Sono un ragazzo fortunato

di Elena Pecchia

“E il futuro ci spaventa più di ogni altra cosa/ E la fine ci spaventa più di ogni altra cosa/ il fallimento ci spaventa perché i vincitori sono gli unici che scriveranno la storia”
Poco prima del lockdown nel 2019 un duo musicale italiano, gli Psicologi, esce con un testo rap che ha avuto un gran fortuna e una felice intuizione del futuro prossimo venturo per il mondo e, in particolare, per la Generazione Z.
Il futuro li avrebbe spaventati più di ogni altra cosa con il suo carico di malattie, disastri climatici, guerre, libertà negate, minacce nucleari, in una sequenza spaventosa e inimmaginabile.
E loro? Come hanno reagito le ragazze e i ragazzi di oggi con le loro piccole paure adolescenziali di fronte alle grandi paure che incombono su tutti noi?
Riflette Caterina “Un’eventuale guerra che ci coinvolga direttamente? L’aggravamento del cambiamento climatico? Non sono le nostre paure perché vengono percepite come molto lontane dal quotidiano.  Da una parte ci sono ragazzi che sperano di arrivare a fine giornata cercando di scampare alla morte e dall’altra parte miei coetanei che in quella morte non ci vedono niente di così spaventoso. È doloroso che alcuni di noi abbiano paura solo di affrontare la propria giornata e di non riuscire a ritagliarsi la propria parte del mondo, tutto il resto diventa lontano e superfluo “.
Certo c’è consapevolezza, ma la Generazione Z, che sembrava così globalizzata e indifferenziata nei gusti, nelle passioni, nelle difficoltà di crescere e diventare adulti, sembra spiazzata e stordita di fronte alla realtà, estranea nei confronti dei coetanei più sfortunati. “I ragazzi russi e ucraini – commenta Emma - si sono trovati a lasciare le persone a loro care, a sperare in un domani in cui costruire una famiglia o un futuro professionali. Le paure di questi giovani sono tangibili, presenti e enormi”.
Niente a che vedere con le ansie e i timori dei ragazzi italiani: il giudizio degli altri, perdere quel “treno che passa una sola volta”, non rientrare nei canoni estetici condivisi, non essere accettati, deludere i propri genitori. Le grandi paure sono lontane, o almeno lo sembrano, nello spazio e nel tempo: il disastro climatico si sta preparando, ci sarà, ci sarà sicuramente ma in un domani imprecisato.
Federico spiega “la maggior parte dei ragazzi di oggi ha una visione del futuro pessimista, un futuro in cui le guerre faranno parte del quotidiano, il problema del surriscaldamento sarà ormai irrecuperabile, le armi nucleari porteranno alla distruzione del pianeta… tutte paure che ci tolgono la speranza verso un mondo migliore, ma il nostro presente e i nostri problemi del momento sono altri”. Ed Elena e Letizia confessano che “le grandi paure non sono le nostre paure perché alla fine sembrano non dipendere direttamente da noi”. Matteo conclude: “dobbiamo ritenerci fortunati di affrontare le nostre piccole ansie e difficoltà, senza dimenticarci con i nostri comportamenti, le nostre scelte e il nostro impegno di chi alla nostra età affronta ben altri ostacoli e tragedie”.