Il ritorno delle ricerche archeologiche: dallo scavo allo scavo d’archivio

di Rossella Schiavonea Scavello (Ricercatore Indipendente)

Vi sono in tali ricerche come per i vulcani, dei periodi attivi e poi degli abbandoni.
 

Così l’Onorevole Alessandro Turco, negli Atti Parlamentari della Camera dei Deputati (XXII Legislazione, 31 maggio 1907) descriveva l’andamento discontinuo e poco proficuo delle ricerche sul sito dell’antica Sibari. Questa affermazione è quantomai attuale: siti dimenticati, addirittura inediti, riemergono spulciando i dati d’archivio pertinenti a scavi e scoperte fortuite a partire dal XVIII secolo fino al secolo scorso. Scavi effettuati tra il 1800 e il 1950 in provincia di Cosenza risorgono dalle polverose carte d’archivio, ottimi documenti di prima mano per fornire un nuovo panorama cronologico e topografico della zona. Questi “scavi d’archivio” per la Calabria Citeriore hanno preso spunto da alcuni studi che almeno da un decennio a questa parte campeggiano nella letteratura scientifica: scopo principale è la rilettura critica dei dati archeologici tramite la documentazione archivistica. I dati sulla provincia di Cosenza sono invece stati raccolti dalla scrivente nella sua tesi di dottorato dal titolo Archeologia senza scavo. Storia degli studi e delle scoperte archeologiche tra il XVIII e la metà del XX secolo nella Calabria Citeriore attraverso i documenti d’archivio, discussa nel 2017. Da questo enorme apparato documentario sono emersi alcuni cold case dell’archeologia calabrese, taluni poco studiati, altri completamente inediti.

È, per esempio, il caso della villa romana di Molicelle di Rende (CS) nei pressi dell’attuale campus universitario. Nel 1887 ad Arcavacata, nel fondo appunto definito Molicelle appartenente al proprietario terriero Magdalone, furono riconosciute e scavate alcune strutture murarie riferibili ad un complesso di età romana. Lo scavo delle antichità fu inizialmente svolto dai coloni che lavoravano quei poderi. Questi operai, già a 50 cm dal piano di campagna, intercettarono porzioni di strutture, accertate e datate poi dal Prefetto di Cosenza, il quale le riferì al primo secolo dell’era volgare. I lavori successivi permisero di riconoscere un piccolo quartiere artigianale, un trapetum con dolii ancora in situ, un mosaico a tessere bianche e nere, e condutture in terracotta con impresso il bollo Clemes. Tanti oggetti mobili furono recuperati dallo scavo come una statuina in marmo, un satiro in bronzo e monete riferibili all’epoca augustea. Il trapetumdi cui prima, era posto di fronte un colonnato e si presentava come una struttura a piccole celle con due anfore interrate. Inoltre, gli avanzi di altri corpi di fabbrica garantivano una estensione dell’area in tutte le direzioni. Fu l’archeologo Luigi Viola, che nel frattempo stava conducendo le ricerche presso Torre del Mordillo in Spezzano Albanese (CS), a certificarne la datazione e l’importanza, datando i resti tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C. Non si hanno notizie circa lo spostamento e la destinazione del materiale; inoltre, la massiccia urbanizzazione dell’area ha obliterato quello che ancora poteva essere portato in luce. La fonte certa dell’esistenza del complesso è la fotointerpretazione delle foto storiche IGM e le foto satellitari odierne. Si riconoscono infatti una serie di tracce rettangolari, con cinque piccoli ambienti che fanno da corona alle due tracce più importanti a livello di lunghezza.

Soltanto un decennio prima veniva avviata una grossa procedura burocratica e scientifica per l’individuazione del sito dell’antica Sibari. Finalizzata nel 1879, fu incaricato l’Ingegnere di Prima Classe, Francesco Saverio Cavallari, a esplorare le aree contermini ai fiumi Crati e Coscile laddove le fonti antiche indicavano l’ubicazione della magnogreca città. Le infruttuose ricerche iniziali portarono Cavallari ad indagare a sud del fiume Crati ove riconobbe immediatamente una serie di alture artificiali, definite nel dialetto locali “Timponi”. Ne riconobbe una quarantina da ovest verso est e fino alla costa ionica di Corigliano (oggi comune di Corigliano-Rossano). La curiosa dislocazione di queste colline antropiche spinse il Cavallari a indagare – tramite uno scavo stratigrafico ante litteram – il Timpone Grande, il primo e più maestoso da ovest, collocato nei pressi della suggestiva località appellata Apollinara. Egli constatò che un altro tumulo, il Paladino, era stato già saggiato in antico; lì era ancora presente una sepoltura oramai vuota. Confortato da questo risultato rimase sbalordito quando, dopo uno scavo che già di per sé aveva dato risultati incoraggianti, il 23 marzo 1879 aprì una maestosa sepoltura, rinvenendovi tracce del defunto, del corredo vascolare e una laminetta d’oro di matrice orfica. L’Ingegnere, ultimati i lavori al Timpone Grande, gettò le basi per lo scavo di un secondo Timpone, definito Piccolo, posto a 265 m dal primo e lasciò il lavoro a Guglielmo Tocci, Ispettore Onorario per le Antichità di Corigliano Calabro, e all’archeologo Luigi Fulvio i quali rinvennero sotto il Timpone principale, tre piccoli tumuli, ognuno contenente un defunto con relativa laminetta. Un terzo Tumulo, nelle immediate adiacenze, venne scavato parzialmente con ottimi risultati. Per qualche anno, poi, l’area ricadde nell’oblio. Sarà Luigi Viola che tra il 1887 ed il 1888 indagò il Tumulo cosiddetto di San Mauro, ottenendo anch’esso dei risultati importantissimi; tre decenni dopo venne ripreso lo scavo del Paladino in concomitanza con le opere di bonifica. Negli anni Trenta del XX secolo Umberto Zanotti Bianco, per confutare la tesi di Ulrich Kahrstedt, il quale sostanzialmente riteneva validi tutti i tumuli riconosciuti da Cavallari, scavò in modo frettoloso ed approssimativo due dei tumuli collocati lungo la costa ionica, interpretandoli come dune sabbiose. Il tutto è riportato in diverse pubblicazioni, a partire da Notizie degli Scavi di Antichità fino al contributo di Angelo Bottini del 1992 su Archeologia della Salvezza. Ma, nella accurata rilettura di tutti i documenti archivistici, organizzati in senso cronologico e vagliati attentamente, si individuano tantissime novità e importanti dati che gettano le basi per una rilettura della topografia dei Tumuli, definiti in base ai corredi, pertinenti all’epoca di Thurii.

Un terzo, ma non ultimo caso nella marea di documenti intercettati, riguarda la Grotta delle Ninfe presso Cerchiara di Calabria quando, nel 1905 un operaio del Comune, durante la pulizia delle vasche site all’interno della grotta, scoperse per caso, sotto il suolo, alcuni oggetti di antichità, consistenti in lucerne di creta, anfore, tazze e monete di metallo di antichissima data nonché alcuni frutti di pino nella loro parte scheletrica e legnosa ivi pure insieme cogli altri oggetti esistenti. Gli oggetti furono in parte trafugati lo stesso giorno del rinvenimento. Se fino a questo momento nelle poche edizioni scientifiche sui materiali non vi erano notizie sicure sulle condizioni di ritrovamento e sui materiali effettivamente messi in luce, lo spoglio della documentazione conservata ha permesso di chiarire le dinamiche che segnano l’avvenuta scoperta, il totale pressoché esatto degli oggetti riconosciuti e il contesto di individuazione. L’interessante vicenda giudiziaria che ne seguì è una casistica di sottrazione illecita di materiale archeologico che può essere riletta anche in chiave storica sulla legislazione dei beni culturali nel tempo.
In conclusione, i ritorni alle ricerche archeologiche pregresse, tramite rilettura di documenti di prima mano ma, in generale, attraverso l’interpolazione delle multidisciplinarietà afferenti al settore delle scienze antiche possono e devono ricostruire un quadro esaustivo dell’edito e dell’inedito finora prodotto ma mai contestualizzato in una visione d’insieme che permetterebbe di chiarire numerose e talora spigolose questioni aperte dando risposte, se non esaustive, quantomeno valide.

Bibliografia:
-       Scavello 2015: R.S. Scavello, La scoperta di una villa romana in contrada Molicelle (Arcavacata di Rende), in P. Brocato (a cura di), Note di Archeologia Calabrese, Cosenza 2015, pp. 159-177.
-       Scavello 2016: R.S. Scavello, Note per una rilettura topografica e interpretativa dei tumuli di Thurii, in “Filologia Antica e Moderna”, XXIV, 43, 2016, pp. 5-27.
-       Scavello 2018: R.S. Scavello, Scoperte archeologiche a San Lorenzo Bellizzi e nei territori contermini tra XVIII e XX secolo, in C. Colelli – A. Larocca (a cura di), Il Pollino. Barriera naturale e crocevia di culture, Giornate internazionali di archeologia, San Lorenzo Bellizzi, 16-17 aprile 2016, Arcavacata di Rende 2018, pp. 175-186.
-       Scavello 2020: R.S. Scavello, Il sito di Grotte del Mulino di Cerchiara di Calabria (CS), Dal trafugamento degli oggetti, al recupero e alla conservazione grazie alla rilettura dei dati d’archivio, in “Archeomafie”, anno XIV, n. 14, 2022, pp. 1-40.
-       Scavello 2021: R.S. Scavello, Le grotte dal Pollino all’Orsomarso: una lettura dei dati di archivio, C. Colelli – A. Larocca – G. Mittica – F. Larocca (a cura di), “Dal Pollino all’Orsomarso”, Giornate Internazionali di Archeologia, 2, Centro Polifunzionale (Rione Sgrotto), Sala Conferenze, San Lorenzo Bellizzi, 4-6 ottobre 2021, pp. 123-127 e 481-484.
-       Scavello 2025: R.S. Scavello, Scavi d’archivio: una villa romana inedita ad Arcavacata di Rende (CS), in “Stratigrafie del Paesaggio”, 9, 2025, pp. 29-33.