Filastrocche di Natale

di Agata Turchetti 

In un libro, intitolato Filastrocche in cielo e in terra, si trova il capitolo Il mago di Natale. È stato dedicato alla figlia e a tutti i bambini del mondo dal suo Autore: il quale considerato riduttivamente solo un estroso giocoliere di parole ad uso delle giovani generazioni degli ultimi cinquant'anni, è in realtà un brillante giornalista, un raffinato intellettuale, uno scrittore attento agli sviluppi della società contemporanea, capace ancora, a quarantacinque anni dalla morte, di “parlare ai grandi come se fossero bambini e ai bambini come se fossero grandi”. 

 

Si chiama Gianni Rodari e vuole insegnare a tutti l'uso delle parole, non perché tutti diventino scrittori ma perché nessuno sia più schiavo e possa costruire la propria idea di un mondo libero, giusto ed equo. Scrive ai bambini degli anni Cinquanta del secolo scorso, quelli nati durante la guerra o negli anni immediatamente successivi, poveri, e dunque augura loro che a Natale, in ogni casa, dalle piastrelle del pavimento spunti un alberello, vero, non finto, e che i suoi rami siano carichi di doni: giocattoli, dolci, scarpe e cappotti. È un tempo in cui persino il Presidente del Consiglio si fa prestare il cappotto per andare in America a chiedere aiuti economici per la ricostruzione del Paese devastato dalla dittatura e dal conflitto mondiale. I figli della guerra hanno sempre fame e freddo e dunque c'è da augurarsi che un albero vero, carico almeno di una ciotola di riso, spunti anche dalle macerie della propria casa e del proprio paese distrutti.

 

“Se avessimo una fantastica, come una logica, sarebbe scoperta l'arte di inventare”. E Rodari inventa: “voglio che oggi non pianga nel mondo un solo bambino, / che abbiano lo stesso sorriso /il bianco il moro il giallino /…se ci diamo la mano i miracoli si faranno / e il giorno di Natale / durerà tutto l'anno.” 

 

Chissà se oggi, evaporato il tripudio di ritualità, maschere di greve consumismo, con cui ammantiamo di buoni propositi la nascita del Figlio di Dio, venuto al mondo in una stalla scaldata da un bue e un asinello, gli adulti che sono cresciuti con le filastrocche di Rodari, sbarcate da tempo in Russia e negli Stati Uniti, e di recente anche in Cina, adotteranno provvedimenti in grado di garantire un sorriso a tutti i bambini del mondo, bianchi, mori e giallini. Un sorriso che scaturisca dalla libertà di non avere paura: della fame, di andare a scuola, di dissentire pacificamente, di un bombardamento che insieme alla casa ruba sogni, genitori e futuro. Non avere paura di essere rapito e portato in una casa estranea, in terra straniera, di dover cucire la pagella nella fodera di una giacchetta di bambino, uomo anzitempo, per il timore che si bagni durante la traversata di un mare ostile, su una barca di legno da smantellare per farne una croce in vista della prossima Pasqua.

 

Chissà se gli adulti, i potenti della terra, terranno a mente tutto questo almeno per un giorno, dopo Natale, perché la nostra capacità di immaginare non ci consente di pensarlo possibile per tutto l'anno. L'immaginazione ci consegna invece la certezza di quanto sarebbe potente una stretta tra mani di ogni colore che abbia il solo scopo di scambiare umanità, nella consapevolezza che nel volto di ogni bambino si specchia quello di nostro figlio.