NavigAzioni tra locale e globale

Nautilus è una rivista mensile che non parla solo di cultura ma è cultura: nella narrazione di ciò che accade, partendo dai territori locali per spingersi e confrontarsi con altri luoghi, fisici o immateriali, si propone di raccontare le vie che la cultura intraprende attraverso le molteplici vesti con le quali si manifesta, con lo scopo di offrire una visione multidimensionale dei processi e di proporre una mappa dei problemi e delle opportunità del patrimonio e delle attività culturali.


 

Di volta in volta, si viaggerà nel tempo e nello spazio, cercando di costruire ponti metaforici tra passato, presente e futuro, tra locale e globale, tra centro e periferia, tra competenze diverse, tra punti di vista plurali per offrire, in ciascun numero, non una fotografia dell’esistente bensì un’immagine in movimento di ciò che sta accadendo, che sia foriera di nuove prospettive. 

Sommario 

Luglio/Agosto  2022  n. 13/14

Editoriale 

Porti, città, persone

di Monica Pierulivo 

"Qui tra la gente che viene che va/ dall'osteria alla casa o al lupanare/dove son merci ed uomini il detrito/di un gran porto di mare/io ritrovo, passando, l'infinito/ nell'umiltà..."
(U. Saba)


Non poteva mancare un numero sui Porti, per una rivista come “Nautilus” che si occupa di navigazioni tra locale e globale, di cultura e intercultura, di sfide e di cambiamenti. I porti quindi non solo come infrastrutture, ma anche come luoghi e spazi di interconnessioni, di passaggi, di turismo, di cultura e di economia del mare.

Come snodi di una rete globale, i porti sono funzionali al contesto economico che li accoglie e il loro successo dipende spesso dallo sviluppo e dalla ricchezza del retroterra economico dove sono collocati. Leggere le città attraverso i loro scali è un’operazione interessante che consente di vedere i collegamenti tra la parte terrestre e quella marittima.
Importanti città nate e cresciute intorno ai loro porti come Livorno e Carrara nel mar Tirreno, Ragusa (Dubrovnik) e Termoli nell’Adriatico vengono descritte in questo numero in rapporto alla loro storia e alle loro caratteristiche geografiche e territoriali, con interessanti ricostruzioni rispettivamente di Olimpia Vaccari, Alessandro Volpi, Stefano D’Atri e Lucia Checchia. 

I porti sono inoltre luoghi di trasformazione e sostituzione, abbandonati e vissuti allo stesso tempo, spazi di vita, di socialità, di innovazione e di tutela di un patrimonio di saperi, conoscenze ed esperienze legate alla navigazione, alla pesca e all’infinita cultura del mare...


Ritorno a Piombino

Tra la fine del IV secolo e l'inizio del V, un poeta latino di origine gallica, che viveva nella città più bella del mondo prima che i barbari la devastassero del tutto, decise di compiere un viaggio per mare da Roma alla Gallia.
Coast to coast Rutilio Namaziano, questo il suo nome, racconta in un poema in versi, "De reditu suo", il suo viaggio di ritorno in patria da Roma a Luni. E sentite dove sbarcò: "Falesia, vicina, ci accolse provati dal viaggio sebbene il sole non fosse a metà cammino. E volle il caso che allora, ilari, i villaggi per gli incroci campestri, lenissero con feste sacre gli animi stanchi: perché proprio in quel giorni Osiride, infine rinato, risveglia i lieti semi a nuove messi. Sbarcati, ci dirigiamo a una villa e vaghiamo in un boschetto, ammiriamo gli stagni dallo specchio racchiuso in un modo delizioso: lascia giocare i pesci arzilli fra i vivai l'onda abbondante dell'acqua imprigionata".
Come ricorda il Progetto "Uomini e cose a Vignale" (a cura del Dipartimento di Scienze Storiche e dei beni culturali dell'Università di Siena, del Ministero per i beni e  Attività Culturali e del Comune di Piombino), la linea della costa era molto più arretrata di oggi e il punto di approdo di Falesia nominato da Namaziano probabilmente è da identificare con la stazione di posta, la villa e le peschiere scavate recentemente a Vignale.
 La vocazione del porto, il luogo ameno, la vitalità di una piccola comunità, c'era già tutto tanti secoli fa, a Piombino.
 

 
E.P. 


Le nuove sfide del Sistema dei Porti dell'Alto Tirreno 

Intervista a Luciano Guerrieri
Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale

Il porto di Livorno

Cosa si prevede per i porti in tema di transizione ecologica?

Dopo la crisi pandemica che ha fortemente penalizzato le attività portuali nel corso degli ultimi due anni, dobbiamo dare la giusta importanza alla portualità in un nuovo processo di sviluppo economico territoriale che faccia leva sulle filiere e sulla capacità degli operatori e delle istituzioni di fare gioco di squadra. 

Dobbiamo mettere al centro le competenze professionali, il capitale umano per sostenere in modo adeguato le sfide che ci attendono. Tra queste c’è sicuramente la sfida ambientale... 


Leggi ancora

 Il porto di Piombino

L’Autorità di sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale  (AdSP) si è costituita nel 2017, a seguito della riforma introdotta dal decreto legislativo n. 169/2016, disegnando una nuova geografia portuale. Comprende sei porti: Livorno, Piombino, Portoferraio, Rio Marina, Cavo e Capraia.

Alla base della riforma portuale, la necessità di fare sistema, coordinando nel miglior modo il livello istituzionale con le regolamentazioni europee e con il sistema produttivo e logistico nazionale e internazionale, ricercando lo sviluppo del locale nel globale e il giusto equilibrio tra innovazione e sostenibilità.

 


La portualità toscana e la crisi dell'industria

di Leonardo Piccini
(ricercatore Irpet)


La fase recessiva vissuta dall’economia toscana ha accentuato le disparità territoriali invertendo una tendenza verso la convergenza che aveva caratterizzato gli anni precedenti la grande crisi del 2008. Nei sistemi locali della toscana costiera (e ancor più in quelli caratterizzati dalla presenza di porti di rilevanza regionale come Carrara, Piombino e Livorno), la crisi industriale ha assunto caratteri di tale complessità da rendere necessario il mantenimento di un forte impegno in termini di politiche pubbliche di intervento. L’economia della costa toscana ha mostrato, fin dal periodo del decollo industriale, caratteristiche peculiari rispetto al modello dominante, caratterizzandosi per una dimensione media d’impresa maggiore e una specializzazione in settori ad alta intensità di capitale e di uso del suolo.
Proprio questo sistema industriale ha vissuto una crisi profonda prolungata nel tempo, senza trovare un percorso efficace di riconversione...

Leggi ancora

 Per ricostruire la storia del porto di Piombino e della Compagnia Portuali, realtà importanti del territorio, abbiamo raccolto la memoria di Mauro Carrara, dipendente della Compagnia Portuali per 36 anni, oltre che attento e appassionato conoscitore della realtà locale e dei suoi passaggi storici più importanti, quelli legati al passato più remoto e alla storia illustre del piccolo Stato di Piombino e quelli più recenti relativi alle grandi trasformazioni del ‘900.

Avevo 16 anni e 8 mesi ed era il maggio del ‘54 quando cominciai a lavorare al porto, in una delle due sezioni della Compagnia Portuale di Piombino - racconta Mauro - All’epoca la Compagnia Portuali, nata nel 1945,  era suddivisa infatti nella sezione Elba e in quella

intitolata a Edo Micchi, lavoratore portuale morto sul lavoro, che trattava le merci industriali.

Nel ‘67 il Governo concesse l’autonomia funzionale all’Italsider e i lavoratori portuali furono esclusi dai lavori al pontile e alla darsena. Quindi le due sezioni furono unificate.
 
Fino al ’67 la sezione Elba si collocava se non al primo sicuramente al secondo posto per reddito a livello nazionale, ma anche dopo l’unificazione le attività fecero registrare livelli molto positivi in termini di traffici turistici e industriali. Mi occupavo di amministrazione ma anche dei dati statistici...

Leggi ancora

Tutti al mare

di Guido Morandini

 

(Un dialogo che intreccia le esperienze autobiografiche e i pensieri personali dell’autore con un flusso di pensieri e riflessioni più generali legate al rapporto di una città come Piombino con il mare. Uno sguardo esterno che esprime un punto di vista libero da stereotipi e visionario, facendo confronti per capire cosa sia davvero la cultura del mare).

Come una città sul mare (non) diventò una città di mare. Quali sono i requisiti affinché una città geograficamente posizionata sulla costa possa diventare marittima?

Uno solo: essere costretti, da contingenze storiche interne o esterne, ad un cambiamento antropologico violento. Perché di questo si tratta. Una comunità che ha vissuto di Terra può guardare ad un elemento instabile ed ostile solo se questo rappresenta la sua unica possibilità di sviluppo e di sopravvivenza.

Sono nato nell’interno della Toscana, da una famiglia contadina che aveva i campi sulla lama dell’Arno. L’acqua del fiume faceva paura quando cresceva per le piogge autunnali o primaverili. L’argine era considerato una difesa ma se ne percepiva anche la sua fragilità. Ho vissuto l’Alluvione del 1966 come trauma personale e catastrofe condivisa. L’acqua nel bene e nel male e sempre stata un problema. 

La terra era la vera risorsa. 


Leggi ancora

Il porto dell'immaginario

di Fabio Canessa

Se la navigazione è da sempre metafora del viaggio della vita, il porto non può che esserne l'approdo finale. Non solo e non tanto come placida rappresentazione della vecchiaia e della morte, ma soprattutto come esito, chiusura perfetta. Arrivare in porto significa soprattutto raggiungere l'obiettivo: dal momento che l'esistenza si configura come un percorso avventuroso gravido di minacce e di dolori, durante il quale la fragile navicella sulla quale viaggiamo rischia di naufragare, la vista del porto già ci riempie di gratificazione, facendoci intravedere la salvezza. Il porto è sinonimo di protezione, di liberazione dagli affanni e dai disagi di chi si sforza di mantenere la rotta durante la tempesta. Chi non salpa non vive, chi non ha il coraggio di tentare l'avventura per mare si priva delle emozioni di stare al mondo, impedendosi di conoscere se stesso e l'universo che lo circonda.
L'Ulisse di Omero, mito fondatore della cultura occidentale, ha come fine ultimo il ritorno a Itaca, ma l'imprevedibilità del fato gli riserva un'innumerevole serie di deviazioni, allontanamenti, tentazioni che lo separano da Penelope. Al punto che l'Ulisse di Dante non riesce ad acquietarsi nella propria casa e, pur vecchio e stanco, cede al richiamo della vita e dell'avventura, osando l'insondabile. 


Leggi ancora

Porti senza mare

Navigazione e approdi nelle acque interne

di Rossano Pazzagli

 

Verso la fine di marzo del 1720 i "populi del piano e comunità di Buggiano", nella ricca Valdinievole tra Lucca e Pistoia, si rivolsero al granduca di Toscana per lamentare gli "arbitrj a' poveri abitanti" compiuti dalle guardie del marchese Feroni impedendo "che i navicelli non carichino vino a' particolari al Porto del Capannone, e questo è contro l'uso antico e inveterato che detto Porto è stato sempre per commodo universale". Era uno degli aspetti della privatizzazione del territorio che si andava affermando nel corso dell’età moderna, che ci consente di fare luce sull’importanza storica della portualità interna in Toscana.

I porti interni, realizzati lungo fiumi, canali, laghi o paludi, erano veri e propri terminal di un sistema infrastrutturale che a lungo ha costituito quella che Fernand Braudel chiamava la “grande trama del mare”, un mare che continuava a far sentire la sua influenza e il suo valore fin nell’entroterra, anche a molta distanza dalla costa...


 

Leggi ancora

Il porto come luogo sociale aperto al futuro

di Marco Bracci

 

Passaggio, ingresso. Questo il significato della parola porto; un luogo di transito, di partenza e di arrivo. Per noi turisti-consumatori del viaggio contemporaneo, il porto è quell’ambiente fisico cui si accede per salire a bordo di un’imbarcazione al fine di raggiungere una meta, o che, una volta sbarcati, si attraversa per dirigerci da qualche parte; il porto è percepito come uno spazio fisico cui non sono attribuiti particolari significati, tranne il caso in cui si crei una situazione di forzata, imprevista e prolungata attesa (leggasi: ritardo), uno stato di sospensione temporanea del movimento che dapprima provoca irritazione, poi noia, fino a sfociare nell’attesa. 

Ma c’è un problema: le nostre vite frenetiche e i ritmi cui siamo oramai abituati ci hanno diseducato a coltivare una virtù particolare, tipica delle società del passato e tradizionali, vale a dire la capacità di saper aspettare, ed è veramente strano che proprio all’interno di un porto abbiamo la possibilità di impararlo di nuovo. ..

 

Leggi ancora


Le navi e il mare

Ragusa (Dubrovnik), una storia nel Mediterraneo

 di Stefano D'Atri


«Le navi, e il mar, son’ invece à Raugia, di campi e d’oliveti». Questa definizione si trova nella Storia di Ragusa che Serafino Razzi scrive verso la fine del XVI secolo e può essere considerata la migliore rappresentazione di Ragusa. Perché la sua storia è legata al mare e dal mare Ragusa ha tratto la sua forza, forse – facendo le dovute distinzioni di scala - anche più di Genova e Venezia.

Non si può fare a meno di provare un senso di meraviglia davanti alla storia straordinaria di questa piccola Repubblica, un territorio di circa 45 miglia e 54/5 mila abitanti nella seconda metà del XVI secolo. Situata a sud della costa orientale dell’Adriatico, Ragusa è posta all’incrocio delle strade che collegano l’Italia ai Balcani da ovest ad est e Venezia al Mediterraneo da nord a sud: un crocevia naturale, la congiunzione - come afferma Braudel - di due movimenti che Ragusa, con una non comune abilità politica, abilmente ha saputo trasformare in un vantaggio, un mezzo di potente crescita economica...



Leggi ancora

Fra terra e mare: il porto adriatico di Termoli 

di Lucia Checchia

Se provassimo a guardare al mare con occhi più attenti non vedremmo una lunga distesa di acqua salata, ma uno “spazio storico” costituito da un intricato sistema di strade, sia di mare che di terra; un complesso sistema di circolazione costituito da innumerevoli nodi tra loro interconnessi: i porti. La nascita di un porto, a prescindere dall’esistenza o meno di strutture artificiali, era legata innanzitutto alle condizioni geomorfologiche di un luogo ed era favorita dalla presenza di un “territorio abitato” nelle vicinanze.
Ogni porto doveva essere dotato di servizi utili ai naviganti e garantire la presenza di cantieri navali e magazzini per lo stoccaggio delle merci. I porti erano presidiati da Autorità portuali che, oltre ad occuparsi del controllo della situazione sanitaria, ovvero delle misure di isolamento, profilassi e prevenzione, sorvegliavano la criminalità e il rispetto delle disposizioni commerciali.
Ma il porto era anche, e soprattutto, un luogo di incontro, di raduno di mercanti e pescatori, una sorta di “porta” aperta verso il mare, un rifugio e una risorsa al tempo stesso.
Nel passato, per una piccola regione come il Molise, il mare ha rappresentato un importante elemento di strutturazione economica e sociale, contribuendo al processo di territorializzazione nel lungo periodo, soprattutto quando, in seguito alla forte crescita demografica che investì il Regno di Napoli nel corso del Settecento, le campagne molisane divennero nuovi mercati di riferimento per il commercio del grano...

 
Leggi ancora

Un palcoscenico mediterraneo 

Il porto di Livorno e la portualità toscana nel tempo 

di Olimpia Vaccari 

 

«..Si distinguono le città con porto dalle città-porto. Nelle prime i porti sono stati costruiti per necessità, nelle altre si sono creati secondo la natura dei luoghi; qui sono una mediazione o un completamento, là l’inizio o il centro. Ci sono porti che restano sempre soltanto approdi o ancoraggi, mentre altri divengono palcoscenici e infine mondi (...). Possiamo altresì distinguere i porti da altri elementi: se sono stati aperti dal corso di un fiume, se l’hanno scelto o imposto le spinte di terraferma o addirittura dall’entroterra o se infine è stato proprio voluto dal mare…»
Così Prédrag Matvejevic, saggista croato, nel Breviario mediterraneo oltre a ricostruire gli infiniti significati storici della parola “Mediterraneo” descrive le numerose caratteristiche della città-porto mediterranea, definita dal rapporto con il luogo e dalle relazioni che instaura con l’orografia ed il paesaggio. Ne consegue che la scelta fondativa di un porto è legata a condizioni geografiche ottimali di approdo e che a loro volta inducono la fondazione di un insediamento urbano. ..


Leggi ancora

Una struttura tardiva

Le origini del porto di Marina di Carrara 

di Alessandro Volpi

Nel gennaio 1752 il noto ingegnere francese Milet de Mureau, che tra il settembre e l’ottobre del 1751 aveva soggiornato a Carrara, preparò per incarico del duca Francesco Maria d’Este una memoria “sur la construction du port de Massa de Carrare” che individuava il sito migliore di tale opera nella spiaggia di Avenza dove ormai da tempo venivano caricati i marmi provenienti dalle cave apuane.
Si trattava di un tassello importante nel più complessivo progetto del duca, successo nel 1737 al padre Rinaldo, che intendeva aprire una via di comunicazione tra Modena e Massa, garantendo ad essa uno sbocco marittimo. I lavori diretti da Milet, che prevedevano una diga foranea si interruppero già nel 1753 a causa della sua morte, dopo un primo scandaglio di tutta la costa e la realizzazione di alcune opere in muratura. Scomparso l’ingegnere francese, il progetto di dar vita ad un porto vero e proprio incontrò numerose resistenze motivate in gran parte dalle critiche giunte da più osservatori, in particolare da Giuseppe Boscovich e da Lazzaro Spallanzani che ritenevano la spiaggia di Avenza inadatta a ospitare uno scalo.. Dopo il tentativo di Francesco III dovettero passare vari decenni perché venisse riproposto il tema della costruzione di un porto a Carrara. 


Leggi ancora

Crocevia sull'acqua

di Patrizia Lessi

Quanto nastro di pellicola si è dipanato fra terra e mare in oltre un secolo di cinema? Non c’è nave, sottomarino, piccola imbarcazione o leggendario translatico che non abbiano fatto da sfondo ad una storia se non sono stati essi stessi, talvolta, la storia da raccontare. E quante spiagge o isole hanno colmato di suggestione un racconto sullo schermo? Pensiamo al mare e davanti ci si staglia l’immagine di una vivida, straniante immensità. 
Libertà e solitudine, natura e incognita si sono spesso sprigionate dall’azzurro fluttuante in uno schermo. Se invece pensiamo a un porto, piccolo o grande, quanti film ci vengono in mente in cui non gli sia stata dedicata che una manciata di immagini, in cui non sia stato lo sfondo vociante e confuso di arrivi e partenze, il ristretto momento di passaggio fra una vastità e l’altra, fra la terra e l’acqua? 

Ad alcuni potrebbe venire a mente Fronte del porto, il film che nel 1954 contribuì a rendere immortale la stella di Marlon Brando...


Leggi ancora

Porti, immagini e suoni 

di Paolo Mazzucchelli

Porti… e alla mente mi arrivano immagini suoni, odori che parlano di navi, di marinai, di mare…

Il primo ad affacciarsi è il lupo di mare dallo sguardo inquietante che fa “bella” mostra di sé sulla copertina di “A salty dog” (1969) dei Procol Harum, opera di Dickinson (pseudonimo dietro il quale si cela la moglie del compositore  Keith Reid), firma cui vanno ascritti anche gli artworks di altri due album della band inglese. 
 

Sul disegno che fa da sfondo al celebre marinaio notiamo anche un faro, elemento che ritroviamo in diverse altre copertine a sfondo marinaro, a partire da quello “lunare” protagonista del “Best of…” della band canadese Lighthouse. Colori e stile del disegno portano la memoria direttamente al tratto di Roger Dean, cui probabilmente paga un debito di ispirazione notevole Allan O’Marra, grafico titolare dell’artwork di quest’album targato 1974...



Leggi ancora