La Biblioteca Italiana delle Donne di Bologna
La cultura del femminile come spazio politico
Intervista ad Anna Pramstrhaler
(a cura di Benedetta Celati)
Anna Pramstrhaler si occupa attivamente di femminismo da quando ha sedici anni ed è la responsabile della Biblioteca Italiana delle Donne di Bologna.
La incontro un lunedì pomeriggio, in Via del Piombo, dove ha sede la biblioteca, e le chiedo di raccontarmi la storia di questo posto magico, e certamente unico, la più importante biblioteca specializzata in cultura femminile, studi di genere e femminismo d’Italia.
La biblioteca, che nel 2023 ha compiuto quarant’anni, è gestita, in convenzione con il Comune di Bologna, dall’associazione femminista di promozione sociale Orlando (che trae il nome dal titolo del romanzo di Virginia Woolf), impegnata, dall’inizio degli anni ’80, a diffondere i temi della cultura della differenza di generee della presenza pubblica femminile.
Per la sua collezione è riconosciuta come istituzione di riferimento in Italia e in Europa. Vi sono libri sulla storia del femminismo, testi letterari anche dell’Ottocento e del primo femminismo italiano e internazionale. Sono presenti poi molti fondi frutto di donazioni da parte di femministe ed esponenti della cultura. Ad oggi vi sonooltre 40.000 libri di tutte le materie e lingue legate alle donne e 700 titoli di periodici. In questo momento, per esempio, viene catalogato il fondo Rosi Braidotti.
Anna Pramstrahler mi spiega che oltre alle studiose e agli studiosi, la biblioteca è frequentata anche da utenti appassionate di letteratura e poesia di donne. Si tratta di lettrici che possono partecipare a gruppi di lettura o a laboratori.
La presenza di un luogo come questo nella città di Bologna non è casuale. Bologna è conosciuta per gli studi di genere e l'Università di Bologna è stata la prima ad ospitare, nel 1998, un corso d’insegnamento di Storia delle donne, a cura di Anna Rossi Doria, i cui libri e carte sono state donati, dalle figlie Silvia e Lisa Ginzburg, alla Biblioteca Italiana delle Donne e all’Archivio di Storia delle donne, nel luglio 2017.
Nell’universo patriarcale, la conservazione e promozione dei documenti, la ricostruzione storiografica del femminismo italiano e locale sono mezzi di vera e propria azione politica, perché, come sottolinea Anna Pramstrahler, la conoscenza e la cultura svolgono un ruolo fondamentale per la trasformazione della realtà.
Se quarant’anni fa, quando nasceva la Biblioteca Italiana delle Donne, in Italia quasi in ogni città erano presenti piccoli centri di documentazione e biblioteche delle donne, oggi queste realtà sono rimaste poche. La mancanza di finanziamenti e di spazi adeguati ne ha reso difficile la sopravvivenza. Proprio nell’ottica della collaborazione e del mutuo rafforzamento, alla fine degli anni ’80 veniva creata la rete Lilith come strumento di relazione e scambio tra i centri di documentazione, archivi e biblioteche delle donne presenti sul territorio nazionale, con cui la biblioteca di Bologna ha lavorato per molti anni. Vi sono inoltre anche reti europee, che consentono la diffusione della conoscenza sui temi della soggettività, del femminismo, dell’identità femminile, dando visibilità a quanto altrimenti rischia di rimanere ai margini.
Come sottolinea nel dialogo Anna Pramstralher: «In questi anni, sono stati indubbiamente raggiunti numerosi obiettivi rispetto alla libertà delle donne, in termini legislativi ma anche dal punto di vista culturale, grazie all’impegno delle associazioni, del movimento delle donne e anche delle singole donne all’interno delle istituzioni. Per la sensibilità su questi temi, Bologna è un contesto privilegiato, perché è una città nella quale si fanno politiche di genere, sostenute dal governo locale. Tuttavia, i cambiamenti sono una conquista continua, essendo legati alla trasformazione della mentalità di chi detiene il potere. L’attività legislativa e la giurisprudenza su questo piano sono influenzate dalla presenza di una cultura maschilista che ancora in Italia continua a prevalere. La coscienza femminile, necessaria per modificare il funzionamento della società, molto spesso non appartiene neanche alle donne che raggiungono posizioni di potere, venendo a configurarsi vere e proprie imitazioni del patriarcato, anche dal lato femminile».
L’attività culturale svolta da luoghi come la Biblioteca Italiana delle Donne è per tutti questi motivi essenziale, visto il legame che c’è tra informazione, cultura e politica. Chiedo perciò se a frequentarla sia solo chi già è sensibile ai temi del femminismo o se riesca ad attrarre anche persone diverse.
Anna Pramstrahler: «Nei primi anni del femminismo sono stati creati collettivi separatisti e una parte importante del movimento delle donne è partito dall'autocoscienza, mirando a rivoluzionare il patriarcato a partire dalla consapevolezza di sé stesse. Poi piano piano si è spostata l’attenzione sul bisogno di cambiare la società, con lo sviluppo di attività imperniate sulla presa di coscienza collettiva, includendo nel processo anche gli uomini. Di fatto a tutt’oggi in biblioteca l’80% degli utenti sono donne, essendo il femminismo un interesse intellettuale e di ricerca che in maniera più immediata colpisce l’attenzione delle donne. Gli uomini sono meno coinvolti e meno sensibili al tema, ma la biblioteca organizza comunque diverse attività pubbliche insieme all’associazione Orlando per far parlare di tematiche che dovrebbero, in realtà, interessare tutti. A questo proposito, devo dire che nelle nuove generazioni qualcosa secondo me sta cambiando. Nelle manifestazioni, come quella del 25 novembre per l'eliminazione della violenza contro le donne, vediamo presenti tanti giovani maschi, sia delle scuole superiori che delle università, che si considerano parte della causa contro il machismo, e che non si sentono a loro agio nei panni di un uomo stereotipato “maschile” definito dai canoni etero patriarcali. Il cambiamento generazionale è in corso, per valutarne i risultati dobbiamo, però, aspettare qualche anno. La promozione della cultura femminile può essere dunque interpretata anche come strumento di educazione: una educazione di genere anche rivolta ai bambini maschi che sono gli uomini che verranno, per i quali i modelli attualmente proposti dai mass media e dalla società sono ancora fortemente ancorati agli stereotipi. E lo saranno sempre finche non vengono messi in contraddizione, ossia contrastati dalla diffusione capillare di modelli alternativi».
Se è vero che l’esperienza di ciascuna di noi nell’avvicinamento al femminismo è diversa, è altrettanto vero che nella maggior parte dei casi è motivata dalla curiosità suscitata dall’esterno, dalle letture fatte, dall’incontro con un’altra donna, dalla proposta di un’insegnante, dal consiglio di un’amica. Non è la cultura ufficiale che favorisce la rottura con il patriarcato. Proprio sulla curiosità bisogna allora lavorare per aprire sempre di più le porte di uno spazio di questo tipo a chi, diversamente, non si sente interpellato.
Uno degli strumenti per sconfiggere il patriarcato, come sottolinea Anna Pramstrahler, è imparare a parlare con un linguaggio non discriminatorio nei confronti delle donne, ricordando che il linguaggio non è mai neutro rispetto all’esercizio del potere.
E per iniziare a farlo, per conoscere e acquisire consapevolezza, entrare in un luogo che celebra e rende vive le parole delle donne è sicuramente la scelta giusta da fare.