Un ponte tra due mondi: dall’insegnamento della matematica in Senegal al progetto innovativo e interculturale in Italia
Intervista a Lamyner Diouf
a cura di Monica Pierulivo
Intanto ci piacerebbe qualche informazione sul suo paese, il Senegal.
Il Senegal occupa un territorio molto particolare perché si apre tra il deserto e la foresta equatoriale. Per questo è sempre stato la “porta dell’Africa”. A nord e ad est del paese, partendo dall’oceano Atlantico, scorre per circa 1700 chilometri il fiume Senegal, che fa da frontiera tra il mio paese e i due vicini, Mauritania e Mali. A sud della Mauritania si ferma il deserto e inizia la steppa, alla quale segue la savana. A sud troviamo la foresta tropicale, che si fa sempre più fitta, mentre a ovest c’è l’oceano Atlantico. All’interno del paese le condizioni climatiche sono molto clementi. Quando arrivavano gli esploratori europei o i mercanti o i conquistatori Arabi - “Almoravidi” o le spedizioni marittime o i colonizzatori, per entrare nel continente africano passavano da lì; e così si aprivano i dialoghi tra loro e le popolazioni locali, tra i diversi popoli ...
Nel lungo periodo della tratta degli schiavi, una volta catturati, questi venivano radunati a Gorée, un’isola vicina a Dakar, attuale capitale del Senegal. Gorée era il punto più vicino alla lontana America. Da lì partivano le navi cariche di schiavi.
Ancor oggi, se andate a Gorée, potete vedere la porta d’imbarco, “la porta del viaggio senza ritorno”. Milioni di schiavi passarono attraverso di essa, deportati in America. Il Senegal è sempre stato quindi un luogo d’incontro tra i popoli; ecco il motivo per cui i senegalesi sono sempre stati ospitali, aperti agli scambi e al dialogo; un po’ come gli italiani rispetto agli europei del nord. Da noi c’è un’espressione che rispecchia questa caratteristica: “Il Senegal è un paese di dialogo”. Ecco perché i senegalesi hanno facilità nella comunicazione con gli altri.
È inoltre un bell’esempio di società multietnica e multireligiosa. Dal 1960 al 1980, abbiamo avuto un Presidente della Repubblica cristiano, sostenuto da tutti i capi religiosi musulmani; dal 1981 al 2000, il Presidente era musulmano, ma con una moglie cristiana. Dal 2001 al 2012 il presidente aveva una moglie francese, cristiana oggi. A Dakar si trova una grandissima cattedrale, il cui arcivescovo è un papabile. Circa l’8% della popolazione è cristiana e vive in perfetta armonia con la maggioranza musulmana. Tutte le feste religiose sono nazionali. Da noi, si trovano i più bei cimiteri misti musulmano-cristiani. Tutto ciò per dire che per noi non esiste un problema religioso.
Lei è un insegnante di matematica e ha iniziato la sua carriera in Senegal. Come è arrivato a Piombino?
Ho insegnato matematica per otto anni nei licei di Dakar, la mia città natale. Negli ultimi anni in Senegal avevo lavorato intensamente a un progetto sui giochi didattici, un’idea che mi appassionava molto. Dopo due anni di ricerche e sperimentazioni, avevo creato un pacchetto di giochi educativi che dava buoni risultati. Su suggerimento di insegnanti e ispettori scolastici, ho cercato di lanciare un’edizione nazionale di questo pacchetto che purtroppo non ha avuto il successo sperato in quel momento.
Durante le vacanze del 2001, decisi di andare in Francia per realizzare il progetto, perché avevo dei contatti lì. Però dopo due mesi il mio visto scadde, le scuole in Senegal riaprirono e io non ero ancora riuscito a far nulla di concreto. Con la speranza di una regolarizzazione, decisi di rimanere invece di tornare. Arrivai a Milano e da quel momento divenni un immigrato irregolare.
Nel frattempo, feci vari lavori: vendevo libri per strada, lavoravo come pellicolaio per vetri, insomma mi inserii come potevo nella realtà milanese. Dopo anni di problematiche burocratiche, nel 2007 finalmente ottenni il permesso di soggiorno. Da lì cercai un lavoro fisso, e per sette anni lavorai come magazziniere nella Cooperativa dei Lavoratori dell’Ortomercato di Milano. Nel frattempo, la mia famiglia era rimasta in Senegal.
Non abbandonai mai il progetto dei giochi didattici, il mio vero sogno, anche se vi lavoravo solo sporadicamente. Nel 2013, quando ricevetti la carta di soggiorno, decisi di licenziarmi dopo un anno per dedicarmi completamente a quel sogno.
Nel 2015, dopo un breve ritorno in Senegal, scelsi di stabilirmi a Piombino, in Toscana, perché mi trovavo bene in Toscana. Qui iniziai a collaborare con il circolo interculturale Arci Samarcanda e con la cooperativa Cuore come mediatore linguistico per aiutare molti senegalesi e africani dal momento che conosco berne oltre al francese anche lo spagnolo, l’inglese e l’italiano. È stata una bellissima collaborazione con Samarcanda.
Nel 2018 successe una cosa interessante: la Regione Toscana pubblicò un bando per il finanziamento di progetti di co-sviluppo tra Italia e Paesi stranieri al quale partecipai. Con l’aiuto di Samarcanda frequentai corsi a Firenze e presentammo il progetto. Con grande soddisfazione arrivammo primi e ottenemmo un finanziamento di 18.000 euro per realizzare la produzione dei giochi. Fu un bellissimo percorso quello che riuscimmo ad avviare.
Dopo aver prodotto alcuni campioni, tornai in Senegal per presentare il progetto alle autorità e alle istituzioni: fu molto apprezzato. Poi arrivò il Covid, che ha rallentato tutto. Anche se dal punto di vista finanziario non è stato tutto come previsto, ho comunque venduto qualche gioco nelle scuole e sono riuscito a stipulare una convenzione con una grande libreria. Sto pensando a una nuova produzione.
Ha intenzione di tornare in Senegal?
Al momento preferisco fare la produzione qui, in Italia, dove posso noleggiare o acquistare i macchinari necessari, come la fustellatrice. In Senegal potrei fare lavori di finitura, ma mancano le attrezzature. Voglio anche consolidare un mercato qui, magari collaborando con istituzioni locali. Ho avuto contatti positivi, ad esempio con La Città del Sole a Milano, ma purtroppo il proprietario è venuto a mancare. Recentemente ho comunque contattato il responsabile della Città del sole di Livorno.
Tra i giochi che ho creato ce n’è uno con i dadi, che aiuta a comprendere i numeri relativi, un tema fondamentale in matematica. Chi non capisce i numeri relativi non potrà fare mai niente nelle scienze.
Sto pensando anche di digitalizzarlo ma per ora non ho i mezzi.
Gli altri giochi sono un po’ per tutte le età. Esercizi sulla geometria, sulle forme geometriche elementari, puzzle.
L’idea è di riprendere la produzione entro fine anno e forse tornare in Senegal, ma non ancora in modo definitivo. Ho la famiglia lì: quattro figli, di cui una adottata, che ora studia per diventare architetto.
È una storia davvero interessante, ispirato da una forte vocazione. Come nasce il suo interesse per i metodi didattici?
Quando insegnavo in Senegal, la mia prima figlia aveva poco più di due anni. Era con lei che sviluppavo idee e giochi didattici. Al ritorno da scuola inventavo puzzle, esercizi e attività per lei e vedevo i suoi progressi quotidiani. Ho sempre privilegiato i metodi mnemonici e pratici, che facilitano l’apprendimento.
I miei figli oggi seguono strade diverse: la prima lavora, la seconda è infermiera in Canada, il più piccolo ha 14 anni. Mi piacerebbe continuare a fare ricerca in matematica, perché insegnare mi appassiona molto, ma purtroppo in Italia non ho avuto mai un confronto approfondito con altri matematici. Qui la matematica viene poco dibattuta, e il mio impegno con gli studenti si limita ad aiutarli con gli esercizi.
Dal punto di vista politico, come vede il Senegal oggi?
Storicamente, il Senegal è sempre stato considerato uno dei paesi più democratici dell’Africa, anche se come l’Italia anche qui ci sono difficoltà. Tra il 1960 e il 2000 è stato sotto lo stesso regime, una sorta di dittatura “dolce”. Dal 2000 in poi ci sono stati cambiamenti – alcuni presidenti socialisti, altri democratici – ma la situazione non è cambiata radicalmente fino al 2024, quando è stato eletto un giovane presidente di 44 anni, inaspettato.
Il Senegal è ricco di risorse naturali – oro, petrolio, gas, zircone – e sta andando verso una politica più sovranista e indipendente dalla Francia, anche se ci sono resistenze dai vecchi poteri.
E la voce popolare, quella “dal basso,” cosa rappresenta?
Il Senegal si sta staccando sempre più dall’influenza francese. Recentemente sono state smantellate molte basi militari francesi. Paesi come il Niger, che rifornivano la Francia di uranio senza vantaggi concreti in cambio, hanno visto colpi di stato e governi militari che hanno espulso multinazionali e poteri stranieri. Ora in Senegal si stanno rinegoziando contratti firmati dai regimi precedenti.
Cosa rappresenta l’Italia per i senegalesi?
L’Italia è il paese più desiderato dai senegalesi dagli anni ’80. Molti sono partiti alla sua volta, trovando qui un’accoglienza favorevole. Molti sono riusciti a costruire una vita più dignitosa, comprando casa in Senegal o avviando attività commerciali.
Questo ha creato un’immagine molto positiva dell’Italia in Senegal, tanto che negli anni 2000 andava in onda un telefilm famoso intitolato "Ibra l’italiano", che raccontava la storia di un senegalese che cercava di conquistare una ragazza facendo credere di essere stato immigrato in Italia. Per i senegalesi, l’Italia rimane un luogo simbolo di opportunità e speranza.