L’illusione della cartolina:
la percezione turistica del materiale organico spiaggiato e la sua importanza ecologica
di Maria Carla De Francesco
L’immaginario collettivo contemporaneo ha cristallizzato l’idea di spiaggia da ‘influencer’: una distesa infinita di sabbia dorata o bianchissima, lambita da acque cristalline e rigorosamente priva di imperfezioni. Questa visione, portata avanti dall'industria turistica e amplificata dai media e dai social network, ha trasformato la costa da ecosistema dinamico a prodotto di consumo. Di conseguenza, quando il bagnante medio si imbatte in cumuli di alghe o altro materiale organico degradato come il legname depositato dalle mareggiate, la reazione immediata non è di meraviglia di fronte a un processo naturale, ma di fastidio e di conflitto verso una sorta di mancata gestione del territorio. Quel materiale viene classificato come "rifiuto", perciò da rimuovere per ripristinare il decoro e l'igiene della battigia. Questa distorsione percettiva evidenzia un importante analfabetismo ecologico, in cui l’estetica artificiale prevale sulla funzionalità biologica.
Analizziamo scientificamente il ‘materiale spiaggiato’ che tanto disturba l'occhio umano.
Nella maggior parte dei casi, oltre alle alghe e al materiale legnoso derivante spesso da operazioni di taglio dei canneti ripariali, arrivano sulla spiaggia anche le foglie delle piante sottomarine, quali la Posidonia oceanica o la Cymodocea nodosa, che formano estese praterie sommerse ricche di biodiversità. Quando le foglie vecchie si staccano, le onde le spingono a riva, accumulandole in strutture chiamate banquettes. Queste masse stratificate, che per il bagnante rappresentano un insulto al decoro, svolgono in realtà un ruolo biologico e geomorfologico insostituibile.
In primo luogo, le banquettes agiscono come formidabili scudi naturali contro l’erosione costiera. Attenuano l’energia delle onde durante le mareggiate invernali, trattenendo la sabbia e impedendo al mare di fagocitare la spiaggia. In secondo luogo, il materiale organico spiaggiato costituisce la base della rete trofica della spiaggia emersa. Insetti, crostacei anfipodi e microrganismi colonizzano questi accumuli, decomponendoli e liberando nutrienti essenziali che alimenteranno la vegetazione delle dune retrostanti. Senza questo importante materiale biologico visto come ‘spazzatura’, la spiaggia diventerebbe un deserto sterile e vulnerabile all'azione del mare.
Ci troviamo di fronte ad un paradosso moderno: per soddisfare una domanda turistica basata su un ideale estetico distorto della spiaggia ogni anno vengono rimosse tonnellate di sabbia e materiale organico, distruggendo i siti di nidificazione di specie protette (come il fratino o le tartarughe marine) e compattando il suolo. Si distrugge la spiaggia reale per vendere l’illusione di una spiaggia artificiale. Inoltre, si crea anche un paradosso economico che peggiora la situazione: le amministrazioni spendono milioni di euro di fondi pubblici per asportare il materiale organico e spianare le dune in primavera, per poi impegnarne altrettanti in autunno per barriere artificiali di scogli o per esosi interventi di ripascimento artificiale (per ripristinare la spiaggia erosa dal mare). Sostituiamo un Servizio Ecosistemico gratuitodella natura con una costosissima e inefficiente tecnologia umana.
È necessario superare questo concetto errato di "pulizia" per approdare ad una nuova idea di "gestione integrata". Le campagne di sensibilizzazione dovrebbero educare il pubblico a riconoscere la presenza di materiale organico non come indice di degrado, ma come un certificato di buona salute dell'ecosistema marino circostante, una spiaggia VIVA.
La spiaggia: da bene immobiliare a infrastruttura naturale
Riconciliare la percezione pubblica con la realtà ecologica richiede un radicale cambio di paradigma.
Nel bilancio di una località balneare, la costa genera profitto solo se occupata da stabilimenti o ristoranti. In realtà la spiaggia è una complessa infrastruttura naturale che eroga costantemente, e a costo zero, una serie di benefici vitali per la sopravvivenza e il benessere umano: i Servizi Ecosistemici. Tra i vari servizi offerti dalla natura bisogna fare emergere quello ricreativo, che apporta un valore aggiunto alla salute psicofisica delle persone consentendo loro di rigenerarsi, fare attività fisica e godere della bellezza del paesaggio. Tuttavia, se questo beneficio viene ridotto alla sola balneazione artificiale, finisce per impoverirsi. L'omologazione delle spiagge abbatte la naturale diversità, privando le comunità della propria identità paesaggistica e della possibilità di fare esperienza di un ambiente vivo. Solo superando l'illusione della spiaggia-cartolina sarà possibile riappropriarsi di un’idea di benessere autentico, che affonda le sue radici nel rapporto con una natura viva, complessa e splendidamente imperfetta.