Nautilus n. 34 - aprile 2024

Resistenza

di Elio Vernucci

La resistenza con cui ho fatto i conti quasi quotidianamente è quella che Freud definiva come “tutto ciò che l’inconscio frappone al suo disvelamento”.   Inconscio che quando ha paura di essere scoperto pesca nel suo repertorio dialettico con raffinatezza causidica e estemporanea improntitudine...La Resistenza di cui voglio parlare, nei giorni in cui altri, più appropriatamente di quanto senta di poter fare io, parleranno e scriveranno della LIBERAZIONE, è una mia resistenza attuale.  Dalla quale non so se uscirò vincitore o sconfitto. E che sicuramente sta logorando le mie fibre nervose. Parlo della mia privata resistenza alla Pubblicità

Nautilus n. 32 febbraio 2024

Elena

Ritratto di una donna felice

 di Andreina Di Girolamo
 

Può una donna ritenersi veramente libera di vivere la propria vita?

Sì, può, soprattutto se un padre e un marito hanno per lei considerazione e rispetto come persona. 

È il caso di Elena Ciamarra, pittrice e pianista, quasi del tutto sconosciuta. Elena nasce a Napoli nel 1894 e attraversa quasi tutto il Novecento (morirà a Napoli nel 1981), seguendo il proprio daimon creativo e d’ispirazione. Negli anni Venti del secolo scorso si diploma in pianoforte e, cosa rarissima per quei tempi, in composizione e direzione d’orchestra. Nella casa di famiglia all’interno del castello di Torella del Sannio, paese nel cuore del Molise in cui decide di vivere gli ultimi anni della sua vita, ancora si conserva la sua bacchetta “magica”; nella stanza da musica campeggia il pianoforte, un gran coda Steinway giunto da New York, alle pareti di tutte le stanze i quadri dipinti dalle sue mani tra libri in scaffali antichi. Quando, nel 2018, mi sono recata nella Casa Museo Elena Ciamarra, sono stata letteralmente rapita dall’atmosfera che lì ancora si respira: tutto parla ancora di lei. Elena era una donna bellissima (i suoi autoritratti lo confermano), sempre alla ricerca della bellezza, non solo nell’arte. Ricerca della bellezza nelle persone che ha ritratto, per lo più contadine e contadini, fanciulle e bambini poveri di cui coglie l’umanità profonda.

Nautilus n. 29 -  Novembre  2023

Spazi rock e oltre 

di Paolo Mazzucchelli

Spazio, un termine che al solo pensiero riesce a dare un senso di piena libertà tanto quanto di sgomento di fronte ad un qualcosa di immenso. Negli anni ’60 lo spazio sopra le nostre teste si trasformò in un nuovo terreno di competizione e confronto fra le due superpotenze, USA e URSS senza peraltro perdere la fascinazione esercitata da quei mondi ora meno lontani, anzi forse addirittura raggiungibili. Emozioni, suggestioni che presto cominciarono una costante frequentazione con la grafica applicata alle copertine dei dischi a partire, nel 1968, dalla colonna sonora del capolavoro di Stanley Kubrik. 
 

Cronache spaziali, suggestioni musicali o colonne sonore sono rappresentate in egual modo con navicelle spaziali di varie fogge...


Nautilus n. 27 -  Settembre  2023

La corsia degli incurabili

di Marco Jacoviello

…se la musica è l’ospedale degli ammalati, l’opera è la corsia degli incurabili!

Parole di Gustav Mahler.

C’è da crederci?

A ben vedere, non più. Dopo le “purghe” stabilite da Riccardo Muti alla Scala, primi anni Novanta, che han fatto fuori metà degli incontenibili loggionisti alla vigilia dell’andata in scena di una Traviata dopo Callas preannunciata bollente, il teatro d’opera si è sentito riconsegnato ai benpensanti che indulgono al massimo a critiche borbottate e nulla più. Scampato pericolo, l’idea complottistica vinse. Quelle recite passarono indenni senza incidenti: niente cantanti “buati”, direttori fischiettati, registi contestati.

Ah, melomani, vil razza dannata! Rimasero fuori dal decretone un numero ridottissimo delle poltroncine di loggione occupate però da abbonati facilmente riconoscibili nel caso non si trovassero in “non perfetta” sintonia  mutiana, ma i molti “indesiderati”, resi ancor più diversi dal diniego loro imposto, fuori teatro, a meditar vendetta. Le purghe arrivarono financo alla RAI con il divieto di accesso a teatro dei due melomani stragettonati su Radio3, Enrico Stinchelli e Michele Suozzo, animatori del varietà radiofonico La barcaccia.

 Nautilus n. 22-  Aprile  2023

ROCKIN' AGAINST THE BOUNDARIES 

 di Donato Zoppo


5 luglio 1954. Elvis varca la prima soglia della storia del rock. 

Entra negli studi della Sun Records a Memphis per incidere That’s All Right di Arthur Crudup e Blue Moon Of Kentucky di Bill Monroe. Nasce il rock grazie a un bianco che canta come un nero, pensa il proprietario Sam Phillips e come lui tutti gli ascoltatori di quelle piccola radio locali che non credono alle loro orecchie. 

Il rock 'n' roll abbatte subito gli steccati: musica bianca che ha assorbito in pieno umori, ritmi, eros di quella nera. Uno scambio di colori che diventa dialogo culturale interrazziale in un'epoca in cui le divisioni sono nette, rigide. Panchine per bianchi e per neri, sedute nei bus, per non parlare delle scuole. E anche le classifiche hanno una rigida suddivisione: musica pop, country & western e infine la peggiore dicitura, race records

I pionieri del rock hanno ridefinito il volto della musica americana, ma sono proprio i confini a ripristinare l'ordine precedente, a sancire la fine - fortunatamente temporanea - di quella irripetibile stagione. Tutto accade tra 1958 e 1959: Elvis varca i confini europei, è militare in Germania;  Chuck Berry attraversa gli States per introdurre illegalmente una minorenne e sarà arrestato; Jerry Lee Lewis supera i limiti della decenza: sposa la cugina tredicenne; Little Richard passa dal blasfemo al pio, dal profano al sacro: diventa predicatore. E nella notte del 3 febbraio 1959, una volta lasciato alle spalle lo stato dell'Iowa, l'aereo che porta Buddy Holly in Minnesota si sfracella su un campo di grano...

Nautilus n. 21- marzo 2023

Dischi d'acqua

di Paolo Mazzucchelli

 

“Ah certi piccoli fiumi di bassa pianura
 Che arrivano dritti nel mare
 E chissà se si accorgon di niente
 O si lasciano semplicemente arrivare
 Assomigliano a certe tristezze
 Che senza preavviso
 Allagano i laghi del cuore
 E alla solita acqua ci mischiano un'acqua
 Che arriva da non si sa dove…” 

(Piccoli Fiumi – Gian Maria Testa) 

 

…magari dal cuore e dalle sofferenze delle donne di tutto il mondo, colte da Joel Brodsky e rappresentate da quella lacrima che sta per scorrere sul viso di Astrud Gilberto nel suo album del 1969. 

Nautilus n. 20- febbraio 2023

Note infrante 

Le fragilità delle rockstars 

di Paolo Mazzucchelli

 

Troppo spesso ci si dimentica che dietro alla star, al nostro gruppo o artista del cuore c’è un essere umano, con tutte le sue peculiarità, il talento ma anche dinamiche affatto serene, fantasmi… vulnerabilità. Un caro amico raccontandomi della sua vita on the road come frontman di una delle più longeve band italiane ne sottolineava le fatiche (fisiche oltre che mentali) derivanti dal calendario zeppo di impegni, dalle aspettative dei fans, dalle pressioni di management e casa discografica, dalla mancanza di privacy che la fama porta inevitabilmente con sé. “Oh intendiamoci, comunque sempre meglio che lavorare in miniera!” era l’immancabile frase conclusiva. L’immagine della rockstar sempre sorridente e disponibile ha cominciato a vacillare già sul finire degli anni’60 grazie anche ad un giornalismo sempre più interessato a raccontare un’immagine “a tutto tondo” dell’artista, spesso spinto in questa direzione dal tutt’altro che nobile obbiettivo di soddisfare l’interesse morboso di una parte dei lettori. Non serve un’analisi particolarmente profonda per leggere nei volti dei quattro Beatles ritratti sulla copertina di “For Sale” da Robert Freeman la stanchezza e l’insofferenza nei confronti dei ritmi sempre più frenetici che venivano loro richiesti ed imposti. 

Nautilus n. 19 - Gennaio 2023


Signor Alberi!

di Luca Pallini
 

Esordiva così Nino Frassica nei panni del frate Antonino da Scasazza rivolgendosi a Renzo Arbore (il cui cognome è perfettamente coerente con il tema di cui stiamo parlando) fin dalla prima puntata del 29 aprile del 1985 di "Quelli della notte", trasmissione diventata oramai un cult televisivo.  Riprendendo il titolo di una famosa canzone de I Giganti sono proprio gli alberi il tema di questo numero di Nautilus. 

Proviamo dunque a immaginare questi arbusti come grandissime antenne che stagliandosi verso il cielo riescono a captare nuove frequenze radiofoniche per scoprire stazioni radio non conosciute e iniziamo questo viaggio decidendo noi il palinsesto, un po’ come negli anni ’60 faceva Roberto Arnaldi, conosciuto da tutti come Robertino, con la trasmissione trasmessa da Radio Montecarlo “Fate voi stessi il vostro programma”. Partiamo quindi dalla sigla che potrebbe essere Songs From The Wood dei Jethro Tull. 

Nautilus n. 17/18 Nov-Dic 2022

Cinema e musei

di Fabio Canessa

"Dietro liceo, davanti museo”, dice un vecchio proverbio (sessista?) a
proposito di signore attempate dal fisico snello e dal volto sfatto,
capaci di provocare nel corteggiatore ingannato una doppia corsa: la
prima per raggiungere la liceale, la seconda per schizzare via lontano
dal museo.
Deposito di documentazione del passato (storico, artistico
o archeologico), il museo è spesso associato all’imbalsamazione
polverosa, all’immobilità della morte. Dalla quale è affascinato il
giovane Holden del romanzo di Salinger, in visita al Museo di Storia
 Naturale di New York:
“Nessuno si muoveva. Potevi andarci centomila
volte, e quell’esquimese aveva sempre finito di prender quei due
pesci, gli uccelli stavano ancora andando verso il sud, i cervi
stavano ancora abbeverandosi a quella fonte”. 

Nautilus n. 16 Ottobre 2022


Raccontare paesi, raccontare un Paese

di Francesco Falaschi


Da alcuni anni si susseguono regolari appelli da parte di personaggi molto noti del cinema e della televisione affinché si pensi al cinema come materia scolastica curriculare

Ben vengano queste  prese di posizione, ma forse si rischia di non tenere  conto che dal 2018, tra le molte altre attività di cultura cinematografica nelle scuole, ne esiste una diffusa in modo capillare riguardo all’educazione all’audiovisivo, e si chiama  “Cinema per la scuola”, con sezioni dedicate ai Laboratori  sul linguaggio filmico e alle “Visioni fuori luogo”, con produzione di audiovisivi su zone  marginali o problematiche...


Nautilus, n. 16 ottobre 2022

Al PAN di Napoli The Passenger di Andrew Kent

Fino al 29 gennaio la splendida mostra sul Bowie del 1976 


di Donato Zoppo


Station To Station incessante, inesorabile, magnetica.
La versione dal vivo, quella del Live Nassau Coliseum, 26 marzo 1976, una delle date chiave dell’Isolar Tour.
Si entra in mostra accolti da un brano solenne e incisivo, uno dei pezzi chiave di uno dei tour più interessanti della lunga storia di David Bowie, che è al centro di DAVID BOWIE the PASSENGER by Andrew Kent, la mostra prodotta da Navigare Srl e Show Bees Srl, a cura di Vittoria Mainoldi e Maurizio Guidoni per ONO ARTE, in corso al PAN di Napoli fino al 29 gennaio 2023, dopo l’esposizione agli Arcimboldi a Milano.

Contrariamente alle iniziative che individuano e analizzano momenti o fasi più eclatanti, pensiamo all’era Ziggy o al fondamentale periodo berlinese, the PASSENGER è incentrato sui quattro mesi di Isolar Tour, una vicenda cruciale per la storia di Bowie...


Nautilus, n. 13/14- luglio/agosto 2022

Crocevia sull'acqua 

di Patrizia Lessi

Quanto nastro di pellicola si è dipanato fra terra e mare in oltre un secolo di cinema? Non c’è nave, sottomarino, piccola imbarcazione o leggendario translatico che non abbiano fatto da sfondo ad una storia se non sono stati essi stessi, talvolta, la storia da raccontare. E quante spiagge o isole hanno colmato di suggestione un racconto sullo schermo? Pensiamo al mare e davanti ci si staglia l’immagine di una vivida, straniante immensità. 
Libertà e solitudine, natura e incognita si sono spesso sprigionate dall’azzurro fluttuante in uno schermo. Se invece pensiamo a un porto, piccolo o grande, quanti film ci vengono in mente in cui non gli sia stata dedicata che una manciata di immagini, in cui non sia stato lo sfondo vociante e confuso di arrivi e partenze, il ristretto momento di passaggio fra una vastità e l’altra, fra la terra e l’acqua? 

Ad alcuni potrebbe venire a mente Fronte del porto, il film che nel 1954 contribuì a rendere immortale la stella di Marlon Brando...


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Nautilus, n. 13/14- luglio/agosto 2022

Porti, immagini, suoni

di Paolo Mazzucchelli

Porti… e alla mente mi arrivano immagini suoni, odori che parlano di navi, di marinai, di mare…

Il primo ad affacciarsi è il lupo di mare dallo sguardo inquietante che fa “bella” mostra di sé sulla copertina di “A salty dog” (1969) dei Procol Harum, opera di Dickinson (pseudonimo dietro il quale si cela la moglie del compositore  Keith Reid), firma cui vanno ascritti anche gli artworks di altri due album della band inglese. ..

Nautilus, n. 12 - giugno 2022


Le Film Commissions tra arte, industria e ignoranza

di Fabio Canessa

Le Film Commissions sono organismi istituiti a livello regionale con lo scopo di favorire le location cinematografiche e di erogare servizi per la realizzazione di film: assistenza logistica, accesso alle risorse finanziarie locali, concessione di permessi, mappatura di maestranze e fornitori di servizi nei territori. Ogni Film Commission si adopera per incentivare gli investimenti nel segmento cinematografico e audiovisivo nella rispettiva regione, promuovendone i territori e le loro peculiarità da un punto di vista culturale, artistico, turistico, paesaggistico, industriale. Per questo c’è un forte legame con il turismo, non soltanto per la fase realizzativa, ma ancor più per il ruolo acclarato che le location cinematografiche possono svolgere nel tempo per la promozione dei territori che fanno da sfondo ad opere di successo.

Nautilus, n. 12 - giugno 2022


Best Thing You Never Had 

Un lungo giro turistico tra festival ed eventi in Italia

di Donato Zoppo                                                                                                              

«Con la cultura non si mangia», sentiamo ripetere da tanti, troppi anni. Soprattutto quando si vuole giustificare, con questo sciocco adagio, l’assenza di interventi a sostegno del settore. Evidentemente la cultura, dunque le arti, i saperi, le musiche, sono poco rassicuranti. Non è questa la sede per dimostrare il contrario – in tutta onestà non ce ne sarebbe neanche il bisogno – ma basta dare un’occhiata alla programmazione dell’estate italiana del 2022. L’area dei festival, anche solo quelli musicali, sta rivelando una vitalità notevole, tanto da far lavorare artisti, organizzatori e promoter, tecnici e manovalanza di vario genere, uffici stampa, albergatori, trasporti e altri settori.  Dopo due anni di Covid, la cosa ha davvero un sapore liberatorio. 

 

A proposito di musica, di rinascita e liberazione, da qualche mese è uscito un disco tanto atteso, sin dal titolo: Everything Was Beautiful, nono album della storica formazione inglese degli Spiritualized. Band di area neopsichedelica molto attiva negli anni, sono la colonna sonora perfetta per i viaggi in musica di questa estate. 

Nautilus - n. 10 Aprile 2022 

L’industria della musica in Italia esiste (ancora) 


di Marco Bracci

Sono lontani i tempi in cui la RCA sbarcava a Roma (1953) con il 45 giri che iniziava a conquistare l’Italia e la Ricordi apriva a Milano nello stesso anno in cui l’industria italiana della popular music diventava quasi improvvisamente internazionale, grazie a Domenico Modugno e alla sua Nel blu, dipinto di blu. Nell’arco di un anno dal debutto al Festival di Sanremo 1958, Modugno vendette nel nostro Paese circa 800.000 copie e a livello mondiale e circa 22.000.000 di copie in diverse versioni. Nello stesso anno, a Milano, Nanni Ricordi e Franco Crepax fondarono la Ricordi, che si distinse da subito per il ruolo che giocò come vera artefice del processo creativo di rinnovamento della canzone italiana, sperimentando nuove voci e segnalandosi come una vera fucina di talenti. 

Nautilus - n. 10 Aprile 2022


Il cinema tra arte e industria

di Fabio Canessa

Il cinema nasce come uno scherzo.
I fratelli Lumière, che lo inventarono, e il geniale Georges Méliès, che lo consacrò, pensavano di avere tra le mani uno spasso da Luna Park.

Le immagini che si muovono apparivano come l’evoluzione fotografica della lanterna magica e delle ombre dei movimenti delle dita sul muro: un gioco di prestigio per divertire i bambini.

Subito dopo un polacco di buona volontà, tale Boleslaw Matuszewski (solo a scriverne il nome c’è paura che smettiate subito di leggere), pensò che questo sbalorditivo marchingegno potesse
servire a insegnare qualcosa alla gente e incominciò a progettare documentari didattici, in grado di educare lo spettatore senza la noia della lezione a scuola. ..

Nautilus - n. 10 Aprile 2022 


Le icone industriali della musica

di Paolo Mazzucchelli

INDUSTRIA: Il termine industria (dal latino industria (-ae), a sua volta di etimologia incerta, che significa "operosità" e "attività") viene utilizzato in senso lato per indicare qualsiasi attività umana che viene svolta allo scopo di generare beni o servizi(Enciclopedia Treccani). 

Il tema di questo numero quindi si presta a numerose chiavi di lettura, sfumature e declinazioni, partendo magari calla cosiddetta “architettura industriale”; esempi in tal senso se ne possono trovare diversi, alcuni dei quali divenuti nel tempo vere e proprie “icone rock”, a partire dalla centrale elettrica di Battersea che fa bella mostra di sé sulla copertina di “Animals” dei Pink Floyd, ben più impressa nelle nostre menti che non Algie, l’altrettanto famoso maiale gonfiabile protagonista di una serie di spericolate peripezie nei cielo di Londra. 

Nautilus - n. 9 Marzo 2022

Will you ever remember me? 

(“Once I was” – Tim Buckley)

di Paolo Mazzucchelli

Riprodurre mentalmente un’esperienza passata fatta di sensazioni emozioni o immagini è una di quelle cose con cui spesso finiamo per confrontarci, in maniera più o meno piacevole, nell’arco della nostra vita, ognuno con caratteristiche proprie ed uniche e allo stesso tempo universali.

Nella memoria ho ancora bene impressi alcuni momenti talmente carichi di significato da essere i primi ad uscire prepotentemente quando ripenso al mio rapporto con la musica, come ad esempio la sensualità malinconica che mi dava l’ascolto (ripetuto decine di volte) di “Minuetto” di Mia Martini, l’ultimo ascolto da “ragazzino” prima del passaggio a scelte e suoni più “adulti”. 

Nautilus - n. 8 Febbraio 2022

Pensieri e Parole


di Luca Pallini

“Parole, non son altro che parole”, così esordivano Nico e i Gabbiani nel 1967  con la canzone chiamata appunto “Parole” dove si percepisce chiaramente che oltre a parlare sarebbe bene passare ai fatti, un po’ come la pensa Mina duettando con Alberto Lupo nel brano che fa da sigla di chiusura  della trasmissione Teatro 10 “Parole, parole”.

C’è poi chi di questi lemmi ne usa tantissimi come i Jalisse in “Fiumi di parole”, o chi si accontenta di tre parole soltanto come Valeria Rossi, le stesse tre parole che citano i Beatles nel 1965 con la canzone “Michelle” e con quella frase che oltre che nella lingua di Albione viene ripetuta in francese, conosciuta a memoria da tutti gli appassionati di: ”Michelle ma belle, sont les  mots qui vont tres bien ensemble”.

Tantissime sono le canzoni che potrebbero essere citate e tra queste ho scelto come titolo dell’articolo “Pensieri e parole” di Lucio Battisti perché trovo questo abbinamento perfetto per parlare di melodie e testi...

n. 6-7 Dicembre 2021/Gennaio 2022

Il Cibo al cinema: menù classici e sperimentali

di Fabio Canessa

Spaghetti e maccheroni sono lo stemma del cinema italiano. I primi hanno dato il nome agli spaghetti western degli anni Settanta, che hanno toccato il vertice nei capolavori di Sergio Leone e nelle scorpacciate di salsiccia e fagioli che, da “Lo chiamavano Trinità” in poi, hanno caratterizzato i film della coppia formata da Terence Hill e Bud Spencer.
I maccheroni sono i protagonisti della sequenza più celebre della filmografia di Alberto Sordi e danno il titolo a uno dei migliori film di Ettore Scola. In entrambi i casi in funzione patriottica: in “Un americano a Roma” perché l’ossessione sfegatata di Nando Mericoni per le mode provenienti da oltreoceano si ferma proprio al confronto con il piatto nostrano, in “Maccheroni” significano la riscoperta dell’Italia e della sua umanità da parte del Jack Lemmon che vi aveva fatto il soldato quarant’anni prima...

n. 5 - Novembre 2021


Le immagini green della musica


di Paolo Mazzucchelli

PARCO: Terreno di notevole estensione, generalmente recintato, per lo più adiacente a dimore signorili o ad agglomerati urbani, piantato ad alberi ornamentali.
GIARDINO: Porzione di terreno coltivata a piante ornamentali e da fiore e adibita a luogo di ricreazione e passeggio nelle immediate adiacenze di un edificio
Insomma luoghi di pace, dedicati al relax, al tempo libero ma anche al riposo, alla riflessione… o alla promozione di un disco!
E’ un parco quello dove Francesco Di Giacomo è ritratto dal fotografo Luigi Mantovani, beatamente addormentato sotto l'ombra di un albero, l'aria serena di chi, svegliato, ci direbbe: "Non mi svegliate ve ne prego ma lasciate che io dorma questo sonno…” 

n. 4 - Ottobre 2021

Le architetture visionarie nei vinili


di Paolo Mazzucchelli

Se diamo per assodato che le copertine dei dischi non siano solamente un contenitore per il supporto sonoro, di fronte a noi si aprono territori nei quali possiamo perderci a cogliere messaggi, suggestioni, citazioni, legami con altre forme d’espressione artistica, architettura compresa.
Edifici, infrastrutture, dettagli di interni sono stati spesso protagonisti di queste “tavolozze di cartone”, stimolandoci a riflettere o anche solo ad immergerci per qualche attimo in locations sino a poco prima considerate lontanissime.

Se pensiamo all’architettura industriale come non ricordare il ruolo della centrale elettrica di Battersea nella copertina di “Animals dei Pink Floyd; il bassista Roger Waters, che vi passava di fronte quotidianamente, decise di proporla per l’artwork del nuovo album, affidato a “quelli” della Hipgnosis...

n. 3 - Settembre 2021

Narrazioni oscure: final girl e orchidee nere

di Beatrice Galluzzi

Spesso, quando si pensa alle donne nelle narrazioni thriller e horror, la parola che viene in mente è vittima. Perseguitata da un serial killer, inseguita, uccisa o, nella migliore delle ipotesi, sopravvissuta, la donna protagonista difficilmente ricopre il ruolo di persecutrice o, in genere, di cattiva – cattiva in senso gratuito, e non per reagire a un torto subito. 


Se torniamo indietro di qualche decennio, troveremo la rivalsa del genere femminile negli horror, le final girls, ovvero le ragazze apparentemente ingenue che si dimostrano vincenti, riuscendo a sconfiggere il cattivo di turno e arrivare vive alla fine del film – pensiamo a Laurie Strode in “Halloween”, Nancy Thompson in “Nightmare”, Ellen Ripley in Alien”...



n.3 - Settembre 2021


L'altra metà del Pop

L'emancipazione femminile rappresentata nelle più belle copertine dei dischi

di Paolo Mazzucchelli

“… i nuovi media consentono di gestire la comunicazione come un flusso continuo, di interagire con il pubblico in tempo reale mostrando l’artista in ogni momento della sua vita – da quello esaltante di un concerto a quello più banale della vita domestica – mentre l’immagine stampata della copertina rappresenta un “punto fermo”, un prodotto grafico destinato a durare nel tempo e a scandire in modo indelebile i momenti della sua carriera. Anche nel rapporto fra l’artista e il mondo esterno, nel suo modo di vivere la vita, di partecipare al dibattito sui temi del proprio tempo, i nuovi strumenti e quelli tradizionali agiscono in modo diverso. La comunicazione in rete consente la creazione di sodalizi più o meno durevoli, il monitoraggio dell’umore e della sensibilità del pubblico, la correzione in corso d’opera dei contenuti e dei registri comunicativi. All’opposto, l’immagine di una copertina contiene un messaggio univoco e assoluto, rivela un aspetto saliente della personalità e dell’indole dell’artista, lo collega al mondo in maniera più vincolante”.

Riprendo questo breve estratto dalla prefazione di Grazia Di Michele al mio lavoro “L’ALTRA META’ DEL POP – l’emancipazione femminile rappresentata nelle più belle copertine dei dischi” (Stampa Alternativa 2021), perché ritengo sia una delle chiavi di lettura del mio approcciare alla grafica applicata alle copertine dei dischi, approccio che da anni utilizzo per analizzare e divulgare questa forma d’arte. 


n. 2 Agosto 2021

Isole di schermo

di Fabio Canessa

Chi vuole il ponte di Messina, vuole arricchire gli affaristi e impoverire la vita. L’isola, lo dice la parola stessa, isola i personaggi dal resto del mondo e crea così un microcosmo claustrofobico capace di esaltare la solidarietà e i conflitti, l’odio e l’amore. Il cinema ha messo in scena questa tensione esplosiva in film memorabili: dal “Duello nel Pacifico” in un’isola abitata da due soldati nemici, l’americano Lee Marvin e il giapponese Toshiro Mifune, impegnati in una guerra all’ultimo sangue, al celeberrimo “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto” in cui la lotta di classe tra il proletario Giancarlo Giannini e la ricca Mariangela Melato sfocia nella commedia all’italiana a gradazione erotica. Paolo Virzì in “Ferie d’agosto” fece di Ventotene il palcoscenico della rissa antropologica tra italiani di destra e di sinistra. Dopo “Mamma mia!”, ambientato in un’isola greca...


n. 1 Luglio 2021


Locale è bello (e universale)

di Fabio Canessa


 Solo ciò che è locale può diventare universale, mentre chi tenta con ogni sforzo di essere globale sarà ignorato sia nel suo che negli altri paesi. Almeno nell’arte e nella cultura. La storia di un poveraccio a cui rubano la bicicletta nelle strade della Roma degli anni Quaranta è diventata la bandiera del cinema neorealista. Non mi interessa, avrebbe potuto rispondere qualsiasi produttore di oggi, a chi vuoi che importi una vicenda così minimale? 

n. 1 Luglio 2021

Ballando di architettura

Un piccolo viaggio negli ultimi libri in cui si scrive di musica

di Donato Zoppo

Scrivere di musica è come ballare di architettura. 

Dichiarazione ormai storica, tradizionalmente attribuita a Frank Zappa, spesso anche a Elvis Costello, Laurie Anderson e  Thelonious Monk. In realtà la paternità dell'aforisma è dell'attore Martin Mull, che lo usò in un'intervista del 1979 mutuandolo da un suo insegnante d'arte. Pare però che la massima sia molto più longeva, da far risalire al 1918, quando in un periodico americano qualcuno affermò che scrivere di musica è come “cantare di economia”.