giorgio Vecchio
Edoardo Verdiani

Alessandro Vergari

Daniele Vergari
Elio Vernucci
Nicola Verruzzi
Marco Vichi
Francesco Viegi
Daniele Vignoli
Francesco Vincenzi
Anna Vinci
Carmen Vitale
Angela Vitullo
Marta Vitullo
Alessandro Volpi
Paolo Volpini
Allan T. Williams
Massimo Zamboni
Andrea Zanetti
Enrico Zanini
Ilaria Zilli
Donato Zoppo
Massimo Zucconi