La cultura dell'Acqua

L' Acquedotto pugliese tra progresso e mito  

Intervista a Vito Palumbo 

(Responsabiile Comunicazione e Relazioni Esterne presso Acquedotto Pugliese SpA) 


di Monica Pierulivo 

 
Da oltre cento anni l’Acquedotto Pugliese porta l’acqua nelle case degli abitanti della Regione e non solo. Una grande opera, un’impresa epocale che ha trasformato uomini e territorio.
Partiamo dalla storia di questa infrastruttura, dalla sua nascita in una terra caratterizzata dalla mancanza d’acqua

Da un punto di vista storico Acquedotto Pugliese è una realtà unica. Ha una particolarità, è uno dei più grandi acquedotti d’Europa, certamente il più complesso, ma senz’acqua. Questo perché la Puglia è una regione priva di corpi idrici superficiali, ovvero di fiumi e laghi, ed è costituita in gran parte di materia carsica. Pertanto quello che cade dal cielo non riesce a essere trattenuto nel suolo ma filtra direttamente nelle viscere.
Per risolvere il problema dell’approvigionamento idrico c’è voluto quindi l’intervento dello Stato e questa rappresenta la seconda peculiarità di questa realtà: è infatti l’unico acquedotto che nasce per volontà dello Stato, una delle prime vere grandi opere infrastrutturali che il Regno d’Italia ha realizzato nel Meridione dopo l’Unità.
All’epoca in cui è stato realizzato, nei primi decenni del secolo scorso, l’Acquedotto era considerato il più grande del mondo, tanto che solo il canale principale era lungo 250 km da Caposele in Irpinia fino a Villa Castelli nel brindisino, poi con tutte le diramazioni arrivava già a oltre 3000 km. Oggi l’estensione dell’Acquedotto è di oltre 20.000 km, trenta volte la lunghezza del Po, a cui si aggiungono altri 12.000 km di reti fognarie.
Fu realizzato con la tecnica dei Romani e quindi in maniera totalmente sostenibile, nel senso che non produceva C02, dal momento che l’acqua arrivava nei Comuni per caduta naturale, nonostante il dislivello minimo, dal punto di captazione delle acque a Caposele  fino al Salento, fosse di soli 200 metri.
Tra l’altro un progetto considerato al tempo irrealizzabile, una sorta di eroica epopea. Per realizzarlo è stato necessario deviare un fiume, il Sele appunto, dirottando le sue acque che sfociavano originariamente nel Tirreno, verso la Puglia e quindi verso l’Adriatico Ma per farlo, abbiamo dovuto attraversare luoghi impervi di una difficoltà incredibile. È stata realizzata una galleria sotto il monte Paflagone, dove sorge il Sele, costruendo 13 km di galleria attraverso un monte argilloso, e questo più di 100 anni fa. Un’opera d’ingegneria epica e irripetibile, alla quale hanno lavorato contemporaneamente fino a 22mila operai e realizzata in soli 9 anni. Iniziata nel 1906, nel 1915 l’acqua arrivò a Bari.
Oggi noi non riusciremmo a rifarla con tutti i cavilli burocratici che abbiamo. Solo per l’intervento di realizzazione della galleria Pavoncelli bis, che porta le acque dal Canale principale e i cui lavori si sono conclusi due o tre anni fa, ci sono voluti trenta anni.
Prima dell’Acquedotto la Puglia era la regione più povera d’Italia con un tasso di mortalità infantile molto alta, proprio per la scarsità di acqua salubre. Con l’avvento di quest’opera la Puglia rinasce, e questa rinascita è attestata anche dalla realizzazione di alcune opere significative dal punto di vista architettonico.

Il Palazzo dell’Acqua a Bari, sede dell’Ente, è la testimonianza più evidente di questa storica conquista dell’acqua in Puglia.
 
Sì, oltre ad essere la sede degli uffici centrali, è un vero e proprio museo, un monumento, noi lo chiamiamo la cattedrale laica dell’acqua. Un palazzo a tema completato nel 1934 interamente decorato ed arredato da un artista romano, Duilio Cambellotti, mentre la parte esterna dell’edificio venne progettata da Cesare Brunetti, un ingegnere di grandissima raffinatezza stilistica.
Oltre al Palazzo dell’Acqua nel 1939 Brunetti realizza anche il progetto della Cascata monumentale di Santa Maria di Leuca, che rappresenta il punto terminale dell’Acquedotto, il De finibus terrae dove termina l’Europa continentale. Si tratta di una cascata di circa 200 metri di dislivello con una colonna romana originale al termine del percorso, voluta da Mussolini. In epoca romana infatti la colonna rappresentava il punto di arrivo delle strade consolari, dei territori conquistati. La cascata, che non è più alimentata dall’acqua corrente, oggi è chiusa e viene azionata attraverso un sistema di pompaggio dal mare di acqua non potabile. Un monumento che tutto il mondo ci invidia.
Acquedotto Pugliese è rappresentato anche dal palazzo di Foggia, sempre in stile liberty e realizzato anch’esso da Cesare Brunetti, il palazzo forse più bello di Foggia.
A questo si aggiungono le molte fontane monumentali realizzate nelle piazze centrali di ogni capoluogo all’arrivo dell’acqua.
Un’altra opera architettonica importante e legata all’acqua e al territorio è il Serbatoio pensile di Altamura, con le sembianze di un castello in stile romanico.

Torniamo al Palazzo dell’Acqua, che sicuramente è un’opera unica, di grande pregio architettonico e fortemente rappresentativa dei benefici dell’acqua e del suo valore simbolico
 
Lo consideriamo un patrimonio dei Pugliesi e lo apriamo tutti i fine settimana, con visite guidate, perché all’interno abbiamo costituito un museo di archeologia industriale dove raccontiamo l’epopea di realizzazione dell’acquedotto, e un museo dedicato agli arredi di Duilio Cambellotti, un artista straordinario che ha anche arredato il palazzo. Cambellotti era infatti un’artista eclettico. Aveva curato il disegno architettonico di alcune sale degli ambienti più rappresentativi del primo piano e dell’appartamento del Presidente al secondo, nei quali è autore della decorazione pittorica, dei pavimenti, degli arredi, completati dagli apparecchi di illuminazione, i tappeti e addirittura delle maniglie. L’attenzione ai dettagli è estrema, piccole maniglie a forma di rondine stilizzata oppure intarsi in madreperla che rappresentano, con una sintesi tra decò e naive, un fiume che scorre. Il tema che percorre tutta la decorazione è infatti l’acqua, non solo come elemento naturale, ma anche come celebrazione della costruzione dell’acquedotto in Puglia. Cambellotti utilizza alcuni temi a lui cari come i cavalli, le fontane, il lavoro femminile e li adatta perfettamente al luogo prendendo ispirazione anche dal romanico pugliese
Una curiosità è che il palazzo, pur essendo costruito in epoca fascista, non è mai stato inaugurato da Mussolini, molto probabilmente perché la sua estetica non rispecchiava i canoni dell’epoca che ormai si andavano consolidando in Italia. Gli elementi caratteristici del palazzo sono le sue bifore in stile romanico, i capitelli, Gli unici elementi che richiamano a quell’iconografia e stile sono relegati tutti nella camera da letto del Presidente.
C’erano due teste nella sala del Consiglio, una di Mussolini e l’altra del re Vittorio Emanuele, che per dovere storico, recentemente sono oggi esposte nel museo. Dopo la seconda guerra mondiale furono sostituite da due altre teste, quella di Matteo Renato Imbriani, e quella di Camillo Rosalba ingegnere del Genio civile che ebbe l’intuizione di utilizzare le sorgenti di Caposele per portare le acque in Puglia.

L’Acquedotto Pugliese si caratterizza anche come un’opera sostenibile dal punto di vista ambientale?

L’Acquedotto nasce sostenibile non soltanto perché le macchine a motore non erano molto utilizzate nei primi del ‘900 ma anche perché all’epoca si preferiva costruire utilizzando i materiali locali. I ponti e i canali sono costruiti utilizzando le pietre scavate nelle cave vicine ai punti di passaggio dell’acquedotto, come le gallerie con i mattoni la cui argilla viene prelevata nei dintorni dei cantieri.
È un’opera che si snoda lungo paesaggi bellissimi, a volte impervi, a volte pianeggianti, a volte attraversa dei centri meravigliosi, come la valle dei Trulli. Ebbene questo patrimonio tecnico adesso viene valorizzato anche sotto il profilo turistico.
Sul canale principale è stata realizzata una strada di servizio che serviva inizialmente per l’ispezione, oggi sta diventando una ciclovia. Abbiamo già realizzato circa 18 km di questo percorso e il progetto è quello di realizzare una ciclovia tra le più lunghe al mondo di circa 450 km di lunghezza che parte da Caposele arriva fino a Santa Maria di Leuca, attraversando praticamente tutta la Puglia. Per il momento è stato realizzato il primo tratto.

Quali finanziamenti sono stati messi in campo per la realizzazione della ciclovia?
Si tratta prevalentemente di finanziamenti statali, con il Cipe e il coinvolgimento delle Regioni, sono tre le Regioni attraversate e coinvolte: Campania, Basilicata e Puglia.
 
L’acquedotto serve i Comuni pugliesi ma anche una parte della Campania?
Sì, alcuni comuni campani e in sub-distribuzione della Basilicata, fornendo l’acqua all’Acquedotto lucano che poi la distribuisce agli abitanti della Basilicata.

Il clima cambia, le sorgenti si impoveriscono e i consumi d’acqua crescono. Quali sono gli interventi attuali per contrastare la siccità?
Le direttrici sono molteplici. Noi veniamo da una memoria storica segnata dalla sete, poniamo la massima attenzione all’acqua che abbiamo. Dovendoci confrontare anche con una struttura anziana, abbiamo un vasto progetto di risanamento delle reti, perché l’acqua risparmiata è la prima guadagnata. Abbiamo poi un progetto di medio e lungo periodo per nuove fonti. Entro il 2026 verrà realizzato il primo dissalatore d’Italia di grandi dimensioni sulla terraferma, fino ad adesso ne avevamo per le isole. Ne avremo quindi uno che tratterà fino a mille litri al secondo. Un’opera che costerà 100 milioni di euro cofinanziata dal PNRR e in parte da Acquedotto Pugliese. Ci sono poi altri investimenti per il miglioramento del sistema depurativo, già molto efficiente, e poi c’è anche un altro aspetto che è il riutilizzo delle acque in agricoltura. Venendo da una storia di sete tutta l’acqua viene utilizzata al meglio. Noi progettiamo di riutilizzare l’acqua di depurazione in agricoltura. È un progetto già a regime. Oltre 40 impianti di depurazione forniranno l’acqua per usi agricoli.

Se si guarda a quello che sta succedendo sul Po in termini di crisi idrica e di siccità effettivamente sembra che la situazione sia ribaltata
 
Noi non abbiamo per il momento un problema di emergenza idrica perché il nostro è un sistema diverso rispetto a quello del Nord. Non avendo fiumi e laghi, siamo stati obbligati a realizzare nel tempo una serie di infrastrutture per la costruzione di riserve idriche come gli invasi, che, affiancati ad un sistema di pozzi e alle sorgenti oggi ci permettono di avere una sistema interconnesso, altra peculiarità nostra, alimentato da più fonti di approvigionamento.
Quindi siamo in grado di indirizzare l’acqua dove serve nelle giuste quantità, anche rispetto ai costi.
 
Oltre a tutto questo, come riuscite a mantenere vivo il rapporto con il territorio?

Siamo l’unico acquedotto che si è dotato di una TV, TVA un caso singolare, non è una tv aziendale in senso stretto. Raccontiamo l’acqua e il territorio attraverso il suo rapporto con l’acqua. Come una Tv verticale legata ai tema della sostenibilità e dell’acqua e fa parte di un polo giornalistico che abbiamo che si chiama la “Voce dell’Acqua”.