Contro la mitologia della guerra
Intervista a Domenico Gallo
(a cura di Monica Pierulivo)
Domenico Gallo, magistrato, giudice della Corte di Cassazione, eletto senatore nel 1994, ha svolto le funzioni di Segretario della Commissione Difesa nell’arco della XII legislatura, interessandosi anche di affari esteri, in particolare del conflitto nella ex Jugoslavia.
Lo abbiamo intervistato nel corso di un’iniziativa promossa dal Circolo Costituente Terra Val di Cornia il 26 marzo scorso a Venturina Terme sul tema “Ripudiare la guerra. La terra è di tutti”.
- Cosa vuol dire resistere alla guerra?
Vuol dire respingere la cultura della militarizzazione, che imperversa e impazza su tutti i principali organi d’informazione. Oggi ci troviamo di fronte a una sorta di uso totalitario dell’informazione e dei miti che legittimano la guerra. La prima vittima della guerra è la verità e quindi fare resistenza alla guerra vuol dire in primis mettere a fuoco le contraddizioni, i rischi e i costi inaccettabili generati dalla politica che legittima la guerra.
Occorre smascherare la mitologia del nemico, un punto di forza di tutte le narrazioni di guerra. Noi ci troviamo di fronte a una situazione in cui si cerca di capovolgere il senso comune dell’opinione pubblica che considera la guerra una disgrazia, per far accettare la guerra come una normale funzione della politica, alla quale dobbiamo rassegnarci e donare lacrime e sangue. Ma questo non è accettabile ed è molto rischioso.
- È necessario quindi un cambiamento di prospettiva e un’informazione meno univoca?
Sì, le parole del Papa in questo senso hanno fatto scandalo perché hanno introdotto il principio di realtà, che è eversivo rispetto alla narrazione dominante e univoca.
- La guerra Russo-Ucraina dura ormai da due anni e sembra essere iniziata quasi improvvisamente, da un giorno all’altro. In realtà le ragioni di questo conflitto vengono da lontano.
Sì, il conflitto è frutto di un lungo braccio di ferro e deriva dall’avvio del processo di estensione della Nato a est, con l’inclusione nel 2004 di Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia e Slovenia nell’organizzazione. Questo è l’elemento fondamentale. La ragione della guerra è pertanto di tipo politico strategico. Dietro c’è il braccio di ferro tra Stati Uniti e Russia. Le questioni etniche della discriminazione, dell’elemento russofono sono secondarie e sono utilizzate da Putin per dare una patina patriottica all’operazione che sta facendo.
- A chi serve tenere in piedi questa guerra?
Serve agli Stati Uniti per mettere sotto scacco l’Europa dal punto di vista soprattutto economico ma anche politico perché in questo modo si ottiene la fedeltà assoluta da parte dell’Europa nei confronti della politica e delle esigenze di Washington.
- Pensa che questa guerra durerà ancora a lungo?
Quando gli Stati Uniti penseranno di avere ottenuto quanto vogliono in termini di appesantimento della Russia, da un giorno all’altro cesserà ogni aiuto all’Ucraina e la guerra finirà come è successo in Kossovo, in Afghanistan e in Iraq, ad esempio, però noi dobbiamo farla cessare prima, perché abbiamo a cuore l’indipendenza e la vita dei popoli.
- La nostra Costituzione, nata alla fine del secondo conflitto mondiale, all’art. 11 ripudia la guerra come strumento di offesa e come strumento di risoluzione delle controversie internazionali affermando il predominio del diritto sull’uso delle armi. Oggi spesso viene messa in discussione, quale forma di resistenza dobbiamo attivare per difenderla?
L’importante è che i principi affermati continuino a vivere nella mente e nel cuore del popolo italiano.
- Le chiedo un commento sulla recente risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu in merito al conflitto israelo-palestinese, la prima, dall’inizio della guerra tra Israele e Hamas dopo gli attacchi del 7 ottobre, in cui gli stati membri hanno chiesto il cessate il fuoco immediato per il Ramadan che conduca a un cessate il fuoco duraturo, con la garanzia dell’accesso umanitario e il rilascio immediato di tutti gli ostaggi. Cosa ne pensa?
Certamente questa risoluzione serve ma non abbiamo nessuna garanzia che i combattimenti si esauriscano e che Israele obbedisca a questa risoluzione, in teoria obbligatoria, perché Israele fa quello che vuole e gode di un’impunità internazionale. La risoluzione è comunque importante perché dovrebbe cominciare a incrinare questa impunità e quindi ridimensionare l’onnipotenza d’Israele che porta questo Stato a sbagliare, con gravi rischi e pericoli anche per il popolo israeliano.
I costi di questo conflitto sono altissimi. Basti pensare che in 78 giorni di bombardamenti sulla ex Jugoslavia, la NATO ha provocato la morte di circa 600/700 civili, a fronte degli oltre 33.000 morti provocati da Israele in poco più di 60 giorni, di cui 13.000 minori, mentre la Russia in 20 mesi di conflitto ha provocato la morte di circa 600 bambini a fronte dei 6.500 uccisi nella Striscia di Gaza in soli due mesi. Questi numeri rendono evidente che quello in corso a Gaza è un genocidio, anche in senso tecnico-giuridico.
È per tutti evidente che non si può invocare il diritto di difesa di Israele per giustificare attacchi ad un gruppo nazionale così massicci ed estesi che possono sfociare in un genocidio. Il genocidio è un affronto all’umanità in quanto tale ed è la principale minaccia alla pace ed alla coesistenza pacifica fra le Nazioni. La comunità internazionale, tutti gli Stati hanno il dovere di agire per fermare il massacro e ristabilire la pace.
Quando ogni 10 minuti muore un bambino a Gaza, il fattore tempo è essenziale. Dobbiamo pretendere che il nostro Paese e le Istituzioni europee di cui facciamo parte chiedano a voce alta il cessate il fuoco ed esercitino su Israele delle pressioni non inferiori a quelle operate sulla Russia, per ottenere lo stop di ogni massacro. Bisogna dare il massimo sostegno politico all’iniziativa del Segretario Generale dell’ONU, Antonio Guterres.
- Come possiamo leggere l’astensione degli Stati Uniti in questo frangente?
È l’apertura di uno screzio e questo è sicuramente positivo. Ora bisogna vedere quanto è profondo questo screzio e se gli Stati Uniti saranno conseguenti con quello che dicono.