BOULE DE SUIF (Palla di grasso o Palla di sego)

di Patrizia Fiori

A quale scrittore verrebbe oggi in mente di intitolare in questo modo un racconto e chiamare con questo appellativo così volgare e offensivo la propria eroina? Eppure Maupassant lo fece, quando scrisse questa opera sotto richiesta di Emile Zola, che aveva proposto ai giovani scrittori del suo gruppo di scrivere un racconto sull’attacco prussiano a Parigi, racconti poi raccolti sotto il titolo “Les soirées de Médan”.

Boule de suif (1880) è una novella perfetta, che narra la fuga, da Rouen verso Dieppe, di un gruppo di dieci persone, di diverse classi sociali, per mettersi in salvo, per motivi diversi, dall’occupazione prussiana. Oltre a Boule de suif, che è una prostituta, vi sono una coppia di commercianti, un conte con consorte, un industriale e la moglie, due suore e un repubblicano convinto. La diligenza è un piccolo universo, una miniatura della società francese dell’epoca, ma anche l’immagine di una società attuale e diseguale, alle prese con una crisi, in cui persone molto diverse, che normalmente non interagiscono, sono costrette a condividere lo stesso destino. È un classico di sorprendente attualità, che non smette di ricordarci, con garbo, ironia e arguzia, quanto la natura umana sia incline all’opportunismo e facile all’ipocrisia.

Boule de suif, la protagonista, è un’eroina che attira sin dall’inizio le simpatie del lettore e Maupassant, al di là del suo soprannome (il vero nome è Èlisabeth Rousset), ne fa un ritratto delizioso. Considerata socialmente inferiore, ma moralmente superiore ai suoi compagni di viaggio, diventa lo specchio in cui si riflettono dinamiche di potere, ipocrisia e discriminazione, che ancora oggi segnano profondamente la condizione delle donne.

Il primo elemento che emerge dal racconto è la forza del pregiudizio sociale, che segna Boule de suifgià prima che apra bocca (“Piccola, rotondetta dappertutto, grassa come una palla di ego, con dita paffute…” “Quella ragazza, vergogna per la sua professione, portava in sé qualcosa di attraente…”). Il suo corpo viene esaminato, giudicato, ridicolizzato; il suo mestiere, disprezzato.

La società borghese che la circonda costruisce la propria rispettabilità in contrapposizione alla sua figura. Eppure è lei a mostrarsi generosa, solidale, capace di sacrificio, offrendo il proprio cibo agli sprovveduti compagni di viaggio e il proprio corpo all’ufficiale prussiano.

Maupassant mette così in luce un meccanismo che nel mondo contemporaneo non è affatto superato: le donne sono ancora giudicate prima di tutto per il loro aspetto fisico, per il loro corpo, per l’aderenza o meno ai modelli femminili imposti. La logica del body shaming e della classificazione estetica femminile si ripresenta oggi nelle pubblicità, nei social, nei media, dove il valore delle donne viene spesso ridotto a un’immagine.
Boule de suif è la dimostrazione narrativa che il corpo femminile continua a essere, ieri come oggi, un campo di battaglia simbolico.
 
Un altro tema centrale è la manipolazione, che riguarda, nel racconto, in modo specifico, la protagonista proprio in quanto donna. Per convincerla a cedere all’ufficiale prussiano, i passeggeri utilizzano un linguaggio paternalistico e moralistico (“Bisogna saper sacrificare qualcosa, quando il bene di tanti lo richiede”) alternando rimproveri, sensi di colpa, argomenti patriottici e persino religiosi. Boule de Suifviene convinta a sacrificarsi non perché sia giusto, ma perché gli altri - tutti più forti, tutti più tutelati - hanno bisogno di lei. La sua libertà diventa la moneta con cui gli altri riscattano la propria. È un meccanismo che ancora oggi ricorre nella vita delle donne: vengono spesso indotte a sentirsi responsabili del benessere altrui, educate alla cura, al sacrificio, alla rinuncia. Dalla famiglia alla scuola, fino al mondo del lavoro, molte donne sperimentano la pressione di “dover fare la cosa giusta”, intesa però non come una scelta libera, ma come una responsabilità sociale che pesa soprattutto su di loro e Maupassant anticipa con lucidità questa dinamica.

Un elemento che attraversa la storia è l’abuso di potere. L’ufficiale prussiano esercita un’autorità militare che si traduce in ricatto sessuale: o la donna accetta, oppure nessuno potrà ripartire. (“L’ufficiale non concederà il lasciapassare. Ha detto: o la donna, oppure niente”) È un’immagine brutale, che però rispecchia tristemente molte situazioni contemporanee. Ancora oggi moltissime donne sono vittime di molestie o ricatti nei luoghi di lavoro, negli ambienti istituzionali, nelle situazioni di dipendenza economica o sociale. Viene continuamente mostrato quanto sia diffuso l’abuso di potere a sfondo sessuale, quanto sia radicato nei meccanismi stessi delle società moderne e quanto sia difficile per le donne denunciarlo senza subire nuove forme di colpevolizzazione. Maupassant, che scrive in un’epoca lontana dalla nostra, descrive con sorprendente modernità una realtà che purtroppo non appartiene al passato.

Allo stesso tempo, il racconto mette in evidenza un’ulteriore violenza: l’ingratitudine e l’esclusione nei confronti della protagonista dopo che ha compiuto il sacrificio richiesto. I passeggeri, che hanno beneficiato del suo gesto, tornano immediatamente a disprezzarla, come se la sua disponibilità non fosse un atto di altruismo, ma la conferma della sua presunta immoralità. (“Si parlava d’altro, come se lei non esistesse più” “Nessuno volle accettare ciò che offriva”). Questa dinamica risuona ancora oggi nella condizione femminile: le donne vengono spesso giudicate comunque, qualunque cosa facciano. Se si sacrificano, “non era necessario”; se non si sacrificano, “sono egoiste”; se denunciano, “esagerano”; se tacciono, “sono complici”. La protagonista di Maupassant anticipa così il destino di molte donne contemporanee, intrappolate tra aspettative contraddittorie e giudizi permanenti.
 
Infine, non meno attuale è il contesto della guerra, che nel racconto non è solo sfondo, ma motore di ingiustizie. I conflitti colpiscono soprattutto chi ha meno strumenti per difendersi, e tra questi - ancora una volta - le donne. Nei conflitti moderni le donne vivono violenze, perdite economiche e psicologiche in modo più grave degli uomini. Sono spesso costrette a lasciare la propria casa con i figli, a rinunciare al lavoro, a sopportare violenze e ricatti. Maupassant, mostrando come la guerra renda possibile l’abuso dell’ufficiale prussiano su Boule de Suif, ci ricorda che i conflitti non generano solo morte e distruzione, ma anche vulnerabilità specifiche che ricadono sui corpi e sulle vite femminili.

In conclusione, Palla di grasso non è soltanto un racconto realista dell’Ottocento: è una narrazione che anticipa i conflitti morali e sociali della contemporaneità. Attraverso la figura di Boule de Suif, Maupassant ci invita a riflettere sulla condizione femminile ieri e oggi, mostrando quanto sia fragile la posizione delle donne in una società che proclama l’uguaglianza ma perpetua disparità profonde. Rileggere questo testo significa riconoscere che la battaglia per l’autonomia, il rispetto, la dignità e la libertà femminile non è ancora conclusa. È un invito a non dare nulla per scontato, ma soprattutto a costruire una società in cui nessuna debba più pagare con il proprio corpo o con la propria libertà l’ipocrisia, l’egoismo, e la mediocrità altrui.