Nautilus n. 58 - maggio 2026

“Come fronda”

Lingue, linguaggi, parlate, dialetti, lingue minori, pensiero, natura e territori 

di Fernanda Pugliese

“… pria ch’i scendessi all’infernale ambascia, / L s’appellava in terra il Sommo bene/ onde vien la letizia che mi fascia/ e El si chiamò poi e ciò convene,/ chè l’uso d’i mortali è come fronda/ in ramo, che sen va e l’altra vene”

(Divina Commedia, Paradiso, XXVI canto, vv. 133.138). 

Con questi versi Dante approfondisce la questione della lingua dai tempi di “Prima che scendessi nel limbo il nome di Dio era L subito dopo divenne EI”.  Questo per sottolineare come in un attimo fuggevole di tempo, tutto cambia e che la lingua è come foglia che va mentre l’altra viene. Una similitudine bellissima, una metafora che sembra non corrispondere con il fenomeno linguistico dei tempi attuali. Nella società contemporanea assistiamo ad un modello diverso che non è quello della evoluzione semantica ovvero della trasformazione o dello spostamento dei sensi lessicali in parallelo con l’evoluzione sociale, ma della sostituzione del lessico con inglesismi in tutti i sensi e a volte con significati diversi. Una sorte che tocca non solo gli strumenti tradizionali ma i nuovi canali di comunicazione digitale e social media e le nuove forme di linguaggio come i video, le immagini, i testi brevi che arricchiscono le modalità di espressione.

Nautilus n. 57 - aprile 2026

Che tempo fa 

di Fabio Canessa 

La più bella opera in prosa della storia della letteratura mondiale la scrisse Marcel Proust ed è intitolata “Alla ricerca del tempo perduto” (sublime la risposta di Chicco Pavolini a un amico che gli aveva chiesto come era possibile che non lo avesse letto: “’Un s’ebbe tempo”). Per non parlare della poesia, quasi tutta fondata sulla memoria, quindi sulla capacità evocativa della distanza temporale tra l’adesso in cui si scrive e il passato di cui si scrive: pensate a Dante, allo Shakespeare dei Sonetti, a John Keats, a Giacomo Leopardi, a Guido Gozzano. Lo struggimento del ricordo è diventato poi un cliché di facile commozione nei modi di dire alla “sembra ieri” e nelle canzoni, a partire dal Gino Latilla di “Vecchio scarpone, quanto tempo è passato/ quanti ricordi fai rivivere tu”. 

Nautilus n. 55 - febbraio 2026

Fare cultura in provincia

Per uno sviluppo locale a base culturale

di Carlo D’Angelo

«Le città di pianura» è il titolo di un film dal tratto dolce amaro che racconta l’Italia di provincia. O meglio: un’Italia di provincia, statica, malinconica, sognatrice, in cui tutto ciò che è superfluo viene consapevolmente e sistematicamente nascosto, non se ne sente il bisogno. La cultura, in provincia, è stata spesso considerata un elemento marginale: uno di quelli nascosti, di cui non si sente il bisogno, un mito proprio dei grandi centri. 

Quello tra cultura e provincia è un rapporto in chiaroscuro. Quando si parla di cultura e di creatività, l’immaginario comune rimanda infatti inevitabilmente alla città. È qui che il sistema creativo e della cultura sembra dare il meglio di sé: offerta culturale esaltante, tante occasioni di lavoro nel campo della creatività, possibilità di usufruire di un’ampia gamma di servizi culturali difficilmente rinvenibili in contesti periferici e ai margini. Nelle città spesso risiedono competenze e conoscenze necessarie per approcciarsi al mondo del lavoro culturale e creativo, ma anche maggiori occasioni per formare i professionisti della cultura. Le periferie e le aree interne, invece, secondo non precisati criteri sociologici inadeguati e retrivi, sono abbandonate a una propria evoluzione culturale.

Nautilus n. 52 - novembre 2025

Dall’utopia alla distopia

di Fabio Canessa

L’Ottocento è il secolo dell’utopia, con gli urbanisti impegnati nella città ideale, i socialisti utopisti alfieri delle riforme radicali e la volontà energica della fresca letteratura americana. Il Novecento è il secolo della crisi. Il Duemila è il secolo della distopia. Se vogliamo misurare i passi da gambero che abbiamo fatto da allora a oggi basta confrontare i best seller di duecento anni fa con quelli del secolo scorso e infine i nostri contemporanei: una costante discesa agli inferi dal sogno di una società migliore all’incubo della distruzione psicologica e morale, dal sol dell’avvenire (in senso non solo politico) al buio dell’impotenza.

Nautilus n. 51 - ottobre 2025

Nòstos

di Marco Giovagnoli

Chi l’avrebbe mai detto? Alla rinnovata domanda “volete burro o cannoni?” una crescente parte nelle società globali chiede, immaginandosi soggetto e non oggetto, i cannoni. O quantomeno lascia fare ai masters of war. I cannoni, com’è noto, fanno il loro mestiere di generare rovine, non hanno altro scopo nella loro creazione, lo hanno sempre fatto, e praticamente, nella storia, senza soluzione di continuità, a voler connettere tra loro guerre mondiali e locali, guerre dell’Est e dell’Ovest, nel Sud, guerre dei Cento anni o dei Sei giorni. Non sono i soli, i cannoni, a generare rovine: la storia ci ha insegnato che di volta in volta il danaro, il potere, il possesso o la religione sono stati loro straordinari sodali. Quando Paul Klee, nel 1920, realizzò l’Angelus Novus (oggi, ironia della storia, al Museo d’Israele a Gerusalemme), all’inizio della sua avventura al Bauhaus, e prima del vortice nazista che lo avrebbe travolto assieme a tanti altri, forse poteva solo immaginare la fortunata traduzione che Walter Benjamin fece del suo acquerello, una interpretazione oscura della storia dell’umanità nel suo passato ed anche nel suo futuro.

Nautilus n. 48 - giugno 2025

Libri da mettere in pratica

di Fabio Canessa

Niccolò Machiavelli
si sforza di indagare la complessa trama dei legami che uniscono un fatto alle cause che lo hanno generato (per dimostrare quanto la storia sia maestra di vita) e incardina perciò lo stile della propria scrittura a una sintassi solidamente concatenata; Francesco Guicciardini è convinto che la causalità sia una costruzione a posteriori che ci inventiamo per rassicurarci, a conforto del tragico sospetto che il mondo sia governato dal caso, perciò scrive per aforismi sganciati l’uno dall’altro e responsabilizza tutti a non affidarsi alla programmazione del futuro.

 

Entrambi però credono che la letteratura debba avere un fine pratico, che non si scrive per intrattenere il lettore o per esibirsi in un ammirevole esercizio di stile. Quello che “Il Principe” sostiene deve essere provato al vaglio dei fatti, va sperimentato nella politica reale, per vedere se funziona davvero. I “Ricordi” di Guicciardini sono pensieri affidati ai discendenti familiari per istruirli a orientarsi nell’esistenza quotidiana. 

Nautilus n. 48 - giugno 2025

L’arte di restituire vita alle carte 

di Angela Gavazzi

Inizierei con il precisare che la figura del restauratore è un ibrido tra l’artigiano, l’artista e lo scienziato; il mestiere di restauratore è cambiato moltissimo rispetto a trentacinque anni fa, quando ho cominciato la mia professione. Oggi le nanotecnologie stanno soppiantando l’approccio empirico nonostante l’intervento manuale rimanga fondamentale e imprescindibile.

In più la diagnostica specialistica ci permette di non intervenire alla cieca e ci aiuta moltissimo a prevenire” errori” di valutazione e far venire alla luce aspetti impossibili da vedere a occhio nudo (spettrografia a infrarosso e ultravioletto, multispettrale, raggi x, tera hertz finanche a tomografie assiali).

Sono molteplici i settori di specializzazione nel restauro, ma ogni restauratore dovrebbe conoscere, a grandi linee, come si interviene sia su un affresco, sia su una statua in marmo o su un manufatto in bronzo, molti dei materiali per il restauro possono essere usati per vari settori specifici. Un esempio: la velina giapponese che usiamo per il restauro della carta viene usata anche per fermature provvisorie della superficie pittorica dei dipinti a olio.

Nautilus n. 48 - giugno 2025

Il sapere del libraio

di Mauro Falciani e Francesca Curradi

Cosa significa fare il libraio in questo momento storico? In un momento storico in cui l’interesse per i libri è il più basso mai riscontrato. In cui i rappresentanti dei governi del mondo libero e non libero si distinguono per la loro ignoranza.
C’è ancora bisogno dei librai. Sui social ci sono migliaia di consigliatori, blogger, bookstagrammer. Penso la media sia uno ogni 10 lettori. E allora i librai? A cosa servono ancora i librai… Le librerie vere, quelle indipendenti si ergono come baluardi, avamposti fortificati di carta nelle lande ostili della non conoscenza. La multinazionale del libraccio ha asfaltato decine, centinaia di piccole librerie con la benedizione di lettori e lettrici di ogni età e fede politica. Fare il libraio oggi è una cosa quasi impossibile, molte persone, le più sono lontane dal pianeta libro ere geologiche. Ma poi improvvisamente gli astri si allineano, appare una cometa, il caos partorisce una stella danzante, e qualcuno entra, chiede, ascolta, apprezza, e questa persona con cui ho parlato va via con una borsata, due borsate, tre borsate di libri…

Nautilus n. 46 - aprile 2025

Il patrimonio culturale diffuso come spazio pubblico

di Salvatore Settis

L’immagine dell’Italia come terra straordinariamente ricca di patrimonio culturale non è solo un'invenzione dei politici o delle agenzie di viaggio. Al contrario, è questa un'immagine particolarmente forte che attira sul nostro Paese una specialissima attenzione e un flusso imponente di visitatori. Come attira sull'arte italiana (anche su quella conservata al Louvre o al Metropolitan) una messe di studi e di libri senza paralleli con nessun'altra arte “nazionale”. Ma perché questa forza e questa compattezza del “modello Italia”, pur nella diversità degli stili, dei paesaggi fisici e culturali, dei radicamenti locali di questo o quel pittore, scultore, architetto? Perché quello che l'Italia offre non è solo la somma dei suoi monumenti, musei, bellezze naturali; ma anche e soprattutto il loro comporsi in un tutto unico, il cui legame non saprei chiamare meglio che “tradizione nazionale” o “identità nazionale”, e cioè la consapevolezza del proprio patrimonio, della sua unità e unicità, della necessità di conservarlo in situ.

Nautilus n. 23 - Maggio 2023


Meno biblioteche, più disuguaglianza

di Monica Pierulivo

Fondare biblioteche è come costruire ancora granai pubblici, ammassare riserve contro un inverno dello spirito..(M. Yourcenar, Memorie d’Adriano)
“Le biblioteche sono luoghi che rendono gli uomini uguali: donne e uomini. Giovani e vecchi. Neri e bianchi. Poveri e ricchi. Italiani e stranieri” - afferma Antonella Agnoli, consulente per progetti culturali e bibliotecari, in un suo articolo del 2019 poco prima dell’esplosione della pandemia.  “Ciascuno con il suo libro, il suo giornale, il suo film, la sua musica ma insieme. Questa è la comunità reale, la comunità vivente che crea la biblioteca…”
Dopo l’esperienza pandemica, la necessità di promuovere e ricreare ambienti e occasioni di socializzazione e relazioni è emersa con maggiore forza e le biblioteche da questo punto di vista rappresentano dei luoghi fondamentali.

Nautilus - n. 21 Marzo 2023


Architetture e beni immateriali e territoriali delle acque

di Marco Cadinu

Le architetture dell’acqua attraversano la storia antica, medievale, moderna delle comunità urbane e rurali e si esprimono alle scale dimensionali più differenti: fonti campestri, acquedotti e linee di adduzione idrica nel territorio, sistemi di irrigazione, fontane pubbliche nei centri abitati, lavatoi, abbeveratoi e opere funzionali alla gestione tecnica della risorsa.

Le architetture dell’acqua, più di altre opere, sono soggette all’usura e alle ricostruzioni; più di altre conservano segni e contatti con la ragione prima dell’insediamento, con la programmazione politica del territorio, con le forme artistiche o simboliche che le popolazioni trasmettono di generazione in generazione...

Nautilus - n. 17/18 Nov-Dic. 2022


Vandalo a chi?

di Marco Giovagnoli

 

L’opera d’arte, il segno della creatività e del genio, l’esito materiale di un atto di devozione, l’aspirazione alla memoria eterna: il Patrimonio culturale (d’ora in poi: Patrimonio, com’è corretto chiamarlo) innerva le civiltà d’ogni dove sul nostro pianeta, le identifica, dona coesione e senso d’appartenenza; le divide e le ordina, anche, a seconda della civiltà dominante. Condivide, nella sua ampia diversificazione e pervasività, un destino di fragilità, di precarietà che è intrinseco alla unicità di ogni sua componente, non rileva quanto sia il suo valore economico. Quest’ultima sua caratterizzazione è un fenomeno tutto sommato moderno: quando il vescovo di Blois, Henry Gregoire de Tours, durante un’omelia nel 1793, coniò il termine vandalisme in funzione antirivoluzionaria – per sanzionare i saccheggi delle chiese all’indomani della Rivoluzione dell’89 assimilandoli a quelli compiuti dal popolo Vandalo a Roma nel 455 d.C. – non sapeva ancora della fortuna che avrebbe avuto questa sua espressione, ma anche gli usi distorti che se ne sarebbero fatti...


Nautilus - n. 17/18 Nov-Dic  2022

Le convenzioni internazionali sulla protezione del patrimonio

Uno sguardo diacronico per l’Ucraina

di Caterina Paparello

Il 9 marzo di quest’anno «the Guardian» pubblicava on line l’articolo Ukrainians in race to save cultural heritage, sotto forma di reportage e di intervista a Lilya Onyshchenko, coordinatrice capo del Dipartimento responsabile della cura e della protezione degli edifici storici e dei siti del patrimonio mondiale di Leopoli, città dichiarata Patrimonio Mondiale dal 1998, altresì riconosciuta Creative Cities Unesco per la letteratura. Le immagini e il video pubblicati a corredo del testo mostravano le operazioni di protezione antiaerea del patrimonio, ripresentando alla storia armature di tubi innocenti a sorreggere impalcature di materiale ignifugo, strati di protezione antischegge e l’avvio delle movimentazioni da chiese e musei del patrimonio mobile, allo scopo tradotto in vani sotterranei e seminterrati. Nello stesso paper la direttrice del museo di Leopoli, Olha Honchar, dichiarava che «Moscow wants to eradicate Ukrainian culture. It’s what defines us and our identity. It’s a memory of who we are». ..

Fig. , Trasporto dei cavalli bronzei della basilica di San Marco di Venezia. Arrivo alla stazione di Roma, 1915, Roma, Museo Centrale del Risorgimento

Nautilus - n. 17/18 Nov-Dic  2022

La storia “sepolta 
dell’Abbazia di Santa Maria di Cerrate a Lecce

Un video racconto immersivo in un nuovo spazio multimediale

di Daniela Bruni e Aurora Totaro


 

Giovedì 17 novembre 2022 si è inaugurato un nuovo spazio multimediale permanente all’Abbazia di Santa Maria di Cerrate a Lecce - bene della Provincia, affidato dieci anni fa al FAI-Fondo per l’Ambiente Italiano ETS e dal 2018 regolarmente aperto al pubblico. Lo spazio  integra e arricchisce l’attuale offerta di visita, dedicato al racconto della storia dell’Abbazia in un capitolo meno noto, che ne svela e ne approfondisce l’origine e l’anima bizantina

 

La storia “sepolta” dell’Abbazia di Cerrate” è il titolo di una video-installazione immersiva allestita in una stanza appositamente restaurata nella cosiddetta Casa Monastica, la parte più antica del complesso, che oggi appare come una tipica masseria salentina, stretta intorno alla Chiesa di Santa Maria, ma che mille anni fa era un’abbazia, un monastero bizantino...

Al PAN di Napoli The Passenger di Andrew Kent 

Fino al 29 gennaio la splendida mostra sul Bowie del 1976 


di Donato Zoppo

Station To Station incessante, inesorabile, magnetica. 

La versione dal vivo, quella del Live Nassau Coliseum, 26 marzo 1976, una delle date chiave dell’Isolar Tour

Si entra in mostra accolti da un brano solenne e incisivo, uno dei pezzi chiave di uno dei tour più interessanti della lunga storia di David Bowie, che è al centro di David Bowie the Passenger by Andrew Kent, la mostra prodotta da Navigare Srl e Show Bees Srl, a cura di Vittoria Mainoldi e Maurizio Guidoni per ONO ARTE, in corso al PAN di Napoli fino al 29 gennaio 2023, dopo l’esposizione agli Arcimboldi a Milano. 

 Contrariamente alle iniziative che individuano e analizzano momenti o fasi più eclatanti, pensiamo all’era Ziggy o al fondamentale periodo berlinese, the Passenger è incentrato sui quattro mesi di Isolar Tour, una vicenda cruciale per la storia di Bowie. 

 Nautilus n. 15- Settembre 2022


La mobilità come vocazione di un microterritorio

Enrico Zanini  

 

Ci sono dei territori che, per vocazione, sono legati alla mobilità; perché il loro ruolo di spazi di passaggio e di sosta si perpetua nel tempo, indipendentemente dal mutare delle condizioni storiche. 

L’entroterra piombinese è certamente uno di questi, perché fin dall’epoca romana è stato  attraversato dal più importante asse stradale tirrenico, la via Aurelia/Aemilia Scauri, che consentiva il collegamento tra Roma e le città della costa progressivamente passate sotto il suo controllo, fino ad arrivare a Pisa e a Luni. 

Questa lunga storia di territorio vocato alla connettività interregionale è iniziata dunque in tempi assai remoti (la via Aurelia romana risale al III-II secolo a.C.) e si è mantenuta fino ad oggi, perché nello spazio di qualche centinaio di metri si concentra un fascio di strade e ferrovie (la via Aurelia storica, oggi strada provinciale; la superstrada che ne è l’erede e la linea ferroviaria Roma-Pisa) che è destinato a svilupparsi nei prossimi anni con il completamento dell’autostrada Tirrenica.

All’interno di questo frammento di Maremma costiera così “connesso”, un posto speciale occupa  Vignale..

n. 10 - Aprile 2022
 

Verso i secondi Stati Generali del Patrimonio industriale

(ROMA 9-11 GIUGNO 2022)

di Giovanni Luigi Fontana

Past-president AIPAI


L’Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale – AIPAIcelebrerà i 25 anni del suo impegno per la conoscenza, la tutela e la valorizzazione del patrimonio industriale, organizzando a Roma, dal 9 all’11 giugno 2022, la seconda edizione degli Stati Generali del Patrimonio Industriale. L’evento, confermando il format inaugurato a Venezia e Padova nel 2018, vedrà una massiccia partecipazione di studiosi, amministrazioni locali, enti preposti alla conservazione e alla tutela, progettisti, associazioni, operatori turistici e svariati altri soggetti coinvolti in questo esteso e composito ambito del patrimonio storico-culturale. La proposta congressuale, anche in questo caso, presenta una grande articolazione di approcci e contenuti in perfetta coerenza con un campo di studi molto composito e di carattere eminentemente interdisciplinare. 

n. 5 - Novembre 2021


Il Parco minerario dell’Isola d’Elba erede delle miniere del ferro e di una miniera di carta

di Sara Guiati

 

La fregata “Undaunted” che portò Napoleone all' Isola d' Elba gettò l'ancora nella rada di Portoferraio il 3 maggio del 1814. La prima persona a salire sulla nave per accogliere il nuovo re dell'isola fu Pons de l'Hérault, direttore delle miniere elbane.  La sua presenza nella delegazione di benvenuto testimoniava l'importanza dei giacimenti di ferro nella storia. 

Fin dall'antichità le miniere elbane hanno rivestito un ruolo rilevante; le prime tracce risalgono all'Ottavo secolo avanti Cristo. I navigatori greci conoscevano l'Elba: la chiamavano Aethalia, per i fuochi accesi dagli Etruschi per fondere il ferro.  I Romani dominarono inseguito l’isola sfruttandone le risorse. Lo ricordano i versi dell’Eneide di Virgilio, che decantavano la ricchezza mineraria dell’Elba: “Ast Ilva […] Insula inexhaustis Chalybum generosa metallis […]” (Eneide, libro 10, versi 146-214). 


n. 5 - Novembre 2021


All’armi siamo turisti! 

 di Fabio Canessa

Siete turisti o pellegrini? Il turista tende a percorrere il più velocemente possibile il cammino, si dimostra poco interessato agli ambienti che attraversa e, tutto proiettato verso la meta, non vede l’ora di essere arrivato. Il pellegrino al contrario è interessato soprattutto al viaggio in sé, si muove lentamente e assapora con gusto la strada e i luoghi del percorso. In lui, “la lentezza diventa il paradigma di una fruizione emotiva dei luoghi, in cui paesaggio, arte, memorie storiche e religiose dell’antico interagiscono e possono suscitare risonanze interiori”, scrive Vincenzo De Caprio, uno dei massimi specialisti italiani della letteratura di viaggio.
Al percorso del Grand Tour, strumento di formazione culturale e di conoscenza razionale, si è sostituita l’agitata e frenetica organizzazione del turista moderno, che viaggia per vedere, scattare foto e selfie e dire di aver visto il posto, con la medesima volgarità d’animo con la quale i vitelloni della provincia di una volta si vantavano di essersi fatti tutte le belle ragazze del paese. 

N. 4 ottobre 2021

Architetture e spazi dell’identità e della modernità 

Il polo culturale di Piombino occasione unica per nuove prospettive alla città e non perdere la memoria

Ne parliamo con l’architetto Salvatore Re progettista dell’opera

 
di
Monica Pierulivo

..Ma la città non dice il suo passato, lo contiene come le linee d’una mano, scritto negli spigoli delle vie, nelle griglie delle finestre, negli scorrimano delle scale, nelle antenne dei parafulmini, nelle aste delle bandiere, ogni segmento rigato a sua volta di graffi, seghettature, intagli, svirgole. 

I. Calvino, Le città invisibili, “La città e la memoria. 3.”

 

Il progetto del Polo culturale di Piombino, approvato nel 2010 e iniziato nel 2012 dall’allora amministrazione comunale, prevede il recupero funzionale di un edificio storico molto pregiato,  un convento francescano adiacente alla chiesa della Misericordia in piazza Manzoni e completato nel XVI secolo con un chiostro di pregio, che nel corso del ‘900 è stato profondamente rimaneggiato ospitando un istituto professionale (Ipsia “A. Volta”).  

 

Si fonda sulla volontà di unire la realizzazione di una nuova biblioteca pubblica alla creazione di un vero e proprio centro culturale e sociale, con funzioni e servizi anche diversi, in grado di promuovere coesione e di mobilitare l’interesse e l’attenzione dei cittadini e di tutto il territorio...

N. 4 ottobre 2021

La Biblioteca Gronchi di Pontedera: una struttura legata ai cambiamenti della società


di Roberto Cerri

 La biblioteca civica di Pontedera era sorta nel 1952, per volontà di un’amministrazione di sinistra. 

All’inizio era poco più di una stanza. Meno di 30 mq. 2 Scaffali, un paio di tavoli e una manciata di posti per la lettura. Pochi libri e qualche rivista. Funzionava anche come sala dibattiti di un vivace circolo culturale. Era frequentata da pochi studenti ed aveva un bibliotecario. Dopo l’alluvione del 1966, la crescita della scolarizzazione suggerì ad un’ altra amministrazione sempre di sinistra di fare un salto. Si comprò una villa signorile appartenuta alla famiglia Crastan. ...

N. 1 Luglio 2021

Le biblioteche civiche toscane tra pandemia e ripartenza


di Roberto Cerri

Le biblioteche locali toscane hanno sofferto l’impatto del Covid assai meno di altre istituzioni culturali. Dal maggio 2020 infatti sono state quasi tutte riaperte sia pure a scartamento ridotto. 

Hanno rattrappito i loro servizi, hanno patito l’andamento carsico, ora in presenza e ora in DAD delle scuole, perso lettori in sede, ma acquisito un po’ più di visibilità in rete.
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