Al PAN di Napoli The Passenger di Andrew Kent

Fino al 29 gennaio la splendida mostra sul Bowie del 1976

Di Donato Zoppo

Station To Station incessante, inesorabile, magnetica.
La versione dal vivo, quella del Live Nassau Coliseum, 26 marzo 1976, una delle
date chiave dell’Isolar Tour.
Si entra in mostra accolti da un brano solenne e incisivo, uno dei pezzi chiave di
uno dei tour più interessanti della lunga storia di David Bowie, che è al centro di
David Bowie the Passenger by Andrew Kent, la mostra prodotta da Navigare
Srl e Show Bees Srl, a cura di Vittoria Mainoldi e Maurizio Guidoni per ONO
ARTE, in corso al PAN di Napoli fino al 29 gennaio 2023, dopo l’esposizione agli
Arcimboldi a Milano.
Contrariamente alle iniziative che individuano e analizzano momenti o fasi più
eclatanti, pensiamo all’era Ziggy o al fondamentale periodo berlinese, the
Passenger è incentrato sui quattro mesi di Isolar Tour, una vicenda cruciale per
la storia di Bowie. La tournée di supporto a Station To Station, partita il 2
febbraio 1976 dal Canada, dal Pacific Coliseum di Vancouver, e snodatasi tra
America ed Europa per terminare al Pavilion a Parigi il 18 maggio 1976, è stata
immortalata da Andrew Kent (già attivo tra discografia e magazine, con nomi
importanti quali Keith Richards, Elton John, Kiss, Iggy Pop) che ha colto un
aspetto decisivo: la transizione dell’artista dalla sbornia policroma americana di
Young Americans alle inquietudini oscure europee, berlinesi in particolare. Non è
un caso che questo, stando al libro di Simone Gall, è da tempo considerato il
periodo più cupo dell’artista, e probabilmente proprio per questo gli consentirà
di ridefinire la sua identità soprattutto musicale con Low, Heroes e Lodger.
Per una figura metamorfica come Bowie, in continua evoluzione, tutte le fasi di
transizione sono sostanziali, non riguardano solo la superficie, come dimostra
anche il concept di Moonage Daydream che sottolinea il pensiero camaleontico
dell’artista, nel qui ed ora, nella solitudine volontaria e nel rapporto con il
pubblico, con singolare consapevolezza. Il rapporto sempre più stretto con Iggy
Pop
, la presenza in una città come Mosca, l’identificazione algida e enigmatica
con il nuovo alter ego, il Sottile Duca Bianco protagonista del tour; ancora treni,
piazze, camere d’albergo, palchi, backstage: l’assenza di uno iato tra artista e
persona fa sì che ogni foto sia il frammento di un’opera d’arte totale. Compresi
gli aspetti più delicati, pensiamo alla storica foto londinese del ritorno a maggio
in Victoria Station, con il presunto saluto nazista fotografato da Chalkie Davis, la
cui ricostruzione accurata è indicativa dell’attenzione rivolta al tema.

La mostra non è soltanto una sequenza di immagini, ma anche un insieme di
memorabilia – alcune originali, altre evocative – di un’epoca, dall’impermeabile
in pelle nera al letto, dai microfoni ai modellini di auto, dalle armi ai manifesti. In
aggiunta una saletta interamente dedicata al Bowie attore, una vera e propria
vita artistica parallela, sia con locandine che con la proiezione di estratti salienti
dai film.
PAN