Parco, la scelta vincente

Intervista a Giampiero Sammuri

(Presidente del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscana e Federparchi)

 
Il Parco nazionale dell'Arcipelago Toscano, istituito oltre 25 anni fa, fu combattuto fortemente all'inizio da parte delle amministrazioni locali elbane e dei suoi residenti.  Adesso possiamo dire che non solo è accettato ma anche considerato un importante valore aggiunto, dal punto di vista ecologico e per l'economia turistica dell'Arcipelago. La scelta fatta nel 1996 fu pertanto una scelta vincente e a questo punto il Parco può rappresentare un modello positivo e anche un motore di sviluppo eco-turistico?
Come per tutte le aree protette vi è sempre una prima fase di resistenza da parte di settori delle comunità locali quando queste vengono istituite, specie se si tratta di parchi grandi, come anche nel nostro caso. Devo tuttavia sottolineare con grande soddisfazione che la popolazione dell’Elba ha rapidamente compreso l’importanza del parco come traino e motore di sviluppo per un turismo orientato sempre di più alla sostenibilità. Oggi, come nella maggior parte dei parchi nazionali, il solo fatto di potere esporre il “marchio” parco offre un valore aggiunto all’offerta turistica. Ovviamente questo comporta anche degli obblighi e, non a caso, la la Federparchi promuove in Italia la la Carta Europea del Turismo Sostenibile nelle aree protette, una certificazione di qualità, con vincoli e verifiche periodiche, che attesta il rispetto degli ecosistemi da parte  delle aziende turistiche che operano all’interno del territorio tutelato e che vi aderiscono. Il PNAT è fiero di essere stato fra i primi parchi ad averla ottenuta.

Le 7 isole dell'Arcipelago rappresentano nella loro diversità una grande ricchezza dal punto di vista ambientale e naturalistico, tutte con una storia differente che comunque le ha preservate in gran parte dalla speculazione, tra queste forse anche la presenza di carceri.  Quali sono le azioni principali previste per preservarle e per valorizzarle?
Come dicevo prima la CETS è un importante punto di riferimento per la gestione dei flussi turistici. Poi ovviamente ci sono l’insieme delle norme di legge e le regole del Parco che dettano precise prescrizioni non solo per le attività turistiche ma anche per quelle produttive, per gli insediamenti e per le infrastrutture. In tutto questo seguiamo una politica di “fruizione” del bene natura. L’isola di Montecristo, ad esempio, è un gioiello di bellezze naturalistiche e di biodiversità, e tuttavia da un paio di anni l’abbiamo aperta alle visite con il contingentamento delle presenze, teniamo presente che le visita si possono svolgere solo su percorsi prestabiliti e con le guide parco.
Ci sembra il minimo per poter godere delle meraviglie di una riserva integrale.

I parchi hanno tra le loro sfide quella di rendere concreta la strategia di adattamento ai cambiamenti climatici, che mettono sempre più a dura prova le persone e la biodiversità. Quali azioni vengono adottate per affrontare questa problematica?
Gli interventi passano attraverso i progetti finanziati dal Ministero della Transizione Ecologica   e si concentrano su aspetti specifici a seconda delle caratteristiche dell’area protetta. Nel nostro caso abbiamo, ad esempio, un’abbondanza di posidonia, piante acquatiche che assorbono una enorme quantità di CO2. Ebbene abbiamo sollecitato maggiori investimenti per aumentare la loro presenza nei mari italiani.
In altri casi vi sono interventi a terra oppure quelli tesi a favorire l’adattamento di determinate specie rispetto alle mutazioni del clima.  Il problema è divenuto centrale nelle politiche dell’Unione Europea e auspico che la tragedia della guerra in Ucraina non faccia dirottare risorse verso altri scopi a scapito degli interventi a tutela della biodiversità.  Tuttavia nel PNRR, varato ben prima del conflitto,  le risorse per tutti i ventiquattro  parchi nazionali ammontavano solo a cento milioni di euro, un po’ poco per far fronte all’emergenza clima e biodiversità nelle aree protette.
 
L'Arcipelago è terra ma soprattutto mare. ha bisogno di aree marine protette e di una loro adeguata e corretta gestione. Le Amp sono state istituite in alcune isole ma non ancora all'Elba e al Giglio. C'è un dibattito aperto su questo ormai da tempo. Pensa che possano spaventare dal punto di vista turistico?
Il Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano si estende per 79.160 ettari, con il 78% di area protetta a mare e il 22 % a terra. A differenza che in altre situazioni italiane (Cinque terre, Gargano, Asinara, Cilento) non gestisce aree marine protette ma  è proprio il Parco che è sia terrestre che marino, unico caso italiano insieme a quello dell’arcipelago della Maddalena.  le isole, tranne Giglio e Elba, hanno delle aree del parco a mare , che rispecchiamo il dettato del decreto istitutivo del Parco del 1996.
Solo l’isola di Capraia da pochi anni ha definito nuove zonazioni a mare in accordo con le esigenze di tutela del mare ma anche delle necessità di sviluppo eco turistico locale, attraverso una lunga concertazione  con gli stakeholder che è sfociata in una  variante al Piano del Parco.  La paura dei vincoli  poteva essere comprensibile 30 anni fa quando esempi di cos’è un’area protetta a mare ce n’erano pochi, ma oggi basterebbe  guardare cosa succede alla vicina isola di Capraia per levarsi ogni dubbio. Il Parco non perde occasione per dimostrare come a Capraia e in altre realtà nazionali il mare tutelato è volano di sviluppo, ma la strada è un po’ in salita.

Anche la terra è comunque importante, l'istituzione di geotopi può rappresentare un elemento importante per proteggere i beni culturali geologici dell'arcipelago (le miniere dismesse, il monte Capanne, Punta Calamita, l'allume del Giglio, le rocce rosse di Capraia  ecc.)
E’ sicuramente importante proteggere e valorizzare la ricchezza geologica delle isole toscane, ognuna di esse ha una strabiliante storia geologica diversa che attrae oltre che turisti , studiosi e specialisti. Dopo il riconoscimento MAB UNESCO della Riserva della Biosfera Isole di Toscana del 2003  e l’inserimento nella  nella Green list della IUCN  del 2021  il nostro  ambizioso obiettivo futuro è riuscire a essere riconosciuti come  Geoparco Unesco, abbiamo tutte le carte in regola per ottenere questo riconoscimento, il passo più importante è sensibilizzare il territorio verso la consapevolezza di questa opportunità

In generale e riassumendo quali sono le azioni importanti da fare in prospettiva per rafforzare un modello di sviluppo eco-turistico basato su una migliore gestione del territorio e sul rafforzamento delle reti sociali?
Come accennato prima, per quanto riguarda il turismo sostenibile il modello di riferimento è quello della CETS, la Carta Europea del Turismo sostenibile nelle aree protette. Colgo l’occasione per spiegare meglio. La procedura di acquisizione della Carta da parte di un parco dura in media uno o due anni. Si tratta di svolgere verifiche, elaborare proposte e avviare dei forum di confronto con i soggetti che sono all’interno del territorio protetto. Questo è il primo step. 
Vi è poi un secondo step che si rivolge agli operatori turistici (CETS Fase 2). La procedura è simile: si fa una valutazione dello stato delle cose, ci si attrezza per il rispetto delle prescrizioni anche alla luce della specificità del territorio e gli operatori (in larga parta dei settori accoglienza, ristorazione, escursionismo) si impegnano a rispettare gli standard richiesti ed a sottoporsi alle dovute verifiche. 
Infine vi è un terzo step che coinvolge anche i tour operator esterni che, se vogliono offrire “pacchetti” in aree -parco devono anch’essi acquisire la CETS (Fase 3). E’ un percorso lungo e impegnativo ma che porta risultati concreti.