Progettare con i giovani

Intervista a Chiara Missikoff ed Enrico Russo 

(Sociolab cooperativa e impresa sociale)

Parliamo di partecipazione con due giovani della cooperativa Sociolab di Firenze: Enrico Russo, architetto ed esperto in pianificazione e urbanistica partecipata e Chiara Missikoff, facilitatrice e ricercatrice.

Sociolab è un’impresa che dal 2006 opera sul territorio nazionale e internazionale occupandosi di ricerca e consulenza nei settori della partecipazione, di progettazione collaborativa, mediazione di conflitti, facilitazione e ricerca sociale.

Enrico e Chiara provengono da due percorsi formativi diversi ma, ognuno per il proprio campo, si sono qualificati in pratiche partecipative, accompagnando persone, comunità e organizzazioni nella progettazione, trasformazione e gestione di spazi, servizi, beni comuni e modi di abitare, in modo da valorizzare la collaborazione come fattore di innovazione.

Enrico, dopo la laurea e un Master in rigenerazione urbana e innovazione sociale allo IUAV di Venezia, ha iniziato un periodo di tirocinio con Sociolab che è stato molto proficuo e che lo ha avvicinato all’urbanistica partecipata. Chiara, laurea in Scienze politiche e un Master in ricerca sociale, si è invece sempre occupata di progetti sociali, di comunità e di tematiche relative all’inclusione.

Attualmente stanno portando avanti il progetto di rigenerazione urbana “CLUE - Capraia e Limite Urban Expression” pensato per favorire il protagonismo giovanile con attività di co-progettazione e arte urbana. L’obiettivo è arrivare alla gestione condivisa dell’ex magazzino comunale coinvolgendo fin dall’inizio i giovani destinatari dello spazio nella definizione del suo uso, nella configurazione degli spazi e nell’identificazione delle modalità di gestione.

 

“Il progetto è stato proposto dal Comune di Capraia e Limite, un piccolo Comune di circa 6.000 abitanti. E’ stato presentato nell’ambito dell’avviso pubblico “Fermenti in Comune” di Anci – spiega Enrico – e si pone due grandi obiettivi: favorire la partecipazione dei giovani nella vita sociale, civica e culturale del territorio ma anche valorizzare la periferia urbana e trasformare un ex magazzino di proprietà del Comune in un centro di aggregazione grazie alle idee dei giovani che partecipano a questo percorso di co-progettazione, secondo una visione condivisa del territorio. L’idea progettuale infatti ha preso le mosse da un gruppo di giovani consiglieri comunali che hanno visto nell’avviso pubblico di Anci la possibilità di poter realizzare e intraprendere un percorso con attività rivolte ai giovani.

La prima parte del progetto, che si è svolta nei mesi di marzo e aprile, ha riguardato la costituzione del gruppo e la co-progettazione dell’allestimento degli spazi e delle prime attività. Il coinvolgimento è avvenuto attraverso la pubblicazione di una manifestazione d’interesse, una call rivolta a ragazze e ragazzi dai 16 ai 35 anni. Adesso siamo nella seconda fase del progetto: i partecipanti, circa una trentina, potranno sperimentare e apprendere metodologie innovative di arte urbana e allestimento collaborativo dello spazio insieme all’associazione Yab, partner del progetto, che sta lavorando con alcune street artist per la realizzazione di un murales nello spazio esterno dell’edificio, coinvolgendo i partecipanti nella fase di ideazione e realizzazione dell’opera. Infine il terzo modulo, che partirà nel mese di giugno, sarà dedicato all'individuazione del modello di governance da parte dei ragazzi e alla definizione di un primo calendario delle attività.”

 

“Nella fase preliminare, prima di arrivare alla call for participants, abbiamo approfondito molto il contesto di approdo del progetto, attraverso focus group e altre metodologie tese a conoscere i bisogni e le necessità del territorio. Questa fase di ascolto ci è servita anche per impostare le fasi successive – spiega Chiara. Le risposte alla call sono state positive: le consigliere comunali che hanno proposto il progetto ci hanno aiutato ad attivare le reti esistenti, in particolare quelle legate all’associazionismo sportivo e al terzo settore.

Uno dei punti di forza del progetto è il coinvolgimento delle persone destinatarie dello spazio fin dai primi momenti della sua progettazione. E’ importante rispondere a un bisogno reale e sentito - come quello di avere uno spazio giovani sul territorio - ma è ancora più sfidante farlo coinvolgendo direttamente gli utenti, perché progettando insieme si sviluppa un senso di appartenenza. L’arte urbana può sembrare un argomento un po’ di moda ma la differenza rispetto ad altri contesti è che qui il contenuto viene progettato e realizzato insieme ai ragazzi coinvolti, tenendo a mente la finalità di gestire uno spazio comune e pubblico. Tutto questo chiama in causa e responsabilizza il gruppo, e questo è molto importante.

Se possibile, anche dopo la conclusione della terza fase, ci piacerebbe continuare ad accompagnare i ragazzi, almeno per un periodo, in modo da dare continuità al progetto”.

 

Ma quali altri progetti avete seguito personalmente negli ultimi anni?

“Per quanto mi riguarda - spiega Enrico, - ho preso parte a percorsi partecipativi finalizzati a coinvolgere la cittadinanza nella redazione dei nuovi strumenti urbanistici di alcuni comuni, toscani e non (Firenze, Sesto Fiorentino, l’Unione dei Comuni della Bassa Romagna, solo per citarne alcuni); al momento, stiamo lavorando con un’associazione locale per costruire una web radio giovanile all’interno di uno spazio di proprietà del Comune di Sesto Fiorentino.

 

“Invece io ho seguito prevalentemente progetti legati all’inclusione di persone con un background migratorio – afferma Chiara – in questo senso ho seguito il progetto “ Teams”, legato a promuovere l’impegno civico e l’accesso ai servizi per persone di origine straniera. Lavoro ed altri progetti legati all’inclusione sociale, alla pianificazione partecipata di protezione civile e all’empowerment di comunità”.

 

Alcuni di questi progetti sono stati finanziati dall’Autorità per la partecipazione della Regione e in gran parte promossi da enti locali. La legge sulla partecipazione toscana include anche le associazioni, comitati e altri gruppi di cittadini tra i soggetti ammessi alla richiesta di finanziamenti. Invece questi ultimi sono nettamente minoritari. Come mai?

 

“Ci capita spesso di accompagnare associazioni locali o comitati nel percorso di presentazione delle domande all’Autorità. Quello che a volte riscontriamo, è che alcuni di questi soggetti siano un po’ penalizzati dalla mancanza di una forma organizzativa strutturata e quindi dalla difficoltà ad esempio di raccogliere le firme necessarie per la presentazione della domanda di contributo in Regione – spiega Chiara. Per questi soggetti infatti, la legge regionale prevede che la richiesta di finanziamento venga supportata da un certo numero di firme di cittadini residenti in base al numero degli abitanti. Molti non riescono a sostenere questo impegno e quindi non riescono a presentare la domanda. Questa può essere una delle ragioni principali, unita al fatto che molte realtà associative non conoscono l’Autorità per la partecipazione e le relative possibilità di finanziamento”.