Orecchio, manualità e cuore: l’accordatore che fa musica a tutto tondo

Intervista a Michele Padovano (accordatore e compositore)

a cura di Monica Pierulivo

Come si diventa accordatore?

Ho avuto l’opportunità e il pregio di entrare in contatto con persone che gradualmente mi hanno introdotto a questo mestiere, bellissimo, dove la creatività va di pari passo con la conoscenza della meccanica del pianoforte. L’accordatura è un mestiere che s’impara da soli se si ha una determinata propensione alla musica, la cui conoscenza è essenziale, perché è importante sapere come si formano i suoni. Parallelamente al mestiere di accordatore, infatti, ho frequentato il conservatorio “L. Cherubini” di Firenze e ho studiato composizione per pianoforte, successivamente ho frequentato anche i corsi per direzione di coro.

La mia attività di accordatore è parallela a quella di compositore: nel ’79 iniziavo il mio praticantato come accordatore e nello stesso periodo frequentavo il conservatorio che mi ha portato a scrivere musica. Ho iniziato a fare il compositore nel ’93.
Il mestiere di accordatore bisogna impararlo da soli dal punto di vista della formazione sonora, dal punto di vista delle azioni meccaniche da fare sulle corde, per intonarle e stabilizzarle, cosa che si può insegnare ma che ha comunque bisogno di un’applicazione giornaliera e di una manualità, perché i pianoforti non sono tutti uguali.

Quanto sono importanti l’intervento umano e l’orecchio per l’accordatura?

Sono fondamentali: con l’orecchio si crea un’intonazione musicale che potrà essere in simbiosi con le necessità degli interpreti pianisti. Non c’è una vera e propria nomenclatura per descrivere le fasi dell’accordatura. Ognuno ha il suo stile, la sua sensibilità. I musicisti a questo proposito sono dei collaboratori essenziali dell’accordatore perché dicono, non a parole ma ad impressioni, quello che non trova ragione nella loro sensibilità. La collaborazione tra accordatore e musicista è un aspetto importante, è una sinergia imprescindibile e il risultato non è mai uguale. Non c’è niente di stereotipato, o meglio non ci dovrebbe essere.

Tutto questo richiede abilità e conoscenze ed esperienza. Ogni strumento ha le sue caratteristiche?

Sì, perché è materia viva. Il pianoforte è fatto di tante componenti però quello principale che crea il suono è quello delle corde e soprattutto l’abete di risonanza che dà il carattere di suono continuativo o meno. Poi c’è la qualità che stabilisce un’impronta sonora e un colore timbrico. L’accordatore ogni volta infonde la sua sensibilità nei suoni del pianoforte fino a capirne l’essenza. Tutto questo richiede molto tempo. Per fare una buona accordatura ci vogliono due o tre ore.

Da cosa si capisce che un’accordatura è conclusa?

Quando hai completato tutta una serie di armonie, di suoni in tutta la tastiera del pianoforte - che ha 88 note e circa 230 corde - e hai messo a punto tutte le note dello strumento. Allora il pianoforte è pronto per essere provato dal pianista e per capire quello che eventualmente deve essere modificato. Fondamentali in tutto questo, una sensibilità e un’attenzione reciproca.

Non è quindi un lavoro solitario

È solitario durante la messa a punto del pianoforte e non lo è più quando arriva l’interprete.

Quindi nel suo caso fare l’accordatore significa fare musica a tutto tondo, non solo eseguirla ma anche comporla.

È un lavoro molto bello, che si basa sulle soluzioni istintive e uditive che l’accordatore può trovare per porre rimedio e formare l’accordatura del pianoforte.
Purtroppo,oggi molti accordatori scelgono di utilizzare apparecchiature digitali per accordare i pianoforti, principalmente per risparmiare tempo. A mio avviso, però, questa pratica è discutibile. Il suono digitale, infatti, non esiste in natura: affidarsi esclusivamente a programmi informatici o dispositivi elettronici significa rinunciare a mettere in gioco il proprio orecchio e il proprio senso musicale. È vero che questi strumenti possono velocizzare il processo di accordatura, ma il risultato finale spesso non corrisponde alle aspettative che si hanno nei confronti di un accordatore esperto, perché la macchina lavora secondo parametri che non tengono conto della complessità e della ricchezza del suono acustico. Il pianoforte è uno strumento acustico e l’orecchio umano percepisce in modo analogico: sono elementi che dovrebbero dialogare tra loro, non essere separati. Un’accordatura eseguita solo con strumenti elettronici, a mio parere, produce un suono freddo, impersonale e privo di espressività. Oggi la modernità tende a trascurare questa tradizione, ma è importante ricordare che il pianoforte fu inventato nel 1709 e che già nei secoli precedenti esistevano strumenti come le spinette, e quindi anche gli accordatori. La rapidità e l’efficienza della tecnologia moderna rischiano di cancellare un patrimonio di conoscenze e sensibilità che ha radici profonde e, secondo me, non può essere sostituito dalla sola tecnologia.

I musicisti oggi che tipo di accordatura preferiscono?

La maggior parte dei musicisti, soprattutto quelli con una formazione classica, continua a preferire l’accordatura tradizionale. Questa modalità richiede l’uso di strumenti come il diapason, le armoniche o l’accordatore a orecchio e implica un processo più lento e consapevole, come si diceva. È un metodo che favorisce il discernimento e la sensibilità musicale, elementi fondamentali per chi vuole sviluppare un proprio stile e una profonda consapevolezza artistica.
Come già evidenziato, l’accordatura non è solo una questione tecnica, ma fa parte di uno stile di vita artistico. Per ottenere risultati duraturi e significativi, è necessario dedicare tempo e attenzione al processo. La fretta e la superficialità rischiano di compromettere la qualità musicale e la crescita personale del musicista.
D’altra parte, i musicisti più giovani e quelli che lavorano in contesti moderni o di musica pop, rock ed elettronica tendono a utilizzare accordatori digitali o app per smartphone. Questi strumenti permettono un’accordatura rapida, precisa e comoda, ideale per chi ha bisogno di ottimizzare i tempi in prove o esibizioni. Tuttavia, questo metodo può portare a una minore attenzione al dettaglio e a una minore comprensione del processo di accordatura.

Un consiglio che si sente di dare?

Se sei un musicista o stai imparando, suggerisco di alternare l’apprendimento con  l’ascolto dei suoni e degli intervalli che il pianoforte genera, per sviluppare sia la precisione che l’orecchio musicale. Prendersi il tempo per accordare lo strumento con calma è un investimento prezioso per la tua arte.