Mari, incroci di culture
di Gloria Peria
Nelle giornate molto limpide dalla costa toscana fino a quella ligure, è ben visibile gran parte dell’arcipelago toscano incorniciato dalle montagne della Corsica. La vicinanza fisica tra le isole prende il sopravvento sulla geografia politica e ci suggerisce d’indagare su destini legati da tempo immemorabile. Su questi destini ha dominato il mare, il Tirreno, teatro sin dall’antichità di guerre e pirateria manifestatesi con modalità e intensità diverse nel corso della storia. Basti, a questo proposito, ricordare le scorrerie del temibile Dragut che nel corso del XVI secolo non hanno risparmiato alcuna delle isole tirreniche, Corsica compresa. Razzie e violenze che ebbero come risposta la costruzione di numerosi elementi architettonici difensivi come torri di guardia e fortezze costiere mentre l’ingegno degli uomini di mare affinò le tecniche di navigazione privilegiando per il trasporto delle merci la stagione invernale, quando il cattivo tempo rarefaceva le presenze delle imbarcazioni corsare e favoriva invece la navigazione delle grandi navi “tonde” adibite al commercio. Fiorenti rapporti commerciali (mai in realtà completamente inibiti dalla pirateria) furono favoriti sia dalla vicinanza geografica sia da una sorta di affinità etnica ancora oggi rilevabile, oltre che nel carattere degli abitanti, come ebbe già a notare Napoleone Bonaparte, nell’affinità tra molti toponimi e inflessioni dialettali presenti nelle isole dell’arcipelago e in Corsica. Probabile eredità, forse medievale, di un’antica immigrazione di gente corsa nelle isole toscane, soprattutto all’Elba. Teatro di feroci rivalità tra le due città marinare Pisa e Genova per il predominio del commercio nel Tirreno, le isole conservano traccia della comune dominazione pisana nelle numerose chiese romaniche che presentano, tra loro, analogie nell’architettura, nella litotecnica e nella presenza di campanili a vela in facciata. A questo proposito, singolare è il legame che lega l’arcipelago toscano con la Corsica e la Sardegna attraverso i culti religiosi. In Corsica esistevano, in passato, sette chiese dedicate San Mamiliano, l’unica attualmente sopravvissuta è quella sui monti di San Giovanni a Moriani, ma singolare è la posizione geografica che accomunava queste chiese corse: esse erano distribuite esclusivamente nel settore nordorientale dell’isola, ovvero quello di fronte all’abbazia dell’isola di Montecristo, dove il santo visse l’ultimo periodo della sua vita e morì. Le due chiese elbane dedicate a San Mamiliano furono edificate nel settore meridionale dell’isola (a Capoliveri e a Marina di Campo) così da permettere un simbolico e diretto rapporto visivo con la potente Abbazia di Montecristo dalla quale dipendevano. Nell’età moderna fu lo stesso Napoleone Bonaparte a legare con un fil rouge la sorte delle piccole e grandi isole dell’alto tirreno. Nato ad Ajaccio, in Corsica, e cresciuto nella scuola militare francese, in gioventù, insieme al gruppo dei Democratici, conquistò l’isoletta sarda di San Pietro la quale, con l’idea di esportarvi la rivoluzione, fu ribattezzata Isola della Libertà. La conquista dell’Elba e la sua annessione ufficiale alla Francia, sancì maggiormente il legame con la Corsica dalla quale provennero le più importanti cariche istituzionali come Jean Baptiste Galeazzini (che fu Governatore generale) e Frediano Vidau (che fu Presidente dei Tribunali dell’Elba). La scelta dell’isola d’Elba per trascorrervi l’esilio, irrobustì maggiormente il filo teso da Napoleone: tracce tangibili del suo governo si ritrovano nell’architettura e nel tracciato urbano soprattutto dell’Elba e di Pianosa. Coerentemente all’idea di isola come luogo distaccato e ben controllabile, in epoca di restaurazione granducale, l’Elba fu scelta come luogo ideale per stabilirvi il Bagno penale. La scelta del sistema isolazionista nei riguardi dei detenuti, guidò in seguito la Toscana ad impiantare colonie penali nelle più belle isole dell’arcipelago. Non sfuggirono a questo progetto Pianosa (la prima colonia penale italiana), Capraia, Pianosa, Montecristo, Gorgona (l’ultima isola-carcere attualmente esistente in Italia) e persino la piccolissima e disabitata Palmaiola. Queste splendide isole hanno ospitato, da allora, ogni genere di carcerati, dai comuni ai “politici”, dai briganti lucani come Carmine Crocco, ai risorgimentali come Francesco Domenico Guerrazzi, agli antifascisti come Sandro Pertini. Un destino che ha segnato profondamente le isole dell’arcipelago, preservandole dal punto vista ambientale ma, contemporaneamente, avvolgendole di un’aura nefasta difficile da rimuovere.