Nautilus  n. 10- Marzo 2022

Raccontare le fabbriche: la dimensione immateriale delle industrie



di  Augusto Ciuffetti

 

Nell’ultimo numero di “Nautilus” Giovanni Contini riflette sull’importanza delle fonti orali per una originale ricostruzione del passato, capace di spingersi laddove non riescono ad arrivare le fonti tradizionali. Con questa prospettiva, ampliata alle testimonianze letterarie e ad ogni forma di memoria orale o scritta, si può rileggere anche la storia dei processi industriali, compresa quella delle trasformazioni che essi hanno prodotto nei paesaggi urbani e rurali, nella percezione degli ambienti, nelle mentalità collettive e nelle identità, in particolare quelle legate al mondo del lavoro ed alle sue lotte politiche e sindacali.  I

n questa direzione assumono valori e significati diversi anche quei processi di dismissione e recupero delle industrie, che a partire dagli anni Ottanta del Novecento hanno accompagnato il tramonto del modello della grande fabbrica fordista...

(nella foto a destra Centro Culturale Solvay- Rosignano M.mo)

Nautilus  n. 10- Aprile 2022 

 

L’architettura industriale come fabbrica di valori


di Roberto Parisi

 

L’architettura può costituire un’utile chiave di lettura per storicizzare i fenomeni connessi all’industria e all’industrializzazione, ma è necessario che la ricerca dei suoi possibili valori testimoniali non si esaurisca nell’individuazione di un modello tecnologico o tipologico di riferimento, né nella selezione critica di un’opera in base a parametri esclusivamente estetici, come l’adesione ad una corrente artistica o ad una genealogia di pionieri e maestri.

Come settore specialistico di competenze tecnico-scientifiche e tecnologiche, l’edilizia industriale è entrata a pieno titolo nel dominio dell’Architettura solo agli inizi del Novecento, quando alla secolare tradizione dei millwrights si sostituì quella del factory designer e quando, per imprenditori come Henry Ford o Tomáš Baťa, lo spazio fisico del lavoro e della produzione cominciò a diventare una “voce” non più secondaria nel bilancio di un’impresa.


Nautilus  n. 10- Aprile 2022 
 

GKN:  per questo,per altro, per tutto 


Benedetta Celati dialoga con Francesca Gabbriellini 

 
«Babbo che cosa vuol dire insorgiamo?» chiede un bimbo al padre, di fronte al lungo striscione con cui si apre il corteo del Collettivo di Fabbrica della GKN di Campi Bisenzio. «Vieni, andiamo davanti che voglio farti vedere bene» dice il babbo, portando il figlio ancora più vicino. «Hanno scelto una parola bellissima. “Insorgiamo” significa che le persone hanno deciso di alzare la testa, perché si sono stancate di subire. È l’orgoglio di chi vuole reagire. Lo fanno anche per te». Questa risposta mi colpisce molto, sia per l’emozione che trasmette sia per la forza dei suoi contenuti. 

È il 26 marzo 2022, fa piacevolmente caldo, e a Firenze migliaia di persone si sono ritrovate nel Parco delle Cascine per sfilare a fianco delle lavoratrici e dei lavoratori della GKN, dietro quella parola che ha attirato l’attenzione e stimolato la curiosità del bambino e che rende omaggio alla martinella, campana simbolo della resistenza fiorentina

Nautilus  n. 10- Aprile 2022 

I signori dell’acciaio e la crisi della siderurgia a Piombino

di Giorgio Pasquinucci
 

La ribattezzarono piazza della Solidarietà. Fino a qualche mese prima era solo un brulicante parcheggio di auto, scooter e biciclette davanti all’ingresso della portineria operai. A Roma avevano deciso: lo Stato abbandonava l’acciaio. L’Iri, dopo aver trascinato la ricostruzione del Paese nel dopoguerra, era cresciuta così tanto dal diventare un gigante ingovernabile: dall’acciaio alle auto, dal petrolio ai Baci Perugina. Alla fine del 1991, per pony express, arrivano nella case dei piombinesi centinaia di lettere di licenziamento. La fabbrica, prima di essere ceduta, doveva essere “ripulita” dagli esuberi.

Nautilus  n. 10- Aprile 2022 

 

Industria e turismo

Gli esordi della Solvay a San Carlo


di Rossano Pazzagli

 

Oggi l’industria e il turismo evocano un contrasto, un’incompatibilità, quasi un’antitesi. Eppure, nell’esperienza storica - dal classico caso inglese del ‘700 alla più tardiva industrializzazione italiana - questi due settori sembrano integrarsi e sovente svilupparsi in parallelo. L’industria, allora simbolo di modernità, creava le condizioni di base (reddito e tempo libero) per la pratica turistica, prerequisiti difficilmente presenti nelle tradizionali società rurali. Talvolta erano gli stessi imprenditori ad affiancare all’attività industriale servizi di tipo ricreativo. 

Come già era avvenuto ai primi del Novecento con l’impresa mineraria inglese dell’Etruscan Mines nelle colline verso Campiglia Marittima, così a partire dagli anni ’20 i belgi della Solvay arrivarono a San Carlo, nello stesso versante del Monte Calvi, il rilievo più a sud della Provincia di Livorno. 

Nautilus  n. 10- Aprile 2022 

La fabbrica e la comunità. Un caso da ripensare

 diMichele Lungonelli
 

Un’analisi del processo d’industrializzazione in Toscana tra Otto e Novecento evidenzia fin dalla fase di avvio la presenza di svariati esempi di one company-towns, cioè di esperienze di sviluppo manifatturiero profondamente segnate dall’insediamento di nuclei produttivi a forte monocultura industriale. Tra i casi più significativi quelli di Larderello, Abbadia San Salvatore, Rosignano e Campo Tizzoro.  Risulta invece più difficile assimilare a questi ultimi la realtà di Piombino, un caso per il quale la storiografia in argomento (P.Favilli, I.Tognarini) ha preferito far ricorso ad un’espressione come città-fabbrica,  ritenuta probabilmente più idonea per descrivere una crescita frutto della presenza di attività certamente monorientate ma anche significativamente diverse in particolare nella gestione della forza lavoro e tali da determinare per un lungo periodo un diverso e più profondo senso di appartenenza, un’identità più forte in sostanza, per i lavoratori della Magona d’Italia rispetto a quelli delle acciaierie Ilva

 
Nautilus  n. 10- Marzo 2022 

Una grande impresa in una piccola provincia: il caso della Fiat di Termoli in Molise.


di Maddalena Chimisso

Nel secondo Novecento, l’Europa fu interessata da un processo di costruzione dei paesaggi industriali che i governi nazionali posero in essere attraverso politiche territoriali di sviluppo economico al fine di bilanciare, mediante azioni di rilancio e agevolazioni industriali, gli squilibri di aree regionali, sub-regionali e di aree metropolitane. Nel ridisegno economico dei territori, l’azione pubblica indirizzò quella delle grandi imprese nazionali, che rivestirono un ruolo chiave: emblematico, soprattutto per i “territori del Sud”, è il caso della Fiat in Italia. 
Muovendo da questa prospettiva, la lettura di specifici casi studio può essere assunta quale lente di indagine sulla storia industriale europea in età contemporanea.  

Nautilus  n. 9- Marzo 2022


La memoria del mondo contadino 

 

di Rossano Pazzagli 

 

Quando nelle campagne arrivarono la televisione, l’acqua in casa e la luce elettrica eravamo già negli anni ’70 del secolo scorso. A quel tempo mia nonna non voleva vedere in tavola lenticchie, né cicerchie. Diceva che ne aveva mangiate troppe da giovane, quando non c’era altro, e che quei legumi le ricordavano la miseria e la guerra.
Era una donna piccola e mite, proveniente da una famiglia di mezzadri che per sopravvivere aveva cambiato diversi poderi, tutti in collina tra Monteverdi, Suvereto e Campiglia, nell’Alta Maremma toscana. Si sposò nel 1931 con un contadino come lei, che non era mezzadro ma piccolo proprietario, troppo piccolo per non fare altri lavori, dal bracciante al pastore. Erano famiglie sempre in bilico: bastava un matrimonio o una morte per sbilanciare tutto, perdendo braccia da lavoro, aumentando le bocche da sfamare o per vedere la poca terra divisa in parti ancora più piccole, talvolta insufficienti a mantenere anche una sola persona...

Nautilus  n. 9- Marzo 2022


 “Il Circolino ritorno al futuro”: ricordare per partecipare e progettare… 


di Benedetta Celati

Per iniziare a raccontare una storia, ci insegna Italo Calvino, occorre saper estrarre dalla complessità del mondo, che è somma di informazioni, esperienze, valori, memoria individuale e potenzialità implicita, un discorso, una narrazione, un sentimento. 

Questo esercizio, per nulla banale, consente non solo di passare dalla possibilità di dire tutto alla capacità di dire una cosa, in modo particolare, ma anche di rendere l’esperienza soggettiva il mezzo attraverso cui l’universo dei casi singolari si traduce nella trama di un unico racconto, che trasforma i ricordi di ciascuno in memoria collettiva. 

Ricordare, se si decide di provare a progettare un futuro potenziale, è pertanto essenziale, perché ci permette di costruire le fondamenta di un itinerario che, presentandosi come un foglio bianco, reca in sé una molteplicità di scelte immaginabili, che collegano quello che ancora non esiste con ciò che, invece, potrà davvero esistere.  


n. 8 - Febbraio 2022

Clima

di Antonello Pasini

Fisico del clima, CNR 

 

Oggi la parola “clima” evoca immediatamente immagini di grandi ondate di calore e siccità, oppure di eventi estremi e disastri dovuti a piogge violente. Manifestazioni molto diverse, dunque, tanto da apparire contrapposte. Azioni caotiche in un sistema climatico la cui dinamica sembra sfuggire alla nostra comprensione: perché, ad esempio, se la Terra si sta scaldando avvengono ancora episodi di freddo e piogge violente? 

Ma spesso la percezione “a pelle” di un fenomeno di cambiamento, come quello che tutti stiamo vedendo nel clima, può risultare erronea, tanto da condurre a valutazioni sbagliate, a sovrastime o a sottostime nel suo comportamento attuale ed eventualmente nella sua evoluzione futura. 
Ci è capitato recentemente col fenomeno della pandemia...

n. 8 - Febbraio 2022

Città

di Claudio Saragosa

«Che cos'è la città? Come si è formata? Quali processi favorisce, a quali funzioni adempie, quali fini consegue? Non c'è una sola definizione che possa applicarsi a tutte le sue manifestazioni, né una sola descrizione che ne comprenda tutte le trasformazioni, dal nucleo sociale embrionale alle forme complesse della maturità e alla disgregazione materiale della decadenza. Le origini della città sono oscure, gran parte del suo passato è sepolta o irrimediabilmente distrutta, e le sue prospettive sono difficili da prevedere»[1].

Così esordiva Lewis Mumford (1895-1990) nella sua La città nella storia (1961) facendo presagire che questa invenzione, la città appunto, potesse o scomparire o divenire una copertura senza soluzione di continuità di tutto il pianeta (un immenso alveare urbano).

E oggi, forse, entrambe queste previsioni si sono in gran parte realizzate nel senso che le urbanizzazioni contemporanee sono di dimensioni impressionati (per estensione o per numero di abitanti) e nel contempo hanno perso quei connotati che rendevano la città una città...


n. 8 - Febbraio 2022

Paese

di Rossano Pazzagli

Il paese è casa, un tempo si diceva la patria. Che si tratti della nazione intera, sia che ci si riferisca al luogo dove si nasce o si vive, ha a che fare col senso di appartenenza a un luogo e a una comunità. “Un paese ci vuole”, scriveva Cesare Pavese alla metà del ‘900; un paese significa non essere soli, “avere gli amici, del vino, un caffè” avrebbe cantato dieci anni dopo Mario Pogliotti nella straordinaria e quasi dimenticata avventura musicale del “Cantacronache”.

L’Italia è, fondamentalmente, un Paese di paesi. Un’assonanza lessicale dal duplice valore semantico che la nostra bella lingua consente; una rete essenziale di borghi, villaggi e contrade che da Nord a Sud popolano il territorio della penisola fin nelle valli più strette e sui più impervi crinali.
 
È l’Italia interna, prevalentemente collinare e montuosa, vittima sacrificale di un modello di sviluppo che ha marginalizzato le zone rurali, privilegiando i grandi centri urbani, le poche pianure e qualche tratto di costa.

n. 6 - 7 Dicembre 2021/Gennaio 2022

La sostenibilità del cibo “dentro e fuori mercato”


di Benedetta Celati


La trasformazione del sistema alimentare, dalla produzione al consumo, insieme alla transizione ecologica, occupa un posto centrale nell’attuale agenda europea. Al centro di tutto vi è il concetto, indefinito e fors’anche un po’ abusato, di sostenibilità, al quale si lega l’idea che sia possibile far convergere gli obiettivi della crescita economica con l’esigenza di preservare l’ecosistema.
La consapevolezza dei c.d. limiti planetari, a partire dal cambiamento climatico, è, infatti, il netto spartiacque che divide le politiche del “prima” da quelle del “dopo”, con la pandemia che suggella ulteriormente un simile passaggio, avendo fatto emergere prepotentemente il nesso tra salute umana, animale e biodiversità. Il Covid-19, del resto, cambiando le prospettive economiche e sociali dei Paesi, ha inciso, altresì, sul tema della sicurezza alimentare e dell’accesso omogeneo al cibo, ossia sul divario tra Nord e Sud del mondo che allo stesso risulta correlato...

 n. 6 - 7 Dicembre 2021/Gennaio 2022

Territorio e sovranità alimentare

Dal piano del cibo al Farm to fork

 

di Giacomo Sanavio


Le politiche alimentari e le relative strategie rappresentano sempre più lo snodo per il perseguimento dell’obiettivo di una più elevata qualità della vita per i cittadini.

Da una diversa politica del cibo e dalla educazione alimentare e ai consumi discendono significativi risultati in tema di salute pubblica, protezione ambientale, salvaguardia del paesaggio e delle risorse naturali, corretta gestione del territorio, coesione sociale e, centrale per il resto degli obiettivi, un più adeguato livello di reddito per gli agricoltori, elemento, quest’ultimo, sempre più discusso dalle dinamiche dei mercati globalizzati e da parte delle stesse politiche agricole attuate negli ultimi decenni.

Nel 2010, tra le primissime esperienze in materia di food policy in Italia, la Provincia di Pisa ideò ed avviò, con il supporto scientifico del Laboratorio Sismondi dell’Università di Pisa, il percorso di elaborazione del Piano del Cibo, volto a conoscere, socializzare, formare, cambiare il modo di gestire la cultura dell’approvvigionamento alimentare e il rapporto con il cibo...

 n. 6 - 7 Dicembre 2021/Gennaio 2022


Politiche del cibo e sistemi alimentari 

Nuove visioni per le sfide emergenti

di Francesca Curcio

 

Le crescenti sfide derivanti dai processi di modernizzazione della filiera agroalimentare, hanno posto l’attenzione sulla necessità di ridefinire i sistemi alimentari locali, partendo dalla considerazione che il cibo è agricoltura.
Pertanto, il tema dell’agricoltura deve essere affrontato attraverso la valorizzazione delle tipicità e delle filiere agroalimentari.
L’elemento di forza sul quale la nostra agricoltura può puntare ad accrescere la propria competitività sul mercato, per tutelare le tradizioni locali e ridurre l’inquinamento ambientale si basa sulla combinazione di due concetti, quali ‘Politiche Locali del Cibo (PLC) e Paesaggio’. Con il termine “locali” si deve intendere il territorio governato da un Ente Pubblico che mira ad una governance dell’intero food system

Per comprendere meglio come le PLC agiscano su aspetti generali, e in modo specifico sul paesaggio, è necessario sapere che queste politiche nascono, a livello locale, proprio come risposta agli effetti che il food system a livello globale produce sui sistemi ambientali, sociali ed economici anche a livello locale...


n. 6 - 7 Dicembre 2021/Gennaio 2022

Green Society in Val di Cornia

Il progetto Sterpaia e Le Pietre


di Adriano Bruschi

Questa è una storia che, partendo dai produttori, è riuscita a creare un'offerta di prodotti sani e innovativi attraverso una rete di informazione e distribuzione al di fuori dei monopoli di produzione e consumo, cercando di stimolare stili di vita e consumi alternativi.

Tutto nasce all'inizio degli anni 2000, dalla sollecitazione della Scuola Superiore Sant'Anna  di Pisa  a condurre uno studio sugli impatti ambientali in agricoltura coinvolgendo Legambiente e le associazioni di categoria.
Legambiente diventa allora protagonista di contatti e riunioni, con l’intento di aggregare gli agricoltori biologici.
Immediatamente emergono tutte le difficoltà degli agricoltori della Val di Cornia, che non riescono più a rendere remunerativo il loro lavoro e hanno uno scarso, difficile rapporto con il mercato, cioè con i consumatori. 
L'agricoltura è in grande difficoltà soprattutto a causa del mercato che spinge i prezzi sempre più in basso, infine c'è anche il cambiamento climatico a mettere in crisi le coltivazioni standardizzate che le multinazionali impongono. Gli incentivi pubblici riescono per ora ad arginare l'abbandono dei campi, anche se già si vedono ampie porzioni di terreni non coltivati; il rischio però è la prevalenza di un'economia assistita che ne aumenti la sua debolezza...

n. 6 - 7 Dicembre 2021/Gennaio 2022

Il cibo proveniente  dalle acque


di Maurizio Dell'Agnello

Il cibo ha avuto da sempre un ruolo basilare nella storia dell’uomo e nella sua evoluzione. L’acquisizione delle conoscenze sulle nuove tecnologie di produzione degli alimenti, affinate da una lunga e costante sperimentazione, è stata alla base dell’evoluzione dell’umanità fino dai tempi in cui l’uomo da “raccoglitore” è diventato agricoltore e da cacciatore si è fatto allevatore. 
Su questi nuovi saperi, su quel diverso modo di porsi nei confronti della terra e dei suoi prodotti, ma anche sul rinnovato modo di rapportarsi agli altri individui, si è creata la prima civiltà e si è strutturata una società che se pur non priva di forti contraddizioni e profonde storture, ha costituito il quadro di riferimento per lo sviluppo dell’umanità. 

Nel passaggio dal nomadismo opportunistico alle produzioni strutturate, la pesca e l’allevamento ittico hanno giocato un ruolo particolare che non sempre è stato in linea con lo sviluppo del parallelo settore agricolo. 

Secondo alcune ipotesi l'agricoltura sarebbe nata 20-22.000 anni fa in almeno una dozzina di luoghi del pianeta: dagli altopiani della Nuova Guinea, all'America centrale e al Medio Oriente...

n. 5 - Novembre 2021

I parchi devono fare i parchi? 

All’origine della creazione dei parchi nazionali 

di Giuliana Biagioli

  1. Yellowstone come metafora

Esistono diverse storie sul come, quando e perché furono fondati i parchi nazionali nel mondo. Si tende oggi a interpretarli come il risultato dell’azione di una generale rivolta contro la distruzione dell’ambiente naturale. L’idea dei parchi nazionali non scaturì però all’origine dall’amore per la natura, da un pensiero ecologista o ambientalista ancora di là da venire. 

 Gran parte dei parchi creati al mondo sono nati per un intreccio di motivi e di interessi, da quelli culturali a quelli sociali ed economici, coinvolgendo forze diverse e lobbies a livello sia locale sia nazionale.
La vicenda della fondazione nel 1872 del più antico di questi parchi nazionali, quello di Yellowstone, è di una tale complessità, per antefatti, motivazioni, svolgimenti del progetto e risultati, da apparire di per sé come una metafora di quanto avviene oggi. 
Il parco nacque con una schizofrenia iniziale tra una rappresentazione all’esterno di tipo mitologico, ed una contemporanea dipendenza da interessi economici, conflittuali con le finalità istitutive. 

n. 5 - Novembre 2021

Il Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise

100 anni di natura protetta

 

di Giovanni Cannata

 

Alla fine dell’800 sulle montagne del Parco sopravvivevano gli ultimi orsi marsicani e gli ultimi camosci dell’Appennino. Il 9 settembre 1922, per iniziativa di un Direttorio provvisorio, presieduto dal parlamentare locale Erminio Sipari, un’area di 12.000 ettari, dei comuni di Opi, Bisegna, Civitella Alfedena, Gioia dei Marsi, Lecce dei Marsi, Pescasseroli e Villavallelonga, divenne Parco Nazionale. Più tardi lo Stato italiano, con decreto legge 11 gennaio 1923, ne riconobbe per legge l’istituzione.

 

Oggi, dopo successive integrazioni, il Parco comprende un territorio di 50.000 ettari con un’area contigua di circa 80.000 ettari, 24 Comuni e tre regioni, Abruzzo, Lazio e Molise...

 n. 5 Novembre 2021

I 25 anni del Parco nazionale dell'Arcipelago Toscano 

Una sfida culturale che trasformato un "incubo" ion sogno

Con Giuseppe Tanelli, primo presidente


di Nunzio Marotti
 
Ricorre quest'anno il venticinquesimo dell'istituzione del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano (Pnat), avvenuta il 22 luglio 1996. Tra alti e bassi, oggi il Pnat gode di buone relazioni con il territorio e di credibilità internazionale, come più volte sottolinea l'attuale presidente Giampiero Sammuri.
Eppure, nei primi anni Novanta, ci fu nelle isole una forte opposizione sociale e istituzionale alla nascita del Parco.
Fu il ministro Edo Ronchi a portare a compimento l'iter, definendone la perimetrazione dopo un lungo confronto con le esigenze locali.
Negli anni è cresciuta nell'opinione pubblica la consapevolezza dell'importanza della protezione ambientale e dello sviluppo sostenibile a supporto dell'economia locale.
Oggi l'Ente Parco  ha raggiunto una credibilità e un ruolo sempre più consolidati, non solo in ambito locale, ma anche a livello nazionale ed internazionale, attraverso la certificazione della Carta Europea del Turismo Sostenibile di Europarc Federation, con lo straordinario riconoscimento come Riserva della Biosfera Mab Unesco e il prestigioso inserimento nella Green List della Iucn, massimo attestato mondiale per le aree naturali protette (solo 59 in tutto il mondo e 3 in Italia)...

n. 5 - Novembre 2021

Toscana regione di parchi

di  Sergio Paglialunga

La natura domina il paesaggio toscano e si integra con l’attività dell’uomo che nei secoli ha fatto di questa Regione uno degli angoli più suggestivi d’Italia e non solo.
La Toscana è un alternarsi ed integrarsi di natura ed emergenze storico-architettoniche, paesaggi ben ordinati e paesaggi selvaggi che hanno al loro interno habitat di particolare ricchezza e diversità biologica.

A partire dalla prima metà del XX secolo la delicatezza di questo equilibrio, riconosciuto come patrimonio nazionale, non è stata lasciata alla saggezza dei singoli, ma salvaguardata con uno specifico sistema normativo, successivamente incrementato delle Regioni e integrato con le politiche comunitarie.

Nella Toscana il sistema delle aree protette è costituito da 3 parchi nazionali, 1 area marina protetta, 3 parchi regionali, 2 Parchi provinciali, 35 riserve statali,  47 riserve naturali regionali e 53 Aree Naturali Protette di Interesse Locale. ..


n. 5 - Novembre 2021

Ossigeno

La Regione Lazio guarda al futuro con un grande progetto di forestazione 

Ne parliamo con Alessandra Somaschini 

biologa, dirigente Regione Lazio


di Monica Pierulivo

 
Trasformare il Lazio in una regione green, attenta alle sfide della qualità dell’aria e alla cura del territorio, delle aree verdi e dei parchi. È da questi presupposti che nel 2019 è nato Ossigeno, il progetto della Regione che mira nel lungo termine a piantare 6 milioni di nuovi alberi e arbusti autoctoni, uno per ogni abitante del Lazio.
Gli obiettivi sono quelli di contrastare i cambiamenti climatici provocati dall’effetto serra, conservare la biodiversità, ridurre l’inquinamento dell’aria e di conseguenza le malattie e la mortalità spesso collegate, garantire un ambiente più sano per le future generazioni.
Gli alberi sono fondamentali per la nostra sopravvivenza e per la nostra salute perché svolgono una serie di funzioni indispensabili per la vita sulla Terra. 
Producono l’ossigeno che respiriamo e sottraggono dall’atmosfera anidride carbonica e altre molecole responsabili dell’effetto serra, nonché sostanze inquinanti prodotte dalle nostre attività.


 n. 5 Novembre 2021

Paesaggio geominerario e sostenibilità:
l’esperienza del Parco delle Colline Metallifere – Tuscan Mining UNESCO Global Geopark


di Alessandra Casini


Il territorio del Parco delle Colline Metallifere si estende nella Provincia di Grosseto in una zona a carattere prevalentemente collinare, ricoperta da estese aree boschive su una superficie di 1087 kmq e comprende i territori di sette comuni: Follonica, Scarlino, Gavorrano, Massa Marittima, Montieri, Monterotondo Marittimo, Roccastrada.
Costituisce un segmento della lunga catena preappenninica alla quale Paolo Savi dette il nome di “Catena Metallifera”.
Le Colline Metallifere sono state oggetto di sfruttamento minerario dall'epoca protostorica fino al XIX secolo per i minerali di argento, rame, piombo, per l'alunite, la lignite picea e la pirite. Il territorio, infatti, è stato nel secolo scorso uno dei distretti minerari più importanti dell'Italia per l'estrazione della pirite (Gavorrano, Niccioleta, Boccheggiano) per la
produzione di acido solforico, una delle materie prime fondamentali dell’industria chimica
moderna...


N. 4 - ottobre 2021

Per il centenario della nascita di Antonio Cederna 

di Vezio De Lucia

 

Il 27 ottobre Antonio Cederna avrebbe compiuto cento anni. Si era laureato a Pavia in archeologia e si specializzò a Roma, ma lasciò subito l’archeologia e cominciò a scrivere d’arte su «Lo spettatore italiano», rivista di Elena Croce e dal 1949 collaborò con «Il Mondo» diretto da Mario Pannunzio fino alla chiusura del prestigioso settimanale nel 1966. Dal 1967 scrisse sul «Corriere della Sera», poi su «la Repubblica» dalla fondazione (1982), e sull’«Espresso». ...

 
 N. 4 - ottobre 2021 

Dagli alberi alle rotonde

La fine di un’estetica della strada

di Rossano Pazzagli 
 

La strada è un indiscutibile segno paesaggistico. Tratto fisico e al tempo stesso espressione delle relazioni umane, ha disegnato lo spazio naturale, contribuendo al lungo e incessante processo di territorializzazione. La storia delle strade è un tema molto ampio, che tocca diversi ambiti – dall’architettura all’economia, dall’antropologia all’ingegneria - e che ci consegna non pochi interrogativi sul nostro modo di intendere il rapporto tra società, infrastrutture e paesaggio. 

In gran parte d’Europa i viali alberati sono stati la più antica forma d’inverdimento ai bordi delle strade, marcando in modo quasi indelebile i tragitti viari e contribuendo a una coerente architettura del paesaggio, mentre nel nostro tempo, specialmente dagli anni ’70 del ‘900, ...

N. 4 - ottobre 2021

Cantine d'autore

Il vino e le cattedrali del gusto

di  Paolo Corbini 


Chiese e cattedrali, palazzi e monumenti, siti archeologici e ambientali: a questi luoghi abituali mete della curiosità dei turisti, si sono ormai aggiunti altri manufatti dell’uomo che fino a qualche anno fa avremo fatto fatica a pensare come mete turistiche e di attrazione culturale. Le cantine. O meglio, le cantine d’autore, quelle progettate dalle archistar italiane e internazionali. Sono le nuove cattedrali laiche, quelle del gusto e del buon bere. Sono le mete di un nuovo turismo esperienziale che non si accontenta più di vedere cose belle, ma le vuole anche vivere da vicino, toccarle, assaggiarle… 


N. 4 - ottobre 2021

Casa Saldarini e Casa Esagono

Architettura e natura nelle opere di Vittorio Giorgini a Baratti

di Marco Del Francia

 

Ci sono luoghi che sembrano avere il potere di racchiudere tutti i segreti dell’esistenza umana. Posti in cui ogni forma, ogni rumore ed ogni colore che la natura rivela paiono svelare chissà quale arcano mistero.

Nel golfo di Baratti, chiuso tra la verdeggiante macchia mediterranea e il promontorio di Populonia, il lieve vento di Libeccio sembra impregnare con l’alito del tempo l’intera spiaggia dal cuore etrusco. È facile allora essere avvolti da questo salmastro temporale, subire qui, più che altrove, la suggestione di cose antiche ma pur sempre attuali, ed essere coinvolti e partecipi di una dolce atmosfera magica. Nessun altro evento, di quello che è stato e che continua a rivelarsi in questo luogo, potrebbe essere accaduto se non qui.

Il golfo assume allora l’aspetto di un imbuto, che nei secoli ha convogliato uomini, accadimenti, storie. Come quella di Vittorio Giorgini, architetto fiorentino che a Baratti è capitato per caso, nella prima metà degli anni ‘50 e che grazie a quella circostanza fortuita ha intessuto un appassionante e indissolubile rapporto d’amore con questa terra bagnata dal mare...

 N. 4 - ottobre 2021

Architettura e territorio

Il villaggio Diaccioni, un  esempio virtuoso di architettura sociale 


di Patrizia Becherini 


La tecnica non deve mai essere fine a se stessa,
ma deve servire a risolvere i problemi reali della vita.
(Adalberto Libera)


 
La condivisione di valori e il senso dell'identità collettiva, di appartenenza e radicamento; le forme di abitare la casa, il quartiere, la città, sono alcuni dei temi centrali del dibattito architettonico contemporaneo, che si ritrovano nell'esperienza del Villaggio Diaccioni a Piombino, esempio particolarissimo e significativo di architettura sociale. 
Risale a un primo progetto di Adalberto Libera, uno degli architetti che hanno contribuito alla storia dell'architettura nel secolo scorso; il plastico è esposto al Centro Pompidou di Parigi, proprio perché si trattava di una progettazione all'avanguardia,...

N. 4 - ottobre 2021

Il Circolino, un’occasione perduta


di Maurizio Canovaro


Nel panorama dell’architettura culturale piombinese un posto di rilievo lo occupa senza dubbio il
Circolino, come affettuosamente i Piombinesi chiamano l’edificio che ospitò il dopolavoro della
fabbrica, prima Circolo Italsider, poi Circolo Acciaierie di Piombino, poi ancora Circolo Ilva, infine,
quando fu affidato a un privato, Circolo Pegaso.
Una storia sfortunata quella degli ultimi anni di vita del Circolino.
Quando nel 2009 fu chiuso, era affidato a un’associazione piombinese, e nel frattempo la sala era stata completamente smantellata per diventare pista da ballo. Mi sono sempre chiesto che fine avessero atto le duecento poltroncine su cui generazioni di piombinesi si erano fino allora sedute, per assistere ai
cicli di cinema d’autore, ai grandi spettacoli di jazz, alle feste aziendali, a tutti gli eventi che dal
1961 si erano succeduti in quasi cinquant’anni di vita cittadina: forse su ebay?

N. 2 agosto 2021


Isole in terra

di Rossano Pazzagli

L’isola non è un elemento geografico, ma una condizione esistenziale. Oggi, nell’era della globalizzazione, la nostra società è piena di isole, come un mare di cui non si conoscono i confini. Siamo isole, vittime di un isolamento cominciato ben prima della pandemia e col covid portato alle sue più estreme conseguenze, favorito da una gestione dell’epidemia che ha coltivato la paura dell’altro, il distanziamento presentato anche lessicalmente come “sociale” anziché fisico. È stato il modello di sviluppo capitalistico, soprattutto nella sua fase più consumistica e dissipativa, a generare isole in terra, che si sono aggiunte a quelle di mare.

N. 2 agosto 2021

Isole "ecologiche"

di Benedetta Celati 

In un «postmoderno» in cui tutto è metafora di qualcosa, l’isola rappresenta, in quanto sistema chiuso e autosufficiente nel quale è possibile realizzare azioni ecologicamente orientate, un possibile modello di innovazione ambientale e sociale. Lo dimostra, significativamente, il lavoro dell’osservatorio “Isole Sostenibili”, promosso da Legambiente e Consiglio Nazionale delle Ricerche, che cerca di sostenere, in particolare nelle isole c.d. “minori”, l’attuazione di progetti fondati sulla sperimentazione di meccanismi di sostenibilità «per l’approvvigionamento di energia pulita e nella gestione dell’acqua, per il recupero e riciclo dei rifiuti e per una mobilità a emissioni zero». 

N. 2 agosto  2021

Mari, incroci di culture

 di Gloria Peria
Nelle giornate molto limpide dalla costa toscana fino a quella ligure, è ben visibile gran parte dell’arcipelago toscano incorniciato dalle montagne della Corsica. La vicinanza fisica tra le isole prende il sopravvento sulla geografia politica e ci suggerisce d’indagare su destini legati da tempo immemorabile. Su questi destini ha dominato il mare, il Tirreno, teatro sin dall’antichità di guerre e pirateria manifestatesi con modalità e intensità diverse nel corso della storia.  Basti, a questo proposito, ricordare le scorrerie del temibile Dragut che nel corso del XVI secolo non  hanno risparmiato  alcuna delle isole tirreniche, Corsica compresa.  Razzie...

N. 1 luglio 2021

RigenerAzioni urbane

 di Benedetta Celati

 Piombino è una città perfettamente in linea con i tempi che corrono: attraversata dalla crisi, perennemente in cerca della sua transizione giusta, vive il rapporto col futuro proprio in funzione di quel binomio ambiente-sviluppo che sembra avere ormai assunto il ruolo di inopinabile strumento di lettura della realtà. Rigenerazione e resilienza, le parole passpartout della contemporaneità, acquistano, però, in questo contesto, una loro valenza specifica, divenendo un qualcosa di più rispetto a dei meri concetti simbolo di cui tutti parlano, ..

N. 1 luglio 2021

Cultura e territorio

di Rossano Pazzagli

Il legame tra cultura e territorio, spezzato dal processo di sviluppo capitalistico, deve tornare al centro dell’attenzione. La politica sembra indietro, mentre a livello culturale c’è una riconsiderazione del ruolo del territorio e della dimensione locale nei processi di trasformazione economica e sociale.  (...)

 N. 1 luglio 2021

Industriamoci! 

Partire dalle nostre unicità per costruire nuovi scenari 

 di Monica Pierulivo

Crisi dell’industria e crisi dei modelli di sviluppo che nel corso del ‘900 hanno avuto un ruolo preponderante nel definire il sistema socio economico dei territori. 

Di fronte al prefigurarsi di situazioni diverse ma non ancora ben delineate, che ruolo ha l’eredità culturale prodotta dall’industria e dal lavoro nei territori, e come questo lascito può essere utilizzato per caratterizzare positivamente aree e regioni, interpretandone le vocazioni e valorizzandone le unicità?