Spiagge da copertina
di Paolo Mazzucchelli
Quale modo migliore per cominciare una carrellata sul tema odierno applicato alle copertine dei dischi se non partendo da un gruppo che la spiaggia ha deciso di metterla nel proprio nome? Anche se col passare degli anni le copertine dei loro album si sono via via intrise di altre suggestioni, quelle del primo (1962) e del terzo (1963) album dei Beach Boys ben rappresentano quell’immaginario di una California tutta sole, mare, surf, belle ragazze, sorrisi a trentadue denti e, ovviamente, spiagge.
Un immaginario che nel frattempo celebrava la spiaggia non solo come luogo di relax e sport ma anche come polo di aggregazione e divertimento per una generazione che non vedeva l’ora di lasciarsi alle spalle il triste ricordo del secondo conflitto mondiale tanto quanto le tensioni della guerra fredda. Sono anni, i primi sessanta, in cui il Beach Party occupa titoli e artworks di diversi album, da quelli dell’attrice e teen idol Annette Joanne Funiciello (in arte Annette).
ai fustacchioni alla Nino Tempo, persino a insospettabili protagonisti del blues e del r ‘n r come Bo Diddley,
sino ad arrivare all’improbabile James Last (ma ve lo immaginate a “rallegrare” una festa in spiaggia??!) che nella prima metà dei ’70 pubblicherà ben sette album con questo titolo!
Anni i ‘60 in cui anche da noi la spiaggia entra prepotentemente nella canzoni che scalano le classifiche di vendita. Interessante è il testo di “Portala in cantina” lato B contenuto nel 45 gg del 1963 di Piero Focaccia, (quello per intenderci dell’arcinota “Stessa spiaggia stesso mare”). come:
“Lascia quella bambola, portala in cantina,
non sei più bambina, ora puoi giocare con l’amor.
Vieni sulla spiaggia, mettiti in bikini,
lascia che ti vedano sulla sabbia con me.
No, non aver paura, no, non ti puoi sbagliare,
no, è suonata l’ora, è suonata l’ora di venire con me.
Lascia quella bambola, portala in cantina,
non sei più bambina, ora quella bambola sei tu.
Parole che ben raccontano quel nemmeno troppo sottile desiderio di trasgressione (dai tratti decisamente maschilisti) che pervade quegli anni… del resto della cosiddetta rivoluzione sessuale, almeno nel belpaese, ancora non si vedevano tracce tangibili.
Fa sorridere l’artwork dell’altro singolo licenziato da Focaccia sempre nel 1963; “Appuntamento sulla neve” sfoggia infatti in copertina un uomo seduto su di un pattino arenato in spiaggia!
La stessa ignara modella finisce per essere la protagonista di due singoli, “Stessa spiaggia stesso mare”coverizzata da Franco Ferri e i suoi Baby King (la S non l’ho dimenticata, non ce l’hanno messa proprio!) e “La spiaggia” di Franco Trincale e Marina, quest’ultimo con un lato B, “Finalmente ho comprato l’uccello”, che definire di pessimo gusto (liricamente e graficamente) è poco.
Hit estive (chi più e chi meno), singoli da portare in spiaggia con l’immancabile mangiadischi come “Con te sulla spiaggia” (1964) di Nico Fidenco, “Spiaggia libera” (1971) di Paolo Ormi o, un paio di decenni più tardi, autentici tormentoni come “Vamos a la playa”, e la sua copertina in puro stile anni ’80, dei Righeira.
Spiagge tropicali protagoniste di “Love Beach” (1978) degli E.L.P., di “Human Highway”, l’album (mai pubblicato) che avrebbe dovuto segnare il ritorno sulle scene del supergruppo C.S.N. & Y.,
o per Jimmy Buffet, titolare di un sound “tropicale” capace di fondere country, rock, folk e calypso, fautore di uno stile di vita descritto come "evasione sull'isola”.
Sono invece due disegni a darci un’immagine meno stereotipata della spiaggia, opera dello studio Stylorouge per “On the Beach” di Chris Rea e quello degli olandesi Cream per “Reach the beach” dei Fixx, entrambi album pubblicati nel 1983.
Prima di accompagnarvi nell’olimpo delle copertine dedicate alle spiagge mi piace ricordare come il tema di questo numero sia stato fonte di ispirazione per due etichette discografiche, la tedesca Strand e l’italiana Ultima Spiaggia, quest’ultima creata da Nanni Ricordi, Ricky Gianco, Gianfranco Manfredi e Cesare Monticol preciso intento di dare spazio ad artisti decisamente fuori dal giro dell’industria discografica “mainstream”, per capirci artisti del calibro di Enzo Jannacci, Ivan Cattaneo, David Riondino e Claudio Lolli.
Saranno proprio Cesare Monti e la moglie Vanda Spinello a regalarci immagini indimenticabili di spiagge “diverse”, più malinconiche ma per questo più reali e toccanti. Le foto in copertina e nel booklet di “Rimini” (1978) raccontano un’altra faccia della località romagnola, un artwork che in un’intervista del 1992 De Andrèdescrisse così: “ E un disco molto triste, terribile. Hai visto la copertina con le palme finte e le foto in bianco e nero? E le foto interne: tutte storie piccolo borghesi, da immediato dopoguerra, storie di neorealismo!”.
Sempre la coppia di Monti/Spinello era riuscita a consegnare una piccola opera d’arte al Charles Aznavour de “Il bosco e la riva” (1973) con una copertina che parla da sola.
Venendo ai nostri giorni degni di nota sono gli artworks curati da due disegnatori di fumetti, filmakers e tanto altro; lascia l’amaro in bocca la cupezza della copertina dell’album d’esordio de Le Luci della Centrale Elettrica “Canzoni da spiaggia deturpata” (2010) opera di Gianni “Gipi” Pacinotti
mentre è affidato a Jamie Hewlett il compito di proiettarci nell’incredibile mondo sonoro e visuale dei Gorillazdi “Plastic Beach” del 2010. (pregasi notare il quadretto che il marinaio tiene sotto braccio!)
Non potevo che chiudere questa carrellata con uno dei miei dischi da “isola deserta”, uno di quelli che costituiscono la cosiddetta “ditch trilogy” di Neil Young. La copertina è disegnata dal direttore artistico Gary Burden con la fotografia di Bob Seidemann e il lettering di Rick Griffin, in pratica la Santissima Trinità della grafica. Nelle parole dell’artista canadese:
"Gary e io abbiamo viaggiato in giro per raccogliere tutti i pezzi per assemblarla. Siamo andati in uno sfascia carrozze a Santa Ana per prendere la pinna caudale e il parafango di una Cadillac del 1959, completi di fanali posteriori... Abbiamo preso la brutta giacca gialla in poliestere e i pantaloni bianchi in un negozio di abbigliamento maschile squallido... Alla fine abbiamo preso un giornale locale di Los Angeles da usare come oggetto di scena. Aveva questo titolo incredibile: IL SENATORE BUCKLEY CHIEDE LE DIMISSIONI DI NIXON... Quello era il processo creativo all'opera. Vivevamo per quello, Gary e io, e lo viviamo ancora."
Neil è raffigurato solo, in piedi a fissare il mare, immagine che evoca sentimenti di solitudine come del resto gran parte della musica dell'album. Il retro della Cadillac sembra essere un riferimento ai tempi passati, le sedie, l'ombrellone (il cui tema floreale è ripreso nella parte interna della copertina) e il tavolo suggeriscono una festa in spiaggia in netto contrasto col resto dell’immagine.
Molte fonti associano il suo stato mentale durante la realizzazione dell’album all'assunzione di droghe, in particolare alle famigerate “honey slides”, sorta di frittelle a base di marijuana e miele consumate pare in grandi quantità durante le sessions di registrazione e le cui conseguenze son ben descritte nelle note del musicista Rusty Kershaw presenti sulla busta interna:
“…Per non parlare di quanto ci siamo divertiti.
Ridevamo così tanto che avevamo tutti le costole ammaccate.
Durante Revolution Blues, mi sono trasformato
in un pitone più che in un alligatore,
strisciavo come uno di loro
e facevo rumori come uno di loro.
In più stavo mangiando il
tappeto, i supporti del microfono e cose del genere
e nel frattempo ho iniziato
a strisciare verso Neil,
il che è piuttosto inquietante."
“…Sono andato all’intervista alla radio, ma mi sono ritrovato da solo al microfono
Ora vivo qui fuori sulla spiaggia, ma quei gabbiani sono ancora fuori portata…”
(Neil Young- On the Beach).