L’ultima spiaggia
di Stefano Lucarelli
La spiaggia ci riconduce inevitabilmente al mare, all’estate, allo scherzo sberleffo, ai diversi spostamenti o viaggi per raggiungere località, aspettate tutto l’anno, dove respirare e stendersi in mezzo alla meraviglia.
D’inverno è più solitaria, ferma, apparentemente immobile, in attesa di accogliere la risacca più violenta dell’acqua più grigia, ora, ma ugualmente attraente, filosofica ai pensieri, anche.
La spiaggia è l’ultimo lembo di terra prima di staccare il passo verso l’ignoto.
La spiaggia è l’ultimo bacio prima del rientro a casa.
La spiaggia, spesso, è l’ultima…
Il cerchio intorno al fuoco scalda cuori e miagola versi in rima intorno alla chitarra in accompagnamento.
È tardi e il sole ha smesso di bruciare il giorno e la pelle.
Si vuole tirare fino al mattino in attesa dell’alba che sorgerà direttamente da dentro il mare, uno spettacolo irrinunciabile, anche se, da questa parte dello stivale si saluta il tramonto, semmai.
Ma non fa nulla, sempre alba sarà, e poi in estate può capitare di tutto, e quindi.
La sabbia della spiaggia si è rinfrescata e i piedi hanno smesso di correre e di saltellare per non scottarsi e la legna, bianca al raccolto e vuota dentro, sembra leggerissima e brucia bene tra le pietre preparate.
Cantiamo ancora qualcosa mentre la brace inizia farsi largo tra la fiamma formando un cerchio rosso e nero che spicca sul buio che sta calando lentamente.
L’accordo musicale intona brani sempre più melodici e l’abbraccio si fa più caldo e prolungato, in leggero dondolio, sul tema del pezzo.
Questa spiaggia la saluteremo con quest’omaggio in dissolvenza dopo il lavorio formicoso per salvarla dall’incuria e dall’abbandono ma soprattutto dall’arraffo violento e senza regole di recinti, capannoni e sdraio a perdita d’occhio.
Capisco le concessioni, ma qui il punto è il livello di abbordaggio, di allargamento e di svilimento di una spiaggia non più tale, non più calpestabile al bagnasciuga, non più libera.
E così in inverno ci siamo trovati con altri ad aiutare il sindaco del piccolo paese che voleva dare un segnale diverso alla sua gente e a tutti quelli che sarebbero giunti.
Ci aveva raccolto un giorno di gennaio, poco dopo l’inizio dell’anno per spiegare anche a noi più giovani e impegnati che la spiaggia rischiava grosso.
Le pressioni erano forti e le telefonate anche peggio.
Ci radunò proprio sul punto più bello della località difronte al mare, con le dune dietro, i grandi alberi di pino marittimo e la stradina che saliva fino alle scalette che lo collegavano al paese.
- Siamo all’ultima spiaggia…!
Ci disse con lo sguardo smarrito e spaventato.
- Se non li fermiamo ora, non lo faremo più…
Noi venivamo in vacanza spesso qui proprio per la bellezza naturale del luogo, uno di quelli che, per nulla serviti, permetteva un accesso e un accostamento al mare in controtendenza.
Chi arrivava qui lo faceva quasi in silenzio, con la piccola sporta, l’acqua presa alla fontanella, e l’asciugamano morigerato. Alcuni facevano esercizi, altri camminavano in lungo e in largo respirando a pieni polmoni e poi, con lentezza rituale, s’immergevano nell’acqua più cristallina che mai.
E ancora, se si sfrigolava qualcosa, su un braciere improvvisato, tutti potevano avvicinarsi per condividere quello che c’era e quello che avevano.
Si era formata una buona comunità di persone che non cercava il circo delle offerte, della musica a tutto volume e dell’aperitivo sul finto vimine delle sedie.
E così, dopo averlo ascoltato, decidemmo di darci da fare.
Fu un lavoro di scartoffie e di pulizia per sistemare gli accessi e per ottenere il permesso di lasciare che il posto restasse in quelle condizioni.
Faceva gola a molti, ovviamente, ma alla fine, nonostante le resistenze, si riuscì a gestire la cosa con successo, almeno per quest’anno.
- Allora: quest’estate siete invitati tutti a casa mia per Ferragosto, d’accordo?
Il giovane sindaco era estasiato e noi con lui.
Il luogo si salvò e ancora oggi è praticato con la stessa modalità.
Il chitarrista chiude la melodia e solleva in alto lo strumento in segno di saluto:
- È l’alba…
Giriamo tutti la testa in direzione dei pini e in mezzo ai rami una luce gialla e rosa sembra far capolino striando l’acqua dondolata dalla marea con pennellate colorate.
Muti, ora, osserviamo l’evento.
Io mi alzo e camminando all’indietro entro in acqua, e con le mani a coppa mi bagno il viso e la testa. Nell’immersione a seguire lascio che l’onda mi spinga sulla sabbia bagnata.
Appoggio la fronte e la bacio creatura mia, ancora più mia, ora.