Il sapere del libraio

di Mauro Falciani e Francesca Curradi

Cosa significa fare il libraio in questo momento storico? In un momento storico in cui l’interesse per i libri è il più basso mai riscontrato. In cui i rappresentanti dei governi del mondo libero e non libero si distinguono per la loro ignoranza.
C’è ancora bisogno dei librai. Sui social ci sono migliaia di consigliatori, blogger, bookstagrammer. Penso la media sia uno ogni 10 lettori. E allora i librai? A cosa servono ancora i librai… Le librerie vere, quelle indipendenti si ergono come baluardi, avamposti fortificati di carta nelle lande ostili della non conoscenza. La multinazionale del libraccio ha asfaltato decine, centinaia di piccole librerie con la benedizione di lettori e lettrici di ogni età e fede politica. Fare il libraio oggi è una cosa quasi impossibile, molte persone, le più sono lontane dal pianeta libro ere geologiche. Ma poi improvvisamente gli astri si allineano, appare una cometa, il caos partorisce una stella danzante, e qualcuno entra, chiede, ascolta, apprezza, e questa persona con cui ho parlato va via con una borsata, due borsate, tre borsate di libri…

Fare il libraio oggi per me significa proporre a lettrici e lettori curiosi e bendisposti i libri che in buona parte ho letto e scelto. Questi libri sono il nostro biglietto da visita, vogliono dire, io sono questi libri che ho letto e che ti do, che ti consegno. Vuol dire cercare continuamente libri che possano fare la differenza, che lettori e lettrici non abbiano voglia di lasciare sui nostri scaffali. Io leggo e poi ordino questi libri. E li consiglio, li metto in mano, dico prendili, fidati, se non ti piace me li riporti. Sono un lettore politicamente scorretto, cerco di leggere altro oltre alla letteratura. Vendo moltissimi libri di storia che ho letto, che ho scovato, esposto.

Presto molta cura nel fare la vetrina, nel mettere i libri, sistemarli. Ho fatto anche delle vetrine monocolori, verde, rosso, bianco, con il tricolore. Non credo nelle ideologie e nelle religioni, a parte la religione del leggere. Sono in missione per conto del libro.

Sono un libraio che sta in piedi, che rompe il ghiaccio, parlo, racconto, chiedo, i libri che voglio consigliare li tengo a portata di mano, e cerco di far arrampicare i visitatori sullo scaffale della cuccagna. Perché le edizioni contano, eccome se contano. Non è solo il contenuto ad essere importante. Prova a vendere un libro bello con una grafica brutta! Noi abbiamo nuovo e usato. 33.000 libri. Quando compriamo l’usato da privati cerchiamo cose belle, argomenti interessanti, anche chicche di nicchia. Letteratura, poesia, saggistica, storia, linguistica, critica letteraria, arte, fumetti. Edizioni belle, libri tenuti bene. Negli anni 80/90 se facevi il libraio e ci sapevi fare potevi anche fare i soldi. Ora i libri li vendono tutti, su tutte le piattaforme, a tutti i prezzi. Che competenze ci vogliono adesso per fare il librario. Ci vuole una fede incrollabile. Ci vuole qualcuno con cui condividere la fatica, le delusioni, con cui dividersi i compiti, su cui fare affidamento sempre, ci vogliono dei gatti, e dei cani, gli animali tengono viva la tua anima, devi anche avere molti libri tuoi, belli, in edizione belle, libri che quando li leggi, li sfogli, li tocchi, ti senti subito meglio, i libri belli salvano il tuo cuore, come diceva Todorov, la bellezza salverà il mondo. E il mio mondo lo hanno salvato. Nel mio mondo c’è mia moglie che lavora con me e che ha costruito tutte le scaffalature della nostra libreria. Infatti, con mia moglie l’anno scorso abbiamo chiuso la nostra libreria che allora era a Firenze, abbiamo lasciato Firenze e ci siamo trasferiti a vivere in campagna, a 2 km da Suvereto e abbiamo aperto una libreria in paese, a Suvereto, borgo medievale in provincia di Livorno, un posto bellissimo, in una zona bellissima. Ecco il potere dei libri, quelli belli. Ti fa anche credere che si può cambiare vita e vivere meglio.
Con tanto spazio, alberi, gatti, cani, e un pizzico di audacia e pazzia.