In bici, in treno, a piedi tra i siti Unesco 

Il turismo lento a favore del riequilibrio dei territori 

Intervista ad Andrea Rolando 

di Monica Pierulivo


1.     Nei suoi progetti il turismo lento, che sta emergendo sempre più come modo di viaggiare e di conoscere, si configura come una vera e propria ragione di studio da applicare per lo sviluppo dei territori dal punto di vista urbanistico, economico e sociale. Condivide questa lettura?

Sì, l’idea è quella di considerare il turismo, lento e diffuso, come chiave di riequilibrio dei territori cercando ricadute positive sui territori più marginali. Sostenibilità significa anche questo, la possibilità di attraversare e conoscere i territori considerati minori e comunque meno collegati che ci sono tra i grandi centri più conosciuti.

Negli anni si è puntato molto sull’alta velocità ferroviaria, mettendo in connessione le grandi città e in modo da raggiungere in poco tempo Milano, Napoli, Firenze, Roma. Anche se il traffico ferroviario è più sostenibile rispetto al trasporto aereo, tutto questo ha sacrificato la linea litoranea, che oggi non esiste praticamente più. Per andare a Milano ormai non passiamo più da Genova ma utilizziamo prevalentemente la linea interna dell’Alta Velocità da Firenze-Bologna. In questo senso si sono un po’ allontanati i territori intermedi tra le grandi città, per assurdo si sono allontanati i luoghi più vicini e si sono avvicinati invece quelli più lontani.

Ma l’Italia è piena di linee ferroviarie secondarie che meritano attenzione e possono servire a colmare questa situazione di disequilibrio territoriale. 

 

2.     In che modo le reti ferroviarie secondarie possono aiutare il riequilibrio del territorio?

Le reti ferroviarie corte e lente sono anche quelle che innervano meglio il territorio, evidenziando la ricchezza dell’Italia che sta in questi luoghi piccoli e più veri. Tra Ravenna e Cerveteri, ad esempio, si utilizzava la Ferrovia Faentina, quella che da Faenza attraversa l’Appennino per arrivare fino a Firenze. Una ferrovia non dimenticata ma sicuramente ormai molto marginale rispetto alla dorsale dell’Alta velocità, pur passando proprio dalle Ville Medicee quindi con un tracciato interessante e di pregio. L’Italia è piena di bellezza e di autenticità da scoprire, in un’ottica di sostenibilità e di sviluppo omogeneo tra i poli principali e le aree periferiche mentre Roma, Milano, Venezia sono purtroppo snaturate dal fenomeno dell’overtourism.

 

3.     I vostri progetti più recenti si basano sull’intermodalità. Può descriverci brevemente di cosa si tratta?

Negli ultimi anni abbiamo lavorato alla realizzazione di due sistemi che vanno in questa direzione, quello dalla Foresta Umbra, sito Unesco all’interno del Parco del Gargano fino a Matera, e quello del Grand Tour del Piemonte; abbiamo usato il tema dell’Unesco per sviluppare un modello non alternativo a quello dell’alta velocità, ma che lo completa e lo arricchisce. 

I percorsi vengono dunque disegnati con l’obiettivo di definire una figura territoriale unica, una sorta di nuova “geografia mentale” dell’Italia, che unisce questi luoghi particolarmente ricchi di storia e significativi del rapporto tra uomo e natura, attraverso un sistema a rete di connessioni e nodi, che possa costituire la struttura portante del paesaggio, accentuando le relazioni tra luoghi puntuali (architetture, siti monumentali, borghi, stazioni ferroviarie), elementi lineari (vie storiche, tratturi, fiumi, canali, argini) e superfici (aree protette, boschi ecc.).

Nel percorso dalla Foresta Umbra a Matera si incontrano luoghi nascosti, che vengono valorizzati. In particolare, ci sono due sistemi territoriali lineari importanti e molto interessanti che abbiamo preso in considerazione nello studio degli itinerari: le Ferrovie Appulo Lucane che collegano Bari a Potenza e Matera e l’Acquedotto pugliese, che alimenta il territorio delle Puglie e della Basilicata convogliando le acque dal bacino del fiume Sele in Campania attraverso un’opera idraulica straordinaria, dove si snoda una delle principali direttrici ciclabili in Italia denominata “ciclovia dell’acqua”. I tracciati si sviluppano pertanto in un territorio ricco di centri storici, aree protette, paesaggi di pregio facilmente accessibili con percorsi lenti che partono dalle stazioni ferroviarie e da altri nodi del sistema infrastrutturale.

Nel Grand Tour piemontese l’obiettivo è stato quello di valorizzare il territorio nel suo complesso partendo dall’idea che in questa regione è possibile compiere un percorso circolare che racchiude ben 25 luoghi legati ai diversi riconoscimenti UNESCO, dalle residenze sabaude ai Sacri Monti, dalle Langhe alle riserve MAB del Monviso e del Po-Collina, ai Geoparchi, alle Città Creative. Il progetto può collegare questi 25 luoghi ma allo stesso tempo permette di risaltare anche

lo spazio incluso in questi siti. Un anello principale con molte appendici e percorsi secondari. Le stazioni ferroviarie dislocate nei maggiori centri abitati sul percorso costituiscono una sorta di punto d’ingresso al territorio.

 

4.     Quali sono le modalità di applicazione in concreto di questi progetti?

Questi progetti, che hanno portato alla realizzazione di itinerari attraverso una lettura del paesaggio proponendo un punto di vista che mette il margine al centro, nascono dalle attività di studio e di ricerca al Politecnico di Milano, per poi essere tradotte in progetti concreti grazie al coinvolgimento di altri enti per la loro realizzazione.

In Puglia ci ha supportato il Parco dell’Alta Murgia che aveva interesse a mettersi in rete con l’UNESCO. Quindi abbiamo lavorato con la Commissione nazionale dell’Unesco e con il Parco dell’Alta Murgia. Quest’ultimo si doveva occupare di sviluppare il progetto, tenere relazioni con gli attori locali e promuovere il più possibile lo sviluppo del progetto, che tuttavia è ancora in via di completamento. Forse adesso possiamo riprenderlo, anche se con la fatica che questi processi purtroppo, soprattutto in Italia, richiedono. È un progetto che sta tra accademia e territorio ma il lato pratico dipende dalle Amministrazioni e quindi il suo sviluppo è legato a molte variabili.

L’itinerario ha avuto una verifica di fattibilità in occasione del cosiddetto test event realizzato nel 2019 nell’ambito del Festival dell’Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile.

Il Grand Tour del Piemonte è invece un progetto che è stato attuato da un ente strumentale della Regione, Visit Piemonte, che lo ho ha finanziato. Anche in questo caso nel 2021 abbiamo realizzato giornate di verifica sul campo, attraverso Test Event accompagnati da giornalisti specializzati e coinvolgendo i soggetti interessati nel territorio.

Adesso stiamo lavorando a un progetto analogo con la Lombardia, essendo un modello ripetibile. Quello che ho potuto constatare in questi anni, per la realizzazione e l’attuazione del progetto, è l’importanza del coinvolgimento di enti territoriali che non siano solo le amministrazioni locali ma che siano enti sovraordinati senza particolari vincoli di competenza su singoli territori di livello locale, ma che siano in grado di attuare visioni più ampie, con sensibilità per questi temi di scala almeno regionale o interregionale. La CNA di Roma ad esempio ha dato un incarico per realizzare quattro aree di sviluppo a livello nazionale su questi temi.

 

5.     Quali possono essere le possibili ricadute di lunga durata sui territori e sui loro abitanti?

Questo tipo di turismo può essere un vero e proprio catalizzatore per i territori, può promuovere buone pratiche di sviluppo territoriale e portare risorse a vantaggio degli abitanti e non solo dei turisti. Insieme al riequilibrio dei territori questo infatti è un altro punto cruciale del progetto, anche se richiede tempi lunghi.

Se si riattiva la ferrovia faentina, va benissimo per i turisti ma soprattutto per gli abitanti che possono usufruire di un’infrastruttura funzionante in modo più efficiente.

È successo ad esempio per la ferrovia da Bolzano a Merano che è stata riattivata con l’idea di favorire il turismo, anche in bicicletta, ma in realtà questa è diventata una vera e propria metropolitana di superficie per gli spostamenti quotidiani dei residenti, un mezzo molto apprezzato anche dagli abitanti, tant’è che adesso è una linea che funziona benissimo, producendo vantaggi territoriali più ampi. E lo stesso sta succedendo un po’ in Lombardia. Le ferrovie Nord di Milano, che sono i gestori della rete ferroviaria, stanno verificando un aumento consistente di viaggi nei fine

settimana, il sabato e la domenica, legati al turismo e questo si riverbera positivamente sui traffici di tutta la settimana. Anche questo è riequilibrio: spostare i ricavi delle linee ad alta velocità su quelle locali tenendo insieme e ottimizzando i due sistemi in modo da poter ripianare eventuali perdite delle linee secondarie con i redditi dell’Alta velocità, senza distinguere tra Freccia Rossa e treni locali.

È un effetto del turismo di un certo tipo che fa capire anche agli abitanti che i treni possono funzionare bene. Il turismo può cambiare la mentalità. 

 

6.     In che modo i turisti possono influenzare positivamente la vita dei residenti?

I turisti in genere per viaggiare chiedono servizi sui mezzi, possibilità di ricarica del telefono e connessioni wifi, viaggi comodi e questo si traduce poi in servizi importanti anche per chi vive in quel territorio.

Noi distinguiamo gli insiders, cioè le comunità locali, dagli outsiders, i visitatori. Il paesaggio delle Alpi è stato creato dagli Inglesi, ci sono voluti gli outsiders per guardare quel territorio in un modo diverso. Dopodiché il rischio è che i luoghi diventino anche troppo turistici, perdendo di autenticità e subendo presenze e ritmi non adeguati, in particolare per i luoghi più marginali, piccoli e delicati. Insomma il riequilibrio è una cosa difficile, si tratta di capire come fare per non far prevalere gli uni sugli altri.

 

7.     In Toscana si sta parlando da tempo del progetto di Ciclopista tirrenica ma non mi pare ci siano esempi di questo tipo. Sarebbe possibile realizzare un progetto simile sulla costa?

Su quel territorio non ho mai ragionato. Abbiamo pensato di prendere in considerazione la rete di luoghi UNESCO, Firenze e poi la Toscana classica, il Chianti, la Val d’Orcia, collegandoli e attraversando luoghi anche meno noti. Non abbiamo tuttavia preso in considerazione, in questa fase del progetto, la dorsale tirrenica.

Però i temi dell’acciaio e dell’archeologia industriale sarebbero molto interessanti, proprio nella strategia più ampia di un progetto di valorizzazione territoriale, che è la competenza specifica della quale ci occupiamo. Ad esempio nella Ruhr in Germania hanno realizzato un progetto interessante; in tutta la regione che è patrimonio Unesco con itinerari ciclabili, grandi parchi, si è creata una forma di turismo legata all’archeologia industriale.

Nella Ruhr, oltre che lavorare sugli oggetti e sui materiali, hanno portato avanti una strategia non finalizzata solo alla riqualificazione dei siti industriali, molto suggestivi e legati all’industria del carbone, dell’acciaio, della chimica e oggi in gran parte dismessi. Al tempo stesso si è posta attenzione al corpo sociale degli abitanti, lavorando in primis sulle persone: più generazioni di operai e delle loro famiglie avevano infatti lavorato nelle miniere, nelle fabbriche: per questo ci si è preoccupati di tradurre quello che era un sentimento inizialmente avverso all’industria in un motivo di orgoglio

legato alle proprie vocazioni, portando un processo che partiva dal passato per guardare al futuro.

Un progetto che è servito a costruire e attrarre una popolazione più giovane e più dinamica riuscendo a far diventare il passato industriale un motivo di orgoglio. Non solo un progetto di spazi fisici ma anche un progetto sociale.

Oggi la bici e il cicloturismo sono tornati di moda. Forse, anche perché con la bicicletta è possibile visitare i territori in una dimensione più ampia rispetto al solo cammino, in un raggio di alcune centinaia di chilometri. Fare duecento chilometri per un turista in bici è fattibile e in questo ambito è facile raggiungere anche i luoghi più marginali e non per questo meno interessanti, dove spesso anche le strade sono meno trafficate, attraversando territori originali e fuori dai percorsi più battuti.

Per questo sarebbe interessante mettere a sistema la costa livornese con Piombino, l’Elba e Follonica, Volterra, le colline metallifere, i paesaggi dell’energia con i soffioni, il monte Amiata, unendo temi diversi e trasversali: storia, enogastronomia, paesaggio, archeologia industriale, ma anche con uno sguardo sul futuro, guardando all’arte e all’architettura contemporanea. 

Questo approccio consentirebbe a questi territori e ai luoghi un po’ ai margini, di mettersi insieme, creando una rete interessante di itinerari, intrecciando temi diversi facendo tesoro anche della presenza di strade storiche come la “Francigena” e l’”Eroica.

Sono nuove possibilità per creare innovazione e per riattivare positivamente i territori, in linea con le proprie tradizioni e bellezze, sia naturali che prodotte dall’uomo, con uno sguardo aperto e positivo verso il futuro.