Come cambia la partecipazione in Toscana

Dal parere partecipato alla co-progettazione 

Intervista ad Andrea Zanetti

(Autorità per la Partecipazione Regione Toscana)

 
La Toscana è stata la prima Regione in Italia a introdurre una legge sulla partecipazione. A che punto siamo oggi con il quadro legislativo e con le esperienze avviate in questi 15 anni?

La R. T. è stata decisamente all’avanguardia a livello nazionale con l’introduzione, già nel 2007, della prima legge che disciplina i processi partecipativi da parte dell’allora assessore regionale Agostino Fragai.
Negli ultimi anni questo elemento partecipativo si è un po’ diluito e altre Regioni, come la Puglia, l’Emilia Romagna ad esempio, si sono dotate di strumenti diversi sulla partecipazione guadagnando terreno.
Oggi, alla luce anche di quello che è successo negli anni, nella nostra Regione siamo davanti alla necessità di rivedere la legge attualmente in vigore (L.R. 46/2013) che è stata approvata dopo il primo periodo di sperimentazione.
C’è la necessità di armonizzare i diversi strumenti che sono stati approvati negli anni e che, pur occupandosi di temi specifici, hanno comunque a che fare con la partecipazione. Penso ad esempio alla legge sull’assistenza socio-sanitaria, a quella sulla pianificazione territoriale, legge n. 65/2014, che ha al suo interno strumenti definiti da seguire durante gli iter di discussione degli strumenti urbanistici; penso ai Contratti di Fiume, alla legge sui beni comuni che in Toscana è stata approvata nel 2020 e che è fortemente incentrata sul senso di comunità. Riconoscendo lo strumento dei patti di collaborazione, la legge sui beni comuni risponde infatti all’esigenza di dare un riconoscimento reciproco al rapporto tra cittadini e istituzioni e aiuta a generare politiche di prossimità.
È necessario quindi che tutti questi strumenti dialoghino tra di loro, ampliando e consolidando l’utilizzo della partecipazione nelle scelte decisionali e potenziandone il ruolo perché allo stato attuale esistono delle incongruità. Faccio un esempio banale: molti Comuni che affrontano il POC (Piano operativo comunale) se vogliono avviare un percorso partecipativo più completo e approfondito rispetto a quanto propone la legge sulla pianificazione del territorio, fanno richiesta di finanziamento utilizzando le risorse messe a disposizione dall’Autorità per la Partecipazione, riferite quindi a un’altra legge. Delle due l’una, o ci sono risorse su tutte e due le leggi in questione, oppure vanno incrementate le risorse sulla legge per la partecipazione. Quindi è necessaria un’armonizzazione legislativa che metta insieme i diversi filoni di partecipazione con un unico cappello filosofico ideale politico; una volta definito quello, occorre inserire i correttivi giusti alle diverse leggi e, soprattutto, prevedere le risorse che nel tempo per noi sono state dimezzate, a fronte di un aumento delle esigenze e delle richieste.

Come sono cambiati i progetti in questi 15 anni?

Nei primi percorsi partecipativi finanziati dall’Autorità per la partecipazione, il quadro decisionale era in genere già avviato e si chiedeva un parere partecipato ai cittadini. Ora invece occorre fare un passo avanti verso una vera e propria co-progettazione con i cittadini, ricollegandosi anche a quanto prevede la legge sui beni comuni. Occorre tornare a ragionare su percorse partecipativi che supportino la definizione delle politiche pubbliche. Occorre che la Politica si faccia di nuovo carico di questo aspetto e che lo “senta” come una priorità: la partecipazione non è un orpello da campagna elettorale bensì un approccio metodologico alla definizione delle politiche pubbliche. La partecipazione è un pezzo del nuovo senso di comunità e la Toscana deve tornare ad essere un riferimento in termini di proposta e innovazione.

Ci sono progetti di partecipazione sui giovani e con i giovani realizzati nella nostra Regione?
 
In questi anni una legge così innovativa non è riuscita ad approvare molti progetti gestiti da giovani e per i giovani; stessa cosa anche per le imprese che non hanno visto un grande coinvolgimento.
Proprio per questo in uno degli bandi della nostra legge abbiamo pensato di dare una premialità ai Comuni che presentassero progetti di co-progettazione insieme ai giovani per la riqualificazione, rigenerazione urbana, integrazione, e ci sono stati risultati interessanti.
 
Qualche esempio?

Tutti i progetti presentati dai comuni sono stati davvero interessanti: dalla rigenerazione urbana al co-design di funzioni di spazi pubblici. Posso citare un progetto che ho seguito più di altri: Borgo Prossima- Spazio ai Giovani del Comune di Borgo San Lorenzo. Un progetto che ha impegnato i ragazzi non solo nella mappatura degli spazi in disuso del loro territorio ma anche nella definizione delle future funzioni e di un idea complessiva di governance.

Come garantire continuità nella progettazione al di là delle scelte delle amministrazioni?

La legge è meno utilizzata dai piccoli Comuni probabilmente per una questione di personale.  Stiamo quindi lavorando per offrire e promuovere una formazione continua dei dipendenti comunali che si occupano di partecipazione con l’obiettivo di creare una cassetta degli attrezzi nel personale amministrativo in modo che possa essere in grado di capire cosa è un progetto, come si fa il monitoraggio ecc. Non si tratta di formare facilitatori, che rappresentano l’elemento di terzietà nel processo partecipativo, ma di professionalizzare il personale che rimane in servizio anche quando le amministrazioni passano e che può essere fondamentale per far capire l’importanza dei processi partecipativi.

La pandemia quanto ha influito?
Anche questa è un’altra riflessione da fare. L’uso delle piattaforme online ha trasferito le forme partecipative su Internet. Naturalmente non è la stessa cosa ma è stato un modo per non chiudersi e per continuare a confrontarsi. In questa fase di riapertura le attività online stanno continuando a coesistere, in parte, insieme a quelle in presenza. Possiamo dire quindi che cambia il metodo della partecipazione? In ogni caso dobbiamo tenere conto di questo e valutarne gli effetti.