VERSO I SECONDI STATI GENERALI DEL PATRIMONIO INDUSTRIALE

 (ROMA 9-11 GIUGNO 2022)


di Giovanni Luigi Fontana

Past-president AIPAI

L’Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale – AIPAI celebrerà i 25 anni del suo impegno per la conoscenza, la tutela e la valorizzazione del patrimonio industriale, organizzando a Roma, dal 9 all’11 giugno 2022, la seconda edizione degli Stati Generali del Patrimonio Industriale. L’evento, confermando il format inaugurato a Venezia e Padova nel 2018, vedrà una massiccia partecipazione di studiosi, amministrazioni locali, enti preposti alla conservazione e alla tutela, progettisti, associazioni, operatori turistici e svariati altri soggetti coinvolti in questo esteso e composito ambito del patrimonio storico-culturale.

La proposta congressuale, anche in questo caso, presenta una grande articolazione di approcci e contenuti in perfetta coerenza con un campo di studi molto composito e di carattere eminentemente interdisciplinare. Lo si evince immediatamente dall’intersecarsi delle numerose aree tematiche, che sollecitano una riflessione ampia, rinnovata e non limitata ai comparti e agli specialismi classici dell’archeologia industriale, affrontando l’insieme delle questioni che oggi investono anche questo settore con nuovi interrogativi e sfide sempre più complesse.

Negli Stati Generali tutte le molteplici componenti del patrimonio industriale sono oggetto di specifici panel. A cominciare dalle macchine e dai cicli produttivi, motori di ogni attività industriale, dalle fabbriche e dai siti per allargare poi lo sguardo a città, territori e paesaggi; in parallelo si passa dagli studi ai progetti e alle pratiche di recupero e valorizzazione. La riflessione interessa tanto il patrimonio materiale (documenti, macchinari, edifici, infrastrutture, prodotti, ecc.) quanto quello immateriale (il mondo figurativo, la comunicazione e le testimonianze che permettono la narrazione della memoria del lavoro).

Si affrontano dai diversi punti di vista le problematiche inerenti la tutela, il recupero e riuso dei beni storico-industriali, le modalità per la messa in atto di strategie e percorsi di valorizzazione e gestione corretti, consapevoli e sostenibili. Ma, in una lettura del fenomeno industriale, che non voglia essere parziale, si prendono in conto anche le eredità negative costituite dalle alterazioni ambientali, prodotte dalla passata attività industriale, per definire approcci, obiettivi e ricadute sulla nostra visione del patrimonio industriale.

Le numerose sessioni indicate nella call for papers, come pure tutti gli eventi inseriti nel densissimo programma disponibile in rete, attestano il costante sforzo dell’AIPAI di mantenersi al passo con l’evoluzione nella visione, nei contenuti, nelle progettualità, aggiornando categorie interpretative, metodi e strumenti, sulla spinta dei profondi cambiamenti in atto sul piano politico, economico, sociale e ambientale.

Il mondo attuale, infatti, è assai lontano da quello degli anni Sessanta-Settanta del Novecento, in cui nacque e si affermò  l’archeologia industriale.  Ed è molto cambiato anche rispetto a quello degli anni Ottanta, in cui dall’analisi “oggettiva” e dalla salvaguardia delle testimonianze fisiche dell’industrializzazione si passò, sulla spinta degli imponenti fenomeni di de-industrializzazione, alla dimensione “soggettiva” dei processi di patrimonializzazione, dallo scontro tra le ragioni della cultura e le pressioni dell’economia alla ricerca di una composizione dei diversi e legittimi interessi, al superamento dell’opposizione tra conservazione ed innovazione in nome del rilancio socio-economico e della rigenerazione di quartieri, città e territori.

Molto è cambiato nel frattempo, ma il recupero del patrimonio industriale rimane strategico e continua a passare per il riconoscimento dei valori propri dell’industrial heritage,  dal quale è possibile far riemergere giacimenti della memoria e vissuti del lavoro non solo contemporaneo. Le città europee in generale e quelle italiane in particolare mostrano infatti i segni di una stratificazione di attività manifatturiere le cui radici vanno ben oltre la cronologia delle rivoluzioni industriali.

Vocazioni produttive regionali e locali si sono perpetuate nei secoli grazie al prolungato sfruttamento di risorse naturali e all’affinamento di tecniche e saperi attestati dalla longevità di reti idrauliche ed  infrastrutturali, nonché di opere sociali a supporto delle attività produttive. Queste localizzazioni di lunga durata sono una caratteristica diffusa del nostro territorio e fanno del patrimonio industriale un oggetto di primario interesse per gli storici (dell’economia, della società, delle costruzioni, dell’architettura, della città, dell’ambiente) come per i decisori politici ed economici (politiche di pianificazione, azioni progettuali, iniziative imprenditoriali).

Di qui la permanente importanza di diffondere l’utilizzazione di corretti strumenti di d’indagine, di tutela e di progettazione elaborati dalle diverse discipline convergenti sul comune campo del patrimonio industriale, in particolare a servizio di tutti coloro che più di recente ne hanno scoperto le potenzialità: ad esempio nella promozione del turismo industriale, dell’economia delle esperienze o dell’heritage marketing come risorsa per le aziende e per i territori.

Nel clima generale di ripensamento dei contesti urbani e dei territori produttivi vi sono molti ambiti che oggi mettono alla prova gli operatori del patrimonio industriale.  Ad essi gli Stati Generali intendono offrire una fondamentale occasione per far conoscere e condividere, a livello nazionale ed internazionale, ricerche, metodologie, progetti, buone pratiche ed esperienze di riferimento.