Gestire il conflitto, costruire la pace

I giovani e l'esperienza di "Rondine. Cittadella della Pace"

Intervista a Franco Vaccari

a cura di Monica Pierulivo

Rondine Cittadella della Pace  è un’organizzazione che si impegna per la riduzione dei conflitti armati nel mondo e la diffusione della propria metodologia per la trasformazione creativa del conflitto in ogni contesto, fondata più di trentacinque anni fa da Franco Vaccari, psicologo e docente, attualmente presidente dell’associazione.

L’obiettivo è contribuire a un pianeta privo di scontri armati, in cui ogni persona abbia gli strumenti per gestire creativamente i conflitti, in modo positivo.

Rondine ha sede in un luogo unico al mondo da cui trae il nome: un borgo medievale nel cuore della Toscana, immerso nella natura. Un luogo di rigenerazione dell’uomo, dove è stato elaborato l’innovativo “Metodo Rondine”, oggi a disposizione dell’umanità e della pace globale.

Abbiamo intervistato il presidente fondatore di Rondine Cittadella della Pace, Franco Vaccari, che dal 1988 sta sperimentando i valori dell’ospitalità e del dialogo ispirandosi a Giorgio La Pira e don Lorenzo Milani.

 

Ci può illustrare cosa è il Metodo Rondine?

“Rondine” è un metodo che propone un nuovo modo di vedere le relazioni umane a partire dal conflitto, che è visto non più come qualcosa di negativo o di sinonimo di guerra, ma in relazione alle differenze che esistono costantemente tra gli umani e che sono invece il motore delle energie. Quindi le differenze che ci sono si urtano, confliggono ma nell’urto, nel profilarsi, nell’incontrarsi generano energia vitale. È un modo radicalmente nuovo di vedere il conflitto, alla base dell’origine delle relazioni.

 

La vostra è un’associazione?

La nostra è un’associazione iscritta al terzo settore e ha intorno a sé una costellazione di soggetti giuridici, ha una Fondazione e anche una cooperativa sociale, però il motore è l’associazione. 

 

Il cuore del vostro lavoro è lo studentato internazionale, la World house dove convivono e studiano giovani provenienti dai luoghi di conflitto. 

Sì, la World house è un programma che dura diciotto mesi e che ospita giovani coppie di studenti che provengono da zone di guerra o di post conflitto, israeliani e palestinesi, russi e ucraini, ecc. Queste coppie vivono qui a Rondine per il periodo stabilito; arrivano come appartenenti a due gruppi ‘nemici’ e fanno un grosso lavoro su sé stessi di cambiamento e trasformazione. Oggi la World House accoglie trenta giovani di venticinque nazionalità diverse provenienti da Medio Oriente, Balcani, Africa, Caucaso e America Latina.

 

Quanti sono gli studenti che ogni anno vengono a Rondine e quali sono le ricadute dopo che escono da questa esperienza? Continuano a crederci? Portano avanti ancora pratiche di pace nella loro vita?

Ad oggi sono già passati 288 studenti che ora sono tutti professionisti, tornati la maggior parte nei loro Paesi, alcuni rivestono ruoli di rilievo dal punto di vista civile, sociale, professionale e anche politico istituzionale. Abbiamo anche dei ministri, professori universitari, parlamentari, educatori, giornalisti. Si tratta quindi di circa 300 giovani che con il Metodo Rondine, e questo nuovo modo di vedere le cose, sono rientrati nei loro paesi e cercano di vedere il mondo da un altro punto di vista. Non ci rivolgiamo a un target particolare di persone ma a tutti. Il nostro lavoro di sartoria umana è pertanto quello di formare giovani leader che pensino e agiscano in modo diverso dalle leadership che stiamo vedendo e che ci stanno portando sul baratro.

 

Quali sono le relazioni tra giovani provenienti dai Paesi in conflitto, soprattutto in momenti come questi in cui le relazioni sono molto esacerbate (Russia-Ucraina; Israele-Palestina)?

Stiamo vivendo una fase drammatica, i popoli si chiudono nei loro dolori e sembra che non si possano parlare. A Rondine manteniamo vive le relazioni costruite e proponiamo incessantemente di venire qui perché nonostante tutto possano iniziare a incontrarsi. Come ha detto Leone XIV recentemente, la Pace inizia guardandosi negli occhi.

 

Da nove anni lo Studentato Internazionale è affiancato dal progetto “Quarto Anno Rondine”, che rappresenta la prima applicazione del Metodo Rondine nel contesto scolastico italiano. Di cosa si tratta?

Ogni anno selezioniamo da tutta Italia una classe di quarta liceo (scientifico, scienze umane, classico, ecc.)  per formare una classe di 30 giovani italiani, distribuiti in tutte le regioni, che frequentano il loro quarto anno a Rondine. Al termine di questa esperienza gli studenti tornano nelle loro scuole per frequentare l’ultimo anno e portano con sé un progetto di ricaduta sociale importante per cambiare i loro territori, per impegnarsi con una mentalità nuova in un impegno civile nei loro luoghi. A fronte del successo di questa sperimentazione è nata la  Sezione Rondine, nell’ambito del protocollo d’intesa sottoscritto con il ministero dell’Istruzione. Un progetto che intende mettere il Metodo Rondine a disposizione delle scuole italiane che potranno attivare un triennio scolastico innovativo dove la relazione docente-studente sia messa al centro dell’attività, così come lo sviluppo delle risorse interiori delle ragazze e dei ragazzi che aderiscono. La  Sezione Rondine avviata dal 2022, a oggi è stata attivata in 32 scuole italiane.

 

Nel corso degli anni avete ricevuto molti riconoscimenti, tra questi la candidatura al Nobel per la Pace nel 2015 e nel 2021 l’acquisizione dello Status consultivo presso il Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite.

Sì, sono riconoscimenti importanti che ci facilitano nel portare il metodo Rondine oltre i confini dell’Italia.

 

Ci sono stati anche degli insuccessi nel corso del tempo?

La storia è piena d’insuccessi di ragazzi che interrompono prima di finire il percorso perché non se la sentono di andare avanti per motivi diversi. Il nostro è un percorso molto esigente e occorre tanto coraggio per convivere due anni gomito a gomito con il nemico e cambiare modo di vedere. Quindi gli insuccessi ci sono stati inevitabilmente anche se possono prendere pieghe diverse. In alcuni casi, infatti, i ragazzi che non completano il percorso tornano dopo due o tre anni per riprendere l’esperienza. La costruzione delle relazioni umane non la puoi inquadrare dentro le tue caselle, presuppone una elaborazione lunga, a volte ci vuole tutta una vita, e Rondine rimane aperta a tutti.

 

Dal 6 all’8 giugno a Rondine si svolgerà il Festival YouTopic, tre giorni disarmanti che raccolgono tradizionalmente molte adesioni e che quest’anno vedranno la partecipazione del presidente Mattarella. Cosa prevede questo evento e qual è l’aspettativa?

Una bella aspettativa perché avremo l’onore e il privilegio dell’inaugurazione da parte del presidente Mattarella. Speriamo che partecipi tanta gente, che siano giorni pieni di occasioni d’incontro, di riflessioni in cui si nutre l’anima per tornare a casa convinti che la pace è possibile e che ognuno di noi può fare qualcosa. E poi che il tema che ispira questa edizione, che è l’immaginazione, dia la possibilità di bucare la coltre nera di nebbia e di fumo che viene dai luoghi della guerra, che genera disperazione e disorientamento; se buchiamo tutti insieme questa coltre riusciamo a immaginare un futuro di pace.