Lo sviluppo nel ponte che unisce più realtà

Il Mediterraneo tra Italia e Tunisia

di Yasmin Doghri

Le città raccontano sempre più di quel che vediamo. Racchiudono storie di passanti, tra coloro che soggiornano temporaneamente e chi le vive per una vita intera, ed echi di sviluppo sia sociale che culturale, con un’economia fatta di identità territoriale. Nel celebre libro di Italo Calvino “Le città invisibili” si legge come «Arrivando ad ogni nuova città il viaggiatore ritrova un suo passato che non sapeva più d’avere: l’estraneità di ciò che non sei più o non possiedi più ti aspetta al varco nei luoghi estranei e non posseduti». È così che, esplorando nuove realtà, si riscopre anche se stessi, in un processo di crescita e sinergia che caratterizza anche lo sviluppo economico.
La Tunisia è uno dei cinque Paesi nord-africani che si affaccia all’orizzonte della sponda sicula, un lembo di terra che copre poco più di 163.000 km2, quasi la metà della superficie coperta dall’Italia con i suoi 302.000 km2. Terre con una biodiversità geografica tra le più ricche, con in comune il Mar Mediterraneo, il ponte per eccellenza che unisce l’Europa all’Africa.

A questa pluralità, si affianca anche una di carattere economico con la presenza di distretti industriali. Il modello di sviluppo dei distretti industriali, nato negli anni Settanta del secolo scorso, si fonda su ambiti territoriali circoscritti in cui piccole e medie imprese, specializzate in una o più fasi di un processo produttivo, operano integrate tra loro mediante una rete complessa di interrelazioni economiche e sociali. I distretti, a dispetto di molte previsioni, sanno mantenere un elevato livello di competitività e un loro deterioramento può intaccare l’andamento dell’economia locale.

In Italia, sin dagli anni 2000, si contano più di 150 distretti sparsi per tutta la penisola italiana. Oltre al nord-est, tra le regioni con la maggiore intensità figurano anche le Marche, una regione peculiare ma tipica della tradizione italiana. Tra la costa e il suo entroterra, questa regione si è sempre caratterizzata per quattro distretti, ciascuno in un comparto economico specifico. Dal mobile alla moda con il distretto del legno e del tessile, fino a quello della meccanica e del calzaturiero. Quest’ultimo, in particolare, è un settore che negli ultimi 20 anni ha riscontrato il maggiore declino, con difficoltà di varia natura dettate anche da trasformazioni di sistemi economici avviati già dai primi anni 90. La crisi, però, non ha del tutto intaccato il sostanziale taglio artigianale, con imprese spesso a conduzione famigliare tipiche del tessuto economico italiano.

Un quadro simile caratterizza anche la Tunisia, seppur con sensibili differenze date da crescenti disparità economiche che favoriscono le regioni costiere rispetto all’entroterra. Le zone costiere, infatti, non solo rappresentano oltre l'80% delle aree urbane, ma coprono anche il 90% dell'occupazione tunisina complessiva.
Nel dibattito pubblico italiano, la Tunisia riecheggia spesso in discussioni che spaziano dal tema migratorio alla cooperazione allo sviluppo, toccando aspetti legati ai settori dell’agricoltura e dell’energia rinnovabile, tra diverse sfumature date dagli accordi stipulati. Tuttavia, le sue peculiari sfaccettature rivelano nessi con il nostro Belpaese, grazie a una varietà anche nella specializzazione economica.

Ai tipici distretti italiani, si affiancano quattro tecnopoli tunisine, site nelle città di Biserta, Monastir, Gabes e Sousse. Queste città custodiscono quattro centri industriali tecnologicamente avanzati, ciascuno specializzato in un settore specifico, definendo dei veri e propri “poli per la competitività”. In un’ottica di crescita inclusiva e di sviluppo sostenibile, le tecnopoli offrono alle imprese spazi di insediamento e servizi di accompagnamento al business, rendendole così dei veri e propri distretti industriali. Inoltre, con il triplice obiettivo di rilanciare l’economia, l’occupazione e di attirare investimenti esteri, si propongono di risanare l’economia interna, auspicando al riequilibrio sociale attraverso l’accelerazione di quattro settori, uno per ogni tecnopoli.

I settori di riferimento coprono vari campi. A Biserta si trova il distretto dedicato all’agricoltura. Questa tecnopoli si incentra principalmente in due ambiti. Il primo è quello agroindustriale, che gode della presenza di 45 ettari di terreni e di un incubatore di impresa, mentre il secondo è multisettoriale, con la presenza di operatori tunisini e stranieri attivi in vari campi. La seconda tecnopoli, a Monastir, si focalizza sulle partnership pubblico-private del settore tessile. Dispone di due parchi industriali e propone soluzioni finanziarie e immobiliari personalizzate. La tecnopoli a Gabes, invece, opera in due settori fortemente promettenti nel Paese, quello chimico e ambientale, focalizzandosi rispettivamente nel campo farmaceutico e dell’energia rinnovabile. Infine, il quarto ed ultimo sito a Sousse, è il comparto della meccatronica, un ecosistema pensato per favorire l’innovazione e la competitività in ambiti quali la meccanica, l’elettronica e l’informatica.
Questi distretti, oltre ad incoraggiare l’economia locale, si rivelano promotori di sviluppo grazie al loro potenziale di fare da ponte tra realtà diverse, beneficiando le economie esterne attraverso partnership. Un ruolo particolare a supporto delle tecnopoli è svolto dal nostro Belpaese, il secondo partner della Tunisia dopo la Francia. L’Italia è consueta sostenere il progetto tunisino in due modi: attraverso fondi diretti e mettendo a disposizione le competenze italiane nella gestione dei centri di innovazione. La Cooperazione italiana pe lo Sviluppo, per esempio, ha previsto uno specifico finanziamento all’UNIDO[1] di 300 mila euro per il polo tessile e agroalimentare, con un parallelo programma di cooperazione tecnica per il settore privato tramite un investimento di 3 milioni di euro, di cui una parte è assegnata all’Environment Park di Torino in partenariato con altri soggetti italiani. L’Environment Park di Torino, quale parco scientifico e tecnologico che aiuta le Pmi su tutti i settori innovativi, e in particolare nelle attività legate all’ambiente, si rivela niente meno che il capofila dell’attività di consulenza nel Paese, così rilanciando l’ottima cooperazione tra i due paesi. L’ente si è dunque posto l'obiettivo di finanziare l’iniziativa e, al contempo, di fornire assistenza tecnica da parte dei Poli tecnologici italiani agli omologhi tunisini.

In parallelo, già nell’aprile del 2017, la Tunisia si è adoperata per facilitare i processi di scambio e assicurare un ambiente favorevole al business varando una legge sugli investimenti esteri per creare un sistema fiscale attrattivo. Con una manovra incentrata sui vantaggi finanziari e sulle agevolazioni burocratiche, il Paese mira quindi a facilitare l’ingresso dei capitali esteri attraverso la semplificazione delle procedure, l’abbreviazione delle tempistiche, la riduzione della tassazione sulle esportazioni e a maglie allargate per l’assunzione di personale estero.
Come ogni genuina partnership, i benefici si irradiano a tutti gli agenti coinvolti e questa consapevolezza emerse già dal maggio 2017. Alla conferenza “Partenariati e Investimenti per uno Sviluppo Industriale Italo-Tunisino” organizzata a Roma da Environment Park in collaborazione con Confindustria ASSAFRICA & Mediterraneo[2], l’allora presidente di Confindustria ASSAFRICA, Giovanni Ottati, affermò come «Il Paese (…) rappresenta una piattaforma da cui espandere il raggio d’azione: grazie al corridoio tunisino, per esempio, per l’Italia si aprono possibilità sul mercato libico e su quello algerino». Anche Davide Canavesio, l’allora amministratore delegato di Environment Park, sembra essere dello stesso parere enfatizzando l’importanza della collaborazione tra le due sponde del Mediterraneo. Affermò, infatti, come «La collaborazione dei governi è un fattore di sviluppo per i Paesi quando ha la possibilità di scaricare sul territorio quanto indicato negli accordi. Il progetto “Appui aux Poles Tunisiens” rappresenta proprio questo scaricamento e si traduce in una cooperazione tra i poli tecnologici di Italia e Tunisia».
 
Grazie al ponte dello sviluppo integrato, in questo caso italo-tunisino, i distretti tecnologici rappresentano un’occasione per sviluppare nuovi partenariati. In un contesto dove imprese italiane e tunisine consolidano la loro collaborazione, le attività che si avviano sono destinate a beneficiare i mercati tanto dei due Paesi, quanto del Mediterraneo e dell'area Subsahariana, con effetti di spillover innescati da competenze e know-how locali.
Ad oggi, le tecnopoli hanno quasi nove anni di vita e ai loro albori il paese ha sperimentato impatti economici positivi. Tuttavia, l’odierna situazione economica della Tunisia vacilla tra un’elevata inflazione e instabilità. Osservando l’andamento di quest’ultimo periodo, secondo i dati erogati dall'Istituto Nazionale di Statistica (Ins), nonostante la previsione di crescita del 1,9% per il 2025, nei primi tre mesi dell'anno corrente l'economia tunisina è cresciuta solo dell'1,6%, segnando una decrescita dello 0,4% rispetto all’ultimo trimestre del 2024. La disoccupazione si è attestata al 16,4% nel quarto trimestre del 2023, colpendo in particolare i giovani di età compresa tra 15 e 24 anni (40,9%), i laureati (23,2%), le donne (22,2%) e le regioni interne. Dall’altro canto, il tasso di povertà rimane elevato, pari al 15,3% a livello nazionale, con una sostanziale differenza tra le aree rurali (26%) rispetto ai principali centri urbani (6,3%). Nonostante questo, la Tunisia si è collocata al 101° posto su 193 paesi al mondo e ben al 5° posto su 54 paesi africani nell'Indice di Sviluppo Umano 2022. [3]
Le sfide in essere sono molteplici, ma riportando le parole dell’ex Ministro dell'Industria e del Commercio tunisino, Zied Laadhari, in Tunisia «c'è un potenziale importante e sta a noi liberarlo, svilupparlo» in un paese che «continua a dimostrare resilienza alla complessità ambientale tanto globale quanto domestica» come afferma il responsabile della Banca Mondiale per la Tunisia, Alexandre Arrobbio.

Popoli del Mediterraneo che si rispecchiano e riscoprono in relazione, con potenziali da valorizzare visitandone anche le città. Dopotutto, come ci ricorda Calvino «Di una città non apprezzi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà ad una tua domanda».




Bibliografia e approfondimenti

AFRICAN DEVELOPMENT BANK. African Economic Outlook 2024. Driving Africa’s Transformation. The Reform of the Global Financial Architecture. Estratto da: <https://www.afdb.org/sites/default/files/2024/06/06/aeo_2024_-_country_notes.pdf>.
 
AGI AFRICA. Italia-Tunisia: più cooperazione con i Poli tecnologici. Agenzia Giornalistica Italia. 25 maggio 2017. Estratto da: <https://www.agi.it/rubriche/africa/italia-tunisia_piu_cooperazione_con_i_poli_tecnologici-1811633/news/2017-05-25/>.
 
CAPELLINI, M. La Tunisia agevola gli Investimenti. Il Sole 24 Ore, 3 aprile 2017. Estratto da: <http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2017-03-31/la-tunisia-agevola-investimenti-180423_PRV.shtml?uuid=AE4JBOx>.

CAPELLINI, M. Dal tessile alla chimica, la Tunisia lancia quattro tecnopoli. Il Sole 24 Ore, 5 giugno, 2017. Estratto da: <http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2017-06-02/dal-tessile-chimica-tunisia-lancia-quattro-tecnopoli-113651.shtml?uuid=AEh8aiXB>.
 
CARNEGIE. Tunisia’s Economy in the Eye of the Storm. 9 ottobre 2024. Estratto da: <https://carnegieendowment.org/research/2024/10/tunisias-economy-in-the-eye-of-the-storm?lang=en>.
 
DI NAUTA, L. Per una storia dei distretti industriali: il caso delle Marche. 2023. Estratto da:<https://tesi.univpm.it/retrieve/0e6e8b8b-d4fe-4b96-ab58-bdc299b4c8a8/TESI%20DEFINITIVA.pdf>.
 
GOVERNO ITALIANO.  Incontro con il Presidente della Repubblica di Tunisia, Kais Saied.  31 luglio 2025. Estratto da: < https://www.governo.it/it/articolo/incontro-con-il-presidente-della-repubblica-di-tunisia-kais-saied/29376>.

ISTAT. I Distretti Industriali. 8° Censimento generale dell’industria e dei servizi 2001. 8 dicembre 2005. Estratto da: <https://www.istat.it/it/files/2011/01/notastampa.pdf>.

ISTITUTO DI STATISTICA NAZIONALE. Gross Domestic Product (GDP), first quarter 2025. Estratto da: <https://www.ins.tn/en/publication/gross-domestic-product-gdp-first-quarter-2025>.

CALVINO, I. Le città invisibili, Mondadori, Mi 2016
 
WORLD BANK. Improved Connectivity Offers a Path to Stronger Growth in Tunisia. 14 maggio 2025. Estratto da:<https://www.worldbank.org/en/news/press-release/2025/05/14/improved-connectivity-offers-a-path-to-stronger-growth-in-tunisia>.


[1] UNIDO: Organizzazione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Industriale [2] Associazione per lo Sviluppo delle imprese italiane in Africa. Per maggiori informazioni consultare il sito ufficiale: < http://www.assafrica.it>.[3] L’Indice di Sviluppo Umano, Human Development Index (HDI), è una misura riassuntiva calcolata a livello di paese e include le principali chiavi per lo sviluppo umano, quali una vita longeva e sana, buona istruzione e un buon standard di vita. Con valori compresi tra 0 e 1, a valori più alti dell’indice corrisponde un maggiore sviluppo umano.