Io c'ero... e nessuno se n'è accorto
di Marco Formaioni
Jacopo Fo (alias Giavanni Karen) mi chiede di mettere in posa una mano per permettergli di finire una tavola che sta disegnando... dietro di me Cinzia Leone: «Marco, si va a prendere un caffé?» ... Francesco Cascioli è uscito da poco, mentre tutti gli altri sono chissà dove. Stamattina è tornato da un fermo di polizia di una notte Vincenzo Sparagna, le solite rogne legate al giornale. Prima di uscire torno all'armadio dove quei simpaticoni hanno conservato tutte le cose che ho spedito per posta negli ultimi mesi alla redazione e guardo il ripiano che gli ho riempito.
Il primo numero (allora quindicinale) era del febbraio 1978 e già ad ottobre (dal n. 9, diventato settimanale) il mio nome compare tra i collaboratori: avevo 19 anni. Ero riuscito ad esaudire il sogno di far parte del primo, unico, irripetibile giornale di satira che questo Paese abbia mai avuto: “Il Male”. Facevo fotomontaggi e trovai subito sintonia e amicizia con Francesco Cascioli, uno dei fondatori del “Male”. Fu un turbinio di fatti ed emozioni quasi scioccante: trovarmi a fare riunioni di redazione con Vincino, Pazienza, Melik, Sferra e tutti gli altri che giravano lì intorno. Riunioni che non servivano a nulla, perché poi ognuno faceva quello che voleva; dopo la prima riunione Vincino mi chiese se allora mi era piaciuto conoscere quel mondo di sconvolti (chissà cosa gli risposi).
La satira cattiva del “Male” si inseriva perfettamente in quegli anni, cattiva come deve essere la satira. Irriverente e sprofondata contro il potere e contro le brutte attitudini della politica e dei politici. L'intento critico avvenne deridendo personaggi e vizi pubblici e disegnandoli attraverso l'arma del ridicolo in tutte le sue sfumature. Non fu solo una rivista cartacea, ma anche un importante attivatore di eventi teatrali, happening, incursioni che vide la partecipazione di scrittori, giornalisti, disegnatori, fotografi. “Il Male” è famoso per i suoi “falsi”, ripassiamo alcuni titoli: “È scoppiata la Terza Guerra Mondiale”, “Hanno annullato i Mondiali”, “Arrestato Ugo Tognazzi, capo delle Brigate Rosse”, «Lo Stato si è estinto” ecc.
Fu un modo di fare satira negli anni finali di un decennio (durò 5 anni e chiuse nel 1982) che vide grandi cambiamenti un po' in tutti i campi. Si affrontava il tema dell'aborto con l'ascolto di “Piccola storia ignobile” di Francesco Guccini; il servizio militare attraverso il Claudio Lolli di “Morire di leva” e sempre Lolli che parla delle stragi di Stato. Ancora caos e sensazioni forti anche attraverso la musica (ovviamente una parte della musica, quella che ascoltavo io).
Insomma, per me gli anni Settanta furono un gran casino, ma una confusione positiva e creativa. Vengono chiamati anni di piombo... forse dipende dal punto di vista da cui si sono vissuti. Anni passati con intensità, almeno dalla metà, con il mio impegno e l'attivismo politico sempre sgangherato. Si parla di quegli anni come di un decennio importante e fondamentale per la vita civile, sociale e politica italiana e mondiale. Il 30 aprile 1975 era finita la guerra del Vietnam, il 12 marzo 1977 ci fu la grande manifestazione antagonista a Roma (ci partecipai non ancora maggiorenne), si approvò la legge 180 sulla chiusura dei manicomi solo 3 giorni dopo l'uccisione di Aldo Moro (dinamiche parlamentari impensabili ai tempi nostri).
Il decennio si chiuse con il dispiegarsi della mia vita (privata): l'incontro con la mia futura moglie, il lavoro (forse l'unico che si poteva fare all'epoca in Piombino: operaio alle Acciaierie), ma da quegli anni ho conservato non solo il ricordo (niente di nostalgico, però) di una vita con mille possibilità che poteva dispiegarsi in un Paese che con i suoi progressi sociali e culturali, molto lentamente, stava cambiando... fino a darmi la possibilità di ricrearmi un futuro lavorativo che, dal 1990 al 31 marzo 2026, ho potuto mettere in pratica un altro sogno, fare il grafico pubblicitario... e saltuariamente scrivere su “Nautilus”.