“Come fronda”

Lingue, linguaggi, parlate, dialetti, lingue minori, pensiero, natura e territori 

di Fernanda Pugliese

“… pria ch’i scendessi all’infernale ambascia, / L s’appellava in terra il Sommo bene/ onde vien la letizia che mi fascia/ e El si chiamò poi e ciò convene,/ chè l’uso d’i mortali è come fronda/ in ramo, che sen va e l’altra vene”
(Divina Commedia, Paradiso, XXVI canto, vv. 133.138).

Con questi versi Dante approfondisce la questione della lingua dai tempi di “Prima che scendessi nel limbo il nome di Dio era L subito dopo divenne EI”.  Questo per sottolineare come in un attimo fuggevole di tempo, tutto cambia e che la lingua è come foglia che va mentre l’altra viene. Una similitudine bellissima, una metafora che sembra non corrispondere con il fenomeno linguistico dei tempi attuali. Nella società contemporanea assistiamo ad un modello diverso che non è quello della evoluzione semantica ovvero della trasformazione o dello spostamento dei sensi lessicali in parallelo con l’evoluzione sociale, ma della sostituzione del lessico con inglesismi in tutti i sensi e a volte con significati diversi. Una sorte che tocca non solo gli strumenti tradizionali ma i nuovi canali di comunicazione digitale e social media e le nuove forme di linguaggio come i video, le immagini, i testi brevi che arricchiscono le modalità di espressione.

Un fenomeno incontrollato quello della omologazione linguistica che ha conseguenze la stessa omologazione del pensiero oltre che la riduzione se non la perdita delle lingue regionali, nazionali e della quotidianità.

La sopravvivenza delle lingue di minoranza in Italia, per esempio, è fortemente a rischio. Tra queste il croato e l’arbërisht nel Molise. L’attivazione di strumenti di tutela e valorizzazione, non possono riguardare solo le funzioni amministrative e burocratiche assegnate ma alla volontà dei parlanti che vanno incentivati a farne uso personalmente e nei rapporti sociali. Le disposizioni della legge 482 del 1999 che attua l’articolo 6 della Costituzione “ La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche”, hanno per questo invertito il paradigma investendo più risorse sulle attività culturali e sull’impegno della scuola. L’idea di un ecomuseo linguistico nel territorio molisano, che collega la lingua al paesaggio, potrebbe essere un obiettivo strategico. Più o meno come lo sono stati nel passato l’onomastica e i toponimi, che oltre ad aver etichettato personaggi e luoghi, sono stati e lo sono tuttora, preziosi documenti storici, culturali e ambientali. La funzione degli oronimi per la descrizione delle caratteristiche ambientali, degli idronimi e fitoponimi, che hanno funzione storica e identitaria legando le radici linguistiche e culturali del territorio.

La visibilità di una lingua di minoranza a rischio, nello spazio pubblico va dalla segnaletica stradale, alla cartellonistica, alle indicazioni geografiche, alle pubblicazioni amministrative, avvisi e comunicazioni, ai segni spontanei come murale, graffiti, adesivi, targhe. Che dire del paesaggio linguistico come museo di parole a cielo aperto? Unirebbe la ricchezza delle parlate ai territori, alle località, ai paesaggi, alla natura. Un’istantanea che mira a salvaguardare plurilinguismo e diversità culturale, espressione del pensiero, della cura, dell’attenzione, della creatività.