Libri da mettere in pratica

di Fabio Canessa

Niccolò Machiavelli si sforza di indagare la complessa trama dei legami che uniscono un fatto alle cause che lo hanno generato (per dimostrare quanto la storia sia maestra di vita) e incardina perciò lo stile della propria scrittura a una sintassi solidamente concatenata; Francesco Guicciardini è convinto che la causalità sia una costruzione a posteriori che ci inventiamo per rassicurarci, a conforto del tragico sospetto che il mondo sia governato dal caso, perciò scrive per aforismi sganciati l’uno dall’altro e responsabilizza tutti a non affidarsi alla programmazione del futuro.

Entrambi però credono che la letteratura debba avere un fine pratico, che non si scrive per intrattenere il lettore o per esibirsi in un ammirevole esercizio di stile. Quello che “Il Principe” sostiene deve essere provato al vaglio dei fatti, va sperimentato nella politica reale, per vedere se funziona davvero. I “Ricordi” di Guicciardini sono pensieri affidati ai discendenti familiari per istruirli a orientarsi nell’esistenza quotidiana.

Il Cinquecento fu il secolo dei manuali, dal “Cortegiano” di Baldassar Castiglione, dialogo sul modo corretto di conversare a corte, al “Galateo” di Giovanni Della Casa, che ci raccomanda di non infilarsi le dita nel naso, non scaracchiare per terra e non sbadigliare in ghigna al prossimo. Il nostro mondo, figlio degenere del Novecento e lontano anni luce dall’Ottocento, torna ad assomigliare al Cinquecento: i lettori fanno domande su come comportarsi (per essere felici, per scoprire la propria vocazione, per gestire amore, figli, professione, per non invecchiare) e gli scrittori vendono libri se si impongono dando risposte. Al posto delle corti dei Medici, degli Este, dei Gonzaga e dei Montefeltro, ci sono i teatri, dove le tournée dei Galimberti e dei Crepet, dei Severgnini e dei Carofiglio trasformano la teoria delle pagine da maître à penser nella pratica del cachet da rockstar. Pazienza se lo stile della loro scrittura non è proprio quello di Machiavelli né di Guicciardini.