Un’utopia contadina
di Alessandro Vergari
Ama il guadagno facile, l’aumento di stipendio,
le ferie pagate. Desidera con tutte le tue forze
i prodotti impacchettati.
Vivi nella paura
dei vicini e della morte.
La tua mente non avrà segreti,
e neppure il tuo futuro sarà più un mistero.
I tuoi pensieri saranno schedati
e archiviati in un cassetto.
Inizia così il Manifesto del fronte di liberazione del contadino impazzito scritto nel 1975 dal poeta Wendell Berry. È stato scritto 50 anni fa e profetizzava qualcosa che sembrava quasi impossibile, ma che oggi si avvera ogni secondo che guardiamo qualcosa su internet e la realtà intorno a te si modella non secondo la tua volontà, ma secondo quella di un algoritmo già pensato da Wendell;
Quando vorranno farti comprare qualcosa,
ti chiameranno.
Quando vorranno sacrificarti al profitto,
te lo faranno sapere.
Quando lessi il manifesto la prima volta, più di 30 anni fa, ci trovai un pensiero affine, che andava in quella direzione ostinata e contraria che da sempre mi ha un po' contraddistinto e trovai un pezzetto di terra in cui avrei provato a seminare davvero qualcuna delle idee di Wendel;
Perciò, amici miei, fate tutti i giorni qualcosa
d’irragionevole. Amate il Signore.
Amate il mondo. Lavorate gratis.
Prendete ciò che avete e fatevi poveri.
Amate chi non se lo merita.
Denunciate il Governo e abbracciate
la bandiera. Cercate di vivere liberi
nella libera repubblica che essa simboleggia.
E con il tempo la mia libera repubblica l'ho trovata davvero, ci ho costruito ina piccola capanna, prima magazzino per gli attrezzi, ma dopo l'incontro con D. H. Thoreau trasformata in un piccolo spazio abitabile nel quale ho abitato per i due mesi di blocco mondiale al tempo del COVID19. Io libero di lavorare in campagna mentre il 99% delle persone rimaneva segregato tra quattro claustrofobiche pareti. Il terreno intorno l'ho dissodato con fatica e ogni anno mi regala freschi e saporiti prodotti che non hanno uguale a quelli comprati e piano piano mi sono espanso in una striscia di bosco abbandonato da decenni anche dalla memoria del proprietario per realizzare un grande progetto di cui ancora non vedo la fine; un bosco popolato di totem! Sono orai diversi anni che ci lavoro e chi ci arriva per caso non può non sorprendersi nel trovare una cinquantina di installazioni che raffigurano animali o personaggi, qualche volta degni della fantasia di Borges, creati solo con alberi morti e materiali naturali riciclati.
Ogni volta che vado nella mia repubblica, impiego le mie ore di vita nel lavorare assolutamente gratis per quella che sembrerebbe una utopia, quello di amare il mondo e di farlo più bello, ma che ci viene e lascia il suo pensiero nel libro degli ospiti, conferma la serenità e la meraviglia di questo luogo. Quando qualcuno mi chiede perché lo fo potrei di nuovo rispondere con i versi del poeta;
Approvate ciò che vi sfugge.
Lodate l’ignoranza, perché quello che l’uomo
non ha ancora scoperto non ha ancora distrutto.
Interrogatevi sulle domande senza risposta.
Investite nel millennio. Piantate sequoie.
Io non ho piantato sequoie, ma diversi alberi sì, come due esemplari di quercia vallonea, che in Italia di trova spontanea solo in un boschetto pugliese e che fra qualche secolo sorprenderà i botanici di turno nel rinvenire questo esemplare così a nord.
Il terreno della mia repubblica era stato addomesticato forse già due secoli fa quando il futuro appariva immoto e la vita delle persone immutabile. Quando si costruivano muretti a secco per strappare un po' di terra in più per seminare del grano o far crescere una vigna, dove si regimano con arte e sapienza anche i ruscelli e i rivi più piccoli perché il territoriodoveva essere curato con attenzione e far sì che anche le generazioni future potessero goderne. Oggi con fatica si riesce a distinguere il tracciato di una carrareccia, le viti sposate all'acero, i vecchi meli avvolti dalle vitalbe che, nonostante tutto, continuano a fare i loro fritti.
E il prezioso humus, anno dopo anno, si forma dal decadimento della materia, mentre il muschio e i licheni si aggrappano ai tronchi morti e nel silenzio si sentono le mandibole dei tarli che continuano il loro lavoro di trasformazione.
Dichiarate che il raccolto più importante
è la foresta che non avete seminato,
che non vivrete abbastanza per tagliare.
Dichiarate che il raccolto di foglie è compiuto
quando marcisce nel terriccio scuro.
Chiamate tutto ciò profitto, profetizzatelo come guadagno.
Riponete la fede nelle tre dita di humus
che crescono sotto gli alberi
ogni mille anni.
Ascoltate i corpi in decomposizione – accostate l’orecchio
al tenue brusio
dei canti che verranno.
Preparatevi alla fine del mondo. Ridete.
Il riso non si può computare. Siate gioiosi
nonostante tutto.
Appena generali e politicanti
riescono a predire il corso del tuo pensiero,
sbarazzatene. Abbandonalo lì, come una pista falsa,
una strada non intrapresa.
Non è facile raggiungere la mia repubblica, nonostante sia a meno di due chilometri dall'area urbana di una grande città, non ne sento che, qualche volta, il brusio del traffico dell'autostrada o di qualche trattore al lavoro. Un sentiero segnato dal CAI ci passa a poche decine di metri, ma quasi mai a nessuno viene in mente di iniziare a seguire un sentiero che s'inoltra in un boschetto, verso un vicino ruscello. E non metto insegne o frecce indicatrici. L'utopia, come la libertà si deve conquistare e non dare a chiunque, la mia repubblica non è una destinazione turistica, ma un posto per anime e cuori sognanti e che hanno bisogno di vedere che un sentiero c'è e che qualcuno lo ha percorso prima di voi e di noi.
E se rinascessi vorrei continuare a fare il custode della mia repubblica.
Fa’ come la volpe
che lascia più tracce del necessario,
a volte in direzione sbagliata.
Esercitati a rinascere.