NavigAzioni tra locale e globale

Nautilus è una rivista mensile che non parla solo di cultura ma è cultura: nella narrazione di ciò che accade, partendo dai territori locali per spingersi e confrontarsi con altri luoghi, fisici o immateriali, si propone di raccontare le vie che la cultura intraprende attraverso le molteplici vesti con le quali si manifesta, con lo scopo di offrire una visione multidimensionale dei processi e di proporre una mappa dei problemi e delle opportunità del patrimonio e delle attività culturali.

Di volta in volta, si viaggerà nel tempo e nello spazio, cercando di costruire ponti metaforici tra passato, presente e futuro, tra locale e globale, tra centro e periferia, tra competenze diverse, tra punti di vista plurali per offrire, in ciascun numero, non una fotografia dell’esistente bensì un’immagine in movimento di ciò che sta accadendo, che sia foriera di nuove prospettive. 

Sommario 

Gennaio 2023  n. 19

Editoriale

Chi trova un albero trova un tesoro

Se Robin Hood non avesse avuto Sherwood come rifugio, sarebbe difficile investire la sua storia di tutto il fascino che possiede. È sempre la parte della storia che non viene narrata, le gesta compiute e la vita vissuta nell’inesplorata segretezza del bosco, che ci incanta e ci fa tornare bambini.”  (da Henry David Thoreau, Ascoltare gli alberi)

Dona un albero con un click, oppure piantalo, adottalo, salvalo … Sono i messaggi che si possono trovare molto frequentemente sul web e che sono indice di una sempre maggiore attenzione alla necessità di aumentare la presenza del verde arboreo in città e non solo, per il ruolo fondamentale che questo svolge per la salute e per l’ambiente.
Gli alberi producono ossigeno, riducono l’anidride carbonica, catturano le polveri sottili causate dallo smog, diminuiscono la temperatura dell’ambiente.
A livello planetario le foreste coprono un terzo della superficie terrestre e svolgono funzioni vitali in tutto il mondo, sono gli ecosistemi più diversi biologicamente. Circa 1,6 miliardi di persone, tra cui oltre 2000 culture indigene, dipendono dalle foreste per i loro mezzi di sostentamento, medicinali, energia, cibo e riparo. Le loro radici sono fondamentali per impedire l’erosione dei terreni.

Ma l’albero rappresenta anche, fin dai tempi più antichi, il simbolo e l'espressione della vita, dell'equilibrio e della saggezza. Lo diceva lo scrittore francese Jean Giono nel suo romanzo breve “L’uomo che piantava gli alberi” scritto nel 1953. Lo testimoniano gli articoli che, in questo numero, parlano anche del rapporto tra alberi e poesia, letteratura, immaginari e musica...

 


 Foto 1 Quercia delle streghe


Nel suo cercare fisico, poetico, filosofico e spirituale,  ha elaborato un lavoro interiore di riavvicinamento e riscoperta del mondo naturale. Il bosco infatti rappresenta un mondo. 

Non ho esattamente questo approccio, nel senso che mi considero semplicemente un artigiano, come mio padre che era un falegname. Ho iniziato intorno ai 20 anni a nutrire una curiosità nei confronti della scrittura e ho provato semplicemente a dedicarmi a questo. Nel corso del tempo mi sono poi avvicinato ai boschi, alla natura e agli alberi; le mie dinamiche personali mi hanno spinto in quella direzione e ho trovato una sorgente d’interesse e di nutrimento andando a cercare gli alberi, a frequentare i luoghi cosiddetti naturali, anche se il termine “naturale” può risultare ambiguo. 
Il mio interesse primario rimane la scrittura, passo la maggior parte del mio tempo a scrivere. Sono usciti infatti tanti 

 Foto 2: Larice millenario di Valmalenco

libri, forse troppi, ma questo è il mio percorso. La parola filosofo mi sembra impegnativa, fatico a riconoscermici.

Da dove nasce questo suo interesse? 

Fin da bambino sono stato curioso, perché mio padre aveva la falegnameria quindi il legno era presente nella nostra famiglia. Poi, come tanti figli di agricoltori e piccoli artigiani della Lombardia, i miei genitori hanno cercato di farmi studiare per guadagnare delle opportunità dal punto di vista lavorativo, le solite cose che hanno riguardato molti di noi. Io ho scelto la scrittura, per me più allettante rispetto ad altri mestieri, e ho cominciato a scrivere poesie e storie. Il periodo tra i 25 e i 30 anni, l’età in cui si deve decidere cosa fare della propria vita, è coinciso col momento in cui il rapporto con mio padre e la mia famiglia si è andato consumando definitivamente. Allora è come se gli alberi mi avessero un po’ chiamato...

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1)  In riferimento alle sue pubblicazioni, tra cui l'ultima dal titolo "Alberi e gente nuova per il pianeta", gli alberi sono fondamentali per la qualità della vita, soprattutto negli ambienti urbani.  L'albero è anche un simbolo, portatore di un messaggio nell'immaginario umano.  
Nel titolo del suo libro si mettono in relazione gli alberi con una nuova umanità.  Ci può spiegare meglio questo connubio?

 

Negli ultimi 50 anni la società umana ha sempre aumentato la velocità invece di frenare ogni tanto; mai siamo stati capaci di sollevare il piede dall’acceleratore, di diminuire il passo per non uscire di strada. Dovremmo invece ricercare la capacità di riappropriarci di qualche uso o abitudine del passato messa nel dimenticatoio, in quanto più lenta e proprio per questo sostenibile. 

 
La rotta futura che prenderà l’umanità ci porterà all’approdo invece che al naufragio solo se la gente tutta vorrà tornare a interfacciarsi con la Natura, comprendendone la meraviglia, la perfezione, amandola come accadeva in un tempo non troppo lontano, invece di continuare a straziarla.
Tutto qui. Non perché ce lo impone qualcuno, ma soltanto perché lo riterremo fondamentale, in una sensibilità ritrovata. La gente nuova in cui confidiamo, riflette sulle proprie azioni, apprezza nella consapevolezza della biodiversità le infinite variegature che propone Madre Natura stessa, le protegge tutte.
Ad oggi sembra invece che il Pianeta sia dominato e stravolto solo da una concezione maschile, quella che conosce un’unica capacità di relazionarsi, il dominio associato alla possessività.

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Foreste, alberi e città

Una breve lettura nella prospettiva dei servizi ecosistemici 

di Fabio Salbitano 

 

La storia del rapporto tra alberi, foreste e città è la storia stessa dell'avventura urbana.  Le testimonianze storiche e archeologiche del Mediterraneo mostrano che sia i boschi che gli alberi fuori foresta sono sempre stati considerati una formidabile risorsa socio-culturale, economica e ambientale sia in ambiente urbano che rurale[1].
Numerosi sistemi agroforestali, molte componenti forestali urbane (parchi storici, cimiteri, giardini) e sistemi arborei, a partire da popolamenti lineari di alberi lungo le grandi vie di comunicazione[2], sono parte integrante dei paesaggi urbani e rurali e sono considerati di eccezionale valore identitario

Perché abbiamo alberi nelle città? Lawrence[3] inizia le sue riflessioni di geografia storica sugli alberi in contesti urbani con questa semplice, forse semplicistica, domanda. Potremmo rilanciare chiedendoci: a che cosa servono gli alberi nelle città e nei loro dintorni e perché discutiamo tanto di alberi in città ora, in questi anni critici per il clima e l’ambiente? 


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Santa Bellezza”: 

bosco urbano, esercizio sentimentale di cittadinanza 

di Benedetta Celati

La bellezza come categoria ideale e come bisogno esigibile. Nell’incontro tra queste due accezioni si possono costruire forme nuove di esercizio della cittadinanza, incoraggiate dalla possibilità di riconoscere nell’aspirazione al bello una delle manifestazioni più alte e compiute del diritto di uguaglianza.  

Quando sento parlare di "Santa Bellezza", associazione di promozione sociale che, ispirandosi alla filosofia del Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto, sostiene la realizzazione di un progetto di bosco urbano, a Pianoro, nella città metropolitana di Bologna, nella mia testa cominciano a comporsi questi pensieri.

Per la verità, si riattivano delle riflessioni che sono in qualche modo consonanti con i ragionamenti sviluppati in questi ultimi anni a Piombino sul tema degli spazi pubblici, e in particolare della biblioteca, strumento di inclusione sociale e centro di riferimento per la città, che necessita di trovare la propria collocazione in un luogo adeguato, ossia capace di corrispondere anche esteticamente alle finalità democratiche che un tale servizio esprime. 

 

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Alberi per il futuro, quale consapevolezza?

 Di Marco Marchetti  

Il 2022 è stato un altro anno in cui gli impatti della crisi climatica si sono fatti sentire in modo deciso anche in Italia. Oltre alla fusione dei ghiacciai e alle alluvioni, altri eventi estremi hanno colpito fortemente e direttamente i sistemi arborei e forestali: siccità e ondate di calore,  grandi incendi boschivi,  distruzione di paesaggi iconici, come le pinete mediterranee e le peccete delle Dolomiti, a causa di forti attacchi parassitari favoriti dalle condizioni termo-pluviometriche. Contemporaneamente, le crisi energetica ed alimentare conseguenti alla guerra russo-ucraina e agli esiti della pandemia, spostano il dibattito pubblico dalla futile discussione sull’esistenza e sulle cause della crisi, a quella più interessante sulle soluzioni da adottare per contrastarla, anche se spesso con strategie attuabili ma lontane dal poter risolvere da sole un tale problema trasversale e complesso, rischiando anzi di “distrarre” dalle necessarie azioni di decarbonizzazione del settore energetico, industriale, residenziale o dei trasporti.

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Gli alberi e la memoria

di Giuseppe Barbera

 Adesso che sì è deciso che bisogna piantare miliardi di alberi per frenare la temperatura del pianeta e salvare noi umani, sembra che si sia dimenticato quanta cura questo comporti. Cura e cioè, in ragione di una comune radice etimologica, coltura e cultura, che dovrebbe consigliare di andare oltre facili slogan che riducono tutto al semplice gesto del piantare. 
Per di più l’etimo kwel, nelle lingue classiche indoeuropee, fa riferimento a “girare, muoversi tutt’intorno, andare in giro a osservare” e se ciò si facesse ascoltando gli avvertimenti che provengono dall’esperienza (e dagli esperti), si capirebbe che non tutto si risolve scavando una buca.
Andrebbe considerato che se si vogliono piantare 1000 miliardi di alberi (questo è l’obiettivo dell’ONU per il 2030!) bisogna rinunciare a un miliardo di ettari di suolo con inevitabili gravi conflitti sociali, economici ed ecologici.
Gli inascoltati esperti osservano anche che sarebbe necessario individuare superfici di fertilità adeguata, conoscerne i caratteri ambientali, disporre di una attività vivaistica che fornisca specie idonee e di risorse adeguate a garantire cure colturali per almeno cinque anni. Le scelte devono essere fatte in ragione della biodiversità, ponendo attenzione alle specie esotiche quando invasive ma, al contempo, evitando dogmatici ricorsi alle autoctone.

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Le vie degli alberi

Per una storia delle alberature stradali

 di Rossano Pazzagli

 

L’aumento del traffico automobilistico, conseguenza del boom economico e dell’insufficienza dei trasporti pubblici, ha fatto emergere in misura crescente il problema della sicurezza stradale. Spesso sotto la spinta emotiva di gravi incidenti, dimenticando la responsabilità di errate gestioni della mobilità, sono state le tradizionali alberature lungo le strade d’Italia a finire sotto accusa. Qualcuno è arrivato a richiedere l’abbattimento indiscriminato di interi filari di piante, ignorando le funzioni che questi hanno a lungo svolto e che almeno in parte potrebbero ancora svolgere.  Lo stesso codice della strada, approvato nel 1992, prevede nei successivi regolamenti di attuazione il divieto della presenza di alberi entro una distanza minima di sei metri dal bordo stradale[1]

I viali alberati sono la più antica forma d’inverdimento ai bordi delle strade, marcando in modo quasi indelebile i tragitti viari. 


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Il progetto "Ossigeno" di Regione Lazio

Linee guida alla scelta di specie arboree e arbustive da utilizzare negli interventi di forestazione

di Alberto Todini e Alessandra Somaschini 


La crisi climatica è ormai una drammatica certezza e quasi quotidianamente ce ne accorgiamo per i suoi effetti a scala locale quali un aumento della frequenza e delle dimensioni degli incendi boschivi, l’aggravamento dell’effetto isola di calore nei centri urbani, l’incremento dei processi di dissesto idrogeologico conseguenti alla estremizzazione degli eventi meteorologici. 

Una risposta efficace che ci permetta realmente di contrastare il fenomeno in atto, ci obbliga a ragionare con  estrema lucidità e efficacia per selezionare le azioni in assoluto più efficaci a tale scopo, evitando perdite di tempo e di risorse che potrebbero rivelarsi determinanti. 

Date le premesse, è a tutti chiaro che la priorità di intervento deve essere riservata a misure che contrastino l’aumento delle emissioni di anidride carbonica con azioni molto incisive finalizzate alla riduzione sensibile delle attività sostenute dalla combustione delle fonti energetiche fossili.

Parallelamente, è però indispensabile, come investimento basilare per sostenere e implementare lo stoccaggio dei gas clima alteranti, avviare azioni di riforestazione su larga scala di superfici nude o coperte da vegetazione poco evoluta..

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Un protagonista dimenticato delle nostre campagne: il gelso 

di Daniele Vergari 


Che il paesaggio agrario italiano si sia modificato negli ultimi decenni è cosa nota ma, nel cercare di catturare ancora oggi le permanenze più o meno antiche del paesaggio dobbiamo fare i conti con la mancanza sempre più diffusa del gelso – nelle sue due varietà bianco e nero – che, fino a qualche decennio fa, era ampiamente presente nel paesaggio agrario italiano da nord a sud. 

I grandi alberi che ancora oggi – raramente – sopravvivono lungo le strade vicinali o lungo i fossi delle sistemazioni idraulico-agrarie di pianura sono solo una pallida rappresentazione della loro ampia presenza nelle campagne, soprattutto a partire dal XVIII secolo, legata alla manifattura serica, per la quale le foglie dell’albero erano indispensabili come nutrimento della larva del Bombix mori...



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L'albero nella poesia: da Virgilio alla Shoa

di Fabio Canessa


L’albero più famoso della letteratura italiana è quello sul quale sale il dodicenne Cosimo per non mangiare le lumache servitegli a pranzo dai genitori e dal quale non scenderà più, trascorrendo l’intera vita a spostarsi da un albero all’altro. È “Il barone rampante” di Italo Calvino, del quale si celebra quest’anno il centenario della nascita, e si tratta di un albero illuminista, del Settecento razionale.  Invece gli alberi nell’immaginario letterario, pittorico e cinematografico rimandano per lo più a una dimensione prima bucolica (il grande faggio del Titiro di Virgilio) e poi romantica (il querceto spettrale di Caspar David Friedrich), fuse dalla poesia di Giovanni Pascoli.
La storia più struggente è quella di una quercia all’ombra della quale Goethe era solito sedersi a scrivere e che, dopo la sua morte, gli fu dedicata dalla vicina città di Weimar: da allora fu chiamato l’albero di Goethe.
Ma proprio su quel prato nel 1937 i nazisti costruirono il lager di Buchenwald, lasciando intatto l’albero per rispetto del grande poeta...

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Un luogo senza luogo immaginava...

 di Patrizia Lessi
 
 È grazie all'albero sul cui tronco tagliato aveva edificato anni prima il letto matrimoniale che Odisseo si rivela a Penelope, fino a quel momento incerta sulla sua identità.
Soltanto loro conoscono la storia della  camera interamente costruita attorno a un ulivo sfrondato e livellato per divenire la base di un talamo nuziale. 
Prima è con un ramo di ulivo che Ulisse acceca Polifemo ed è con una zattera fatta di tronchi che l'eroe omerico abbandona l'isola di Calipso. 
Un ramoscello di ulivo consente ad Atena di conquistare il favore dei fondatori della futura città. Olive ed olio sono i doni identitari della città di Atene. Ma la Grecia propone molti miti in cui negli alberi si onorano le virtù umane, dall'altruismo di Filemone e Bauci premiati da Giove e Mercurio con la metamorfosi in quercia e tiglio uniti per il tronco, allo spirito indomito di Dafne che Ovidio descrive trasformarsi in alloro pur di fuggire alla brama di Apollo...
 

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Signor Alberi ! 

di Luca Pallini


Esordiva così Nino Frassica nei panni del frate Antonino da Scasazza rivolgendosi a Renzo Arbore  (il cui cognome è perfettamente coerente con il tema di cui stiamo parlando) fin dalla prima puntata del 29 aprile del 1985 di "Quelli della notte", trasmissione diventata oramai un cult televisivo.  Riprendendo il titolo di una famosa canzone de I Giganti sono proprio gli alberi il tema di questo numero di Nautilus. 

Proviamo dunque a immaginare questi arbusti come grandissime antenne che stagliandosi verso il cielo riescono a captare nuove  frequenze radiofoniche per scoprire nuove stazioni radio  e iniziamo questo viaggio decidendo noi il palinsesto, un po’ come faceva negli anni ’60 Roberto Arnaldi, conosciuto da tutti come Robertino, con la trasmissione trasmessa da Radio Montecarlo “Fate voi stessi il vostro programma”.
Partiamo quindi dalla sigla che potrebbe essere Songs From The Wood dei Jethro Tull...



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NELLA STIVA

Notizie e segnalazioni

Approfondimenti, convegni, pubblicazioni

UOMINI E PROFETI
Radio 3 -  4 dicembre 2022

"Alberi" con Benedetta Caldarulo e Tiziano Fratus - Prima puntata .
Una passeggiata  tra foreste e buddismo agreste, alla scoperta della maestosità silenziosa degli alberi, grandi maestri di silenzio e di vita.
Ascolta la trasmissione al link
https://www.raiplaysound.it/audio/2022/12/Uomini-e-Profeti-del-04122022-95f4be1a-4b3b-4cb9-a8e5-65f700ac016c.html

UOMINI E PROFETI
Radio 3 - 11 dicembre 2022

"Alberi" con Benedetta Caldarulo, Stefano Mancuso e Tiziano Fratus - Seconda puntata. 
Un dialogo tra scienza e poesia,  ricerca e contemplazione, per esplorare tutta la maestosità e l'intelligenza degli alberi, grandi maestri per chi li sappia guardare e ascoltare.
Ascolta  la trasmissione al link:
https://www.raiplaysound.it/audio/2022/12/Uomini-e-Profeti-del-11122022-c6476145-fbc2-4588-a803-f93e1d89cc2d.html

Libri

S. Mancuso, La Tribù degli alberi, Torino, Einaudi, 2022
C'è una voce che sale dal bosco: è quella di un vecchio albero che vive lì da sempre, e adesso vuole dire la sua. Perchè anche le piante hanno una personalità, delle passioni, ciascuna ha un proprio carattere.
Cercano sottoterra per guardare il cielo. Si studiano, si somigliano, si aiutano.
La Tribù degli alberi è una storia emozionante e avventurosa, vivacissima e millenaria che ci riguarda tutti da vicino, dove l'autore 
riesce a coniugare la vivacità dell'apologo al rigore scientifico. 

G. Lentini, STORIE DEL CLIMA. Dalla Mesopotamia agli Esopianeti, Milano, Hoepli, 2021

Un libro che racconta la complessa storia di quella scienza della natura che è la climatologia. Nei secoli il clima è cambiato innumerevoli volte e continua a farlo. I cambiamenti climatici hanno sempre avuto ripercussioni sull'uomo, sullo sviluppo delle civiltà e delle culture.  Storie del clima ripercorre una lunghissima storia che parte con il clima che determina l'uomo e arriva all'uomo che può determinare il clima. 

 E. Padoa Schioppa, ANTROPOCENE. Una nuova epoca per la Terra, una sfida per l'umanità, Bologna, Il Mulino, 2021. 

L’antropocene è un’epoca segnata da una indelebile impronta umana e dal dominio dell’uomo sulla natura. Il riscaldamento globale, l’alterazione dei normali cicli biogeochimici, la perdita di biodiversità, l’irreversibile trasformazione di habitat e paesaggi impongono sfide completamente nuove.  Un libro che descrive i guai dell’antropocene, ovvero la crisi ambientale, come un’occasione per ripensare al nostro pianeta. 

Libri

F. Ferrini e L. Del Vecchio, Alberi e gente nuova per il pianeta, Elliot 2022
Un' avventura tra i giganti verdi alla ricerca di una vita diversa e migliore sul pianeta. Tra i temi trattati: il fabbisogno minimo per un'esistenza umana dignitosa, la difesa della biodiversità, le specie meno comuni di alberi diffuse nell'ambiente urbano, la fascinazione delle piante, i metodi di guarigione degli alberi, le città sostenibili nel mondo, la diversità degli alberi, gli animali di città, come si cresce un gigante verde, quanto guadagno economico porta un albero alla comunità, e tante ricette del vivere con ingredienti arborei. Un volume mosso da metodica passione e ricco di informazioni utili, da godere riga per riga per ritrovarsi un po' cambiati già alla fine della lettura.

T. Fratus, Sutra degli alberi,
Piano B edizioni, 2022

Ci sono templi in cui l'umanità si inchina da millenni, per adorarne le divinità, venerare gli spiriti dei morti, pregare per ottenere protezione, pioggia o cibo. Sono templi fatti di alberi, estesi tra montagne e ruscelli, privi di pareti e aperti al cielo. Foreste monumentali in cui Tiziano Fratus, cercatore di alberi, scrittore e poeta, ha scelto di praticare un buddismo naturale, esercitare lo zen e ripercorrere un sentiero millenario tra Giappone, Cina, Corea e Occidente. "Sutra degli alberi" è l'ultimo frutto di questo percorso: una raccolta di testi e riflessioni, letture e poesie, in cui Fratus intreccia di continuo la ricerca della spiritualità con la dimensione boschiva e silvatica che gli è più familiare. Un'autobiografia silvestre che, passo dopo passo, foglia dopo foglia, prende forma definitiva sulla pagina, disegnando la direzione per un'umanità migliore.

Scaffale Verde in biblioteca
Uno ‘scaffale verde’ pronto ad ospitare libri a tema ‘green’ che hanno quali argomenti principali la natura e l’ambiente, un’iniziativa dedicata alla valorizzazione della tutela ambientale promossa anche dalla Regione Toscana e adottata da diverse biblioteche comunali, tra le quali la biblioteca "G. Calandra" di San Vincenzo (LI). Lo scaffale è stato allestito recentemente all’interno della biblioteca e inaugurato venerdì 2 dicembre scorso.  a distanza di pochi giorni dalla festa dell’Albero, celebrata lo scorso 21 novembre.

Un angolo verde fatto di libri e di piante che ogni bambino, o gruppo di bambini, possa adottare e venire a curare in biblioteca. Per questo verranno utilizzati dei ‘semini’ e ascoltati i consigli di un ‘nonno’ che cura quotidianamente l’orto.