MONOCULTURA TURISTICA E TRAMONTO DELLA COMUNITA’.

Il caso Bolgheri


di Mario Lancisi

Quando gli fu chiesto di indicare i luoghi più belli e affascinanti della Toscana, il critico d’arte  Philippe Daverio ne indicò tre: Lucca, Fiesole e Bolgheri, “un borgo dove c’è armonia”, spiegò. Armonia che con gli anni si è andata perdendo: da borgo discreto ed esclusivo (Sandro Veronesi vi ha ambientato gran parte del suo Colibrì, il romanzo che gli ha fatto vincere il premio Strega) a "mangimificio" a cielo aperto, con i tavolini che occupano per intero la piazza del borgo, dove una volta si tenevano concerti e dibattiti. Il food ha preso il sopravvento sulla cultura.
A Bolgheri, dove visse il poeta Giosuè Carducci, il cui centro storico è lungo solo 150 metri e largo 100, abitano 27 persone (che salgono a 120 contando tutto il borgo, non solo il centro) mentre le attività economiche sono 31, di cui 10 ristoranti. E poi  bar, gelaterie, paninoteche…
Fa riflettere una foto che ritrae alcuni anziani seduti su una panchina, isolati, emarginati e attorniati da festosi e chiassosi tavolini di ristoranti. Insomma, Bolgheri food , d’estate mediamente visitato ogni giorno da centinaia di persone. Nessun borgo in Toscana e in Italia presenta forse tante cucine, sale e tavolini da pranzo, odori e profumi di cibi. E soprattutto  vino, il motore del food bolgherese con il Sassicaia e i suoi fratelli.
Gli abitanti del borgo  (quelli nati e vissuti a Bolgheri) borbottano e soffrono l’assedio dei turisti. Nel tempo del dopo covid Bolgheri guadagna turisti ma rischia di perdere la sua storica attrattiva di borgo esclusivo, appartato, silenzioso e nobiliare con la sua spiaggia blindata, dove per un tratto di cinque chilometri, da Marina di Bibbona  a Donoratico è possibile accedere solo con chiavi e codici. Qui, in questa spiaggia per vip, al riparo di capanne e tettoie, hanno preso il sole e fatto il bagno  turisti blasonati del calibro, ad esempio, di Harrison Ford e Johnny Depp, Sting e Gianna Nannini, Gad Lerner a Oliviero Toscani e Peter Zwack, il fondatore dell’amaro Unicum.
Già l’anima di Bolgheri, un borgo in cui fino a qualche decennio fa c’erano il macellaio, un negozio di alimentari, una sarta, le Poste, una piccola scuola. Oggi tutto è sparito: ci sono solo ristoranti e botteghe del cibo. Ma il prezzo pagato all’esplosione del turismo è racchiuso nei due rischi evocati da Zeffiro Ciuffoletti sul Corriere Fiorentino: “la monocultura turistica, dove il “finto” rischia di soffocare l’autentico” e lo “spopolamento”. L’ultimo giovane nato a Bolgheri ha 24 anni, ed è andato ad abitare a Cecina. Bolgheri è un paese di anziani, emarginati, male tollerati, che vivono qui il loro tramonto, piegato nella nostalgia di ciò che era e non è più questo borgo carducciano.
Ed è pensando a Bolgheri, località all’apice della propria fama e dell’attrazione turistica, che nell’estate del 2021 ho condotto un’inchiesta per il Corriere Fiorentino  in alcuni paesi-borghi della nostra regione  (Suvereto, Montescudaio, Castagno d’Andrea e Caprese Michelangelo). Mi è stata utile la distinzione tra paese e borgo, evocata da due studiosi dei piccoli centri, come Franco Arminio e Rossano Pazzagli. Là dove paese sta per comunità anche piccola (a Castagno d’Andrea solo duecento abitanti)  ma dotata di servizi e negozi mentre  il borgo è un luogo ricco di storia e assente di presente, in cui la fa da padrone il turismo di massa con il food (i cosidetti mangifici)  e il “tipico globalizzato”. Ha scritto Arminio: “A me interessa dare voce all’oggi. Come sono oggi i paesi, chi ci vive e come?”.
Come ci ha raccontato don Bruno Brezzi, parroco di Castagno d’Andrea: “Una persona qui vive se riesce a fare comunità, venendo incontro alle esigenze degli altri. Ecco, il turista che non entra dentro questo spirito è destinato ad essere isolato, emarginato”. A Bolgheri avviene il contrario: i turisti sono messi al centro e gli abitanti sempre più ridotti di numero vengono relegati ai margini, ingabbiati in un doloroso e mesto tramonto.