Le Olimpiadi specchio del mondo

 Intervista a Massimo Giuliani

a cura di Monica Pierulivo

1.     Le Olimpiadi sono un grande evento globale, con oltre 200 Paesi partecipanti in oltre 400 eventi tra Olimpiadi estive e invernali, che mette in gioco tante risorse, anche in termini di ideali. Ti chiedo quindi quali sono i valori olimpici che ispirano questa grande manifestazione, e quanta consapevolezza ci sia ancora oggi di questi ideali, tra gli organizzatori e tra chi partecipa.

I valori sono ancora quelli scritti nella Carta olimpica, già identificati nel 1908 dal barone de Coubertin, con la nascita del movimento olimpico. L’idea fondante era che i giovani di tutto il mondo, indipendentemente dall’etnia, dal credo politico, ecc., potessero dialogare e allacciare rapporti in maniera cosmopolita. Questo, secondo de Coubertin, portava a una progressione della civiltà mondiale. Il movimento olimpico nasce quindi su queste basi, di internazionalismo, lealtà, amicizia, solidarietà, rispetto, pace ecc.
Naturalmente a tutto questo si aggiunge l’importanza dell’Olimpiade dal punto di vista sportivo e quindi al forte impegno che richiede. Per un atleta si tratta certamente dell’evento più importante della sua carriera, sia come dilettante, professionista o semi-professionista e rappresenta il clou, il momento più importante della vita, della carriera, quello che ogni atleta sognerebbe dal momento in cui inizia a fare agonismo. Quindi, chiaramente le aspettative sono tante.

Parlando di valori, inoltre, è necessario far riferimento anche alle Olimpiadi antiche, che sono nate con lo scopo addirittura di confrontarsi, non nei campi di battaglia, ma nelle competizioni atletiche tra Stati diversi. In epoca antica, le Olimpiadi erano anche un’occasione per decretare periodi di tregua, nel caso si stessero combattendo delle guerre. Cosa che invece non succede più oggi, come abbiamo visto proprio in occasione dei giochi 2024. Questa differenza è abbastanza significativa per capire come siano cambiate le cose, anche rispetto ai valori fondanti delle Olimpiadi moderne di Coubertin.

Esempio, alle Olimpiadi di Parigi del 2024 alcuni degli atleti russi hanno potuto partecipare senza la propria bandiera non rappresentando il proprio paese. Alcuni hanno scelto di partecipare, altri no. Se ci rifacciamo allo spirito olimpico, questo potrebbe essere interpretato come una stortura perché de Coubertin voleva mettere in dialogo i giovani di tutto il mondo, senza barriere e senza limitazioni. Se l’Olimpiade dovesse rispettare il valore olimpico non dovrebbe impedire agli atleti di partecipare. In presenza di una guerra ingiusta è stato trovato quindi un compromesso: venire a gareggiare in maniera neutra senza la propria bandiera di appartenenza. D’altronde l’aggressione della Russia nei confronti dell’Ucraina sta continuando dopo tre anni ormai e questo collide fortemente con i valori dell’internazionalismo, del rispetto, della pace. C’è quindi una contraddizione fra il preteso universalismo degli ideali olimpici e la durezza di una competizione diretta fra nazioni. Lo stesso sovranismo di alcuni Paesi si pone in contrasto con il concetto di internazionalismo.

2.     Dal punto di vista dell’organizzazione, invece, le Olimpiadi richiedono una grande macchina di progettazione e di realizzazione, che mette in gioco enormi risorse e migliaia di persone. È un evento globale e locale allo stesso tempo. Richiede inoltre molto tempo, credo che per organizzare un’Olimpiade si debba iniziare parecchio prima. Il CIO (Comitato Olimpico Internazionale) è forse l’organismo più importante da questo punto di vista. Come sono definite dunque le regole, anche sovranazionali, fra gli Stati partecipanti?

Le candidature per ospitare i giochi olimpici sono presentate con molto anticipo, in genere almeno 8 anni prima, quando entrano in ballo le proposte dei comitati olimpici nazionali, dato che il CIO è un organismo internazionale che fa riferimento a tutte le organizzazioni nazionali nel mondo. C’è un’apposita commissione che si relaziona sia con i comitati olimpici internazionali che con le federazioni sportive mondiali. Queste ultime hanno il diritto, così come tutti i comitati olimpici internazionali, di candidare una nazione e poi una città. Chiaramente c’è tutta una prassi che è piuttosto complessa in cui pesano tanti elementi, anche di assetti socio-politico-economici mondiali. Perché questo è l’evento mondiale più importante, al di là dell’Expo che è però più recente rispetto ai giochi olimpici, è chiaro quindi che ci sono molti interessi in gioco e lobby di tutti i tipi (sociali, economiche, politiche) che possono influenzare direttamente o indirettamente queste scelte. Non conta solo l’attrattività di una città come Parigi, ad esempio, piuttosto che di Roma o di Los Angeles, ma ci sono tante componenti da tenere presenti che portano alla decisione finale.

3.     Anche il tema ambientale ha un peso nella scelta della candidatura? Sarebbe infatti importante che il motto olimpico “citius, altius, fortius” andasse anche nella direzione di fissare standard più esigenti dal punto di vista della sostenibilità.
 
So per certo che questo è uno dei parametri che vengono presi in considerazione, anche perché nella scelta della città uno degli aspetti più importanti è la valutazione degli impianti sportivi, e stiamo parlando di decine e decine di impianti sportivi che vengono costruiti in cemento o in altri materiali, di alberi che possono venire abbattuti o piantati e di tutto quello che si può correlare alla costruzione degli impianti stessi. Pensiamo, a questo proposito, alle Olimpiadi invernali che si svolgono in località montane, dove affiora sempre la diatriba se aprire o meno nuove piste da sci e questo implica delle scelte che vanno a incidere sull’ambiente. Anche su Milano Cortina 2026, ad esempio, ci sono stati molti problemi da questo punto di vista. La sfida è quindi quella di avere impianti adeguati con un’attenzione particolare alla sostenibilità e all’innovazione.
Ho potuto verificare tutto questo attraverso la mia esperienza diretta: ho partecipato a 3 Olimpiadi, Pechino nel 2008, Londra nel 2012 e Rio de Janeiro nel 2016; mi sono perso quella di Tokyo, pur partecipando alla pre-olimpica, a causa del Covid che ha costretto a posticipare i Giochi al 2021 e io a quel punto avevo terminato il mio ruolo di commissario tecnico, dopo circa 28 anni. Però ho alle spalle queste tre Olimpiadi molto peculiari, ognuna diversa dalle altre.

4.     Cosa vuol dire vivere direttamente un’Olimpiade?

L’Olimpiade di Pechino, oltre a essere la prima a cui ho partecipato, dopo l’esperienza di una ventina di campionati del mondo, mi ha dato la possibilità di vivere emozioni e sensazioni che vanno al di là del gioco sportivo ma che hanno una valenza sociale e culturale.  Questo evento ci fece capire quanto la Cina desiderasse aprirsi sempre più al mondo, in quegli anni, per conquistarsi un rango internazionale corrispondente al successo economico conquistato in precedenza.
Un altro aspetto importante è sicuramente quello turistico ed economico. La rinuncia della città di Roma a ospitare i Giochi del 2016, per me fu un grande errore in termini di opportunità. Si disse che Roma non aveva bisogno di presentazioni, perché Parigi forse ne ha bisogno? Le occasioni che un’Olimpiade offre, sono sicuramente quelle d’immagine ma anche di riqualificare, migliorare e ammodernare la logistica (le stazioni, le metropolitane, il parco macchine, autobus, tramvie, ecc.), per spazi anche intelligenti, sportivi ma non solo, alla città. Per Roma questa è stata un’occasione persa, perché anche mettendo in conto un fisiologico sperpero di denaro, sarebbe stata un’occasione per dare una rinfrescata, una ripulita e un’immagine diversa della città e del Paese. Ci sono città che sono riuscite a rinascere dopo un evento di questo tipo, si pensi a Torino dopo le Olimpiadi invernali del 2006.
 
5.     Tornando all’importanza dei valori olimpici, sarebbe bello pensare che il valore simbolico di questi Giochi e dello sport in generale, fosse in grado di influenzare positivamente anche le politiche nazionali, veicolando e trasmettendo il patrimonio di idee di questo grande evento planetario.

Questo è vero e si può avvertire soprattutto dalle emozioni delle atlete e degli atleti di tutto il mondo e di tutte le etnie, perché lo sport non ha colore ed è capace di unire. In quel contesto c’è competizione ma anche tanta solidarietà; quello che viene trasmesso è il fatto che un mondo diverso forse è davvero possibile. Quanto poi si riesca a influenzare la politica questo purtroppo non saprei dirlo ma non sono tanto ottimista da questo punto di vista. Da evidenziare inoltre è che i costi delle Olimpiadi vengono coperti, per una grandissima fetta, dalle lobby degli sponsor; sicuramente i main sponsor tramite le Olimpiadi mirano a conquistarsi un’immagine di modernità anche se, parliamoci chiaro, tra questi compaiono multinazionali come Coca Cola ed altri che chiaramente lasciano il segno.
Quindi ci sono delle evidenti contraddizioni da questo punto di vista, però almeno nelle pratiche in ambito sportivo le Olimpiadi sono capaci di veicolare dei messaggi importanti. Pensiamo solo ai villaggi dove vivono le atlete e gli atleti durante i Giochi, che sono delle piccole città capaci di ospitare fino a 9-12 mila persone, dove viene eletto addirittura un sindaco. Una città con diversi spazi di socialità, una sorta di città partecipata. 
Bisogna pensare, inoltre, che il flusso turistico e di conoscenza comincia molto prima rispetto all’Olimpiade in sé. C’è un flusso di dirigenti, atleti, delegazioni che inizia a muoversi verso la città ospitante almeno 4 anni prima, e questo è certamente un arricchimento importante.
L’auspicio comunque è sempre quello di lavorare anche nella società civile con lo stesso impegno e con gli stessi ideali con cui si allenano gli atleti, in modo da poter registrare risultati importanti per l’acquisizione di maggiore giustizia e diritti nel mondo.