Comunicare danzando

Come le api indicano la strada 

di Rita Cervo

Quando pensiamo alla comunicazione tra gli animali, immaginiamo spesso richiami vocali più o meno melodiosi, particolari posture del corpo, livree appariscenti dalle forme esagerate o dai colori variopinti, e anche segnali odorosi. Eppure, nel mondo degli insetti sociali esiste una forma di comunicazione così sofisticata e straordinaria da lasciare sbalorditi: si tratta della cosiddetta danza dell’ape.

Le api mellifere sono infatti capaci di trasmettere alle compagne informazioni precise sulla posizione di un luogo che queste non hanno mai visitato in precedenza e nel quale si trovano risorse importanti per la colonia.

Molti animali sono capaci di dirigere altri individui della propria specie verso un luogo particolare e, per farlo, utilizzano sostanzialmente tre strategie.

Alcune specie possono semplicemente guidare direttamente i compagni fino alla risorsa. È il caso di certe formiche che praticano la cosiddetta “corsa a tandem”: una formica esperta conduce una compagna lungo il percorso verso il cibo. Si fa quindi semplicemente seguire. Una forma più evoluta di questa modalità di comunicazione è quella utilizzata da termiti e molte formiche, che lasciano sul terreno tracce odorose prodotte da ghiandole dell’addome o, in alcuni casi, dal contenuto dell’intestino. Le compagne seguono poi questa pista odorosa fino alla risorsa di interesse.
Una strategia diversa è quella messa in atto da alcuni primati e uccelli, che emettono vocalizzazioni specifiche per attrarre i conspecifici quando trovano una risorsa abbondante.

Le api, però, fanno qualcosa di diverso. Non guidano le compagne, non lasciano semplicemente una traccia da seguire e non richiamano il gruppo con un suono, ma trasmettono informazioni astratte sulla posizione del cibo. Questa modalità di comunicazione per indirizzare verso uno specifico luogo è condivisa soltanto con la nostra specie. Sappiamo perfettamente come noi umani siamo capaci di indicare, attraverso una serie di informazioni astratte fornite grazie a un sofisticato linguaggio verbale, un luogo sconosciuto al ricevente. Ed è proprio questo a rendere la comunicazione delle api unica nel regno animale.

La danza delle api, conosciuta anche come danza scodinzolante o danza a otto, è infatti uno dei comportamenti animali più celebri e studiati. Il suo nome è legato soprattutto allo zoologo austriaco Karl von Frisch, che dedicò l’intera vita a decifrarne il significato e che nel 1973 ricevette il Premio Nobel per l’etologia insieme a Konrad Lorenz e Nikolaas Tinbergen.

In realtà, il primo a descrivere qualcosa di simile fu Aristotele, oltre duemila anni fa. Il filosofo osservò che alcune api, dopo il ritorno all’alveare, scuotevano l’addome e, durante questo particolare movimento, erano circondate da altre operaie. Tuttavia non comprese il vero significato di quel comportamento.

Fu von Frisch, attraverso decenni di esperimenti, a intuire che la danza contenesse informazioni sulla posizione del cibo. All’epoca l’idea sembrò quasi assurda: molti scienziati faticavano a credere che un insetto con un cervello così piccolo potesse comunicare dati spaziali tanto complessi.

Von Frisch osservò che una fonte di cibo poteva rimanere inesplorata per ore o giorni ma, una volta scoperta da un’ape bottinatrice, veniva visitata da molte api provenienti dalla stessa arnia. Successivamente, semplici esperimenti di marcatura e di addestramento a nutrirsi presso fonti di cibo artificiali mostrarono che l’ape marcata, dopo essere tornata all’alveare dalla fonte sperimentale, si esibiva per alcuni minuti in un comportamento motorio altamente stereotipato, definito “danza”. Von Frisch ebbe allora l’intuizione che la danza fornisse informazioni alle reclute, permettendo loro di raggiungere una fonte di cibo mai visitata prima senza guidarle direttamente né attrarle sul posto.

La danza scodinzolante, o danza a otto, viene effettuata da un’ape foraggiatrice che ha avuto successo durante il suo volo di ricerca del cibo. Una volta rientrata nell’alveare, percorre un tratto rettilineo durante il quale oscilla l’addome, poi curva verso destra disegnando un semicerchio per tornare al punto di partenza; quindi, ripete il tratto rettilineo sempre scodinzolando e successivamente, girando verso sinistra, compie un altro semicerchio. Ripete numerose volte questo percorso a forma di otto come se stesse danzando.

La parte più sorprendente della danza riguarda le informazioni codificate nei movimenti, che permettono di comunicare la qualità della fonte di cibo, la distanza e la direzione. Una danza più energica e veloce indica una risorsa più ricca e conveniente. Le moderne analisi video hanno mostrato che la velocità dei movimenti è direttamente collegata all’attrattività della fonte alimentare.

Per fornire informazioni sulla direzione, le api utilizzano un sistema straordinario. Durante il volo, la bottinatrice registra l’angolo tra il Sole, l’alveare e la fonte di cibo. Una volta tornata nel buio dell’alveare, trasferisce quell’informazione sul favo verticale usando la gravità come riferimento. Se il tratto rettilineo della danza forma un certo angolo rispetto alla verticale, le compagne, una volta fuori dall’alveare, dovranno volare mantenendo lo stesso angolo rispetto al Sole. Se l’ape compie il tratto oscillatorio con il capo rivolto verso l’alto, significa che il cibo si trova nella direzione del Sole; se punta verso il basso, indica invece la direzione opposta.
Ma le api riescono a orientarsi anche quando il Sole è nascosto dalle nuvole. I loro occhi percepiscono infatti la luce polarizzata del cielo, che permette di ricostruire la posizione del Sole invisibile. Possiedono inoltre un sofisticato orologio biologico interno che consente loro di compensare il movimento apparente del Sole durante il giorno.

Per raggiungere un luogo nello spazio non basta conoscere la direzione, serve anche sapere quanto è lontano. Non meno straordinario è il modo in cui le api comunicano la distanza. Essa è indicata dalla durata della fase oscillatoria della danza: più a lungo l’ape scodinzola, più distante è la fonte di cibo. Ma come fanno le api a calcolare la distanza? Per decenni si pensò che le api la stimassero in base all’energia consumata durante il volo. Oggi sappiamo che utilizzano qualcosa di molto più sofisticato: un vero e proprio “odometro ottico”. Durante il tragitto, le api misurano il flusso delle immagini che scorrono davanti ai loro occhi. È una sensazione che conosciamo bene anche noi quando guardiamo fuori dal finestrino di un’auto o di un treno. Le api trasformano questo flusso visivo in una stima della distanza percorsa. Tuttavia la misura della distanza non è assoluta, ma relativa: più ricco e strutturato è il paesaggio, maggiore sarà il flusso ottico percepito e quindi la distanza “stimata” dall’ape.

Semplici esperimenti hanno dimostrato questo meccanismo: facendo volare le api in tunnel arricchiti di immagini rispetto al paesaggio circostante, gli studiosi riuscivano a far credere loro di aver percorso distanze molto maggiori di quelle reali. Di conseguenza, la danza comunicava informazioni errate alle reclute, che finivano inevitabilmente nel posto sbagliato.

Ma la danza non è un sistema perfetto e meccanico come si pensava un tempo. Le ricerche più recenti mostrano un quadro molto più complesso. Alcune api sembrano avere bisogno di osservare numerose danze prima di riuscire a trovare il cibo. Altre integrano le informazioni ricevute con la propria esperienza personale o con gli odori presenti sul corpo della danzatrice. In molti casi la danza non indica un punto preciso, ma piuttosto una zona approssimativa in cui vale la pena cercare. Anche la capacità di danzare, sorprendentemente, sembra richiedere apprendimento. Api giovani che non hanno mai avuto la possibilità di osservare altre ballerine producono danze disordinate e imprecise. Solo con l’esperienza migliorano la loro capacità di comunicare attraverso la danza.

La danza scodinzolante, che le api hanno evoluto per reclutare le compagne della colonia verso un’importante risorsa sfruttabile da tutta la comunità, rappresenta sicuramente una delle forme più straordinarie e sofisticate di comunicazione animale, tanto da essere etichettata con il termine “linguaggio” per la vicinanza che mostra con il linguaggio verbale umano. 
Nel regno animale, soltanto noi esseri umani condividiamo con le api questa incredibile abilità di indicare, mediante informazioni astratte, la strada verso un luogo sconosciuto.