Storia locale e cittadinanza

A colloquio con Mauro Carrara


di Monica Pierulivo

Appassionato di storia da sempre, grande divulgatore della conoscenza del territorio e della città con una particolare attenzione ai giovani, Mauro Carrara da oltre sessant’anni svolge un’opera importante di promozione della memoria locale attraverso la quale molte generazioni hanno potuto apprezzare il valore della ricerca storica come fondamento di una crescita culturale diffusa e di una cittadinanza attiva e consapevole.

Come è nata questa tua passione per la storia?
“Fin da ragazzo frequentavo la biblioteca quando questa era ancora in via Giuseppe Garibaldi a palazzo Maberini, intorno al 1946-48; mi piacevano i libri ed ero molto curioso anche se ero ancora un bambino, avevo circa 10 anni. Negli anni ’50 la biblioteca fu trasferita nella sua sede storica in via Cavour vicino ai due licei. Fu lì che iniziai ad appassionarmi. Era molto frequentata dai ragazzi delle scuole che cercavano la storia di Piombino ma non c’erano ancora molte pubblicazioni su questi temi. Il testo di riferimento era quello di Licurgo Cappelletti, un testo sicuramente non facile e poco adatto alla divulgazione nelle scuole. Iniziai allora a scrivere delle schede he ricostruissero la storia dei monumenti; iniziai dal Castello e poi mi dedicai a tutti i luoghi storici e artistici di Piombino. Arricchivo il poco sapere del mio territorio. All’epoca a Piombino non c’era tanta attenzione per il proprio patrimonio culturale e mi sembrava molto importante stimolare un interesse che non c’era.
In seguito, nel 1969, nacque il “Centro Piombinese di Studi Storici“, un’associazione che ha avuto un ruolo molto importante per la città e il territorio, fondata da Luciano De Gregorio e da Alfredo Massart. Io entrai a farne parte nel 1971, fino ad arrivare ad esserne segretario per molti anni occupandomi dell’amministrazione, oltre che delle attività culturali e scientifiche.
Il Centro di studi storici era un produttore di cultura e la rivista “Ricerche storiche”, nata al suo interno per merito di Ivan Tognarini, ha avuto un ruolo fondamentale in questo. Oltre alla rivista il Centro ha promosso molte altre pubblicazioni, attraverso la collaborazione di esperti come Tiziano Arrigoni, Ovidio Dell’Omodarme, Rossano Pazzagli, Nora Carignani e molti altri. Costante è sempre stato il rapporto con l’Archivio storico della città, fondato nel 1990 sempre per l’impegno di Ivan Tognarini.

Ora il Centro non esiste più e non ha più la sede in piazza Cappelletti ma io conservo tutti i numeri della rivista.
A partire dagli anni ’80 ho cominciato a pubblicare i libri monografici della collana La Tarsinata, dieci pubblicazioni agili per conoscere palazzi, monumenti, piazze, epigrafi e altro, che hanno creato interesse non solo a livello locale. Il prof. Pedretti, storico dell’arte e uno dei maggiori esperti di Leonardo da Vinci, li aveva portati all’Università della California a Los Angeles, dove era titolare della cattedra di studi su Leonardo.
Da qui è iniziato anche il mio lavoro nelle scuole per parlare di Piombino e del suo territorio, accompagnando bambini, ragazzi e insegnanti in giro per la città, andando nelle classi, aiutando anche molti studenti a preparare tesi di laurea.
Infine dal 2004 al 2014, grazie all’iniziativa dell’allora assessore alla cultura Ovidio
Dell’Omodarme
, ho ricevuto l’Incarico di Ispettore onorario dei Beni culturali del Ministero della Cultura.

Cosa significa per te conoscere ogni pietra della tua città
Significa appagare un desiderio che ho sempre avuto. Quando ero piccolo il mio sogno era quella di laurearmi in Storia dell’arte al Sant’Anna di Pisa. Cosa che non è stata possibile anche per traversìe familiari. Diciamo che soddisfa la mia sete di sapere. Sono molto curioso del passato che è fondamentale per capire perché vivi, dove vivi e come vivi.  Se non conosci da dove vieni non puoi pensare al futuro. Per questo dico sempre ai ragazzi di essere curiosi. È un’attitudine domandarsi perché si è verificato quel fatto, quell’episodio o perché esiste quel monumento. Un'attitudine che arricchisce e che ti consente di sviluppare conoscenze e competenze per andare oltre, per non vivere alla giornata.

Cosa è la memoria per te?
Oggi in televisione lo storico Alessandro Barbero diceva che la memoria è il non perdere, il non tralasciare, serve per stimolare, andare avanti nel modo giusto.  alla base del nostro vivere quotidiano. Ogni persona ha una storia. Registrare la memoria delle storie personali di un luogo può restituire l’anima dei luoghi. Prendiamo anche uno spazio come il Circolo delleAcciaierie, se non si raccoglie la memoria di chi l’ha vissuto non si può ricostruirne la storia.

Qual è l’importanza della storia locale?
Se conosci rispetti. Quel muro ha una memoria, una storia. Se sei consapevole di questo lo rispetti e non lo sfregi. La conoscenza e la consapevolezza condizionano positivamente il comportamento del vivere quotidiano. Trasmettere la memoria è un dovere di ognuno di noi altrimenti le generazioni future non avranno consapevolezza  di ciò che è stato.
Parliamo di Piombino. Ha più di 1000 anni di storia da raccontare e da memorizzare. Se è vero che questo fu un piccolo territorio sempre conteso anche quando fu investito del titolo di Signoria e Principato, vuol dire che aveva la sua importanza, per la sua posizione e per le sue risorse energetiche, per i suoi minerali, e questo ha consentito un progresso costante.
La memoria siderurgica viene da lontano, da 3.500 anni fa e se guardiamo bene non si è mai interrotta completamente, è come un filo di ferro che non si è mai spezzato, semmai assottigliato in certi momenti.
Oggi, in piena crisi siderurgica, dobbiamo guardare in prospettiva e salvaguardare il nostro patrimonio industriale, perché il recupero di questa memoria può rappresentare una scommessa importante per questo territorio.
A questo proposito voglio ricordare la battaglia di Ivan Tognarini per salvare gli altiforni. Su questi temi, già alla fine degli anni '80 con Vittorio Pineschi facemmo un bellissimo convegno sulle principali città industriali: Sagunto, Torino e altre città tedesche che avevano già dismesso la produzione industriale ma avevano iniziato a costruire qualcosa di diverso.
Parallelamente è importante ricordare anche l'importanza del movimento operaio e
dell’antifascismo. Alla fine dell'Ottocento Piombino era la città con il più alto incremento demografico e, fin dai primi del Novecento, è stata uno dei centri maggiormente impegnati nella lotta sindacale con una forte componente anarco-sindacalista che ha contribuito al suo progresso nei primi venti anni del ‘900. In quel periodo, per volere dell'amministrazione socialista, furono costruite case, strade, scuole, l'acquedotto.
Piombino deve essere orgogliosa di essere stata un fucina di progresso sindacale e di
antifascismo, che si è manifestato anche nelle lotte degli anni ’50-60 e poi anche nelle battaglie degli anni '70 per i diritti, penso alla legge sul divorzio, aborto. Questo perché c’era la memoria di un vissuto sindacale e operaio. Oggi la crisi industriale ha fatto perdere molte cose.
Piombino poi è sempre stata città di mare e anche di terra. Città d’acqua, con le paludi e il mare, di terra con i suoi vasti latifondi. Fin dal Medioevo ha sempre avuto contatti con tutto il Mediterraneo, commerciando il sale, il grano e il minerale elbano e quello delle Colline metallifere. Il mare e la terra sono sempre stati grande risorse.

Hai un sogno per questa città?
I sogni ci devono essere sempre. Vorrei che ci fosse un'amministrazione con persone
veramente legate alla città, disinteressate, capaci di farlo crescere e ottenere i risultati che si attendono da tanto tempo, sensibili alla salvaguardia del patrimonio urbano, artistico, culturale, in grado di riportare le persone a vivere e ad amare il loro territorio, di promuovere l’aggregazione.
Negli anni 80-90 c’erano più di cento associazioni a Piombino. Oggi ce ne sono ancora molte, ma per lo più frammentate, una frammentazione che non fa bene neppure alla loro vita.