La portualità toscana e la crisi dell'industria

di Leonardo Piccini 

La fase recessiva vissuta dall’economia toscana ha accentuato le disparità territoriali invertendo una tendenza verso la convergenza che aveva caratterizzato gli anni precedenti la grande crisi del 2008. Nei sistemi locali della toscana costiera (e ancor più in quelli caratterizzati dalla presenza di porti di rilevanza regionale come Carrara, Piombino e Livorno), la crisi industriale ha assunto caratteri di tale complessità da rendere necessario il mantenimento di un forte impegno in termini di politiche pubbliche di intervento. L’economia della costa toscana ha mostrato, fin dal periodo del decollo industriale, caratteristiche peculiari rispetto al modello dominante, caratterizzandosi per una dimensione media d’impresa maggiore e una specializzazione in settori ad alta intensità di capitale e di uso del suolo. Proprio questo sistema industriale ha vissuto una crisi profonda prolungata nel tempo, senza trovare un percorso efficace di riconversione.
Oggi, questo contesto può tuttavia contare sulle potenzialità di alcuni settori che, anche in prospettiva, sembrano in grado di contribuire allo sviluppo dell’area e all’intera economia regionale. Un efficiente sistema logistico risulta infatti una necessaria leva di recupero di competitività per il sistema produttivo e per la riduzione dei divari di sviluppo.
Per una regione come la Toscana, caratterizzata da una forte propensione alle esportazioni (il traffico marittimo incide per la Toscana per circa un terzo del totale in termini di valore ma per più dei due terzi in termini di quantità) e da una storica vocazione turistica, l’accessibilità di lungo raggio consente quello scambio continuo di persone, beni e servizi verso il resto del mondo che favorisce l’innovazione e la competitività e assicura la piena espressione delle potenzialità di crescita del sistema.

Il sistema portuale e logistico italiano (e di riflesso, quello toscano) ha inoltre tutte le potenzialità per beneficiare dell’accresciuta centralità del Mediterraneo nella geografia dei flussi commerciali e turistici mondiali. Tuttavia, proprio le opportunità che si sono determinate hanno innescato una forte competizione, nella quale riescono ad affermarsi quei sistemi che sono in grado di dare risposte di servizio concorrenziali e affidabili. Il sistema portuale si trova dunque a operare in un contesto in cui pesa la concorrenza dei porti del Mediterraneo (grazie ai minori costi operativi) e di quelli del Northern Range (dotati di servizi e collegamenti più  efficienti). I porti toscani scontano fattori di criticità infrastrutturali comuni a tutto il sistema portuale italiano: infrastrutture sottodimensionate per profondità dei fondali e disponibilità di spazi per la movimentazione; insufficienza dei raccordi infrastrutturali terra-mare, in particolare con la rete ferroviaria; eccessiva lunghezza delle pratiche amministrative, difficile relazione con il tessuto urbano e conflittualità con altre funzioni economiche.

Recenti interventi nazionali (come il Piano Strategico Nazionale della Portualità e della Logistica del 2015) e regionali hanno cercato di superare i limiti descritti,  razionalizzando le autorità portuali del paese, semplificando le procedure amministrative per ridurre i tempi di sdoganamento e rilanciando la pianificazione degli investimenti. Nello specifico del caso toscano, il principale intervento è indubbiamente la  prevista realizzazione della Piattaforma Europa nel Porto di Livorno: un nuovo terminal destinato ad accogliere le grandi navi container, dotato di una  profondità di 20 metri, con accesso diretto alla linea ferroviaria, per un investimento pari oltre 800 milioni di euro. A ciò si aggiungono altri interventi di razionalizzazione infrastrutturale, il cui obiettivo è fare del porto il fulcro della piattaforma logistica costiera a servizio dei corridoi multimodali comunitari.  Importanti investimenti sono stati programmati anche sugli altri porti toscani, in particolare su Piombino, con l’escavo dei fondali fino a 20 metri e la specializzazione nella rottamazione delle grandi navi, oltre che nel ruolo di piattaforma logistica a servizio delle aree industriali riconvertite.

Tuttavia, gli investimenti  infrastrutturali, soprattutto quelli di grandi dimensioni, appaiono in Italia generalmente afflitti da sistematici ritardi nelle procedure di avvio ed esecuzione dei lavori (come dimostra anche il caso della Piattaforma Europa) e da altrettanto frequenti aumenti dei costi. Tempi lunghi e costi alti portano a rallentare l’effetto anticiclico e rendono spesso inefficace – perché tardiva – la risposta alle richieste del territorio. In un periodo di forte incertezza come quello attuale, è necessario accorciare il più possibile tale distanza, rendendo subito operativi gli investimenti disponibili e coordinando i diversi attori della pianificazione infrastrutturale affinché il sistema sia in grado di massimizzare l’impatto della realizzazione delle opere.