Il diritto fondamentale ad abitare
Intervista a Laura Grandi
(Segretaria SUNIA Toscana)
Il tema dell’emergenza abitativa è di grande attualità e, a livello nazionale, riguarda ormai milioni di persone che vivono in condizioni di precarietà e disagio. Le cause sono molteplici, legate alla scarsità di alloggi pubblici e sociali, alla speculazione immobiliare, alla gentrificazione delle città turistiche, alla crisi occupazionale e del reddito.
Anche in Toscana il fenomeno è in forte crescita come si evince anche dal 12° Rapporto sull’emergenza abitativa. La casa è sempre più inaccessibile per tante famiglie di lavoratori, pensionati, studenti fuori sede. I costi degli affitti hanno avuto un incremento del 15% nei capoluoghi di provincia arrivando a cifre di 800,00 euro per un bilocale.
Per far fronte a questa situazione, in Toscana si è costituita l’Alleanza per l’Abitare, un gruppo coeso tra soggetti diversi per portare avanti le questioni legate al diritto alla casa. Ne fanno parte per il momento Cgil, Cisl, Uil, Cospe, Oxfam, Diaconia valdese, Abitare solidale, Progetto arcobaleno, Associazione Ciao, Casae e agenzia sociale per la casa, Arci, coop. Sociolab, Federconsumatori Toscana, Cat, Tutori volontariato Toscana, Sunia, Sicet, Uniat, Unione inquilini, Legambiente Toscana, Caritas.
Abbiamo parlato di questi temi con Laura Grandi, segretaria Sunia Toscana, uno dei principali soggetti protagonisti in Toscana in questa battaglia per la difesa del diritto fondamentale a una casa dignitosa.
1. Partiamo dal problema degli alberghi diffusi, una delle ragioni che contribuiscono all’impennata dei costi degli affitti e che disincentivano i contratti di lungo periodo. Cosa fare perché gli alloggi liberi non diventino alberghi diffusi soprattutto in una città come Firenze?
Firenze è preda di questo canale preferenziale legato all’utilizzo degli affitti brevi a fini turistici, che fa sì che i condomìni diventino alberghi diffusi e che rende difficile anche la vita dei residenti stessi.
Il fenomeno degli affitti brevi ha infatti provocato una diminuzione delle abitazioni che dovrebbero rientrare nel circuito virtuoso degli affitti residenziali, causando un aumento consistente del valore dei canoni n generale. Ma l’effetto domino è ancora peggiore: ormai questo fenomeno si è esteso non solo al centro storico o alla zona Unesco di Firenze ma a tutto il territorio comunale e ha avuto un effetto domino sull’intera area metropolitana colonizzando e facendo aumentare i prezzi anche in alcune aree che venivano definite fino a poco tempo fa “quartieri dormitorio”. Questo già prima della pandemia. L’effetto nuovo, dal 2022, è che tutta la Toscana sta diventando così. Lucca, Pisa, Siena, la Versilia le città capoluogo della Toscana stanno soffrendo di questo fenomeno.
Quando si dice che Firenze nel 2024 diventerà la città più cara d’Italia, superando Roma e Milano, questo non mi meraviglia, anzi probabilmente lo è già.
Come intervenire: intanto ci vuole una legge nazionale, non il Dpr proposto dalla ministra Santanchè, un vero e proprio obbrobrio che non regola assolutamente niente e che infatti è fermo da tempo.
In realtà è necessaria una regolamentazione che dia più poteri ai sindaci delle città investite da questo fenomeno, per riuscire a regolamentare il mercato degli affitti brevi.
Bisogna che le Regioni intervengano a livello urbanistico distinguendo chiaramente quello che rientra nella categoria del residenziale e quello che rientra nella categoria ricettiva e conferendo ai Comuni la possibilità di fare previsioni nei propri piani urbanistici, come ha fatto Nardella per l’area Unesco di Firenze, ma attribuendo maggiori strumenti di quelli attualmente esistenti per limitare gli affitti turistici.
2. Alcune città italiane cominciano a intervenire, seguendo l’esempio di altre città straniere, regolamentando e cercando di ridurre il fenomeno.
È un problema enorme anche perché la casa è un diritto e il caro affitti penalizza anche i redditi medi. A questo proposito, la realizzazione ad esempio di alloggi Social Housing è utile oppure rappresenta soltanto una goccia nel mare?
Gli interventi di Social Housing sono gocce nel mare perché sono veramente pochi, si arriverà a 300 interventi in tutta l’area fiorentina. La risposta che riescono a dare ai nuclei con redditi medio-bassi, diciamo “normali”, è una risposta minima. Per far capire l’importanza del fenomeno, incrociando i dati ufficiali dell’Osservatorio regionale della Toscana noi abbiamo individuato 200 mila famiglie in disagio abitativo, per le quali i costi dell’abitare hanno un’incidenza del 50% sui propri redditi, e nella sola Firenze si arriva a 20 mila, per difetto tra l’altro.
Sono numeri che non spostano una virgola. Credo che la miglior risposta all’ emergenza abitativa sia l’edilizia pubblica, che non è un concetto vintage dell’abitare, tutt’altro. Si è fatto in modo che divenisse questo, de-finanziandolo, non credendoci, non investendo in questo settore mentre questa invece è la risposta migliore alle difficoltà economiche della famiglia, è un ascensore sociale importante. La Toscana come l’Emilia Romagna sono forse le due regioni dove c’è stata un’attenzione da parte della politica a questo tipo di interventi tentando comunque di non farla cadere in una situazione deprecabile. Se io fossi un decisore nazionale, investirei molte più risorse nell’edilizia pubblica e ovviamente una parte anche nel Social housing. Se la casa s’intende come diritto infatti, c’è una fascia intermedia che può ottenere una risposta dal Social housing, a patto che gli operatori sociali abbiano un occhio di riguardo nei confronti dei canoni d’affitto.
È vero che negli interventi realizzati, ad esempio nell’area metropolitana come Sesto Fiorentino ma anche a Firenze, i canoni sono stati concordati con i sindacati. Non ho apprezzato neanche un po’ però che gli stessi operatori sociali, in virtù del fatto che questo fosse previsto dalla legge, abbiano applicato ai canoni la maggiorazione Istat, molto alta ultimamente a causa dell’inflazione. Gli inquilini si sono ritrovati in alcuni casi con dei canoni aumenti del 10 o dell’11 per cento. È vero che negli anni precedenti l’inflazione era rimasta pressoché a zero però tutto questo grava sulla pelle di chi abita in questi appartamenti. Per questo inviterei i Comuni a stare molto attenti a questi meccanismi. Una famiglia che abita in alloggi di Social Housing paga comunque 500,00 euro al mese. Se il canone passa a 570,00 euro per l’aumento Istat non si può dire che sia poco. La casa allora non è più considerata come un diritto, come una parte del welfare ma è considerata come una rendita sulla quale si deve guadagnare.
3. Alcune delle ragioni per le quali i proprietari preferiscono non affittare a lungo termine sono il rischio e la difficoltà a riavere in disponibilità il proprio appartamento alla scadenza del contratto, oppure per morosità, dovendo ricorrere poi alla procedura degli sfratti. C’è poi tutto il tema della popolazione straniera alla quale si affitta malvolentieri anche per questi motivi ma non solo. Ma quali sono realmente i rischi di chi affitta a lungo termine?
Si tratta di affermazioni non così reali. I dati del ministero dell’interno ci dicono che in Toscana ci sono 5.000 sfratti l’anno, è vero che di questi il 90% sono per morosità e che si tratta certamente di un numero socialmente rilevante ma, rispetto al numero complessivo degli affitti, che saranno 500 mila, rappresenta comunque una percentuale bassa. Capisco anche le ragioni dei proprietari, però queste situazioni non sono la regola. Gli sfratti per morosità sono spesso legati all’applicazione di canoni di affitto molto alti, non accettabili. Sono molto alte inoltre le statistiche dei proprietari che affittano al nero. Questo in una situazione in cui sono venute meno dal 2023 alcune misure di sostegno pubblico a favore dei nuclei che affittano sul mercato libero, con la revoca da parte del governo dei contributi per il sostegno alle locazioni. I Comuni sono stati lasciati soli. Teniamo presente che le domande totali ai Comuni toscani per richiedere il contributo affitto sono circa 26.500.
In merito alle tempistiche di esecuzione degli sfratti inoltre, a Firenze un’esecuzione avviene al massimo entro un anno. Nelle città dove c’è meno tensione abitativa di Firenze i tempi sono più brevi.
4. Il problema riguarda tante fasce di popolazione, è stratificato su bisogni diversi, si veda la protesta degli studenti fuori sede, urgono pertanto interventi di tipo politico amministrativo come quelli di cui parlavi. Gli sgravi fiscali quanto possono incidere in questo senso?
Da dieci anni chi affitta a canone calmierato paga una cedolare secca del 10 per cento. Questo è un vantaggio fiscale enorme che ha contribuito a calmierare il mercato ed è un grande incentivo in questo senso, più di questo non saprei cosa potrebbe essere introdotto.
In realtà si tratta soprattutto di un fatto culturale, perché la rendita in Italia purtroppo è un sistema che viene tutelato. Trovo molto difficile produrre dei cambiamenti reali se non si interviene dal punto di vista legislativo. Non dico di tornare all’equo canone, però un sistema bloccato ci vuole come tra l’altro sta succedendo anche in altre parti del mondo, penso a New York stessa. Un sistema in cui si prenda atto della situazione sociale di estremo pericolo e di difficoltà per una parte della società, per quel segmento di lavoratori, pensionati e altri che hanno redditi medio-bassi, che non riescono più a vivere nelle città, ormai gentrificate. È necessario intervenire con delle risorse. L’abitazione è diventata un acceleratore della povertà per le famiglie. L’attenzione che c’è stata nell’ultimo anno da parte dei media e dell’opinione pubblica fa capire quanto sia importante. La politica lo capisce ma la disattenzione degli anni precedenti fa sì che oggi sia più difficile intervenire e il 2024 non fa presagire niente di buono.
5. Sulla base di queste problematiche, in Toscana è nata un’esperienza interessante, la prima esperienza di questo tipo in Italia, che si chiama “l’Alleanza per l’Abitare”. Di cosa si tratta?
Si tratta di un’alleanza appunto tra sindacati dei lavoratori, degli inquilini e del Terzo Settore, per portare avanti e sostenere insieme i temi del diritto a un abitare equo, sostenibile e solidare e fare pressione perché questo diventi una priorità nelle scelte politiche nazionali, regionali e locali. Sono molto contenta di questo ressemblement. C’è voluto un po’ di tempo per stringere le maglie e portare a sintesi tutte le proposte che venivano dalle varie organizzazioni perché ci siamo accorti che ormai il problema fondamentale per le persone non è tanto il lavoro quanto la casa.
Si tratta quindi di un gruppo di pressione forte, formato per il momento da 20 sottoscrittori ma aperto anche ad altre adesioni, che abbraccia tante esperienze e tanti settori della società perché ogni firmatario rappresenta fasce di popolazione diverse (minori non accompagnati, donne vittime di violenza, anziani ecc.). Invece di andare in ordine sparso abbiamo pensato di unirci per far capire veramente alla politica quale sia a vastità del problema. Abbiamo stilato pertanto un manifesto, un decalogo, dove abbiamo indicato le tematiche principali da portare avanti a livello nazionale, regionale e locale e da rappresentare in ogni territorio. Perché è vero che il problema è unico per tutti, però ogni territorio ha le sue peculiarità. Ci siamo incontrati nei giorni scorsi e ci siamo dati compiti da portare avanti; a questo proposito abbiamo chiesto un incontro all’assessore regionale alle politiche abitative Serena Spinelli. Credo che la sfida più grande sia quella di riuscire a far sentire la nostra voce e di riuscire a cambiare la cultura su questo tema e di intervenire a livello nazionale.