L’alternativa possibile
La Costituzione della terra
Intervista a Luigi Ferrajoli
L’emergenza climatica, le guerre per la scarsità di risorse, le violazioni dei diritti umani o le migrazioni forzate sono esempi di veri e propri “crimini di sistema” – impossibili da ricondurre penalmente a singoli colpevoli – che potrebbero logorare la società stessa a tal punto da portarla al collasso.
Nonostante questo, i maggiori attori dell’economia mondiale proseguono le proprie attività evitando di prendere decisioni necessarie ad affrontare lo scenario preoccupante che ci troviamo davanti.
Per questo, nel febbraio del 2020 è nato ufficialmente a Roma il primo movimento di opinione volto a redigere una Costituzione globale della Terra, quale ultima risposta praticabile alle crisi altrettanto globali che ci minacciano. In occasione dell’assemblea inaugurale, il movimento ha assegnato a Luigi Ferrajoli, professore emerito di Filosofia del diritto presso l’Università degli Studi Roma Tre, l’incarico di presentare il progetto costituente e di stendere una bozza della nuova Carta, punto di partenza per ogni riflessione o ipotesi di modifica future. Viene così pubblicato da Ferrajoli, nel 2022, il libro “Per una Costituzione della Terra. L’umanità al bivio” (Feltrinelli, collana “Campi del Sapere”), sintesi teorica delle proposte del movimento che si accompagna, in parallelo, al sito web www.costituenteterra.it.
1. Che cos’è la Costituzione per la Terra e quali sono i suoi contenuti fondamentali?
Il progetto consiste nella volontà di espandere il costituzionalismo a livello globale. Noi abbiamo sperimentato le singole Costituzioni, che pongono i limiti, i vincoli dei poteri pubblici ma anche dei poteri selvaggi del mercato interno agli stati nazionali. La globalizzazione ha prodotto un mutamento della geografia dei poteri; i poteri che contano sono ormai fuori dei confini statali. In un mondo di 8 miliardi di persone, con un’economia che governa la politica e uno sviluppo industriale ecologicamente insostenibile, è assolutamente impossibile che l’umanità possa sopravvivere per più di qualche secolo, difficile fare previsioni precise in merito, perché stiamo distruggendo le reali condizioni di vita sul pianeta.
Qual è la differenza tra una Costituzione della Terra e l’attuale assetto delle relazioni internazionali? La Carta dell’Onu promette la pace, le tante carte dei diritti enunciano una serie di diritti fondamentali, il diritto alla libertà, alla salute, all’istruzione, all’eguaglianza ma questi principi sono privi di garanzie, le garanzie sono gli obblighi e i diritti che assicurano l’effettività dei principi.
2. Come si fa a realizzare un mondo di pace?
La pace implica come garanzia, al momento in cui la stipuliamo, la messa al bando delle armi e anche degli eserciti, che, diceva Kant, sono il principale fattore delle guerre.
Anche il presidente Eisenhower, che non era un pensatore come Kant ma che s’intendeva di politica e di armi, diceva che la pace e la democrazia sono minacciate dall’apparato industriale militare, cioè dalla necessità, per questo tipo di fabbriche, di produrre sempre nuove armi. La guerra in Ucraina è stata per queste ultime un enorme affare perché ha consentito di inviare in Ucraina tutte le armi vecchie e rinnovare tutti gli armamentari. Ma pagare ai fabbricatori di armi il tributo di milioni di morti ogni anno è una cosa assolutamente suicida e paradossale. Ogni anno ci sono 480mila omicidi nel mondo, la maggior parte dei quali con armi da fuoco, a questi si aggiungono i suicidi, gli infortuni, le guerre. In Italia, dove si producono armi ma nessuno va in giro armato, gli omicidi sono meno di trecento, negli Stati Uniti trentacinquemila, perché se si dispone di armi, prima o poi si usano. E tutti si armano per paura. Il passaggio dallo stato di natura allo stato civile si ha con il disarmo.
Questo si può realizzare con un patto di convivenza che non si limiti a enunciare solo il principio della pace o il divieto della guerra magari in un codice penale internazionale, ma che si preoccupi di prevenire la guerra attraverso l’abolizione delle armi e degli eserciti.
Lo stesso vale per il riscaldamento climatico. Occorre introdurre un demanio planetario che sottragga alla mercificazione e alla dissipazione i beni della natura.
3. In cosa si distingue la Costituzione della terra da altre dichiarazioni di diritti?
La Costituzione della terra progettata in questo libro - che sta avendo un’enorme diffusione ed è stato tradotto in molte lingue - si distingue da qualunque altra dichiarazione di diritti perché prevede e impone l’introduzione di istituzioni primarie di garanzia, quindi non contempla semplicemente la giurisdizione che interviene dopo che è avvenuto il crimine, ma prevede dichiarazioni primarie che direttamente garantiscono la salute, l’istruzione, la sussistenza e la pace.
In un mondo senza armi e senza eserciti, e alla fine senza confini, si può convivere perché anche le cittadinanze sono fattori di disuguaglianze insostenibili; le emigrazioni dovrebbero farci vergognare perché non solo noi in Italia siamo un popolo di migranti, ma quello che è più grave è che il diritto di emigrare è stato teorizzato dagli Spagnoli nel 1539 a fondamento della Conquista. Per quattro secoli abbiamo colonizzato e depredato il resto del mondo. Adesso che l’asimmetria si è capovolta perché allora eravamo noi ad emigrare e non erano gli indigeni a venire in Europa, l’esercizio di questo diritto si è trasformato in un delitto, con la norma che prevede il reato di immigrazione clandestina reintroducendo la figura della persona illegale; queste sono le moderne leggi razziste.
4. Quali possono essere le alternative a tutto questo?
Di fronte a tutto questo l’alternativa è possibile - non è vero che non ci sono alternative - e consiste nell’imporre limiti e vincoli costituzionali a poteri che sono inevitabilmente selvaggi. L’alternativa non dipende dalla buona volontà o dalla cattiveria di questo o quell’imprenditore. Faccio sempre l’esempio di Bill Gates che destina gran parte del suo patrimonio a opere caritatevoli. Questi problemi possono essere affrontati soltanto attraverso risposte globali, attraverso una Costituzione del mondo, perché l’umanità è sempre più interdipendente, sempre più fragile e sempre più autodistruttiva e rispetto a questi processi non c’è altra alternativa che quella di garantire la pace, i diritti e la natura. Se distruggiamo la natura distruggiamo le nostre vite.
5. Lei ha citato Kant, quali sono i riferimenti culturali di questo progetto?
Il più importante è quello che sta alla base della nascita delle Costituzioni. Le Costituzioni sono contratti sociali in forma scritta e sono la traduzione istituzionale delle dottrine contrattualistiche di Hobbes, Locke, Rousseau, allo stesso Kant. Cioè è possibile passare dallo stato di natura dominato dalla legge del più forte allo stato civile, attraverso le leggi del più debole che rappresentano i diritti fondamentali. Il diritto alla vita è una legge dei deboli, i forti non hanno bisogno di un diritto alla vita e alla libertà perché se li prendono direttamente. I diritti sono leggi dei più deboli che vengono stipulate nei contratti sociali e patti di convivenza intesi come patti prepolitici. Quindi diciamo che questa è l’ascendenza culturale e filosofica della Costituzione della Terra fino all’illuminismo kantiano. Cos’è l’illuminismo secondo Kant? E’ il non affidarsi ai capi, il rinunciare, dice Kant, allo stare in quella carrozzella da bambini in cui ci piace essere custoditi e trasportati da altri, è il camminare con le proprie gambe usando la propria ragione, significa uscire da uno stato di minorità, diventare adulti, acquisire la condizione di cittadinanza attiva che consente la progettazione del futuro, acquisire la consapevolezza dei problemi che ci minacciano e che, per la prima volta nella storia, se non risolti possono portarci all’estinzione.
6. Allo stato attuale quanti e quali paesi hanno aderito al progetto di Costituzione della Terra?
Politicamente non ci sono ancora delle adesioni di Paesi; si è diffuso molto nelle Università e anche tra associazioni di carattere ecologista, pacifista, antirazzista. Questa Costituzione della terra utilizza tutte le categorie della democrazia che ho sviluppato anche in altri libri precedenti. Da quando quest’ultimo mio libro è stato tradotto in più lingue, ha suscitato molto interesse a livello internazionale; quasi tutti i giorni vengo contattato e naturalmente mi capita di fare anche tre incontri e conferenze online a settimana, raccogliendo adesioni significative. Abbiamo dato vita a un comitato promotore fatto di persone entusiaste di diverse età e generazioni. Con la nostra associazione chiediamo a tutti gli aderenti (che sono migliaia) di dare vita nelle loro città a scuole o centri che raccolgano le adesioni, ma soprattutto discutano il progetto proponendo emendamenti o modifiche in modo che si realizzi un vero processo costituente dal basso che possa poi magari anche sfondare nella sfera dell’informazione e della politica. Alcuni ragazzi stanno cominciando a diffonderlo attraverso i canali social e questo può in qualche modo giustificare un certo ottimismo, fermo restando il pessimismo di fondo. Non m’illudo che questa proposta possa diventare la Costituzione della terra. Però bisogna cominciare a parlarne, a indicare una soluzione.
7. Cosa ne pensa dei risultati della recente Cop 28?
È stato un passo avanti ma non possiamo illuderci che possa essere la soluzione definitiva; l’aver fissato il 2050 come fine dell’uso degli idrocarburi va benissimo ma è molto improbabile che venga realizzato perché di fatto paesi come l’India e altri paesi poveri, finiranno per fare quello che vogliono. Il problema dell’India dovrebbe diventare un problema globale in una politica interna del mondo, considerandolo come un paese di un miliardo e mezzo di persone che ha bisogno dell’energia. Per questo è fondamentale realizzare questafederazione della terra, in cui gli stati diventano Stati federati, titolari di funzioni di governo ma in cui le funzioni di garanzia sono viceversa di carattere locale e anche di carattere globale. In quest’idea c’è un abbattimento dei confini, una formazione di stati federati e titolari delle funzioni di governo, che devono essere il più possibile vicino agli elettori, mentre la vera novità è rappresentata dall’importanza che si dà alle istituzioni di garanzia, con la creazione di un’istruzione universale, un servizio sanitario e un reddito di base mondiali, un’unificazione del diritto del lavoro, e quindi un salario minimo legale che impedisca la dislocazione delle produzioni dove le relazioni di lavoro sono impostate in maniera schiavistica, un demanio planetario.Sono istituzioni che non possono interferire nella sfera della politica, come già anticipato, perché riguardano quello che io ho chiamato la sfera di ciò che non è decidibile, del non decidibile. È vietato decidere la limitazione delle libertà fondamentali della vita, è obbligatorio decidere le prestazioni sanitarie, scolastiche. Questo è l’insieme delle condizioni prepolitiche, rispetto alla politica che viceversa è l’amministrazione quotidiana del decidibile.