Meno biblioteche, più disuguaglianza

di Monica Pierulivo


Fondare biblioteche è come costruire ancora granai pubblici, ammassare riserve contro un inverno dello spirito..(M. Yourcenar, Memorie d’Adriano)
“Le biblioteche sono luoghi che rendono gli uomini uguali: donne e uomini. Giovani e vecchi. Neri e bianchi. Poveri e ricchi. Italiani e stranieri” - afferma Antonella Agnoli, consulente per progetti culturali e bibliotecari, in un suo articolo del 2019 poco prima dell’esplosione della pandemia.  “Ciascuno con il suo libro, il suo giornale, il suo film, la sua musica ma insieme. Questa è la comunità reale, la comunità vivente che crea la biblioteca…”
Dopo l’esperienza pandemica, la necessità di promuovere e ricreare ambienti e occasioni di socializzazione e relazioni è emersa con maggiore forza e le biblioteche da questo punto di vista rappresentano dei luoghi fondamentali.
La loro centralità è stata ribadita recentemente dall’IFLA (International Federation of Library Associations and Institutions), la principale associazione che rappresenti gli interessi delle biblioteche e dei suoi utenti, proprio per garantire per la ripartenza post-pandemica. A commento della Dichiarazione di Roma sottoscritta il 30 luglio 2021 dai ministri del G20, la cultura viene riconosciuta come parte integrante dell’agenda politica su questioni quali coesione sociale, occupazione, innovazione, salute e benessere, ambiente, sviluppo locale sostenibili, diritti umani. La dichiarazione cita espressamente musei, biblioteche e archivi in due punti: ne riconosce il ruolo chiave per lo sviluppo dell’istruzione in un’ottica inclusiva e il ruolo fondamentale per preservare il patrimonio culturale per le generazioni presenti e future.

La biblioteca contemporanea si profila infatti sempre più come una “piattaforma di possibilità”, “capace di attivare capacità individuali e di favorire la loro rigenerazione lungo tutto l’arco della vita, luogo di produzione culturale e di coinvolgimento diretto della comunità, laboratorio di creatività e di socialità attiva.” Si vedano a questo proposito gli atti prodotti in occasione degli ultimi Stati Generali delle biblioteche a Milano ottobre 2022. È uno spazio pubblico, polifunzionale, che può facilitare incontri, scambi, relazioni, può produrre cambiamento e dare l’idea di diverse vite possibili.
In futuro, differentemente da quanto si pensa, ci sarà più che mai bisogno di questi luoghi di incontro, di conversazione, di cooperazione. Nel contrasto alla povertà educativa, poche strutture hanno una potenzialità strategica paragonabile a quella delle biblioteche in un paese dove l’accesso alla lettura resta profondamente diseguale. I libri sono anche un oggetto relazionale e potenziare il ruolo delle «storie» in tutte le loro forme, è molto importante.

Se questa è la situazione, perché molte biblioteche chiudono, oppure non sono degne di una meritata attenzione e di adeguati investimenti da parte di diverse amministrazioni statali e locali?

Molti gli esempi di grandi biblioteche universitarie e nazionali in difficoltà: la Nazionale universitaria di Torino è costretta a ridurre i suoi orari, nella Nazionale Sagarriga Visconti di Bari lavorano solo dieci dipendenti, di cui due bibliotecari e l’ombra della chiusura minaccia anche la Biblioteca Braidense di Milano, la terza in Italia per ricchezza del patrimonio librario.

E poi ci sono le moltissime biblioteche pubbliche comunali che non riescono a rispettare un orario minimo di apertura al pubblico, o che non hanno gli spazi necessari a garantire un servizio adeguato, al di là del prestito e della consultazione. Ancora oggi capita che, persino nella civilissima Toscana, qualche amministratore locale definisca la biblioteca come una “cattedrale nel deserto” non avendo cognizione delle potenzialità che questi spazi possono assumere per la crescita sociale e culturale della cittadinanza.
Nel 2019 l’Istat, l’Istituto nazionale di statistica, ha pubblicato un censimento sulla condizione di 7.425 biblioteche pubbliche e private italiane. Secondo l’analisi solo il 9% delle biblioteche riesce ad aprire per più di 40 ore a settimana, il 10% ha un bibliotecario assunto, mentre le altre si affidano a ditte appaltatrici per garantire i servizi e, nella maggior parte dei casi, anche al volontariato. La pandemia ha contribuito a peggiorare una situazione già di per sé precaria. Secondo l’Associazione Italiana Biblioteche (AIB) occorre ripensare ad un sistema forte e unito per le biblioteche pubbliche, altrimenti molti istituti rischiano di chiudere per sempre.
Le biblioteche quindi possono sembrare tante, capillari, ma non lo sono abbastanza, e spesso non riescono a svolgere le funzioni fondamentali come luoghi d’incontro e ad assolvere al ruolo di fulcro delle comunità. Con il risultato che non tutti i cittadini hanno le stesse opportunità.
Ci sono territori, soprattutto nelle zone periferiche, dove le biblioteche sono indispensabili e possono fare la differenza.

In questo contesto balzano agli occhi le differenze rispetto al resto d’Europa. Città come Madrid, Vienna e Parigi ad esempio, investono il doppio o il triplo delle risorse economiche messe a disposizione nella capitale italiana.
Alcuni esempi legati all’accessibilità: a Friburgo, Dresda, Marburgo le biblioteche non chiudono praticamente mai. E ciò è possibile attraverso un'abile e intelligente programmazione, conferendo borse di studio a giovani laureati e laureandi.
Naturalmente dovremmo fare una differenza tra biblioteche statali, universitarie, pubbliche comunali ecc. ma il succo non cambia. In Europa c’è una mentalità completamente diversa, c’è poco da fare, che investe molto di più sui giovani, sul capitale sociale, sulla cultura in maniera innovativa.

Anche in Italia, nonostante tutto, vanno sicuramente segnalate alcune novità che hanno coinvolto il settore della lettura e del libro negli ultimi due anni, come la campagna Città che legge, avviata nel 2017 dal Centro per il libro e la lettura, grazie alla quale le città italiane ammesse hanno potuto accedere ai bandi per ottenere contributi a sostegno di progetti territoriali di promozione della lettura. 
Ma il dato inconfutabile è comunque il posizionamento dell'Italia in fondo alle statistiche europee, conseguenza dell'assenza di una politica nazionale a sostegno della biblioteca pubblica come infrastruttura di base per l'accesso alla conoscenza da parte di tutta la popolazione.