La Biblioteca "Gronchi" di Pontedera: una struttura legata ai cambiamenti della società
di Roberto Cerri
La biblioteca civica di Pontedera era sorta nel 1952, per volontà di un’amministrazione di sinistra. All’inizio era poco più di una stanza. Meno di 30 mq. 2 Scaffali, un paio di tavoli e una manciata di posti per la lettura. Pochi libri e qualche rivista. Funzionava anche come sala dibattiti di un vivace circolo culturale. Era frequentata da pochi studenti ed aveva un bibliotecario. Dopo l’alluvione del 1966, la crescita della scolarizzazione suggerì ad un’ altra amministrazione sempre di sinistra di fare un salto. Si comprò una villa signorile appartenuta alla famiglia Crastan. Un edificio di 400 mq su due piani, un annesso nel quale negli anni ‘90 fu impiantata una sezione ragazzi e un bel giardino con diverse panchine per leggere e studiare anche all’aperto, almeno nella stagione buona. Alla fine degli anni ‘90 la Biblioteca comunale, nota come Villa Crastan, aveva una settantina di posti a sedere per gli adulti e una decina per i ragazzi. Ma la domanda di lettura e di uso della biblioteca in città stava ancora crescendo e sia la sezione ragazzi (animata da una bibliotecaria geniale) che quella per gli adulti cominciarono a risultare insufficienti, almeno in alcuni periodi dell’anno. Nel frattempo la fabbrica Piaggio si era ridimensionata ed aveva lasciato vuoti diversi capannoni, mentre gli studenti figli del boom demografico, che avevano riempito le numerose aule del villaggio scolastico pontederese, insieme agli universitari (anche loro in forte crescita) premevano sempre di più sulla struttura della Villa Crastan. Così nei primi anni del 2000 un paio di sindaci visionari e un bulldozer di assessore alla cultura decisero di acquistare una parte dei dismessi capannoni della Piaggio (abbastanza vicini al centro storico) e di costruire una biblioteca enorme, sui 4.000 mq, in grado di ospitare 80.000 volumi, 250 sedute per lettori, un auditorium, un’ampia sezione ragazzi, strumenti informatici adeguati e così via. In sostanza decisero di rispondere alla domanda di lettura moltiplicando e modernizzando l’offerta.
Fu varato un progetto faraonico (sostenuto anche da finanziamenti europei legati alla crisi della Piaggio) e fortunato, il quale dalla sua presentazione (2002) fino alla conclusione dei lavori e all’apertura della nuova struttura (2014) riuscì a mantenere, pur con qualche inevitabile contrattempo e inciampo, un buon ritmo di realizzazione.
In particolare il progetto vide un allineamento di fattori raro per un comune di trentamila abitanti. Infatti tra il 2010 e il 2014 (la fase decisiva per il completamento dell’opera) il comune ebbe: un sindaco ed un assessore pienamente partecipi della sfida avviata, un direttore generale che conosceva e sosteneva il progetto, un dirigente di settore e una PO in grado di organizzare al meglio le procedure necessarie, una progettazione esecutiva realizzata all’interno della struttura comunale (dallo stesso dirigente del settore progettazione, arch. Adriano Marsili), nonché un gruppo bibliotecario valido, in grado non solo di dialogare e cooperare con tutte le articolazioni dell’Amministrazione (e in special modo con l’ufficio progettazione), ma perfino capace di farsi ascoltare nelle scelte che poi avrebbe dovuto gestire.
Nei sei anni successivi all’apertura (avvenuta nell’aprile 2014), la struttura della biblioteca, che prese il nome del Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi (nato a Pontedera), si è rivelata, pur con qualche criticità, sostanzialmente all’altezza della sfida. E per molti un’autentica sorpresa.
Tra il 2014 e il 2019 i prestiti librari annuali sono cresciuti del 100 %, le presenze nelle sale lettura del 300% e anche di più. Il numero delle visite delle scolaresche nell’area ragazzi ha toccato i 150 incontri su base annuale. Le attività culturali, spesso gestite in collaborazione col ricco tessuto associativo locale, hanno visto “la Gronchi” (come ormai è chiamata) impegnata in un centinaio di eventi in media all’anno.
Il patrimonio documentario ha superato gli 80.000 volumi disponibili in sede. Ma l’inserimento nella Rete Bibliolandia fanno della “Gronchi” un luogo dove è possibile attingere ad un bacino di circa 3 milioni di volumi.
L’uso dei computer e del wifi a disposizione del pubblico è stato continuo e la frequentazione anche della sala relax della struttura ha toccato punte altissime. In alcune giornate i varchi elettronici che rilevavano gli ingressi hanno segnalato oltre 1000 passaggi. La biblioteca è diventata un edificio brulicante di vita e di relazioni culturali e non solo un luogo di studio. Nel 2018 il Presidente Mattarella è venuto in biblioteca ad incontrare i giovani e a ricordare la figura di Giovanni Gronchi.
Tutto questo prima che la pandemia dovuta al Covid 19 ne rallentasse il passo.
Solo nei prossimi anni si potrà vedere in che modo la biblioteca riprenderà a correre. Ma che possa farlo è indubbio. Certo serviranno una decisa volontà politica, buone capacità degli operatori e una forte spinta del pubblico.