Enzo Pranzini, Granelli di sabbia
Una guida per camminare sul bordo del mare, Pisa, Pacini editore 2021
Recensione a cura di Guido Morandini
Ci sono libri che si apprezzano di più dopo averli letti e altri che si rimpiange di non aver avuto con sé prima di partire. Granelli di sabbia di Enzo Pranzini appartiene decisamente alla seconda categoria. Durante il mio viaggio in barca a vela lungo le coste del Mediterraneo occidentale mi sono trovato più volte a pensare che molte delle cose che osservavo ogni giorno – spiagge, lagune, foci, dune, canali di marea – mi sarebbero apparse più chiare se avessi letto prima queste pagine.
Per la maggior parte di noi – velisti, bagnanti o semplici vacanzieri – la sabbia è soprattutto il luogo dove stendere l'asciugamano e prendere il sole. Eppure, come ci racconta Enzo Pranzini in questo volume affascinante e sorprendente, ogni granello di sabbia ha una storia lunghissima alle spalle: arriva da lontano, ha viaggiato per secoli trasportato da fiumi, correnti e mareggiate, e continua ancora oggi il suo incessante cammino.
Da quando il turismo balneare è diventato un fenomeno di massa, soprattutto a partire dal boom economico, la sabbia è diventata oro, una risorsa preziosa. Non è un caso che alcune località abbiano costruito la propria identità proprio su di essa, come Lignano Sabbiadoro. Ma le spiagge sono anche ambienti fragili e minacciati. Tutti cercano di trattenere la sabbia: porti, pennelli, dighe e opere costiere spesso ne interrompono il naturale trasporto lungo la costa. Come spiega Pranzini, la sabbia "cammina", e comprenderne i movimenti significa comprendere il funzionamento stesso delle nostre coste.
L'autore è sicuramente uno dei più noti studiosi italiani di geomorfologia costiera. Professore di “Dinamica e difesa dei litorali” all'Università di Firenze, autore di diversi libri e di centinaia di articoli scientifici, ha dedicato la propria vita allo studio delle spiagge e degli ambienti costieri. Tra le sue opere più importanti ricordiamo La forma delle coste, ancora oggi il principale manuale italiano di geomorfologia costiera, e Coastal Erosion and Protection in Europe, scritto con Andrew Williams. Ha percorso le coste di tutto il mondo, dall'Artico alle regioni equatoriali, costruendo un eccezionale patrimonio di conoscenze e immagini.
Chi ha avuto modo di conoscerlo personalmente sa che alle competenze scientifiche unisce una rara capacità divulgativa. Ed è proprio questa la qualità che emerge con maggiore evidenza in Granelli di sabbia. Il libro nasce dalla raccolta di una serie di brevi articoli pubblicati sulla rivista online Mondo Balneare. Gli articoli sono organizzati in cinque grandi sezioni: La spiaggia, La forma delle coste, I movimenti del mare, L'uomo sulle coste e La difesa dei litorali. Nel loro insieme compongono un testo organico e godibile sugli ambienti costieri. Si passa dall'origine dei sedimenti alla formazione delle spiagge, dai processi erosivi alle correnti marine, dal ruolo dei fiumi alle trasformazioni indotte dall'uomo. Temi apparentemente lontani tra loro – come la nascita delle località balneari, i treni che correvano lungo gli arenili o i porti che intercettano il trasporto sedimentario – finiscono per rivelarsi tasselli di un unico grande racconto: quello del rapporto fra mare, terra e presenza umana.
Durante la navigazione lungo le coste del Mediterraneo occidentale mi sono trovato più volte a osservare dall'acqua ciò che il libro descrive dalla terraferma, entrando nelle lagune costiere, seguendo i canali che attraversano le zone umide della Maremma o della Camargue, cercando ridossi e approdi lungo litorali bassi e sabbiosi. Nel libro si descrive con chiarezza la formazione di lagune, cordoni dunali, foci e sistemi costieri, aiutando il lettore a comprendere paesaggi che spesso osserviamo senza conoscerne la storia.
Si scoprono così fenomeni che possono apparire misteriosi: le correnti di ritorno che si formano tra i cordoni sabbiosi e che possono trascinare rapidamente al largo un nuotatore; il ruolo delle maree nella modellazione delle spiagge; l'effetto dei porti, vere e proprie trappole per la sabbia; le conseguenze delle dighe costruite sui fiumi, che riducono l'apporto sedimentario al mare. Anche l'arretramento di molte spiagge italiane, da Ostia al delta del Po, trova qui spiegazioni rigorose ma facilmente comprensibili. Studiare la sabbia, in fondo, significa comprendere le dinamiche idrogeologiche dell'intero Paese.
E infatti parlare di coste in Italia significa parlare dell'Italia stessa. Un Paese con circa ottomila chilometri di litorale, dove la Pianura Padana è stata costruita da miliardi di miliardi di granelli trasportati dal Po e dai suoi affluenti, mentre gli Appennini continuano a generare i sedimenti che alimentano molti dei nostri sistemi costieri. Le spiagge non sono semplicemente il confine tra terra e mare: sono il risultato di processi geologici, climatici e umani che raccontano la storia del territorio.
Uno dei meriti maggiori del libro è proprio quello di offrire una visione a 360 gradi delle dinamiche costiere. Non è un trattato di geografia, né un manuale scientifico in senso stretto. È un'opera di divulgazione intelligente che rende accessibili fenomeni complessi e che aiuta a guardare il paesaggio con maggiore consapevolezza. Molte delle cose che Pranzini racconta sono sotto i nostri occhi da sempre; semplicemente non ne conoscevamo il significato.
Per questo Granelli di sabbia è una lettura particolarmente consigliabile durante l'estate, ma sarebbe riduttivo considerarlo soltanto un libro per vacanzieri. È un'opera che parla a chi frequenta il mare, a chi naviga, a chi percorre le spiagge a piedi nudi e a chi semplicemente ama i paesaggi costieri. Dopo averlo letto, difficilmente si guarderà una spiaggia nello stesso modo. Dietro ogni granello di sabbia appariranno i fiumi che lo hanno trasportato, le montagne da cui proviene, le correnti che lo spostano e le attività umane che ne condizionano il destino. È il risultato più alto della buona divulgazione scientifica: insegnarci a vedere ciò che prima avevamo sotto gli occhi senza accorgercene.
Nota sui disegni di Guido Morandini:
A corredo di questa recensione abbiamo scelto due disegni tratti dal diario di viaggio a vela di Guido Morandini, realizzati durante e dopo la navigazione lungo le coste del Mediterraneo occidentale.
Il primo mostra la piana pisana e mette efficacemente in evidenza come questo territorio sia il risultato dei sedimenti trasportati nei secoli dai corsi d'acqua che scendono dall'Appennino. È un paesaggio in continua trasformazione, costruito dall'incontro tra fiumi, mare e attività umane, un esempio particolarmente significativo delle dinamiche illustrate da Enzo Pranzini in Granelli di sabbia.
Il secondo disegno ricostruisce invece il sistema del Porto Pisano nel Medioevo. Colpisce la presenza del porto a mare e della torre-faro che guidava la navigazione verso Pisa, allora molto più vicina alla costa di quanto non sia oggi. Nel corso dei secoli, l'apporto continuo di sedimenti, le variazioni del corso dei fiumi e i fenomeni di insabbiamento hanno profondamente modificato questo tratto di litorale, allontanando progressivamente il mare dalla città.
La storia del territorio pisano, così come quella della pianura padana, rappresenta uno degli esempi più evidenti di come la sabbia e i sedimenti non siano elementi marginali del paesaggio, ma vere e proprie forze che ne determinano l'evoluzione geografica, economica e storica. Anche la costruzione del Canale dei Navicelli fu una conseguenza di queste trasformazioni, rese necessarie per mantenere il collegamento tra Pisa e il mare.
I disegni di Morandini offrono dunque una suggestiva traduzione visiva di uno dei messaggi centrali del libro di Pranzini: le coste non sono realtà immutabili, ma sistemi vivi e dinamici, modellati nel tempo dall'azione combinata delle acque, dei sedimenti e delle comunità umane.
1. Imbuto pisano
2. Porto diffuso laguna pisana