Nautilus n. 34 aprile 2024

Resistere (non) è possibile

di Lorenza Boninu

 

In fuga dalla scuola: i tormenti di chi ha scelto, come atto politico, di sottrarsi ad una «missione impossibile» (se vissuta come mera resistenza individuale). 

Questo pezzo è, almeno in parte, la cronaca di un mio trauma: il fatto che non sia stato un accidente casuale o subito per volontà altrui, ma uno strappo consapevolmente meditato, non lo rende meno difficile da elaborare. Quando, per più di quarant’anni, si costruisce la propria identità a partire da un’idea forte (per quanto, con gli occhi di oggi, emotiva e romantica) di vocazione, è operazione complessa e a tratti dolorosa rileggere la propria vita a partire dall’ultimo atto, ovvero una decisione che molti potrebbero interpretare come una resa o, peggio, una fuga. 

Nautilus n. 31 gennaio 2024

ABITARE LA SCUOLA

Qualità didattica e piccole scuole: l’esperienza di Populonia

 di Antonella Cucinotta


La qualità dell’educazione e dell’istruzione sta nelle piccole scuole, se opportunamente sostenute e salvaguardate, dotate di servizi e di uno speciale rapporto docenti-alunni e scuola-famiglia. Purtroppo, le scuole di minore dimensione sono state oggetto nel tempo di un progressivo smantellamento, vittime della logica impietosa dei numeri e della concentrazione in poli scolastici spersonalizzati e di più difficile gestione. 

Eppure, è proprio nelle piccole scuole che famiglie e alunni possono trovare un ambiente ideale per i processi educativi e formativi delle nuove generazioni, come dimostra la scuola primaria “Norma Parenti” nel piccolo paese di Populonia stazione, una frazione di Piombino, in provincia di Livorno. Situata nella pianura della Val di Cornia, a poca distanza dall’antica città etrusca di Populonia e dal Golfo di Baratti, questa scuola è ubicata dunque in un contesto di pregio della Toscana. 

Nautilus n. 30 dicembre 2023

VEDO NON VEDO

di Elena Pecchia

“Anche il fine dei vostri ragazzi è un mistero. Forse non esiste, forse è volgare. Giorno per giorno studiano per il registro, per la pagella, per il diploma. E intanto si distraggono dalle cose belle che studiano. Lingue, storia, scienze, tutto diventa voto e null’altro. Dietro a quei fogli di carta c’è solo l’interesse  individuale. Il diploma è quattrini. Nessuno di voi lo dice. Ma stringi  stringi il succo è quello”. Così Don Milani, uno che aveva una visione molto chiara di cosa avrebbe  dovuto essere la scuola, un’idea tutta sua, non da tutti condivisibile né sempre condivisa ma dai contorni netti e precisi. Prima di lui, anche Gentile aveva proposto una riforma strutturata della scuola, classista e paternalista, non equa ma  frutto di un’ideologia sicura, di una visione  coerente.

In una delle tante interviste rilasciate da Paola Cortellesi per accompagnare il suo fortunato film, la regista ha argomentato la necessità di inserire l’educazione all’affettività fin dalle prime classi scolastiche. Il ministro del Mim (Ministro dell’Istruzione e del Merito… sigh, ora si  chiama così) l’aveva preceduta con circolari, dichiarazioni e decreti che imporrammo anche questa educazione ‘nelle scuole di ogni ordine e grado’. 

Ammesso e non concesso che all’affettività si possa educare con un’ora fatta a scuola, vorrei fare due conti per i non addetti ai lavori.

Nautilus n. 24 - giugno 2023

Insegnare a essere umani

di Anna Paolella

 

Dopo un periodo lunghissimo ed estenuante caratterizzato dall’isolamento e dai problemi della pandemia, finalmente siamo tornati a vivere il contesto scolastico nella sua accezione più piena di luogo fisico di promozione della cultura e delle relazioni

La pandemia ha lasciato segni indelebili in tutti, ma soprattutto nei ragazzi. È cambiato il loro modo di relazionarsi e sono aumentati i disagi emotivi,  in particolar modo nell’approccio verso gli altri. Molti ragazzi ancora si rifugiano nell’isolamento, quasi a cercare una protezione da possibili e invisibili pericoli; altri mascherano le loro difficoltà e il disorientamento con atteggiamenti di spavalderia, o addirittura di bullismo; altri ancora sono spesso sopraffatti da attacchi di panico con atti di autolesionismo

Di fronte a tale nuovo quadro di comportamenti e ai bisogni ad esso correlati, la scuola è chiamata oggi ad assumere nuove funzioni, inedite e sperimentali, rispetto ai tradizionali compiti di formazione e istruzione. 

Nautilus n. 24 - giugno 2023

La scuola agra

di Elena Pecchia


Lacrimae rerum, il mondo piange.
Timeo Danaos et dona ferentes, non ti fidare anche se ti fanno buon viso. Agnosco signa antiquae flammae, non si dimenticano mai i segni dell’Amore.


Una studentessa mi scrive su Whatsapp perché ha spigolato queste frasi dalle nostre lezioni sull’”Eneide” e mi chiede se il prossimo anno in quinta troveremo cose così belle. La conforto scrivendole che le odi di Orazio, le rutilanti metamorfosi di Ovidio, la prosa di Seneca, il delirio mortifero di Petronio non la deluderanno.

Ma questa è un’eccezione, una triangolazione fortunata tra insegnante studente e materia incandescente. A entrare tutte le mattine in una scuola superiore italiana c’è di che rimanere stupiti e preoccupati.
Giovinette e ragazzoni costretti a un banco cinque o sei ore, privati dell’indispensabile smartphone, perché i cellulari ormai si consegnano in quasi tutte le scuole, ti guardano apatici e annoiati davanti a qualsiasi argomento, autore o tema tu proponga. 

Le belle relazioni

di Vincenzo Scaringi
 

E. A., una mia ex allieva attualmente ventenne, mi scrive su Whatsapp. 

Stasera ho deciso di rileggere questo libro ("Io sono tu sei" di Giusi Quarenghi) che stava in un angolino nella mia libreria ... è uno di quei momenti in cui non posso che pensare alla meravigliosa persona che sei. Sarò eternamente grata alla vita per il dono che mi ha fatto: il ricordo di te che ci portavi le caramelle in classe senza toccarne neanche una rimarrà sempre tra le dimostrazioni di amore più grandi e sincere di cui io abbia mai fatto esperienza. La nostra biblioteca di classe, le canzoni nell’ora di inglese, le storie di “Giovannin senza paura”, “Kirikù e la strega Karabà”, “Io sono tu sei”... Vincenzo, tu mi hai insegnato ad essere umana, e questo è il regalo più bello che tu potessi farmi. 


Sì, la scuola può essere anche questo, ma ahimè, può anche essere l'esatto contrario. Il campo, l'ambito dell'apprendimento è pregnante, attiene a qualcosa che è profondamente necessario, intrinseco, radicato nella nostra specie. 

Nautilus n. 24 - giugno 2023

L'ITI "Pacinotti" di Piombino

Una scuola per un territorio

di Marco Bracci

Alcuni anni fa ebbi l’onore e il piacere di imbattermi nell’Istituto Tecnico Industriale (ITI) A. Pacinotti di Piombino, di ricercare nella sua storia cinquantennale, in quella dei suoi protagonisti, docenti e allievi, e di scrivere un volume edito da La Bancarella Editrice, ITI ‘A. PACINOTTI’. Da 50 anni attore del mutamento socio-economico di Piombino.
LITI nasce nell’anno scolastico 1958-1959. Fin dall’inizio questa Scuola diventa un punto di riferimento per la formazione di professionalità da inserire nel contesto produttivo locale, caratterizzato dalla presenza delle industrie siderurgiche. 
Nel corso del tempo l’Istituto è riuscito a rispondere efficacemente alle richieste provenienti dal mondo dell’impresa del territorio, che sempre più proiettata in un contesto nazionale e internazionale, ha via via richiesto competenze sempre più elevate per affrontare le sfide complesse che hanno condotto ai processi di globalizzazione economica.

Nautilus n. 24 - giugno 2023

Istruiti e contenti

di Fabio Canessa

L’istruzione può essere propedeutica alla cultura, se viene utilizzata come base di una vocazione individuale. La scuola ha il compito importantissimo di darci un’infarinatura dei vari campi dello scibile umano, da sfruttare come punto di partenza per approfondire quello che ci interessa di più, verso cui proviamo una passione irresistibile e una forte inclinazione. 
Allora ci divertiremo a scoprire che la matematica non si limita alla sfilza di espressioni algebriche dei compiti per casa, che l’inglese non si esaurisce negli esercizi penosi che ci chiedono di volgere al plurale o al passivo frasi balorde come “-Susan, where is John? -John is in the house” e che Machiavelli, Caravaggio o Spinoza contengono un’articolazione e una profondità di linguaggio e di pensiero che vanno ben oltre gli stereotipi dei manuali, a volte fino a ribaltare le frettolose semplificazioni scolastiche. 

Nautilus n. 24 - giugno 2023

Sismografi

di Velio Abati

Nelle civiltà odierne, la scuola dei vari ordini, più ancora della formazione universitaria, è il sismografo della direzione che la classe dominante imprime sul medio periodo all’insieme sociale. Dico «classe dominante» includendovi anche le controspinte, di resistenza e di sovversione, che la dinamica della totalità comporta. I
l problema, eminentemente politico, è la comprensione delle curve che essa ci squaderna. Per esempio, La lettera a una professoressa della scuola di Barbiana, con la sua scabrità, con la sua insofferenza anticotestamentarie, recava la rabbia d’una sottomissione oramai insopportabile, la sua pagina additava l’energia e l’entusiasmo di un mondo nuovo che si afferma. Lì si leggono in figura i cattivi maestri che i benpensanti avevano deriso e punito, lì si trova in incubazione una generazione di subalterni che per prima è riuscita a lavarsi le mani dalla merda.

Nautilus n. 24 - giugno 2023

Filosofia? Roba da bambini!

di Patrizia Lessi

Nel recente Come non insegnare filosofia Massimo Mugnai, docente per molti anni di Storia della logica a Pisa, racconta l’esperienza di selezione scritta e orale per l’ingresso nella classe di Lettere, indirizzo in Filosofia, alla Scuola Normale Superiore di Pisa:

“Su 120-140 compiti, quelli accettabili, negli anni dal 2002 al 2012, erano di solito non più di 12-15; meno ancora dal 2012 al 2017, anno del mio pensionamento [...]. I candidati, nella stragrande maggioranza, riassumevano in maniera stringata e piatta il manuale, per cui era difficile stabilire se avessero davvero interesse per la materia, se fossero in grado di argomentare e se avessero capacità filosofiche [...]. Quasi nessuno dei candidati era in grado di presentare e commentare un testo [...]. I candidati che prendevano voti bassi (dal 2 al 4 per intendersi) alla povertà intellettuale univano incertezza sintattica e sgrammaticature. Frequente “un” senza apostrofo seguito da sostantivo femminile iniziante con vocale; “accellerare” invece di “accelerare”, “fatisciente” per “fatiscente” ecc. Nella maggioranza dei casi si trattava di compitini striminziti di tre, talvolta due mezze facciate di fogli a protocollo, buttati giù nel totale delle sei ore messe a disposizione dalla SNS.” 

Segue l’implicita domanda su quando a scuola abbiamo cominciato a ridurre la filosofia ad una sequenza di autori e date privandola del suo compito fondamentale: insegnare a pensare. 

Nautilus n. 24 - giugno 2023

La scuola di prossimità

di Rossano Pazzagli

C’è stato un tempo in cui la scuola si avvicinava agli alunni e al territorio. Ora è il contrario: ha prevalso l’idea di concentrare i bambini, costringendo loro e i loro familiari a percorrere quotidianamente chilometri e chilometri per accedere all’istruzione.
La scuola si è allontanata e spesso, anche per questo motivo, le famiglie sono state spinte a trasferirsi verso i maggiori centri urbani. Il fenomeno ha riguardato in particolare l’Italia rurale, cioè quella delle campagne e dei paesi che occupano gran parte della superficie nazionale.
Negli anni ’50 del secolo scorso, nell’Italia ormai repubblicana e costituzionale, si avvertì il bisogno di assicurare a tutti il diritto all’istruzione attuando gli articoli 33 e 34 della ancora giovane Costituzione, secondo i quali “la scuola è aperta a tutti”, obbligatoria e gratuita per almeno otto anni, assegnando alla Repubblica il compito di “istituire scuole statali per tutti gli ordini e gradi” e di rendere effettivo il diritto all’istruzione.

Nautilus n. 24 - giugno 2023

C'è un grande prato verde

di Agata Turchetti

 
  ...dalla finestra

  forse butta una spera, il sole,

  tra le dita dei bambini 

  e quelle difficili parole

  Ugo Betti 

 

 

“Mamma, corri, c'è una gallina viva!” 

Alle pendici di un'altura dell'Appennino marchigiano, in un piccolo paese in cui sull'unica via insistono le case devastate dagli eventi sismici dell'ottobre 2016, un bambino di sei anni venuto dalla città scopre lo stupore di fronte all'inedito e all'inatteso. Fino a quel momento, ai suoi occhi, la gallina ha unicamente le sembianze tristi della nudità di un corpo mutilato esposto sul bancone del macellaio, al supermercato. Se avesse una età maggiore, forse avrebbe incrociato le parole di Albert Camus quando afferma che, prima di diventarne spettatore e turista, quel paesaggio egli lo ha toccato, assaporato, respirato, si è ubriacato senza limiti dei suoi aromi, ha vissuto sotto il sole in uno splendore regale. A quelle parole, nella bambina di un tempo lontano tornano a bruciare le lacrime copiose e inutili per non essere riuscita a sottrarre la gallina dalle piume marroni con riflessi rossastri al destino di finire in una pentola per il brodo del pranzo di Natale.

Nautilus n. 24 - giugno 2023

Costruire comunità: il grande ruolo delle piccole scuole

di Paolo Coppari

“Barbiana non è nemmeno un villaggio, è una chiesa e le case sono sparse tra i boschi e i campi. I posti di montagna come questo sono rimasti disabitati. Se non ci fosse la nostra scuola a tener fermi i nostri genitori anche Barbiana sarebbe un deserto.”  

     Esattamente 60 anni fa, così scrivevano agli alunni di Vho di Piadena e al loro maestro Mario Lodi i ragazzi di Barbiana, una piccola e sperduta frazione dell’Appennino, dove Don Lorenzo Milani  aveva deciso  di fondare una scuola, dando così avvio a un esperimento didattico a cui continuiamo a guardare con immutato interesse e gratitudine: un esempio di come i luoghi del margine possano diventare centri del cambiamento e dell’innovazione. 

     Sono dovuti passare però molti anni perché il tema dei rapporti tra centro e periferie educative, tra aree urbane e aree scolastiche marginali potesse uscire da una certa narrazione dominante e omologante, per diventare finalmente oggetto di nuovi e più interessanti contributi conoscitivi. 

Nautilus n. 24 - giugno 2023

I Patti educativi di comunità

di Lauretta Corridoni

 

Per costruire società eque è indispensabile l’investimento in istruzione e formazione di qualità e il sistema educativo, in una società inclusiva, dovrebbe garantire a tutti i bambini e ragazzi la possibilità di partecipare a processi di apprendimento efficaci, sviluppando la capacità di essere cittadini attivi, indipendentemente dalle condizioni di origine. 

I Patti educativi di comunità sono una modalità di costruzione della comunità locale che si assume la responsabilità di essere educante e di affrontare le attuali sfide educative, contrastando le diverse forme di disuguaglianza, di marginalizzazione e di povertà che sono presenti nella nostra società, rispondendo così alla funzione fondamentale e agli obiettivi che la Costituzione italiana affida al sistema di istruzione. 

Nautilus n. 24 - giugno 2023

Esperienza di scuola nelle aree interne del Maceratese

di Fabiola Scagnetti

 

Per costruire società eque è indispensabile l’investimento in istruzione e formazione di qualità e il sistema educativo, in una società inclusiva, dovrebbe garantire a tutti i bambini e ragazzi la possibilità di partecipare a processi di apprendimento efficaci, sviluppando la capacità di essere cittadini attivi, indipendentemente dalle condizioni di origine. 

I Patti educativi di comunità sono una modalità di costruzione della comunità locale che si assume la responsabilità di essere educante e di affrontare le attuali sfide educative, contrastando le diverse forme di disuguaglianza, di marginalizzazione e di povertà che sono presenti nella nostra società, rispondendo così alla funzione fondamentale e agli obiettivi che la Costituzione italiana affida al sistema di istruzione. 

Nautilus n. 15- settembre 2022


Dada… Umpa

L’innovazione scolastica dell’”eppur si move”

di Elena Pecchia

Si scrive Dada si "pronuncia” Didattiche per ambienti di apprendimento. L’anno scolastico che è appena iniziato segnerà, salvo virulente ricadute, il ritorno alla normalità: niente mascherine, quasi nessuna regola Covid – a parte l’avvertenza di areare spesso le aule – compagni di banco a portata di chiacchiera, banchi senza rotelle e accoppiati. Ma per alcune virtuose scuole le cose andranno diversamente: le studentesse e gli studenti si sposteranno da un’aula all’altra,  da un ambiente di apprendimento all’altro. Un modello innovativo di matrice anglosassone, partito nel 2013 a Roma al Liceo Kennedy e al Liceo Labriola, a cui quest’anno hanno aderito oltre 100 scuole in tutta Italia...

n. 8 febbraio 2022

La scuola che verrà

di Elena Pecchia


La scuola è morta. W la scuola. Parole vecchie, nuove e nuovissime del Pianeta Scuola 2022. 

QUALCOSA DI NUOVO ANZI DI ANTICO

Il 31 gennaio scorso alla fine il Ministero della Pubblica Istruzione si è degnato di raccontare a studenti e insegnanti come si configurerà il prossimo esame di stato.
Il 22 giugno alle otto e mezza migliaia di ragazzi affronteranno di nuovo, dopo due anni, la prova scritta di italiano.
E’ stata una scelta sofferta quella del Ministero, in bilico tra la tendenza “piaciona” nei confronti degli studenti –  ricordate il clamoroso autogol della loro comunicazione sgrammaticata e senza capo né coda contro il ritorno della prova? – e le richieste pressanti di intellettuali e professori.
Luciano Canfora, Paola Mastrocola e altri si sono espressi sul tema in un convegno decembrino dal titolo esplicito “Scripta manent verba volant”, da cui è nato un comunicato, scritto con tutti i crismi e riportato dai principali giornali italiani, che ha contribuito alla scelta ministeriale...



n. 6-7/dicembre 2021-gennaio 2022


La storia della pasta

Il CISPAI e l’identità alimentare italiana


 di Stefano D'Atri

Nel lontano 1958 Emilio Sereni aveva rilevata la mancanza di una trattazione d’insieme sulle origini e la storia delle paste alimentari in Italia. Nonostante siano apparsi, anche recentemente, studi importanti (Serventi e Sabban e De Bernardi, tra tutti), l’impressione è che la pasta non venga vista come un utile prisma storiografico, adatto a studi interdisciplinari.
Il Centro interuniversitario di studi e ricerche sulla storia delle paste alimentari in Italia (Cispai) è nato anche per rispondere a queste sollecitazioni: per i fondatori del Cispai - e soprattutto per Renzo P. Corritore -  l’ambizione era quella di ripensare la storia di questo importantissimo prodotto attraverso un approccio il più multidisciplinare possibile, collegandosi con tutte le realtà scientifiche, accademiche e imprenditoriali, implicate tanto nella ricerca storica su scala locale e nazionale, quanto nel vivo della produzione e della commercializzazione...



n. 5 novembre 2021


Non aprite quella porta!


di Elena Pecchia

In piena pandemia il Ministero della Pubblica Istruzione ha visto bene di inserire una nuova materia interdisciplinare, multidisciplinare sovradisciplinare, l’educazione civica. 
I profani della scuola non lo sanno, cioè quelli che stanno fuori dal “tempio” scolastico, ma in questi giorni nei consigli di classe è tutto un florilegio di iniziative e progettazioni per assicurare a ogni classe 33 ore di questa nuova “competenza”. 
Naturalmente a costo zero, rosicchiando le ore in qua e in là agli insegnanti che si ostinano a voler offrire una spiegazione ai propri studenti, seduti rigorosamente in classe, ai loro banchi privi di rotelle, e magari desiderosi di imparare qualcosa. 
Ora, a parte la corbelleria di insegnare un comportamento rispettoso della comunità, dell’ambiente e degli altri attraverso un semplice monito “ragazzi, siate bravi!” -  che sarebbe come si volesse obbligare con un imperativo ad amare, sognare  e perfino a leggere - , andiamo a vedere cosa prescrivono le indicazioni nazionali. 

N. 4 ottobre 2021

Piramidi rovesciate

di Elena Pecchia
 

Quella alimentare è la più famosa. Ma c’è anche quella educativa, un’architettura tutta da esplorare fra luoghi comuni, fraintendimenti e pregiudizi. 

All’apice della piramide educativa ci dovrebbe essere lo studente con i suoi “bisogni educativi” più o meno speciali. Non ci sono dubbi, infatti, che il fine di ogni processo educativo sia la crescita culturale e umana dello studente e che tutte le componenti della scuola dovrebbero collaborare a gestione raggiungere l’obiettivo. Ma è davvero così? ...

n. 3- Settembre 2021


Chiare, fresche e dolci parole


di Elena Pecchia

Le parole sono importanti” ricordava Nanni Moretti non ancora in crisi d’età e ispirazione. 

E’ partito a metà settembre il nuovo anno scolastico, il terzo di una pandemia che sembra non finire più e, al di là delle mascherine e dei Green Pass, il carrozzone scolastico è ripartito su una strada piena di buche, peggiori di quelle romane. Perché insegnanti, studenti, presidi, genitori non si capiscono più fra loro né all’interno del proprio “insieme”. 
Non possiamo qui sciorinare un elenco completo delle parole e parolazze che circolano nella scuola, ma possiamo riportare qualche esempio...


n. 2 Agosto 2021

Essere scuola nell'isola

di Nunzio Marotti

 

Le criticità della scuola italiana sono sicuramente superiori e più profonde in una realtà insulare. Ma i limiti possono rappresentare un'opportunità per l'intero territorio? 

Gli attori locali se lo sono chiesto a più riprese. All'inizio di settembre del 2019, per esempio, con un incontro molto partecipato promosso dal Dirigente scolastico (Enzo Giorgio Fazio) dell'Istituto statale di istruzione superiore “Foresi” di Portoferraio. In quell'occasione ci si pose la domanda di come consolidare il rapporto fra scuola e territorio, in una logica osmotica, utile a superare gli ostacoli e a creare sinergia e innovazione. La risposta delle realtà scolastiche, imprenditoriali e...


n. 2 Agosto 2021

L'isola che c'è

di Elena Pecchia

Durante il viaggio di nozze, io e mio marito gironzolando tra le bancarelle di libri sulla Senna trovammo uno straordinario romanzo, si intitolava "La Cité des Ténèbres"(1926) del giornalista francese Léon Groc. Mai tradotto in italiano,  la storia narrava di caverne misteriose sotto il mare dove vivevano uomini schiavizzati e in lotta contro l'invasione di extraterrestri venuti dalla Luna. Gli schiavi sottomarini vivevano in un canale: quello tra Piombino e l'isola d'Elba! Una chicca letteraria e locale di una tradizione letteraria che parte dal primo romanzo della letteratura occidentale, l'Odissea, con Ulisse in preda alla 'nostalgia' , 

 n. 1 Luglio 2021

Education Abroad: l’economia della conoscenza al servizio della Toscana “nascosta” 


di Marco Bracci

 

Nelle dinamiche che contraddistinguono le società complesse glocalizzate, il viaggio ha assunto connotati democratici e ha prodotto molteplici effetti e nuove opportunità. 

Se è vero che da anni la turistificazione delle città ha influito negativamente sulla vivibilità dei centri storici da parte dei residenti diventati spettatori di un processo di depauperamento culturale, e in questo momento storico, anche economico, d’altra parte è utile ricordare che il viaggio produce anche benefici: porta alla scoperta, permette di accedere al nuovo e all’inatteso, fornendo non solo un linguaggio per i rapporti, bensì creando rapporti, situazioni sociali, e comunità. 

n. 1 Luglio 2021


Vita da ricchi

di Elena Pecchia

Tanto siamo sempre lì. Non c'è niente che sia più ingiusto che fare parti uguali tra disuguali, così stigmatizzava Don Milani nella sua "Lettera a una professoressa" dividendo gli studenti tra i figli dei dottori (i Pierini) e i figli del popolo (i Gianni). Siamo ormai alla seconda maturità "pandemica" ma, come al solito, ogni nuovo inquilino del Ministero dell' Istruzione ci tiene a dare il suo tocco a un castello ormai fatiscente, peggio della casa degli Usher...